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lunedì 10 febbraio 2025

FAMMI UNA DOMANDA!

STARE E (RE)STARE AL MONDO


Tutto quello che fa Cruschiform assume importanza ai miei occhi. 
Personalmente la cosa che trovo più affascinante nei suoi libri che conosco è, in primis, la sua capacità di catalogare, ossia di leggere e sistematizzare porzioni importanti del mondo, guardandone le caratteristiche. E restituendocele, dopo averle ragionate. 
E, in secondo luogo, mi piacciono proprio questi ragionamenti, ossia i criteri di catalogazione che utilizza, perché spesso non sono convenzionali. 
I cataloghi, lo avrò ripetuto mille molte, li trovo oggetti pieni di fascino. Mi piace sfogliarli e vedere come la realtà può declinarsi, ma soprattutto mi piace scoprire i criteri di visione che hanno guidato il catalogatore, nella scelta. 
Questo perché un catalogo non è un semplice elenco, ma una rielaborazione sistematica e selezionata di materiale omogeneo. E questo prevede necessariamente una scelta, una selezione. Infatti, la cosa che mi attira di un catalogo è il suo non essere mai esaustivo, mai completo, il suo essere per questo potenzialmente infinitamente implementabile (cfr. La vertigine della lista di Umberto Eco). 
Il catalogo di una mostra per esempio è l'esito finale di una scelta da parte dei curatori, che hanno scelto quell'opera d'arte e non un'altra per precisi motivi: cronologici, di stile, di argomento. Non ci sarà l'opera omnia di quell'artista. 
Il catalogo di una biblioteca contiene tutti i titoli presenti sugli scaffali di quel luogo, ma per ovvie ragioni essi sono la risultante di precise scelte da parte dei bibliotecari: questo libro sì, lo prendiamo e lo cataloghiamo, e questo libro no. Resta fuori dal catalogo.


Ecco, il pensiero che sta dietro queste scelte mi interessa. E il pensiero di Cruschiform che sta dietro i suoi cataloghi, mi interessa in modo particolare. 
Amo, a distanza di tanto tempo, Colorama come il primo giorno. 
Adesso c'è da amare un altro catalogo, un magnifico repertorio di semi. 
Si potrebbe ragionare sul perché colori e adesso semi. 
Beh, io me lo sono spiegata così: godono entrambi di immaginari immensi e tutti e due hanno molto a che fare con la vita. 
Ma torniamo ai criteri. 
Se si prova a capire quale sia quello che l'ha guidata nella scelta, direi che la parola Odissea sia imprescindibile. 
Difatti Cruschiform non lavora su criteri strettamente botanici: tipologia della pianta, forma, misura, provenienza, ma piuttosto sul tipo di sistema utilizzato per la diffusione. 
Con quella parola "odissea" lei di fatto orienta le scelte in base alla partenza e al viaggio pericoloso e ignoto, prendendo in esame il tipo di stratagemma che ogni pianta ha elaborato per non estinguersi e, possibilmente, per espandersi il più possibile, così da mettere al sicuro la specie. 
L'eco delle parole di Mancuso sul fatto che dalle piante si dovrebbe imparare come stare (e restare) al mondo... Ma vabbè. 
Dieci diversi macro sistemi che lei ha individuato e con i quali ha ordinato e messo a sistema 146 diverse piante. 
Ciascuna di loro è quella che è, ma è anche un po' Ulisse... 
All'interno di queste ha fatto una ulteriore scelta: ad alcune dedica le due pagine iniziali di ogni macro gruppo. Per i sei-otto semi che sono tutti assieme in una unica pagina a destra, a sinistra - sotto la grande definizione del sistema di diffusione che le tiene assieme, compaiono numerate brevi boxini. 




Ad altre, che lei evidentemente giudica più interessanti, dedica una pagina intera, talvolta la doppia, e un titolo evocativo cui fanno seguito grossomodo sei righe che, pur non perdendo il sentiero della scienza botanica, danno di quel seme e del suo sistema una lettura piuttosto evocativa. In tal modo la magnolia diventa una cornucopia, la carota un nido al vento, il vischio un ingegnoso parassita, il fiordaliso il pane delle formiche e l'avocado è un bambino viziato. 


Credo che qui sia la chiave del successo di ogni buon divulgatore: quello di non perdere mai di vista il rigore e la verità nei confronti dell'oggetto di cui si parla, e nello stesso tempo quello di renderlo qualcos'altro, trasformarlo in qualcosa di evocativo, di metaforico, di simbolico. E quindi di comprensibile a molti, se non a tutti. 
E qui l'Odissea ci sta alla perfezione. 
In sostanza, e ancora una volta sotto metafora come fa anche Cruschiform, il divulgatore scienziato sa dove si trova il traguardo e conosce anche bene la via maestra che la scienza ha fatto per raggiungerlo, ma può decidere di prendere anche altri sentieri, deviazioni meno faticose e più consone, per portarci persone che di scienza non sanno. Bambini, in testa. 
In altre parole, deve incrociare tra loro i due linguaggi. 
Da qualche tempo mi capita di chiacchierare con un signore che di mestiere fa l'astrofisico e che ha deciso di fare con me un po' di strada, ogni tanto ci perdiamo ben inteso, ma la sua ricerca verso questi sentieri alternativi, uno di questi che lui predilige è la letteratura per ragazzi, mi pare divertente. 
Ecco, Cruschiform fa questo, ma per mestiere. 
E quindi qui ha trasformato in Odissea il viaggio dei semi. 
Una tassonomia simile a quella vista in Animali bellissimi! 
Quelli che viaggiano nell'aria, quelli che si fanno portare dal vento, quelli che vanno sul pelo dell'acqua, quelli che hanno bisogno del fuoco, quelli che senza le formiche sono spacciati, quelli che transitano nell'intestino degli uccelli (contenti loro...), quelli che si infilano nel pelo, quelli che hanno fatto della gravità la loro modalità, quelli che sono sparati lontano e infine quelli che siamo noi a portare qui e là... 
Ma siccome Cruschiform è Cruschiform qui la sua lettura non convenzionale si espande anche alle parti del libro: per intenderci, gli indici ragionati diventano Scorciatoie, e quello alfabetico si intitola Da una lettera all'altra. 
Da vedere sono tutte le scelte grafiche del libro - a partire dalla sovracoperta forata, alla font che utilizza, al color fiordaliso che si diffonde dai risguardi in poi. 
E naturalmente su tutto, il suo disegno di semoni e semini che, proporzionalmente hanno tutti il necessario spazio nella figura.
 

Leggermente stilizzati per tirarne fuori al meglio il loro carattere precipuo. Ma questa è storia nota. 
Libro necessario per crescere con menti avventurose, come quelle delle piante. 

Carla 

"L'odissea dei semi", Cruschiform (trad. Giulia Olga Fasoli) L'ippocampo 2024

lunedì 16 dicembre 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

MARCHINGEGNI PERFETTI

"Ogni pianta è un marchingegno perfetto, che si procura gli ingredienti e li mescola come in una pozione magica. Attraverso le radici assorbe l’acqua dal terreno; attraverso gli stomi che si aprono sulle foglie prende l’anidride carbonica presente nell’aria. A questo punto avviene l’incantesimo: entra in campo la clorofilla, una sostanza tutta verde, che cattura la luce e con questa trasforma gli ingredienti in zucchero (glucosio). Alla fine, avanza qualcosa: l’ossigeno! Non male come prodotto di scarto, visto che senza di esso non potremmo respirare e quindi vivere!" 


Facciamo un passo indietro: la prima forma vitale su un pianeta apparentemente invivibile la si deve all'acqua calda come un brodo in cui è apparso un microrganismo che, come se niente fosse (!), ha cominciato a prendere un po' dell'aria irrespirabile piena di anidride carbonica e l'ha risputata sotto forma di ossigeno. Quindi è successo che l'aria fuori dall'acqua, grazie appunto a questi meravigliosi microrganismi, gli antenati delle piante, che si erano diffusi ovunque, è diventata respirabile, permettendo alla vita di diffondersi sull'intero pianeta. 
Visto come sono andate le cose, accanto alla meraviglia, a questo punto della storia dovrebbe sprigionarsi un diffuso senso di gratitudine verso i progenitori delle piante e poi le piante stesse con la loro fotosintesi. O no? 


Per di più, va considerato anche un altro fatto non del tutto marginale riguardante la questione sopravvivenza: gli organismi viventi si dividono in due diverse categorie. Autotrofi, come le piante, ossia organismi capaci di costruirsi da soli le sostanze di cui nutrirsi ed eterotrofi, come noi e gli animali, organismi che si devono nutrire di altri organismi per ottenere le sostanze di cui hanno bisogno, perché non sono in grado di fabbricarsele da soli. 
Visto come stanno andando le cose, accanto alla riflessione, dovrebbe sprigionarsi anche un diffuso senso di preoccupazione e cura. O no? 
E sotto sotto, le domande da porci: Chi è il più abile a resistere? In termini di sopravvivenza, il più intelligente, il più furbo? Una volpe o un abete rosso? 


Da molto tempo ormai il botanico Stefano Mancuso si è preso l'impegno di raccontare, a tutti coloro che hanno voglia di ascoltarlo e di leggere i suoi bei libri, la complessità del mondo vegetale. 
La sua è una vera e propria missione: quella di mettere a disposizione di quante più persone possibile i risultati di anni di ricerca come botanico. Nell'ultimo ventennio o poco più dobbiamo principalmente a lui e alla sua squadra, i sorprendenti risultati a cui è arrivata la ricerca nell'ambito del comportamento delle piante. E così oggi si può parlare con cognizione di causa di neurobiologia vegetale. Si può dire con una certa sicurezza che il mondo vegetale è intelligente e sensibile, pur non avendo un cervello e un sistema nervoso come il nostro. Ragione per la quale lo stesso Mancuso si è prefisso come obiettivo ambizioso quello di vedere nel futuro riconosciuti finalmente anche al mondo vegetale gli stessi diritti di cui godono gli altri viventi sul pianeta. Ah! 
Espressioni di questo impegno nel raccontare - urbi et orbi - la complessità del mondo vegetale sono i suoi due libri Il favoloso mondo delle piante, pubblicato nel 2023, e Il favoloso viaggio delle piante, uscito nel 2024. 





Entrambi concepiti per un pubblico piccolo piccolo, e per questo illustrati da Philip Giordano che ai minuscoli sa parlare una lingua chiara al pari di quella di Mancuso. 
Va detto in tutta onestà che entrambi i libri sono interessanti anche per chi è più grande. 
Provare per credere! 
Per chi ha letto il Mancuso da adulti è facile ritrovare anche in questi due libri il medesimo sguardo curioso e affettuoso nei confronti dell'universo vegetale, la stessa chiarezza espressiva nel raccontarlo, e soprattutto la innegabile sensibilità esemplificativa capace di rendere, appunto, "favolosi", tanto il mondo delle piante quanto il viaggio che esse hanno fatto, fanno e faranno. 
Palpabile è la capacità di aver saputo cogliere con efficacia - fior da fiore - esempi che possono solleticare la curiosità e intercettare l'interesse dei ragazzini e il loro immaginario. 
Tra le cose più interessanti del Mondo delle piante forse spetta proprio alle radici il primato. Loro lavorano in sordina ma con determinazione e intelligenza, anche se nessuno o quasi le nota. 
Eppure, le radici sono la 'cantina' per conservare tutto ciò che potrebbe servire alla pianta, acqua compresa; sono il web che i vegetali hanno a disposizione per comunicare e per conoscere ciò che li circonda: pericoli e ostacoli compresi. Divertente è anche la storia delle formiche ammaliate. 


Tra le mirmecofite, per esempio, ci sono delle acacie africane o sudamericane che nel nettare che offrono alle formiche mettono una sostanza con un gusto che diventa per loro irrinunciabile; così il gioco è fatto: quelle formiche resteranno sempre nei paraggi e non verrà mai loro in mente di tradire quella acacia ammaliatrice con un'altra pianta qualsiasi... 
Se abbiamo trovato "favolose" le storie su radici & co. ancora di più considereremo geniale il secondo volume: Il favoloso viaggio delle piante. 
Sulla falsariga di quello che è il libro da grandi, L'incredibile viaggio delle piante, anche qui si smonta il (pre)concetto che le piante stiano ferme e soprattutto che si siano rassegnate ad esserlo, invece di provare a sfidare tempo e soprattutto distanze impensabili.
A parte le loro straordinarie capacità di allungarsi nella direzione a loro più conveniente, le piante sono anche grandi colonizzatrici di territori: con i loro semi sono riuscite ad arrivare per via marittima o per via aerea anche a distanza di migliaia di chilometri dal punto di partenza. 
Una di loro ha preferito la ferrovia e il viaggio in treno... 


Hanno dimostrato in molti casi una estrema tenacia nel loro attaccamento alla vita, perché hanno dimostrato di essere capaci di resistere anche nelle condizioni climatiche più estreme. 
E poi ancora: semi impalpabili e semi che pesano quasi 20 chili, semi e frutti bravi a galleggiare, semi bravi a volare, piante che si sono messe in società con elefanti seminatori, semi che invece di attraversare lo spazio hanno attraversato il tempo.
Libri necessari per crescere! 

Carla 

"Il favoloso mondo delle piante", Stefano Mancuso, Philip Giordano Aboca Edizioni 2023 
"Il favoloso viaggio delle piante", Stefano Mancuso, Philip Giordano Aboca Edizioni 2024

lunedì 6 settembre 2021

FAMMI UNA DOMANDA!

MICROCOSMO, MACROCOSMO


‘In un seme. Manuale per piccoli collezionisti di meraviglie’, firmato da Beti Piotto e Gioia Marchegiani, per i tipi di Topipittori, è davvero un bell’esempio di come, parlando di un aspetto particolare del mondo viventi, si riesca alla fine a parlare anche di altro, di equilibri naturali, di ecosistemi, di co-evoluzione e, in generale, dell’interdipendenza all’interno della biosfera.
Ma in primo luogo questo libro è proprio quello che dice di essere: un manuale che spiega la riproduzione delle piante e la funzione dei semi, le diverse strategie riproduttive che le piante mettono in campo per continuare ad esistere: dalle piante che provvedono da sole a disperdere i propri semi, magari con una piccola esplosione, a quelle che utilizzano il vento, oppure svariate specie animali, che vengono ricompensate con adeguate quantità di nettare zuccherino, o con la polpa succosa di un frutto.
 
 
Di ogni pianta viene indicato il nome scientifico e il nome comune e non è un dettaglio: l’invito ai giovani lettori e lettrici è diventare in primo luogo dei collezionisti e poi dei tassonomisti, cioè studiosi in erba in grado di classificare, di riconoscere le peculiarità di alcune piante e alberi.
Le piante trattate sono di tutti i tipi: alberi nostrani, piante esotiche, anche comunissime erbe infestanti. E anche in questo la scelta non è banale, perché anche nel giardino dietro casa, o nel proprio terrazzo si possono riconoscere quei meccanismi naturali di cui si parla in generale.
Ci sono due punti che secondo me rimandano da questo già ricchissimo microcosmo al macrocosmo: uno riguarda proprio le sementi, così importanti nell’alimentazione umana, e la conservazione delle specie autoctone contro il monopolio delle multinazionali, tema cui ha dedicato le sue battaglie Vandana Shiva. Chi è padrone della terra, dei suoi frutti, e di tutte le ricchezze, o le povertà che ne derivano?
E l’altro tema è quello della conservazione degli ecosistemi: la consapevolezza dell’interdipendenza fra specie animali, uomo compreso, e vegetali rende cruciale la questione della salvaguardia dei delicati equilibri ecologici che, nella loro complessità, consentono la nostra stessa sopravvivenza. Un esempio chiarissimo è quello delle api, specie in difficoltà a causa dell’uso dei pesticidi, le cui criticità rischiano di ricadere pesantemente sull’agricoltura.
 

 
Dunque, da qualcosa di molto semplice, farsi una propria piccola arca dei semi, può discendere una maggiore comprensione di temi molto complessi.
 

I testi sono di una chiarezza cristallina, nella loro semplicità e precisione, e sono accompagnati dalle belle immagini di Gioia Marchegiani, dettagliate quanto è necessario, ma anche evocative entrando nel testo per esprimere quello che il testo non può dire: che questo microcosmo non solo è importante, è anche pieno di bellezza.
L’immagine forse più evocativa è quella che domina la copertina, in cui la struttura evanescente di un alchechengi è resa in tutta la sua fragilità.
Credo che questo volume sia una delle migliori uscite della notevole collana PiNO, che Topipittori dedica alla divulgazione, ma anche una delle migliori uscite, in campo no-fiction, di quest’anno.
Consiglio caldamente la lettura e l’uso di ‘In un seme’, a tutti i ragazzi e le ragazze curiose, che apprezzino la natura e la sua intrinseca bellezza.
 
Eleonora


“In un seme. Manuale per piccoli collezionisti di meraviglie”, B. Piotto e G. Marchegiani, Topipittori 2021