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mercoledì 17 luglio 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

ROCAMBOLESCAMENTE CANE 


È raro che un libro che racconta di tossicodipendenze, di malattia e infine anche di morte, di abbandoni, di povertà e di violenze possa risultare così divertente. (A parte quelli di Marie-Aude Murail che in questo è Maestra). 
Con Vita da cani questo succede. Ed è solo merito di Basse, un cane “con la pancia cascante e gli occhi tristi, e una delle zampe posteriori zoppica un po”. 
Eccolo qui, Basse, parole sue. 
E poi manco si chiamerebbe Basse perché lui, come pare tutti i cani, si dà dei noni che cambia quando si stufa. Ora in effetti si chiamerebbe Reginald Birger El Nachos Bigdog IV…se solo gli umani certe cose le capissero… 
Comunque Basse (Reginald) è il nostro narratore: simpatico, super ironico, Amico con la a maiuscola, molto saggio, determinato, intelligente e coraggioso, con una imbarazzante debolezza per le coccole ben fatte, per i cuscini comodi e per la pizza quando avanza, ma capace di analizzare ogni situazione seguendo odori (anche la paura ha un odore) ed esperienza di vita, sempre pronto ad affrontare qualsivoglia complicazione. 
Le complicazioni in questa storia sono assai, anzi pare proprio che sulle complicazioni si regga tutta la vicenda. Sulle complicazioni e su Basse (Birger). Credibili o inverosimili, le complicazioni crescono insieme al racconto. 
Il fatto è che Basse (El Nachos) è il cane di un tossico, Kjell il tossico. E Kjell il tossico, per quanto simpatico, è pur sempre un tossico e dunque sta sempre nei guai: un furto, una fuga, una crisi di astinenza, un espediente, un’idea geniale per svoltare che poi tanto geniale non è. Basse (Bigdog IV) è sempre lì pronto a fronteggiare l’imprevisto perché pure quando pare andare tutto strabene, quando sembra rimettersi tutto in equilibrio e si fanno discorsi da adulti consapevoli e quasi sdolcinati, ecco che le cose si complicano nuovamente. 
Ma il vero imprevisto in questa storia è davvero peso: a Kjell e Basse capita uno di quei fatti della vita, di quelli che o abbandoni e ti distruggi per sempre, oppure prendi forza e vai. 
Dunque, una storia che racconta cose per cui ci si aspetterebbero lacrime e disperazione alle pagine pari e condanne e buoni consigli alle pagine dispari e invece gli ingredienti di questa storia sono ben altri: 
1) un quadrupede che è un Amico determinato e sapiente 
2) una voce narrante capace di portare la nostra immaginazione tra le ossa, i peli, il naso e le zampe di un cane. Vista e odorata da questa altezza, la vita può offrire diversi aspetti divertenti. 
3) un intreccio narrativo vivacissimo, a tratti iperbolico ed ecco che questa storia diventa davvero una bella storia. 
Arne Svingen è autore norvegese, molto letto e molto premiato in patria dove ha pubblicato più di 100 titoli, moltissimi per ragazzi. In Italia ne abbiamo visti arrivare tre: Macchia nel 2007 per Salani ma ormai è fuori catalogo, La ballata del naso rotto pubblicato nel 2019 da La Nuova Frontiera junior e ora Vita da cani per lo stesso editore. I due romanzi hanno evidenti punti di contatto: i guai, l’amicizia, le dipendenze, l’ironia. Entrambi sono ben calati in uno spaccato di società assolutamente reale. 
Come molti e molte di coloro che scrivono dal nord Europa, Arne Svingen sa raccontare le esperienze più dure della vita con una leggerezza che non toglie nulla né alla realtà né all’immaginazione. Anzi gli consente una schiettezza di sguardo che altri autori (quelli preoccupati di dare indicazioni su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato) non riuscirebbero a sostenere. 
Per lettori dagli 11 ai 13 anni: una realtà fatta di spacciatori vendicativi e di assistenti sociali troppo ingenue (o troppo sagge?), di fratelli sinceri e di ladri traditori, di bugie improvvisate e di verità che salvano, di madri alcolizzate e di un cane, Reginald Birger El Nachos Bigdog IV anche detto Basse, che è davvero molto molto simpatico. 
Un Amico. 

Patrizia 

"Vita da cani", A. Svingen, trad. di Lucia Barni, La Nuova Frontiera 2024 

mercoledì 26 aprile 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


FRA MADRE E FIGLIO


L’autore giapponese Shinsuke Yoshitake è ben conosciuto in Italia: diversi editori hanno curato la traduzione dei suoi libri illustrati e degli albi, alcuni dei quali hanno ricevuto importanti riconoscimenti, come l’indimenticabile ‘Non si toglie!’. 
Eccolo tornare a parlare d’infanzia, con ‘Poi però’, che è pubblicato dall’editore Becco Giallo.
Qui è descritto il rapporto fra una madre e un figlio che cresce. L’essenza di questo rapporto è vista, con occhio ironico, ma intensamente partecipe, contrapponendo situazioni apparentemente contraddittorie, raccontate in prima persona da una madre che racconta al figlio le tappe della loro storia comune, che, come per tutti, ha alternato momenti gioiosi e momenti tristi, allegria e preoccupazione: prima piangevi, contrariato dall’atteggiamento di una compagna di giochi, poi però eri pronto a dimenticare tutto e a rimetterti a giocare; e così quando ti ammalavi, eri capace di passare da uno stato di agitazione al tracollo febbrile, per poi riprenderti in men che non si dica.


Poi però si cresce: tutti i figli crescono e il distacco è inevitabile e così pure la lontananza. Poi però, si ritorna a casa, cambiati, magari con una propria famiglia. Ma fra madre e figlio, ancora una volta, la nostalgia e i ricordi si alternano alle mai sopite discussioni, ai diversi punti di vista, alle recriminazioni senza fine.
Poi però…
Così come era stato per ‘La prima volta che sono nata’,  l’albo è rivolto soprattutto alla lettrice adulta, a quella mamma che vede crescere il proprio figlio fra mille arrabbiature e un amore profondissimo, e l’ansia per le malattie, il dispiacere del distacco e quegli abbracci senza fine che mettono rimedio a qualsiasi litigio. Un tira e molla fra lasciar andare e trattenere, fra andarsene e tornare che centra perfettamente la dialettica fra una madre e un figlio.


Lo sguardo di Shinsuke Yoshitake è uno sguardo complice nei confronti di entrambi i protagonisti: di entrambi viene rappresentata la forza e la fragilità: nel bambino che da piccolo dipende dall’abbraccio materno, dalla sua protezione, per emanciparsene nel corso del tempo; e la forza materna che tutto affronta per prendersi cura del proprio figlio, per poi scoprirsi sola al momento del distacco.
La commozione è assicurata, in tutte quelle mamme che hanno visto i figli lasciare il nido o essere in procinto di farlo; ma, per fortuna, si sorride molto di questo ritratto affettuoso di quella che potremmo definire una lunga battaglia in cui in fondo, almeno si spera, vincono tutti.


L’autore giapponese, con il suo stile asciutto, vicino al fumetto, illumina questa tematica universale con delicata ironia; pur con un tratto essenziale, riesce a rendere con grande efficacia gli stati d’animo, le emozioni, i pensieri nascosti e i fili invisibili che legano i due protagonisti.
Lettura consigliata a tutti, dai sei ai novantanove anni.

Eleonora


“Poi però...”, Shinsuke Yoshitake, Becco Giallo 2023