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lunedì 18 dicembre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SAN MARCO


Da un episodio storico preciso, la sottrazione da parte di due mercanti veneziani delle reliquie di San Marco, conservate ad Alessandria d’Egitto, prende spunto il secondo romanzo che Davide Morosinotto dedica alla saga dei Da Mar.
Siamo nel gennaio dell’anno 828, in una Venezia non ancora grande, contesa da bizantini e seguaci dell’Imperatore; qui avviene un complotto che porta all’incarcerazione di un noto mercante, Giovanni Da Mar, lontano erede di quel Pietro protagonista de ‘Il figlio del mare’ .
Il cadavere di un funzionario bizantino, Berengario, viene fatto ritrovare vicino alla Casa Da Mar, in modo da coinvolgere il mercante in un ipotetico complotto, che, ovviamente, ne causa la carcerazione.
Ma non è Giovanni Da Mar il protagonista del romanzo, quanto sua figlia Angela, alta, forte, abituata ad andare per mare, il più delle volte di nascosto. È lei, infatti, a scoprire il cadavere e a doversi nascondere presso la casa di un commerciante amico del padre. Rinchiusa in una soffitta, non è però sola: a farle compagnia c’è la presenza immateriale del Santo, cioè di San Marco. Non solo, la ragazza riesce anche a fare conoscenza con i figli del mercante, Andrea e Matteo.
Per salvare l’onore del padre e ridare dignità a Casa Da Mar, Angela non può che imbarcarsi, travestendosi da maschio, in una delle navi, guidate dai due mercanti, Bon da Metameuco e Rustico da Turricello. A spiegarle la natura della spedizione è un misterioso monaco: si tratta di recuperare le reliquie di San Marco, conservate ad Alessandria d’Egitto, per riportarle a Venezia; ma per consegnarle a chi? A contendersele c’è il doge legato a Bisanzio e il vescovo di Aquileia, vicino all’Impero.
Dunque Angela si trova invischiata in un gioco di spie, di tradimenti, di disvelamenti davvero troppo complessi per una ragazzina, per quanto possa essere intelligente e intraprendente.
Dunque parte per Alessandria, portandosi dietro quella mezza medaglia che dà origine al suo casato, e da lì si dipana un’avventura che coinvolge anche i due ragazzi, Andrea e Matteo, che si contendono, fra l’altro, il cuore di Angela.
Come in ogni buon romanzo d’avventura, si susseguono i colpi di scena, le battaglie navali, gli inganni e i contro inganni; i personaggi principali sono come ingranaggi di un meccanismo narrativo che ne cambia la natura, da fedeli amici a traditori e vice versa. L’unico punto di riferimento di Angela, coraggiosa e tenace come pochi, è la voce del Santo, che la indirizza e la guida in questo labirinto di inganni.
Come vada interpretata questa presenza immateriale è scelta del lettore: può pensarla come espressione di una religiosità ingenua, oppure come parte di un dialogo interiore. Il fatto è che non ha un ruolo secondario nello svolgimento dell’azione ed esprime ragionamenti piuttosto improbabili per essere il frutto di un ragionamento ad alta voce di un’adolescente. È anche vero che lo sfondo di questo racconto è rappresentato anche dalla devozione popolare nei confronti di San Marco, protettore della città di Venezia, col suo potente simbolo del leone alato.
Come nel romanzo precedente, anche qui la ricostruzione storica è minuziosa, attenta ai dettagli, ma non è mai pedante. Il lettore o la lettrice poco curiosi possono leggere il romanzo come una bella storia d’avventura, ma io consiglierei di leggere e approfondire, di cercare i nessi e gli indizi nascosti, di scoprire o riscoprire il fascino di una città incantata come Venezia.
Come nel precedente romanzo, le illustrazioni sono di Lucrezia Buganè e accompagnano il racconto come tavole di un libro miniato, di cui riprendono anche i capo lettera che aprono ciascun capitolo.
Lettura caldamente consigliata a partire dai dodici anni.

Eleonora

“La ladra del vento”, D. Morosinotto, ill. di L. Buganè, Mondadori 2023



mercoledì 23 novembre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

DI TERRA E DI MARE


Un nuovo romanzo di Davide Morosinotto è un evento, sia pure nel turbinio di uscite pre natalizie; i suoi numerosi ammiratori e ammiratrici apprezzeranno sicuramente il primo di una serie di romanzi dedicati ai Da Mar, la famiglia di cui l’autore segue le tracce attraverso i secoli in quella che giustamente considera la sua terra, fra Este, Padova e Venezia. ‘Il figlio del mare’, pubblicato da Mondadori, con la consueta benedizione di Book on a Tree, è ambientato nel 452 dopo Cristo e vede come protagonista Pietro, un giovane guardiano di maiali che, suo malgrado, viene coinvolto nella difesa della città di Ateste dall’avanzata degli Unni.
Sullo sfondo, dunque, il declino dell’Impero Romano, che però non rinuncia, anche nelle realtà periferiche, alla sua struttura sociale, destinata a soccombere sotto i colpi delle invasioni barbariche.
Pietro ha una storia complicata: non è figlio del compagno della madre, ma di uno straniero, forse un barbaro, venuto dal mare, di cui possiede come ricordo solo una moneta tagliata a metà. Il ragazzo è convinto che arriverà un giorno in cui potrà incontrare il suo vero padre, ma intanto è costretto ad arruolarsi nel manipolo di sprovveduti mandati dal Clarissimo, signore di Ateste, a difendere Aquileia. Nel frettoloso addestramento, ad opera del centurione, forse nubiano, Sergio, Pietro impara i rudimenti della difesa a testuggine, che avrà ben poco successo contro gli arcieri di Attila. Viene fatto prigioniero insieme a Giustina, figlia ribelle del Clarissimo. Fugge, combatte, viene ferito gravemente e ritrovato sul campo di battaglia dalla cavallina Pinus, che aveva ricevuto dagli Unni che lo avevano fatto prigioniero.
Dopo la lunga convalescenza, con Giustina e Tito sempre al suo fianco, comincia la seconda parte del romanzo che descrive il lungo viaggio attraverso le terre devastate della guerra per andare verso il mare che gli Unni evitano. Arrivano nella parte lagunare della costa, dove si sono rifugiati i sopravvissuti delle città sconfitte. Qui Pietro inizia la sua nuova vita, da guardiano di maiali ad accorto mercante, che non sa leggere ma è bravo a far di conto.
L’intreccio è denso di colpi di scena, di personaggi che appaiono e scompaiono, per poi ricomparire all’interno di una narrazione sempre scorrevole. Ma, come in altri romanzi di Morosinotto, un punto di forza importante è dato dalla ricostruzione storica e geografica, non solo nel delineare gli avvenimenti che costituiscono lo sfondo del racconto, ma anche nella ricchezza dei dettagli relativi alla vita quotidiana dei ricchi e dei poveri che si muovono sulla scena.
L’intento, così come è dichiarato dall’autore, è raccontare la storia della sua terra attraverso una saga all’insegna dell’avventura, che segue le tracce di una famiglia, i Da Mar, che proprio con Pietro si origina. Un ragazzino ignorante che viene catapultato nel mezzo di una guerra sanguinosa e che attraverso questa esperienza cresce e si fa forte, impara a sopravvivere e a coltivare i propri sogni, mentre sentimenti più complessi si affacciano nella sua vita; la sua determinazione gli consente di essere il punto d’inizio di una storia che non è solo sua.
Dopo aver raccontato le imprese di ragazzi del delta del Mississippi, di una piratessa cinese, di un cacciatore del Pleistocene, ritroviamo intatta la forza narrativa di Morosinotto, che nel romanzo d’avventura trova la sua migliore espressione.
I numerosissimi ammiratori e ammiratrici si faranno coinvolgere da questa storia? Ci sono tutte le condizioni perché questo succeda, ma il verdetto è nelle mani, anzi negli occhi, di lettori e lettrici.
Consiglio caldamente la lettura a ragazze e ragazzi che amino l’avventura, a partire dai dodici anni.

Eleonora

“Il figlio del mare. La saga dei Da mar”, D. Morosinotto, ill. di Lucrezia Buganè, Mondadori 2022




venerdì 2 febbraio 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


TANIGUCHI O DELLA NOSTALGIA


Non sono un'esperta di fumetti e meno che mai di manga, ma ho sempre avuto un'attenzione speciale per Jiro Taniguchi, il mangaka giapponese scomparso l'anno scorso. Per questo non posso non segnalare anche alla platea di giovani lettrici e lettori un testo uscito alla fine del 2017.
Si tratta, è vero, di un libro d'occasione, un travel book per la collana della Louis Vuitton, dedicato a Venezia, ma nelle mani del maestro giapponese diventa qualcosa di diverso.
Non è solo una descrizione sentimentale, intima della città lagunare, con scorci e vedute inconsuete, ma anche una storia, come l'ha immaginata l'autore, suggestiva ed intensa.



Taniguchi si immagina immerso nella ricerca del nonno pittore, che all'inizio del secolo ha trascorso alcuni anni a Venezia. Il percorso del giovane protagonista fra calli e campielli è anche un percorso della memoria, una tardiva riscoperta dell'arte di un nonno mai incontrato.
Una trama del genere non può che enfatizzare il senso di malinconia, di nostalgia che le atmosfere veneziane inducono. La maestria di Taniguchi non ci restituisce solo le atmosfere lagunari, non ci propone solo scorci suggestivi, che rappresentano anche i contrasti di quella città; è un ritratto sentimentale di un luogo che resta nel cuore di chiunque la visiti con gli occhi aperti. Dal Caffè Florian alla Giudecca, da Rialto al Faro di Campo San Giorgio, Venezia ci viene proposta come una città misteriosa, che va compresa visitandola con pazienza, scrutando i dettagli, le iscrizioni, i meandri, non fermandosi mai alla superficie dei percorsi turistici.


Ha senso proporre questo tipo di libro ai ragazzi? Rispondo con un si deciso, che ha diverse sfaccettature: intanto una tipologia di libro di grandissimo fascino, i carnet di viaggio, in cui appunti e schizzi si alternano, e qui non parliamo di schizzi, ma di bellissimi acquarelli; la stessa descrizione di Venezia che la propone come una città tutt'altro che chiusa e impenetrabile, ma come una città tuttora, e nonostante tutto, affascinante. E il manga, fumetto giapponese, che qui, come in altre opere di Taniguchi, acquista una valenza universale, capace di parlare a tutti e tutte, al di là del cerchio più ristretto degli appassionati cultori del genere. 

 
Un ultimo punto: il racconto in quanto tale descrive uno stato d'animo che ci coinvolge direttamente, una città, un luogo che diventa il teatro ideale della ricerca della propria storia, quel senso di struggimento, molto vicino alla poesia, che in Venezia trova uno sfondo ideale. Come si capisce bene, amo molto questa città e non posso che riconoscermi in questo ritratto, che ignora volutamente le masse di turisti sciamanti intorno a San Marco, ma non ignora lo scempio del passaggio delle navi da crociera. Mi piacerebbe che i più giovani vedessero così una città imprescindibile della nostra cultura attraverso gli occhi di un maestro che non dobbiamo dimenticare.


Eleonora

“Venezia”, J. Taniguchi, Rizzoli Lizard 2017