venerdì 22 marzo 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IN UNA NOTTE DI LUNA PIENA ...

Il bambino mannaro, Ulf Stark, Markus Majaluoma
(trad. Laura Cangemi)
Iperborea 2019


NARRATIVA PER PICCOLI (dai 6 anni)

"'Sì, morsicano. È così che si diventa lupi mannari. Prima uno è un essere umano normale, per esempio un bambino con i pantaloni a pallini. Poi una notte arriva un lupo mannaro e lo morsica. E allora se non muore, diventa un lupo mannaro. È colpa della saliva.' 'E come sono fatti?' 'Tipo dei lupi grossi e scorbutici. Con la pelliccia.'"

Janne e Ulf, fratelli, sono di nuovo lì a fare l'uno da maestro all'altro. Il tema questa volta è: lupi mannari.
Forse è solo per vendetta che Janne decide di terrorizzare il piccoletto. Ulf inavvertitamente (?) lo ha denunciato al padre che lo ha scoperto a giocare con il teschio nel suo studio da dentista. O forse dipende dal fatto che un fratello maggiore ha la vocazione a torturare, anche solo psicologicamente, il proprio fratello minore. Poco importa. Janne, dopo aver spiegato nei dettagli come avviene la metamorfosi, organizza alle spalle del piccolo Ulf uno scherzo in piena regola: simula l'arrivo di un lupo mannaro con relativa morsicatura lieve sul braccino del fratello. Il gioco è fatto. Ulf è arciconvinto di essere stato contagiato dalla saliva mannara e, visto che nel cielo c'è la luna piena, anche l'ultimo dubbio si dissolve. Ulf però è un bambino altruista e affezionato alla propria famiglia così, per evitare la tentazione di mordere fratello e genitori, si avventura nella notte in cerca di qualcuno da 'morsicare'. 


L'esistenza dei lupi mannari è piena di solitudine e freddo. Tuttavia a ululare nella notte ci si guadagnano due hot dog e il problema sembra tamponato. Almeno per ora. La luna piena però, a sentire cosa dice la mamma, è solo il giorno dopo. 
Accidenti, e se essere lupi mannari è per sempre, che fare? Forse potrebbero egregiamente risolvere il guaio krackers con sardine. 
E per sempre.

Si legge in un fiato la nuova piccola storia dei fratelli Janne e Ulf.
Ed è di nuovo un piccolo esempio di perfezione racchiusa in sole 45 pagine, illustrazioni di  Markus Majaluoma incluse.
In uno spazio di scrittura e di tempo narrativo che per altri sarebbero esigui e asfittici, Ulf Stark è in grado di mettere sul tappeto un bel numero di cose.
La prima e principale è la relazione fra fratelli. La primogenitura è molto sentita ma spesso e volentieri si fonde con un incontenibile senso di protezione e di solidarietà dei maggiori rispetto ai minori, soprattutto nel fare squadra di fronte agli 'adulti'. 
La seconda, che sembra andare in direzione opposta e contraria, ha a che fare con la meravigliosa ingenuità di un bambinetto e con la cieca fiducia riposta in chi ha maggiore esperienza (fratello compreso). Come a voler testimoniare che con il crescere, cresce anche l'autonomia di pensiero rispetto al mondo che ti circonda e l'astuzia si affina. Quando si è piccoli la direzione da prendere la si affida ad altri e va bene così.
Il terzo elemento sta nel gusto per lo scherzo e la presa in giro, entrambi messi in atto in assenza di ogni malizia. E non solo a opera di Janne, che organizza la messa in scena, ma anche da parte degli adulti che ruotano in questa storia: l'omino del chiosco con la storia dei due hot dog per tirare fino a mattina, l'infermiera del padre con l'antidoto a base di cracker e sardine. 



Sulla questione intorno a cui tutto ruota, ovvero la metamorfosi, mi pare che Ulf Stark sottilmente noti come abbia un suo fascino 'oscuro', cui è difficile rinunciare. Tanto è vero che è lo stesso bambinetto, di fronte all'ammissione esplicita del fratello maggiore circa le modalità della messa in scena, a essere restio a crederci, ammettendo così una velata speranza di poter continuare a essere ogni 28 giorni licantropo. Salvo poi, con altrettanta determinazione, decidere di rinunciarvi in nome del proprio snack preferito.
Tutto questo ha come sfondo il racconto di una quotidianità casalinga che è un vero piacere assaporare con la lettura. E non a caso mi pare si possa parlare di sapore o di odore o di rumore. Tutto passa attraverso una percezione sensoriale: dalla promiscuità tra fratelli nel bagno, sputi nel lavabo, alle macchie di cibo sulla faccia, polvere sotto i divani, piedi che spuntano dalle coperte.
Bello, come sempre. Anche per quel 'morsicare' al posto di 'mordere'.

Carla

mercoledì 20 marzo 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


L’ORIGINE DELLE SPECIE


Non è solo ambizione ad aver guidato Sabina Radeva, brillante autrice inglese, a cimentarsi con qualcosa che sembra impossibile: ridurre in un albo illustrato il testo sacro della biologia moderna, ‘L’origine delle specie’ di Charles Darwin. Credo ci sia anche una grande autentica passione.
Sabina Radeva ha una solida formazione scientifica e nello stesso tempo è una valente illustratrice e quindi ha tentato l’impresa impossibile: ed ecco davanti a noi ‘L’Origine delle Specie di Charles Darwin’, pubblicato da Mondadori, un bel libro illustrato che riassume con semplicità e precisione i termini essenziali della teoria dell’evoluzione.
La parte più sintetica riguarda gli antefatti, cioè la teoria prevalente all’epoca di Darwin, il creazionismo, e gli antesignani, cioè quell’insieme di scienziati che da punti di vista diversi hanno introdotto concetti che preparavano la strada per l’affermarsi della teoria dell’evoluzione. Questa è la parte più sacrificata, ed è in parte un limite perché si comprende meno la portata rivoluzionaria dell’opera di Darwin.
Ma è un peccato veniale, poiché nelle pagine successive si spiegano con grande chiarezza concetti come adattamento, selezione naturale, variabilità naturale delle specie.


L’evoluzionismo contemporaneo, come è noto, si fonde con la genetica, disciplina che non era ancora nata all’epoca di Darwin: questo dimostra anche la grandezza dello scienziato inglese, che senza sapere come nascessero spontaneamente le variazioni nelle caratteristiche di ciascuna specie, ne intuì comunque l’esistenza.
Ci vuole una grande capacità di sintesi per rendere comprensibile, con un linguaggio semplice e con il supporto indispensabile delle immagini, concetti in realtà complessi, la cui portata rivoluzionaria ha cambiato il modo di vedere il posto dell’uomo nel mondo.
Qui e là sono riportate citazioni significative dello scienziato inglese, che fanno da contrappunto alla spiegazione contenuta nel testo. E su alcune di esse ci sarebbero da fare interessanti osservazioni, che potrebbero essere spunto per ulteriori approfondimenti.
L’autrice, per evitare di appesantire l’esposizione e nello stesso tempo per rendere più ampia la comprensione, ha pensato di porre alla fine del libro un appendice con alcune note di approfondimento. Segue anche un necessario glossario e una piccola bibliografia.
Non manca un aspetto ludico, con l’invito a individuare nelle tavole alcuni insetti riprodotti anche nei risguardi di copertina.


E’ dunque un libro piacevolissimo e stimolante, uno di quei libri che, dato in mano a bambine e bambini, dagli otto anni in poi, curiosi delle cose naturali, può diventare uno strumento importante di stimolo per ulteriori letture. Riesce infatti a essere evocativo senza tradire il contenuto scientifico, ed è cosa rara. In questo il ruolo principale è svolto dalle immagini, che siano grandi tavole a tutta pagina o riquadri che si alternano alle didascalie e alle citazioni; ma non c’è pagina che non sia piena di colori e di movimento, in cui l’occhio non sia continuamente sollecitato a cercare nel dettaglio il senso del testo; mi sembra questo approccio corrisponda perfettamente all’aspirazione dell’autrice, così come la esprime nel suo sito, cioè esplorare i nessi possibili tra scienza e creatività artistica. In questo libro credo abbia trovato una bella sintesi dei due linguaggi.



Eleonora

“L’Origine delle Specie di Charles Darwin”, S. Radeva, Mondadori 2019




lunedì 18 marzo 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IN MEMORIA
Ad A, D e V

River il cane nero, Suzy Lee (trad. Giuseppe Solinas)
Corraini 2019


ILLUSTRATI

"Ci sono dei momenti che devono essere catturati immediatamente: la storia di River è uno di questi. Mio figlio e mia figlia (Mountain e Sea) singhiozzavano nel guardare la pila di disegni dedicati alla nostra cara cagnolina. Una volta finito il libro, hanno detto: 'Da ora in poi staremo bene'. So che non staranno bene, ma so anche che il ricordo di River rimarrà scolpito nella loro memoria."



Chiusa in una gabbia, la cana (è una femmina!) soffre la fame e soffre la sete. La vicina di casa del suo padrone si intenerisce e talvolta la va a trovare fino al giorno in cui se la fa dare, perché è stanca di vederla maltrattata così. Ma non sarà lei a tenerla: ha già April con sé. L'affiderà invece a una famiglia che saprà offrirle quello di cui ha bisogno un cane: affetto, cibo e un po' di spazio. E così la cana conosce i due bambini di quella famiglia, Mountain e Sea, il gatto del nonno, Cloud, e i cani dei vicini, Lightning e Thunder, Lampo e Tuono. Ottiene un nome, River. Smette di avere fame e sete e non si annoia più. Corre, salta, gioca con loro. Arriva la neve e altri giochi. Arriva però anche il momento in cui bisogna separarsi. Ma - è una promessa dei bambini - sarà solo per poco. La famiglia lascia River a casa del nonno che di lei continua a prendersi cura. Ma giocare con Mountain e Sea è un'altra cosa. E così per River comincia l'attesa, il tempo scorre e con esso la malattia.
Una nuova nevicata è in arrivo...

Cani e bambini: binomio perfetto. Non è una novità.
Nelle poche parole di introduzione, che potrebbero passare inosservate, si capiscono una serie di cose importanti per capire e apprezzare a fondo questo libro.
La prima, River è una femmina. Peccato, perderselo nel racconto.
La seconda, è una storia vera. E questo coinvolge chi legge al massimo grado.
La terza, questo è un libro-epitaffio, nato - come capita a ogni epitaffio - dal desiderio di non dimenticare. È costruito, si deduce dalle poche parole, a posteriori, attraverso una selezione fatta tra i moltissimi disegni, quasi schizzi, fatti nel corso della loro convivenza, a River e ai due bambini.
Ma soprattutto è concepito sull'onda del ricordo e della nostalgia.
La quarta, questo è un libro-ponte per cercare di attraversare un dolore. In realtà, con grande onestà, pare rappresentare solo una prima tappa di avvicinamento.
Superarlo, il dolore, elaborare la perdita di quel cane, è decisamente più complesso, e non bastano i disegni. È lei stessa a dichiararlo, ma aver disegnato River che gioca con loro, avergli restituito forma, colore, spazio e tempo ripercorribili, seppure 'in vitro' (per quanto può essere in vitro una storia vera fermata sulle pagine di un libro) tutte le volte che lo si voglia fare, può riempire parte del vuoto lasciato.


River, se da un lato è un omaggio al ricordo di quella canetta, lo è anche a Gabrielle Vincent e al suo Un jour, un chien a cui evidentemente Suzy Lee pensa quando disegna (e non solo qui).
Non è un mistero che Gabrielle Vincent abbia rappresentato fin dagli esordi di Suzy Lee un imprescindibile modello, in particolare per la capacità di gestione della pagina bianca, per l'uso del bianco e nero, e per il tipo di disegno a matita, che porta in sé l'immediatezza del gesto, del tratto e del 'non finito', dello schizzo. Entrambe hanno una potenza nel segno che deriva da una grande capacità tecnica di disegnare il movimento di umani e animali e oggetti (diceva Pietro Manzoni, Non c'è nulla da dire: c'è solo da essere).


Entrambe sanno essere evocative, al limite della commozione, attraverso il silenzio (o un testo ridotto ai minimi termini come in questo caso) e il contrasto tra il bianco e il nero. 


Entrambe sanno costruire un respiro narrativo che le parole renderebbero solo più asfittico. In questo senso, la loro assenza (qui quasi totale) ha lo scopo e la capacità di potenziare le molteplici strade di lettura e di interpretazione. Attenzione, però: molteplici, non infinite. In entrambi i libri, il gap finale - questo sì silenzioso anche anche in River - in cui il lettore è invitato a tuffarsi, è sotto gli occhi di tutti.


Si tinge di azzurro, assumendo un senso, in Suzy Lee e in Gabrielle Vincent si ferma una frazione di secondo prima di un atto finale che nessuno può prevedere.
Entrambe hanno una capacità innata di illustrare per tutti.
In tal senso,  silenzio o rare parole sono ancora una volta 'linguaggio' eloquente.

Carla

venerdì 15 marzo 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


LUNA, PER TUTTO L’ANNO



Come sfuggire al richiamo irresistibile di un anniversario come quello della missione dell’Apollo 11, la missione spaziale che portò al primo allunaggio della storia umana?
Impossibile resistere e così, già dalla fine dello scorso anno, la produzione editoriale di carattere divulgativo, e non solo, si è rivolta con insistenza al tema ‘Luna’.
Fra le tante proposte, ho scelto ‘Voglio la Luna’, firmata da Andrea Valente e Umberto Guidoni, con le immagini realizzate da Susy Zanella, uscito recentemente per i tipi di Editoriale Scienza. Gli autori sono molto noti, Andrea Valente come scrittore, Guidoni come astronauta e divulgatore di successo.
Il volume, abbastanza corposo, è chiaramente indirizzato a un pubblico di lettrici e lettori grandicelli, quanto meno dai dieci anni in su, anche se nella sua parte più narrativa può attirare anche lettori più piccoli.



E’ diviso in tre parti: la prima ‘Mitica Luna’, esplora la Luna così come è stata raccontata nei miti, nella letteratura, nella musica, nei film, nell’arte ed è già così un discorso impegnativo, ricco di spunti; la seconda, ‘Luna Scientifica’, entra nel merito di tutto ciò che sappiamo sul nostro satellite, come è nato, quanto è distante, le fasi lunari, le caratteristiche geologiche, l’influsso della Luna sulla Terra. Questa parte, la più astratta, se vogliamo, è in realtà raccontata con grande chiarezza e altrettanta precisione, fornendo molte risposte alle domande spontanee dei giovani studiosi e delle aspiranti astronaute. 



L’ultima parte, ‘Avventurosa Luna’, ripercorre le tappe dell’esplorazione spaziale, delle missioni Apollo e dei progetti futuri, relativi a insediamenti stabili sul terreno lunare. Non mancano i riferimenti scherzosi alla presenza di presunti ‘lunariani’ e quelli più seri, si fa per dire, relativi alla teoria del complotto, che immagina una grande messa in scena, a fini politici, di qualcosa che in realtà non è mai avvenuto.
Cosa mi ha colpito di questo libro: innanzi tutto, la grande precisione affiancata però a un linguaggio molto chiaro, nella parte più scientifica anche giustamente schematico; l’equilibrio di un’esposizione che mette insieme i diversi aspetti del racconto sulla Luna, dal simbolico allo scientifico, dal letterario al tecnologico senza che una parte prevalesse sull’altra, fornendo in questo modo una panoramica esauriente dei diversi punti di vista. Infine l’aver pensato un libro capace di rispondere all’esigenza di approfondimento di ragazze e ragazzi al di sopra dei dieci anni, quindi con un livello di approfondimento adeguato e coerente.
Onestamente, mi sembra una rarità, una proposta originale, rigorosamente made in Italy, migliore di molte altre proposte presenti sul mercato. Mi è sembrata anche molto curata nelle illustrazioni, evocative quando lo devono essere, precise quando devono spiegare, e nell’agile impaginazione.


Una bella proposta di approfondimento per tutti quelli che vogliono sapere un po’ di più della Luna, presenza familiare, ma non tanto conosciuta. Buona lettura!

Eleonora

“Voglio la Luna”, A. Valente e U. Guidoni, con le illustrazioni di S. Zanella, Editoriale Scienza 2019


mercoledì 13 marzo 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PUNTI DI SVISTA

Ho visto una talpa, Chiara Vignocchi, Silvia Borando
Minibombo 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"'Oggi ho visto una talpa piccolissima!'
'Ooooohhh!'
'Oggi ho visto una talpa molto grande!'
'Uuuuhh!'"

Il primo ad averla avvistata è un imponente elefante, mentre la seconda che la vede è una minuscola formica. Sono in tanti, e tutti nello stesso luogo riuniti, ad averla vista, la talpa. Una lumaca ne ha notato la velocità, mentre il leopardo ne constata la lentezza. 
Il camaleonte ne ha viste due che andavano in direzioni diverse e il ragno invece ne ha scorte un gruppo...


La talpa, a ben vedere (!), c'è ed è una sola ma, dato che è una talpa, di tutto questo grande interesse che la sua presenza genera, non si accorge e pensa - addirittura - di essere tutta sola in quella radura.

I libri di Minibombo, per scelta editoriale, sono così.
Riconoscibili per forma, per segno, per originalità del punto di vista, spesso per certa ironia, per pubblico di riferimento.
Sono, salvo rare eccezioni, quadrati, con una copertina rigida. Spesso hanno un colore dominante che li attraversa. 


Il tipo di disegno, che a mio parere non è il loro punto di maggior forza, nasce così semplificato per essere immediatamente riconoscibile e leggibile, ma è spesso un po' troppo lontano da un disegno che sia il risultato di una ricerca originale di una sintesi della forma.
È un po' come se i personaggi si irrigidiscano nel loro aspetto, sull'altare della riconoscibilità.
Animali, o più in generale personaggi, disegnati sulla pagina attraverso un tratto che sia al contempo sintetico ed empatico hanno in sé qualcosa in più che nella maggioranza dei libri di Minibombo non mi pare di vedere. Gli animali di Klassen, per capirci, sono un'altra storia.
Per questo motivo i libri di Minibombo che hanno 'sconfinato' nell'astratto sono quelli che mi sembrano i più meritevoli.


I caratteri più felici dunque sono altri. Il punto di vista, per esempio. In libri come l'insuperato, Orso, buco! oppure Solo un puntino o ancora Gabbiano più gabbiano meno o Guarda fuori! su questo costruiscono la loro miglior qualità.
Questo porsi davanti a una prospettiva insolita porta con sé, almeno a Minibombo, una inevitabile ironia di fondo. Spesso che sconfina nella cattiveria. Anche questa riconoscibile e godibile e, auspicabilmente, dispensabile tra bimbetti e bimbette anche molto piccoli, con lo scopo di aiutarli a ridere del mondo e a non essere troppo 'politicamente corretti'.


Il terzo elemento con cui a Minibombo sanno districarsi con grande disinvoltura è la realizzazione dei testi. Sono bravi a trovare sempre un registro adatto allo spirito della storia e nel contempo si impegnano a rendere la lettura ad alta voce una vera festa. O quanto meno, una passeggiata in discesa.
Ecco. Sono questi tre ultimi fattori che ritrovo in Ho visto una talpa e mi piacciono di più.
Di questa storiellina fatta di quasi nulla, in ordine crescente, mi piace l'idea di partenza, ovvero quanto ognuno di noi esista anche attraverso lo sguardo degli altri, a seguire l'ironia e il gioco che la attraversa, laddove i singoli animali di quella talpa mettono a fuoco un carattere che di fatto è 'inesistente'. Il gioco con chi legge nasce dalla relazione che si crea tra l'animale sulla pagina e la sua percezione falsata.
Ultimo tocco, il finale con l'inconsapevolezza dell'occhialuta talpa medesima.


La cosa migliore però è ancora una volta il testo. Lì per essere letto ad alta voce e per chiamare immediatamente dentro chi ascolta. Impensabile non leggerlo almeno due o tre volte di seguito, chiamando alla partecipazione bambini e bambine al 'responsorio', con l'intento di cogliere insieme (sarebbe bellissimo fare a monte, con loro, un lavoro di ricerca sulle caratteristiche comunicative di un tono di voce piuttosto che di un altro) in tutte quelle brevi esclamazioni, le tante possibili sfumature di interpretazione.
Ci si potrebbe divertire...


Carla



lunedì 11 marzo 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


FANTASMI IN GIARDINO



Ancora una volta il terzetto di amici, Simona Billie e Aladdin, creato dalla svedese Kristina Ohlsson, è alle prese con le oscure presenze legate, questa volta, alla grande casa della nonna di Simona.
E’ lei, infatti, la protagonista del nuovo romanzo, intitolato impropriamente ‘Gli angeli di pietra’, pubblicato in queste settimane da Salani.
Titolo improprio perché le statue che campeggiano nel giardino della casa della nonna, che un tempo era un albergo, non sono affatto angeli, ma rappresentano una famiglia; fatto sta che queste grandi statue nottetempo cambiano posizione, mentre in una delle stanze, chiamata Camera dei Sospiri si sentono strani rumori.
Ad aggiungere mistero a mistero c’è un mangianastri, una cosa antica insomma, che la nonna regala a Simona insieme a dei nastri,su cui sono incise voci misteriose.
Ce n’è abbastanza per avere un po’ di paura e così Simona chiama in soccorso i suoi amici, protagonisti delle storie precedenti della Ohlsson.
A questa situazione complicata si aggiunge la malattia della nonna, che si aggrava sempre di più, addolorando profondamente la giovane protagonista.
Ovviamente le indagini proseguono e il terzetto di amici incontra diversi personaggi, il cui legame con la vecchia casa sul momento appare sospetto.
Simona e amici trovano in un’intercapedine della stanza misteriosa un fascio di lettere e un medaglione, che raccontano di una lontana storia d’amore.
Alla fine tutti gli indizi, che l’autrice sapientemente distribuisce lungo il racconto, vanno al loro posto e il soprannaturale cede il passo a una complicata storia di famiglia, che viene chiarita poco prima che la nonna muoia. Lasciando però, com’è costume dell’autrice, un margine di dubbio sul fatto che la verità sia tutta lì.
Come i precedenti, anche questo romanzo, dalla narrazione veloce e scorrevole, è costruito con grande attenzione e riesce a sostenere il clima misterioso della ghost story fino alla fine, risolvendo poi il nodo narrativo smontando pezzo per pezzo gli elementi di mistero per tradurli tutti, o quasi, in termini realistici. Questo è esattamente lo stile narrativo dell’autrice svedese, che riscuote un grandissimo successo in patria.
Qui si evidenziano i principali punti di forza e di debolezza di una produzione seriale di qualità, incentrata su una efficace costruzione narrativa, senza sbavature o incoerenze e da uno stile fresco e semplice, che rende la lettura adatta anche a lettrici e lettori, dai dodici anni in poi, un po’ pigri. La debolezza sta nella prevedibilità di uno schema che si ripete in ogni romanzo, con una situazione misteriosa i cui elementi vengono smontati man mano per trovarne una soluzione razionale. Sono molti gli autori che attingono al soprannaturale come parte integrante della narrazione, da Almond alla Hardinge, per citarne solo alcuni, ma nel caso della Ohlsson c’è una voluta aderenza al modello delle storie di fantasmi, con le ‘oscure presenze’ annunciate da strani fenomeni, oggetti che si spostano, voci, apparizioni, per poi ribaltare il discorso in termini quasi del tutto razionali. Non c’è traccia di spiritualismo, non c’è traccia di narrazione ‘fantasy’, al contrario c’è una attualizzazione di una tipologia di racconto, per esempio molto presente nella letteratura inglese, che utilizza largamente atmosfere inquietanti, indizi ambigui, suggestioni soggettive. La cifra di questo tipo di racconto è l’inquietudine di fronte a qualcosa di sfuggente, di vago, che spesso confonde i confini fra realtà e immaginazione; non c’è traccia di horror, che pure può essere ed è spesso un’interpretazione delle storie di fantasmi, ma un’insinuante sensazione di paura.
Una buona lettura, dunque, per chi non si spaventa facilmente.

Eleonora

“Gli Angeli di Pietra”, K. Ohlsson, Salani 2019


venerdì 8 marzo 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL CAMBIO DELLA LUNA

Il sapore della luna, Michael Grejniec (trad. Gabriella Manna)
Kalandraka 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Da molto tempo gli animali guardavano il cielo di notte.
Che sapore aveva la luna? Era dolce o era salata?
Volevano solo assaggiarne un pezzettino e perciò stiravano il collo, allungavano le zampe e drizzavano anche la coda.
Cercavano di toccare la luna, ma neanche il più grosso di loro ci riusciva."

La tartaruga pensa che salendo in cima al monte la raggiungerà, la luna. Ci si avvicina, ma per toccarla ci vuole ben altro. Si rivolge a chi è molto più grande di lei: l'elefante. Anche così però la luna è sempre irraggiungibile. L'elefante, a sua volta, chiama la giraffa. La giraffa convoca la zebra. Ma anche adesso che sono in quattro, uno sulla groppa dell'altro (la tartaruga sotto a tutti con il suo carapace robusto non sembra cedere), la luna non si fa acchiappare. Lei ha capito il gioco e man mano che la torre di animali si alza, si sposta nel cielo andando sempre più in alto. 


Ormai sono in sette, uno sopra l'altro e la luna è ancora irraggiungibile. D'altronde se è lei stessa che continua a muoversi sempre un po' più in là...l'impresa sembra impossibile.
Eppure. Sebbene non sia stato chiamato da nessuno, il topo, che di lì passa per caso, porta a casa il risultato.

Il 'topos'...letterario è lì sotto gli occhi di tutti. E con lui anche il messaggio che la sostanza della storia tiene in sé. Fino qui non ci sono novità di rilievo, a parte una inequivoca piacevolezza che storie costruite sull'accumulazione e la ripetizione dimostrano di avere tra i più piccoli.
La fiaba dei Musicanti di Brema, che anche visivamente ha nessi con la storia di Grejniec rappresenta, lasciato da parte il lato 'sociale' di alcuni suoi aspetti, un canone in tal senso: il desiderio di uno può diventare il desiderio di molti e se questi molti si consorziano nel tentativo di realizzarlo, le possibilità di riuscita sono decisamente superiori ai risultati che si otterrebbero in solitario.
In sistesi: l'unione fa la forza. Dai Musicanti alle class action è un soffio.
La storia editoriale di questo libro è piuttosto lunga. Per la prima volta in Italia fu pubblicato da Arka con un testo un po' diverso da quello attuale. 


Le differenze non risiedono soltanto nella traduzione che oggi è stata affidata a Gabriella Manna e nel 1993 fu fatta a quattro mani da Umberto e Ginevra Costanzia, ma in una revisione più sostanziale.
Sono spariti i singoli ragionamenti dei vari animali che si susseguono sul carapace della tartaruga riguardo ai loro gusti alimentari: se la luna sapesse di insalata la tartaruga la mangerebbe, se sapesse di acacia piacerebbe all'elefante, se avesse lo stesso gusto delle foglie di mimosa sarebbe perfetta per la giraffa e così via.
Perché tutto questo sia stato eliminato nella revisione che lo stesso autore ha fatto del testo italiano, titolo compreso, resta piuttosto misterioso.
Un po' egoista, magari, ma di certo divertente.
Si potrebbe pensare che il testo sia stato rinnovato con la funzione di far convergere tutto sulla questione di fondo, ovvero l'essere squadra per un unico fine: toccare la luna.
Al contrario, nella prima edizione i singoli animali salivano uno sulla groppa dell'altro con un solo scopo molto personale: assaggiarla e, verificatone il sapore, mangiarsela tutta, evidentemente da soli e in santa pace.
Se da una parte il testo a questo punto è costruito in una prospettiva più 'politicamente corretta', ha perso però il divertente gioco 'interno' sui gusti di ciascuno, in fatto di cibo. 


Di certo sono sopravvissute le ridondanze, sorta di ritornelli interni.
Altrettanto si è mantenuto il valore di gioco tra animali e luna dove i primi inseguono e la seconda scappa. Si è persa invece l'offesa finale che nell'edizione originale era il motivo del rimpicciolimento, ed è stata soppiantata da una più neutra sorpresa.
La piccola chiosa del pesce sott'acqua che riguarda la 'fame di luna' e che ha lo scopo di ridimensionare lo sforzo degli animali, mettendolo un po' in ridicolo è giustamente rimasto a chiudere anche questa rinnovata edizione.
La struttura narrativa continua a essere perfetta per una lettura con i più piccoli sebbene il testo sembra essersi perso qualcosa per strada. L'illustrazione, invece, resta bellissima e ancora di grande impatto. Il nero dello sfondo di tutte le tavole ha il merito di esaltare la luminosità di qualsiasi colore gli si appoggi sopra. Il fascino del 'castell' che si rastrema verso l'alto, perché gli animali via via sono sempre più piccoli, come è giusto che sia, è ancora lì a fare bella mostra di sé. L'effetto 'felpato' del collage è un marchio di fabbrica per Michael Grejniec che lo rende inconfondibile e unico. 


Ed è un piacere che il faccione di luna sia di nuovo lì, fortunatamente su una carta meno lucida, che ne accentua luminosità e materia.

Carla

mercoledì 6 marzo 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


SIRENE


Questo albo, ‘Julian è una sirena’, pubblicato qualche mese fa in Italia da Franco Cosimo Panini, è di una semplicità disarmante nel presentare una situazione che potrebbe imbarazzare qualcuno e indurre qualche solerte amministratore veneto ad applicare un’inesorabile censura.
La storia, raccontata con delicatezza dall’americana Jessica Love, vede un bambino, Julian, incontrare per caso tre bellissime signore travestite da sirene.
E’ una folgorazione, anche lui vuole diventare una sirena; si guarda allo specchio e si immagina fra le onde, con una lunga chioma e una splendida coda da sirena; lo dice alla nonna, che sul momento non reagisce. Lui allora, mentre la nonna è occupata, si attrezza da solo per il travestimento, utilizzando quello che trova in casa: qualche ramo di felce in testa, abbellito con fiori freschi, una tenda annodata che diventa un lungo mantello, con la coda. Eccola lì la sirena, pronta ad affrontare il giudizio della nonna, che non apre bocca , ma regala a Julian una bella collana.


Poi, insieme, vanno ad una festa mascherata sulla spiaggia, piena di coralli, pesci, e, naturalmente, sirene.
Come si vede, niente retorica, niente lezioni impartite nello stile politically correct, niente spiegazioni e manifesti. Una storia semplice, delle scelte semplici: Julian che decide di vestirsi da sirena, la nonna che decide di assecondarlo, senza enfasi, solo con grande naturalezza.
E’ bello pensare di poter diventare ciò che si vuole, anche se in quel momento è solo un gioco.


L’albo, con una calda ambientazione all’apparenza caraibica, popolato da belle signore dalle forme abbondanti e altre belle ragazze piene di allegro splendore, racconta senza commentare, mostra senza giudicare e questo credo sia il suo più grande punto di forza.
Le illustrazioni, realizzate con acquarello, guazzo e inchiostro, sono state realizzate in un primo momento su carta bianca e poi su carta colorata, di un caldo ocra chiaro. Tutti i personaggi sono ‘afro’, realizzati con una fresca stilizzazione. Due sono i personaggi in primo piano: la nonna, compassata, presa dalle sue occupazioni, che guarda al bambino con il solo sguardo possibile, quello dell’affetto; e Julian, indeciso, poi via via più determinato vivere quel sogno che gli si è presentato in treno, allegro e stupito di se stesso.


Jessica Love è una giovane autrice di talento, con un segno grafico sicuro, molto ‘tradizionale’, nello stesso tempo con una grande capacità di sintesi: le sue tavole raccontano moltissimo attraverso lo scambio di sguardi fra nonna e nipote, mentre il testo si limita quasi esclusivamente ai dialoghi. La narrazione scorre fluida da una pagina all’altra, lasciando un senso di solare allegria.
L’albo è stato premiato come Opera Prima alla Fiera Internazionale del Libro per ragazzi di Bologna. Lo consiglio caldamente per la sua semplicità a lettrici e lettori a partire dai sei anni.



Eleonora

“Julian è una sirena”, J. Love, Franco Cosimo Panini 2018