lunedì 10 giugno 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


'FAR ENTRARE UN PO' DI BELLEZZA' 
a Rosa M.

Tuono, Ulf Stark, Marcus-Gunnar Petterson (trad. Laura Cangemi)
Iperborea 2019
 
 NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)

"'Vero che i giganti fanno venire una fifa tremenda?' 'La cosa più tremenda dei giganti è che non esistono' disse mio padre.
E lui che ne sapeva? Non leggeva mai le fiabe. La mamma invece sì. Praticamente si occupava lei di tutto, tranne che dello studio dentistico.
Comprava da mangiare. Faceva le pulizie. Stava dietro a malattie e compleanni dei parenti, ci lavava i vestiti, preparava i dolcetti e ci consolava quando aravamo tristi.
Faceva tutto senza lamentarsi.
A due sole condizioni."

E le condizioni sono farle suonare il piano ogni sera per una ventina di minuti e farla andare da sola in bici un pomeriggio del fine settimana all'eremo.
L'eremo, una capanna nel bosco ereditata da uno zio scrittore fallito, è il posto dove lei va a ritrovare se stessa: nel silenzio ascolta i rumori d'intorno e non fa niente, se non godersi la solitudine e sognare tranquilla.
Ulf, che avrà otto anni, sa bene che un po' di solitudine è bellissima da assaporare, ma sa anche che troppa solitudine è sintomo di qualcosa che non va. E il gigante Tunesson, detto Tuono da lui e dal suo amico Bernt, è troppo solo. E questo omone con le camicie con i fiori, con le manone e il vocione, una bocca di denti d'oro, agli occhi dei due amici è fin troppo strano nella sua vita da eremita: ed è così che diventa un gigante che intimorisce e incuriosisce allo stesso momento.
Questa storia intitolata a un presunto gigante ruota intorno ad alcune belle sorprese che la vita riserva e ad alcuni errori che nella stessa vita si fanno, ma che poi si rimediano, seppur sacrificando un tesoro prezioso.

Quarto nella serie di uscite dedicate a Ulf Stark dentro Iperborea, Tuono porta in sé alcune gemme preziose.
A parte la riconferma che Ulf Stark, in uno con Laura Cangemi che lo traduce, ha una scrittura felice e puntellata di ironia e uno sguardo sull'infanzia di rara quanto lucida onestà di pensiero, fatto che ce la restituisce, l'infanzia, nella sua complessità, ma di questo si è già detto altrove. A parte questo, in Tuono a gemme si aggiungono gemme.
La più interessante risiede nella sua capacità di far raccontare i 'grandi' dai piccoli. Un padre dentista 'scettico', una madre che rivendica per sé la possibilità di avere spazio per la propria persona, un vicino di casa, quanto meno insolito. E ancora di più far vedere come la realtà possa essere interpretata in modo diverso, a seconda che si sia bambini o che si sia adulti. Parrebbe un'ovvietà, ma non lo è affatto.
In particolare se si tiene conto che è un adulto a scriverla.
Un esempio illuminante è il Bernt raccontato dal papà dentista e il Bernt raccontato dal piccolo Ulf.
La seconda, che almeno in parte dalla prima deriva, sta nei ragionamenti che questo bambino mette in essere su questioni ben più generali: per esempio la consapevolezza che ogni persona - grande o piccola che sia - abbia il diritto di dedicare del tempo e dello spazio a se stessa, alla cura della propria interiorità.
E penso alla sua sensibilità nel capire meglio di qualsiasi adulto il disagio della mamma.
O ancora le riflessioni e le conseguenti azioni che il suddetto bambino fa per coltivare la delicatissima pianta dell'amicizia. E a proposito di questo, di quanto sia facile fare o dire la cosa sbagliata e di quanto coraggio serva per correggere l'errore. Questa questione è uno dei nodi importanti del libro, intorno a cui tutto alla fine ruota.
La terza ha a che fare con la chimica. L'Ulf grande racconta attraverso la voce dell'Ulf piccolo una grande verità: l'armonia, e con lei la bellezza, è la risultante di una composizione delicata di elementi necessari che si combinano assieme secondo legami precisi. Se ne manca qualcuno, tutto va in pezzi. 


Mi riferisco per esempio al fatto che per suonare bene o per cucinare bene occorra sentirsi bene. Ma anche che nelle relazioni umane - come nella chimica - occorra trovare il giusto incastro, l'uno nell'altro, il giusto legame che tenga tutto connesso. E penso per esempio al perfetto equilibrio che chimicamente si è stabilito tra Ulf e Bernt, pur essendo il loro un rapporto di amicizia non esattamente simmetrico.
E se salta l'armonia, la bellezza, salta inevitabilmente anche il sogno. Libro necessario.

Carla

venerdì 7 giugno 2019

ECCEZION FATTA!


A CHE PUNTO SIAMO


A quasi quattro anni dal rapporto Pisa, redatto per l’Ocse, che delineava un quadro non esaltante per quanto riguarda la lettura in Italia, mi sembra interessante condividere le mie riflessioni sull’ultimo rapporto Aie  sullo stato del mercato editoriale.
Anche quest’anno, i primi mesi sono stati impietosi e indicano una flessione, non enorme, ma significativa, proprio perché il mercato editoriale italiano già di suo non è dei più floridi. Si comprano meno libri, in qualsiasi canale di vendita, si tratti di libri cartacei o e-book. Perde sensibilmente anche il settore ‘ragazzi’, finora traino incontrastato in anni sostanzialmente privi di bestsellers. Perdono vendite sostanzialmente la Grande Distribuzione e le librerie indipendenti, mentre acquistano uno spicchio di mercato in più le vendite online e le librerie di catena, che hanno in comune vastità di catalogo e soprattutto una politica di sconti aggressiva.


L’elaborazione dell’Aie si sofferma molto sulle modalità di scelta dei libri acquistati: consigli di amici e parenti sono la prima voce, ma è molto cresciuta la percentuale di persone che si documentano in rete, mentre crolla il ruolo delle pubblicazioni specializzate, delle recensioni sui giornali o, addirittura, in televisione. Particolarmente significativo il dato che il 51% di chi acquista online prima si documenta sui blog per poi effettuare l’acquisto sui link che in essi si trovano.
Significa che sostanzialmente si cercano nella rete le informazioni che orientano l’acquisto e la cosa non è un granché tranquillizzante perché in rete non si trova facilmente molta informazione indipendente.
Gli indici di lettura sembrano, ed è un dato grezzo che non distingue categorie all’interno dell’insieme dei lettori, stabili, con una leggera flessione nei lettori di e-book.
Cosa significano questi dati così raggruppati? Una prima constatazione, anche banale, che il nostro mercato del libro è sostanzialmente in una fase stagnante; che uno dei canali di vendita è in netta flessione; che a soffrire maggiormente della concorrenza della vendita online sono le librerie indipendenti.
Senza nulla togliere alla professionalità di chi lavora nelle librerie di catena, la difficoltà delle librerie indipendenti, unita al fatto che ci si rivolge a siti sponsorizzati per orientare le proprie scelte, implica una maggiore difficoltà a trovare riflessioni più approfondite, suggerimenti meno orientati al lato commerciale. Ci sono siti, o canali you tube, che possono fare la fortuna di un libro, così come ci sono ‘libri’, provenienti proprio dal mondo degli ‘influencer’, che vendono milioni di copie senza nemmeno passare dalle librerie.

Nello stesso tempo, trovo che le diverse iniziative, premi, concorsi, laboratori di lettura, circoli e altre iniziative, comincino ad avere una maggiore estensione e capillarità. Mi riferisco, ovviamente, soprattutto al mondo dell’editoria per ragazzi, dove è sicuramente maggiore l’attenzione alla costruzione del soggetto ‘lettore’.


Qui diventa centrale il ruolo della scuola che, come risultava già evidente nella pubblicazione di Save the Children Italia, ‘Atlante dell’infanzia a rischio’, le realtà sono drammaticamente differenti: da scuole estremamente attive nei progetti di promozione della lettura, ad altre che si devono confrontare con tematiche più basilari. Anche nel microcosmo di un municipio romano, diventa difficile avere una mappatura precisa della quantità e qualità delle biblioteche scolastiche, con differenze evidenti fra una scuola e l’altra. Trovare risorse economiche ed umane per raggiungere ovunque uno standard accettabile, che significa che tutti i bambini e le bambine abbiano a disposizione realmente una certa quantità di libri, che in ogni scuola si adottino progetti di promozione della lettura, che le librerie e le biblioteche si coordinino a questo scopo: tutto questo mi sembra un importante obbiettivo ‘politico’ e soprattutto penso sia cruciale che nell’agenda politica entri questo obbiettivo, superare le differenze fra regione e regione, quartiere e quartiere nella qualità dei servizi culturali offerti ai più giovani.
Per tutti e tutte noi che lavoriamo in questo settore è una grande responsabilità e un impegno prioritario rimettere le cose sulle proprie gambe, facendo la nostra parte, per piccola che sia, per dare a tutti e tutte l’accesso alla cultura.

Eleonora




mercoledì 5 giugno 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA POETICA DELLA SALOPETTE

La fattoria di Pina, Lucy Cousins
Terre di Mezzo, 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"Pina e i suoi amici vanno alla fattoria.
Ciao pecore! Ciao maiali!
Pina guida il trattore nei campi.
Guarda lo spaventapasseri!"

Pina con Lillo e Piopio aprono il cancelletto del recinto della fattoria. 


Hanno molto da fare: prendersi cura degli animali, pulirli, sfamarli e poi coltivare la terra e quindi fare il raccolto nell'orto. A fine giornata, quando il sole va giù, vorrebbero, forse, mettere tutti a dormire.
Quando la fattoria sembra ormai volgere al silenzio, qualcosa di inatteso sta per succedere. L'interno della stalla si anima: gatti, cavalli, pulcini, gufi, ragni, conigli, un maialino, due pipistrelli e un panda (di peluche) hanno tutti gli occhi sgranati perché - chi l'ha detto che è ora di andare a dormire? - ora ci si diverte davvero. Che il gioco abbia inizio!

È tornata. La Pina è finalmente tornata. La gioia nasce dalla semplice constatazione che la Pina (un po' come Stanlio e Ollio, i Mumin, come Winnie the Puh, Pippi o Mary Poppins) è necessaria per crescere. Non si può diventare grandi per bene senza averli conosciuti, tutti costoro, senza averli attraversati, e senza averci passato almeno un po' di tempo assieme. E alludo a quel tempo che ognuno di noi trascorre senza consapevolezza ma che poi, è sperabile, non si dimentica: l'infanzia.


La Pina è lì insieme a una moltitudine di altri personaggi che hanno contribuito a costruire l'immaginario di ognuno.
Racconta Lucy Cousins che la Pina è la risultante di una sua lunga ricerca iconografica per trovare un animale che potesse diventare personaggio. Personaggio versatile per creare una infinita varietà di libri per bambini piccoli piccoli.
Fogli riempiti di molti altri animali, elefanti, giraffe, fino ad arrivare a questa topetta che ha saputo imporsi e prevalere su tutti gli altri.
La Pina, è chiaro a tutti, è volitiva, indipendente e molto curiosa di tutto ciò che la circonda. Dovrebbe avere circa due anni e mezzo, al massimo tre - è la Cousins a supporlo - e fa cose piuttosto consuete, ma non disdegna l'avventura che spesso condivide con i suoi amici di cui si prende cura, perché lei in un certo qual modo è sempre quella che tiene le fila di tutto.
È gentile e nello stesso tempo non ama troppo smancerie o leziosità. Per esempio nel vestire: indossa salopette o magliette e pantaloni e solo per le grandi occasioni, matrimoni e compleanni, sfodera un vestitino. Come tutti ha un abbigliamento preferito in cui si sente perfettamente a suo agio: la maglietta rossa e i calzoni a righe verdi. Le righe, comunque, le piacciono parecchio, e anche le salopette passioni che condivido entrambe e che testimoniano una scelta di campo. Non ha fiocchi, non ha lustrini, non ha coroncine e neanche cuori sulle magliette. Vorrà pur dir qualcosa...
È sempre molto appropriata: stivali quando c'è da lavorare, e scarpe da ginnastica quando c'è da correre, sciarpa quando fa freddo.
Lucy Cousins la disegna con quella riga nera di contorno sempre molto evidente, veloce e volutamente imprecisa, quel naso 'importante' usa principalmente colori brillanti e puri, unica eccezione è il rosa Pina con cui colora orecchie, muso, coda, mani e baffetti. 
Il resto del corpo ricorda il tipico candore britannico.
Quali sono le ragioni per amarla? Esattamente quelle fino a questo momento elencate più una: è un personaggio di grande inventiva; è piena di interessi; non è leziosa (al contrario di Giulio coniglio) ; quel che dice fa, in altre parole è affidabile, non è saccente (al contrario della Pimpa), ma sa essere istruttiva, non è ironica ma sa far subito squadra. Attraversa la realtà, sempre sorridente. 
Ed è bella!

L. Cousins, Maisy Big, Maisy Small, Walker 2007

La Pina è compagna ideale di letture con bambine e bambini, all'incirca suoi coetanei. Ed è per questo che Terre di Mezzo ha stondato il cartonato quadrato, piccolo e quindi più maneggevole anche per giovanissime mani.
Come nella maggioranza dei libri di Pina, almeno nella loro edizione originale, l'interazione del lettore è richiesta, anzi necessaria. Si tratta di pop-up che si costruiscono con linguette che si tirano, personaggi che si muovono. In questo caso specifico si ottiene l'interno della stalla in cui far agire i personaggi con una semplice apertura di tre fustelle a fine libro. Probabilmente la scelta di un prezzo contenuto ha fatto sì che si è dovuto sacrificare qualcosa del pop up originale che prevedeva oltre trenta fustellati. 


Non sempre si può avere tutto.
Solo su una scelta si potrebbe dissentire, ovvero la doppia lingua.
Il testo originale in inglese è rimasto sulla pagina anche se non in neretto come quello in italiano, comprese le onomatopee. 


E così la pagina si riempie un po' troppo. Sebbene l'intento dichiarato in quarta di copertina 'scopri le prime parole in inglese' sia in linea di principio lodevole, all'atto pratico sembra non esserlo davvero. E soprattutto a scapito di una buona leggibilità dell'immagine.

L. Cousins, Maisy Big, Maisy Small, Walker 2007
Non sempre si deve avere tutto.

Carla

lunedì 3 giugno 2019

FUORI DAL GUSCIO ( libri giovani che cresceranno)


AL DI LA’ DEL MARE


Lauren Wolk, dopo il successo raggiunto con ‘L’anno in cui imparai a raccontare storie’, ritorna negli scaffali delle librerie con un nuovo romanzo, pubblicato anche in questo caso da Salani, dal titolo ‘Al di là del mare’. E’ un dono di questa autrice riuscire a costruire un racconto dal perfetto meccanismo narrativo, che risulti coinvolgente per il giovane lettore, nello stesso tempo affrontando tematiche di grande portata.
Come nel caso precedente, grande attenzione viene data alla ricostruzione d’ambiente, allo sfondo storico in cui si svolgono i fatti. In questo caso siamo in America, nelle isole Elizabeth, al largo del Massachusetts, fra l’isola di Cuttyhunk e l’isolotto di Penikese, in cui era stato costruito un lebbrosario; su questo dato storico e sul presunto naufragio di una nave pirata, del mitico Capitan Kidd, si svolge l’azione di questo intenso romanzo.
La protagonista è Crow, che ci parla in prima persona: è una ragazzina fortunata e sfortunata nello stesso tempo, essendo stata lasciata in balia delle onde appena nata; ma è stata anche raccolta dal rude Osh, un naufrago volontario che ha rotto la sua solitudine per accogliere e crescere quella bambina, uno straordinario dono del cielo. Noi conosciamo Crow dodicenne, quando è inevitabile farsi domande, soprattutto se il resto del paese in cui vive evita di toccarla. E’ forse arrivata dal lebbrosario? E’ figlia di uno di loro? Con l’aiuto di Maggie, la donna, anche lei sola, che ha contribuito a crescerla e a darle un’istruzione, Crow inizia una sua personale ricerca delle proprie radici, visitando prima l’isola maledetta, in cui però incappa in un bandito in cerca di tesori, poi scrivendo lettere a chi aveva lavorato nel lebbrosario. E dunque l’avventura della ricerca del tesoro, in cui la famiglia ‘di fatto’ di Crow si trova coinvolta suo malgrado, si intreccia con una ricerca ben più impegnativa, quella della propria storia.
Per Osh, padre non biologico, ma padre a tutti gli effetti, aiutarla in questa impresa è doloroso, difficile, perché ogni passaggio sembra allontanare la ragazzina, attratta da un passato che non può restituirle altro che ricordi non suoi. Eppure è un passato necessario, che in qualche modo può consentirle di mettere radici.
Non posso raccontare di più della trama, che ha un suo senso anche nella suspense e nella scoperta progressiva della verità. Vorrei però sottolineare alcuni aspetti importanti di questo romanzo: in primo luogo la riflessione sul ‘passato’. Per Osh il passato è un bagaglio ingombrante, di cui non vuole quasi avere ricordo; per Crow, al contrario, il passato è un tassello mancante, un pezzo della sua storia che si perde nell’indistinto. E dunque per lei è una necessità ineludibile ricostruire i passaggi, individuare le persone, dare un senso al sua arrivo nell’isolotto di Osh. Questo tema si collega all’altro, altrettanto interessante, dei legami di sangue, o presunti tali, confrontati con le relazioni reali, con l’esserci affettivamente, svolgendo un ruolo, al di là delle relazioni di parentela. Tematiche, come si vede, che hanno a che fare con l’identità, quella essenziale richiesta di individuazione così presente nelle teste degli adolescenti. Anche in questo romanzo l’azione, raccontata in alcuni tratti a ritmo serrato, si accompagna a una grande capacità di ricostruzione delle atmosfere familiari attraverso gli oggetti di vita quotidiana, gli animali che condividono la vita dei protagonisti, i diversi personaggi secondari. Esemplari i momenti in cui viene descritto il gatto di casa, con le sue abitudini e il suo linguaggio. Infine la questione storica, il destino delle persone ammalate di lebbra, mandate il più lontano possibile insieme ai pochi temerari disposti a curarle. Ne emerge un ritratto vivissimo di un modo di pensare, di pratiche durissime applicate ai malati, del dolore e della solitudine di chi da quei ghetti non usciva più. Dopo Annabelle, la coraggiosa protagonista del romanzo precedente, anche Crow delinea una personalità femminile raccontata con finezza psicologica, descritta nel groviglio di sentimenti che la lega al presente, certo e rassicurante, e nello stesso tempo a un passato dai contorni imprecisi; è una ragazzina determinata, coraggiosa e, nello stesso tempo solidale con quel mondo di paria da cui forse proviene. Seguiamo passo passo le sue scoperte, la sua maturazione interiore, viviamo le sue scoperte e le sue delusioni. Consiglio caldamente la lettura di questo bel romanzo, adatto a lettrici e lettori di almeno tredici anni.

Eleonora

“ Al di là del mare”, L. Wolk, Salani 2019



venerdì 31 maggio 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

È SUCCESSO A DIVERSI ANIMALI

Gli spaesati, Mia Lecomte, Andrea Rivola,
Verbavolant 2019




ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Dalle Ande scende il lama Paquito:
senza sforzo si ritrova in Lapponia.
Era allegro quando un tempo è partito,
Si aspettava una gran cerimonia:
Ma a ogni sputo che lancia è pentito,
Prende atto della propria miseria
Mentre grandina sul muso stupito
La saliva congelata in materia."



Il lama è uno degli animali spaesati che hanno preso la via del mare per andare altrove. E altrettanto spaesato, nel senso di confuso, magari disorientato e non proprio a suo agio, c'è il bradipo Angel che dai tropici è arrivato in Islanda e con un vulcano deve fare i conti e correre anche un po'. La lucciola è atterrata su una cupola a cipolla a San Pietroburgo ma nelle notti bianche il suo bagliore si perde. Più contenta, chissà poi perché, la balena Helga che dall'Alaska è arrivata in una fontana britannica, in tasca conserva una foto della regina...



Quindici animali, insetti, mammiferi, uccelli e pesci che prendono il largo: pappagallo e canguro, talpa e stambecco, kiwi, formica gigante e aquila reale. Per ognuno di loro c'è un destino inaspettato e non previsto. Ci sono condizioni di clima e abitudini diverse da quelle conosciute così il bradipo indossa un maglione e la formica un kimono. Arrivano con i loro ricordi e con gli sguardi rivolti in avanti.


                   È successo a diversi animali
                Tutt’a un tratto di cambiare paese,
                   Per ragioni più o meno banali
                    Si son persi la fine del mese.
                   Stanno soli, sperduti e astrali
                  Come sassi nell’acqua turchese
                 A confondersi tra i beni e i mali,
                 I rimpianti mescolati alle attese.


Chi vuole capire, capisce.
Già da qui, ovvero ancor prima che il libro cominci, in queste poche righe in rima. Le maglie larghe di questo testo lasciano intravedere questioni ben più profonde. Ma le suggeriscono e non le dichiarano (e non le prescrivono) e questo è il primo merito degli Spaesati.
Il secondo motivo che è apprezzabile è il registro, ovvero la rima nel testo e il colore nelle figure.
Entrambi concorrono a rendere questo oggetto pieno di luce, brillante.
A Mia Lecomte va innanzitutto attribuita la dote di aver saputo scegliere nel panorama zoologico, così tanto visitato nei libri per l'infanzia, animali non immediatamente sfruttati e triturati nell'immaginario comune: kiwi, stambecchi, formiche giganti e di aver dato loro un nome (in quella prospettiva  cui si alludeva in principio, ovvero di una lettura più profonda di significati non solo e non proprio divertenti, il fatto di dare un nome a ciascuno spaesato non mi pare dettaglio trascurabile). 



E ulteriormente di aver costruito con loro accoppiate interessanti e soprattutto originali con i luoghi di destino.
La foca in laguna, il kiwi a Hollywood, lo stambecco a Ipanema... E di averlo fatto con una vena di follia: lo sputo del lama che diventa grandine o la lacrima del coccodrillo che evapora all'istante sono semplicemente colpi di genio.



E di averlo fatto, ancora, con una lingua (anzi due, visto che sono entrambe le sue lingue madri) attenta, puntuale e quasi sempre felice. A partire dal titolo che tanto avrebbe da dire nell'etimologia che è sotto gli occhi di tutti.
Questi connubi inaspettati e questa vena di assurdo alzano inevitabilmente il livello di attenzione e di curiosità e di stupore di chi lo sfoglia.
Bene così.
Evidentemente, hanno contribuito anche a generare qualcosa d'altro, ovvero hanno offerto il giusto spazio ad Andrea Rivola, il quale ha saputo occuparlo a meraviglia, armonizzando la sua voce a questo divertimento di fondo. 



Anzi, Rivola ha fatto di più: è riuscito a potenziarne il valore, giocando a sua volta, nel senso più letterale del termine, con il dettaglio nel disegno. Le ali dell'aquila, il costume da Carnevale di un animale cornuto, il cocktail con l'oliva lì dove l'ha messo per quel becco a cannuccia. Ma si potrebbe continuare. E il risultato finale è percepibile in un dialogo serrato, quanto silenzioso, tra testo e figura. Laddove l'immagine si infila e aggiunge, esalta, gioca con le parole del testo, già per loro stesse belle frizzanti.



A questo punto è piuttosto chiara la stratificazione e la complessità dei giochi fatti negli Spaesati (tra i molti, la bellezza e l'utilità degli itinerari che attraversano la terra e le pagine).  Questo solo per mettere sull'avviso quelli che pensano che i libri per l'infanzia siano 'roba facile' e che potrebbero definire frettolosamente questo libro, una divertente sequenza di filastrocche a tema animale.
Intendiamoci, lo si può anche fare fare, ma sarebbe l'ennesima occasione persa di mettere a frutto l'intelligenza.

Carla

mercoledì 29 maggio 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


LA DANZA DELLE RANE


E’ il titolo, calzante, di un libro, scritto a due mani da Guido Quarzo e Anna Vivarelli, dedicato a Lazzaro Spallanzani. Ma non è, come si potrebbe immaginare, l’ennesima biografia, simile alle tante che sono uscite negli ultimi mesi, a riempire gli scaffali delle librerie. E’ il racconto, del tutto di fantasia, ovviamente, di un giovane aiutante dell’abate Spallanzani, un gesuita di larghe vedute, dedito alla ricerca scientifica.
Antonio, questo è il nome del giovane protagonista, è un ragazzino, figlio del mugnaio del paese di Scandiano e all’inizio dell’estate incontra per caso Spallanzani, impegnato nella cattura di rane e raganelle. Lo scienziato passa l’estate in campagna, dedicandosi alla ricerca sul campo. Il ragazzino viene assunto come aiutante, sapendo leggere e scrivere: dovrà compilare i cartellini da applicare alla collezione di reperti naturalistici del grande scienziato. Lavorando nella sua casa, ad Antonio è data la possibilità di conoscere l’oggetto delle ricerche di Spallanzani: con esperimenti proprio sulle rane l’abate vuole dimostrare che non esiste la ‘generazione spontanea’, ovvero a produrre i girini sono le uova di rana, opportunamente fecondate, e non la fanghiglia dei fiumi e degli stagni.
Ma questo non è l’unico argomento di suo interesse: è anche un appassionato collezionista di fossili e la sua vasta collezione è ancora visibile nei musei civici di Reggio Emilia.
Proprio intorno ai fossili gira il fulcro della narrazione: il parroco del paese vede negli studi di Spallanzani un vero attentato alla fede e alla dottrina della Chiesa e cerca di sottrarli, tentativo sventato dal nostro Antonio.
Se la trama è questa, lineare e di immediata chiarezza, sono di grande interesse le tematiche che, attraverso dialoghi veloci, vengono sottoposte alle lettrici e ai lettori. Spallanzani è un fulgido esempio di quel Secolo dei Lumi cui la nostra cultura deve moltissimo; il superamento delle credenze, il richiamo a quello che noi chiamiamo ‘metodo scientifico’, il rifiuto delle superstizioni sono una pietra miliare, da cui non bisognerebbe mai allontanarsi. Ma in questa storia non c’è solo il richiamo al clima culturale del Settecento; c’è, attraverso la vicenda dei fossili, la rappresentazione dello scontro fra la visione laica del mondo e quella religiosa, intesa come l’insieme dottrinale considerato valido in quel momento.
Dar credito agli studi sui fossili voleva dire non credere più alla Bibbia, alla datazione del mondo, alla creazione degli esseri viventi che sono così come Dio li ha creati.
Questione talmente grande e importante che ha pervaso il rapporto fra scienza e fede fino, si può dire, ai giorni nostri e dando vita a polemiche, come quella sul darwinismo, tutt’altro che sopite.
Trovo davvero intelligente la modalità di esposizione scelta dagli autori e dal loro illuminato editore, Editoriale Scienza: nulla di pedante, didascalico, noioso. La narrazione è vivace, scorrevole, capace di incuriosire anche il lettore più disattento. Questo approccio, già sperimentato per esempio nella collana Rivoluzioni dell’editore Istos, che unisce efficacemente divulgazione e narrazione, è capace di raccontare temi complessi con grande semplicità, lanciando semi di conoscenza da coltivare insieme a giovani lettrici e lettori a partire dai dieci anni.

Eleonora

“La danza delle rane”, G. Quarzo e A. Vivarelli, Editoriale Scienza 2019


lunedì 27 maggio 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


E QUIVI RAGIONAR SEMPRE...
Rigo e Rosa, Lorenz Pauli Kathrin Schärer (trad. A. Valtieri)
Il Castoro 2019


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Qualcuno stava piangendo. Rigo si sarebbe tappato volentieri le orecchie con le zampe, se non le avesse usate come cuscino.
Il pianto non accennava a smettere. Rigo aprì un occhio e sbirciò tutt'intorno. Eccolo lì, un topolino. Era lui che piangeva.
'Gli chiedo cos'ha o me lo mangio?' pensò Rigo.
Bah! Chiediamo. A mangiarlo, sono sempre in tempo.
Il contrario è più difficile."

Il topolino piangente si chiama Rosa ed è in lacrime perché ha paura degli animali cattivi. A questo punto il disorientamento di Rigo, leopardo dello zoo di Berna, è quasi al culmine. Ma quando Rosa gli chiede con la migliore ingenuità di proteggerla dalle belve feroci che tanto la atterriscono, lui è davvero davvero disorientato. Non è dato sapere perché Rigo non la inghiotta come un cachet, e invece le porga la punta della sua coda in cui avvolgersi perché anche un topo per dormire ha bisogno di qualcosa di morbido, ma lo fa. E nulla per quei due fu più come prima. 


Con Rosa si più chiacchierare, giocare, ragionare, ci si può fidare, ci si può abbandonare alle confidenze, ai ricordi, ci si può far consolare e curare il raffreddore. Si può discutere dei massimi sistemi,oppure organizzare una festa, e si possono fare scherzi bellissimi e guardarsi dritto negli occhi. E poi, insieme, si può anche vedere uno Sgnuck.
Questa è la storia di due che sono diventati amici.

Ci sono libri che fanno come Rosa con Rigo: chiedono attenzione e, quando la ricevono e si sentono al sicuro,  non se ne vanno. Magari si allontanano, ma poi inevitabilmente tornano. Sono libri amici. 



Come spesso accade, la prima scintilla che determina l'avvicinamento e l'attenzione tra un lettore e un libro parte da un brivido di entusiasmo, del tutto personale. È inevitabile. In questo preciso caso c'è una antica e coltivata passione per Kathrin Schärer, per il suo modo disegnare a pastello gli animali. Un segno e una paletta di colori inconfondibili, e nel contempo una grande aderenza al canone classico. Le si deve riconoscere, una grande abilità nel disegno e una spiccate sensibilità nel dare a tutte le sue immagini uno spessore emotivo piuttosto evidente.
La seconda ragione, anche questa tutta personale, è data dal fatto che si tratta di un libro fatto di racconti: ventotto. Forse per esigenze di lavoro (nella lettura condivisa le storie brevi funzionano meglio, ovviamente), forse perché il racconto - se ben architettato - può avere una potenza compressa, comparabile a quella di una narrazione più lunga e complessa, fatto sta che i racconti sono gli ambienti letterari che trovo più accoglienti.
La terza ragione che ha acceso l'entusiasmo è più oggettiva e sta nel fatto che libri di buona fattura, pensati per lettori e lettrici alle prime esperienze, sono piuttosto rari. E ancora più rari sono quelli che garantiscono la qualità in tutte le sue parti, ovvero una buona idea di partenza, un buon testo, un buon disegno e una buona confezione finale.
Provo a entrare nel dettaglio. L'idea nasce da un fatto realmente accaduto: la morte del leopardo persiano di nome Rigo, che dal 1993 al 2010 ha soggiornato nello zoo di Berna e da una serie di piccoli racconti che Pauli scrisse in quel frangente, per il Bärn! Magazin.


Già sapendo questo, immediatamente il livello di empatia con i personaggi di questi racconti si alza: quel leopardo è esistito veramente.
La qualità del contenuto però è tutta nella capacità di Pauli di mettere in uno scenario autentico una sequenza di dialoghi 'impossibili'.
E ulteriormente, lo spessore di queste conversazioni arriva dall'impronta filosofica che esse hanno.
Rigo e Rosa possono essere la rappresentazione in carne e pelo di come sia l'amicizia, ma questo non rende giusto merito a ciò che non sta in superficie, ma che prende corpo solo facendo sedimentare lentamente i dialoghi divertenti e surreali di quei due. Ricorda, in questo, la capacità di lettura del mondo in chiave filosofica che va riconosciuta ad autori come Toon Tellegen o, talvolta, Bernard Friot.
In sostanza si tratta di avere uno sguardo che sappia leggere la profondità e lo sappia fare con leggerezza. E così, con grande semplicità, nei discorsi tra leopardo e topo si ragiona su che cosa significhi essere se stessi e accettarsi per quello che si è, sull'autodeterminazione, si riflette sulla fiducia e quanto essa abbia a che fare con la paura, si parla della curiosità che muove il sapere, a sentire loro due ci si intenerisce per la nostalgia di casa di un leopardo afgano chiuso in un recinto svizzero fin dalla nascita.
Si ragiona dell'ottimismo e del pessimismo, del Nulla e del Bello. 


Del diventare vecchi, della morte e del distacco. E a tutto questo si alternano giochi, diverse follie e qualche domanda di fisica.



A parte un paio di scivolate un po' retoriche, il tono si mantiene sempre a un ottimo livello ed è per questo motivo che sarebbe così bello sperare che, per disporsi bene verso la loro giornata, tutti i bambini e le bambine potessero partire da storie come queste.

Carla

venerdì 24 maggio 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


VOLATILI!

Per una curiosa coincidenza, almeno credo che sia così, escono quasi in contemporanea tre libri sugli uccelli e sul volo.


Il più erudito, ed esteticamente rilevante, è un libro olandese, che avevo segnalato a Bologna; si tratta di un libro, illustrato con le immagini originali, ispirato ad un libro naturalistico di fine ‘700, un grande repertorio sugli ‘Uccelli Olandesi’. 


Le tavole originali, qui riprodotte con grande efficacia, erano dipinte ad acquarello, copia per copia, e rappresentano uno di quegli esempi di illustrazione ‘enciclopedica’ che caratterizza gli erbari e i bestiari prima della fotografia. Il testo è di un’autrice olandese, una specialista di divulgazione, Bibi Dumon Tak, che ha reso ‘leggera’ la lettura, con schede degli uccelli scelti e un commento garbatamente spiritoso, relativi alle immagini selezionate dal testo originale.
Il volume è di grande formato ed è una vera gioia per gli occhi, con le tavole dettagliatissime e i disegni più verosimili del vero; l’editore italiano, Rizzoli, ha scelto il titolo, non troppo originale, ‘Il Grande Libro degli Uccelli’, che non rende ragione della bella operazione editoriale.


Di tutt’altro stile, e tutt’altro livello, ‘Il Libro degli Uccelli’, di Yuval Zommer, con le immagini di Barbara Taylor, pubblicato da Electa kids: come i precedenti dell’autore, si alternano tavole con temi di carattere generale, come la costruzione del nido o le uova, ad altre tavole con gruppi particolari di uccelli, per esempio gli uccelli che non volano, o singole specie. Il libro, che ad un primo sguardo non mi sembra presenti le sbavature rilevate in almeno un precedente lavoro, è anche un libro-gioco, del tipo cerca-trova, con particolari nascosti nell’immagine. 


La fascia d’età di riferimento è ovviamente diversa; il volume olandese richiede una lettrice e un lettore non solo motivato, ma anche capace di cogliere la bellezza delle riproduzioni. Il lettore del libro Electa è intorno ai sette, otto anni ed è mosso essenzialmente dalla curiosità, che il mondo degli uccelli sicuramente alimenta. Qui l’immagine, nella funzione esplicativa, prevale sul testo e trasmette uno sguardo divertito sul mondo animale, pullulante di creature buffe e originali.
Ma se si volesse allargare lo sguardo e si volesse fare un bel ripasso di inglese, c’è un altro libro che mi sento di suggerire: ‘Book of Flight. 10 records-breaking animals with wings’, di Gabrielle Balkan con le illustrazioni di Sam Brewster, pubblicato da Phaidon. 


Ciascun animale trattato viene introdotto con un indovinello , tipo chi è il volatore più veloce? Ne segue una descrizione precisa, accompagnata da un’illustrazione nitida, ma schematica, segno bianco su sfondo blu; nella doppia pagina successiva c’è l’immagine a colori, con una sottolineatura tattile, accompagnata dalla spiegazione. In questo caso non si tratta solo di uccelli, ma in generale di animali dotati di ali, quindi, per esempio, libellule, pesci volanti, scoiattoli e così via.


Contenti di questa abbondanza editoriale saranno tutti gli appassionati di ornitologia, piccoli e grandi, ma anche chi apprezza le belle edizioni, ben progettate, fatte salve poche distrazione nelle traduzioni.

Eleonora

“IL grande Libro degli Uccelli”, B. Dumon Tak, Rizzoli 2019
“Il libro degli uccelli”, Y. Zommer e B. Taylor, Electa kids 2019
“Book Flight. 10 Record-Breaking Animals with Wings”, G. Balkan e S. Brewster, Phaidon 2019