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mercoledì 29 luglio 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

LA CADUTA CHE DIVENTA UN'ELEVAZIONE


Joff ha concluso il primo anno delle medie; siamo in estate e in un piccolo paese della provincia inglese, in quei posti dove cioè una persona della sua età ha la fortuna di potersi muovere in autonomia e in relativa sicurezza. Le giornate vuote gli concedono il tempo di esplorare posti diversi, sempre in compagnia dell’affezionato cane Jet. Le escursioni spesso condotte in solitaria e senza una meta ben precisa sono una maniera per sbrogliare la matassa fitta di pensieri che si muovono intorno alla grande prova che Joff sta affrontando, quella di riuscire a convivere con l’incertezza di un responso medico e la paura di perdere suo padre, al quale qualche mese prima è stato diagnosticato un cancro allo stomaco e che ora è alle prese con un percorso terapeutico piuttosto duro. 
Questo elemento del racconto, che di fatto costituisce l’innesco della storia, non è casuale. David Almond, come il padre di Joff, ha affrontato un’esperienza di malattia e di cura analoga, e come lui, ha potuto godere della professionalità e del supporto del personale medico ed infermieristico. A loro, infatti, il romanzo è dedicato. È chiaro che una vicenda di questo genere non lascia indifferenti e il modo in cui si incontra una diagnosi oncologica, ma soprattutto i modi in cui l’iter terapeutico viene gestito, possono fare realmente la differenza. Almond riconosce di essere stato fortunato e lo sguardo che consegna alla sua vita attuale e al fatto stesso di poterne immaginare una futura permea l’intero romanzo. Che infatti pone non a caso al centro della vicenda proprio un bambino di fronte al grande dubbio dell'esistenza. Non quindi chi sta affrontando in prima persona la malattia, ma chi, al suo fianco, affronta la paura enorme dell'incertezza che in casi specifici come questi è condizionata fortemente da una diagnosi, dal responso puntuale di un esame. 
Durante le sue passeggiate in solitaria, Joff esplora una vecchia cappella abbandonata, nella quale, nonostante i divieti, molti ragazzini amano trascorrere del tempo. 
C’è nell’infanzia di quasi tutti uno spazio reietto che ha costituito un’incontenibile attrazione, se questo spazio poi ha un passato fortemente connotato, delle mura e un tetto, è abbastanza plausibile pensare che diventi luogo di rifugi, intrattenimento e teatro di leggende e racconti. 
Si dice che nella Cappella Arcana si sia verificata una tragedia, che un ragazzino sia precipitato, trovando la morte. Non è chiaro in che punto della cappella sia successo, né ci sono notizie certe riguardo l’identità del ragazzino e la data in cui sarebbe accaduto. Ma questo costituisce un aspetto del tutto secondario: la suggestione può partire anche solo dalla figura stilizzata riportata sul cartello di pericolo all’ingresso della struttura. 


Così come i fantasmi non chiedono che si riconosca ogni dettaglio perché li si professi veri, così, il segno sintetico di una figura che precipita è più che sufficiente per liberare pensieri, voci e paure in uno spazio vuoto e abbandonato. 
Quello dall’alto verso il basso è un movimento verticale, ma lo è, nel verso opposto, quello dell’elevazione. Chi precipita è un bambino, ma chi si eleva è un angelo. E dunque, se non si hanno notizie certe riguardo a questo incidente, nulla vieta di immaginare che non si sia trattato di una morte, ma di un’ascesa, e che la statuetta dell’angelo ad ali spiegate che dovrebbe troneggiare sulla cappella, altri non è che quello che ha conosciuto la propria trasformazione salvifica proprio tra le mura di questa chiesa. 
L’angelo, neanche a dirlo, è figura molto cara a questo scrittore, non solo per i contenuti spirituali che richiama, ma soprattutto per la sua natura controversa che ha conosciuto moltissimi connotati nel corso dei secoli, delle culture e delle religioni. L’angelo è un ibrido: condivide con l’uomo il corpo, ma dell’uomo ha superato quel limite che lo àncora a terra. Di fronte a chi possiede ali e capacità di guardare da un punto privilegiato, l’uomo ha elaborato strategie, ha sviluppato ingegno e capacità di sentire. Le sue ali non sono fatte di piume, ma sono processi che consentono di attingere alle spiritualità più alte attraverso un percorso ancora una volta verticale, ma il cui terreno di slancio non è il pavimento, ma il reale di fronte ai nostri occhi; e il volo che compie è quello che permette di guardare oltre, tanto da accogliere presenze fantasmatiche. 
Ma chi, se non i bambini, più di tutti possiede la capacità di compiere questo salto? 
Vero è però che a tutti occorre una guida, e anche in questa storia, come in altre amate di Almond (su tutte Mina), si tratta di una bambina. Dawn arriva da un altro paese; è strana e inizialmente Joff diffida di lei, perché fa domande, è impicciona e alle volte sembra che parli da sola. Ma in un secondo momento Joff le sarà grato per la sua insistenza, perché lei sarà in grado di accogliere il suo tormento e di trasformarlo insieme a lui. Il ragazzino comprenderà che non è solo e che le cose possono essere plasmate, e che l’arte può offrirci una possibilità straordinaria di intervento nel presente. Disegnare, scrivere, costruire richiedono prima di tutto uno sforzo di immaginazione e questo ha alla base un processo che parte dal presente ma si muove solo sulla spinta del desiderio di cambiarlo. 
I bambini che frequentano la Cappella Arcana riescono a restituire a quel luogo la presenza della vita, non soltanto con la loro fisicità, ma soprattutto nel momento in cui decidono di abbellirla, di renderla diversa. 
Come in altri romanzi di Almond, anche in questo, i confini e i limiti vengono indagati come luoghi che occorre esplorare e superare per riuscire a crescere e a elaborare uno sguardo che sia, non pacificato, semmai più ricco e frastagliato e per ciò stesso, più vivo. 
L’autore ha preferito una narrazione ricca di descrizioni evocative, che indugiano soprattutto sui paesaggi naturali, e ha riservato, di contro, una sobrietà maggiore ai personaggi, ai quali vengono concessi brevissimi ritratti e accenni altrettanto sommari alla loro personalità. Persino di Dawn non viene restituita un’immagine precisa e sono sporadici i riferimenti alla sua persona. Il padre e la madre di Joff sono figure ovviamente presenti, ma il cui ruolo funzionale finisce per esaurire interamente lo spazio che viene loro concesso. Il padre vive soprattutto nei ricordi di Joff, perché al centro di questa storia in fondo c'è il grande mistero della vita sul quale è un bambino a interrogarsi, e la malattia del genitore costituisce solo il fattore scatenante di un appuntamento cui siamo tutti destinati a presentarci. Sono le risorse che un bambino possiede e che decide di utilizzare ad interessare Almond che in questo, come nel resto della sua opera, ha scelto di esplorare in tutta la loro ricca varietà. 

Teodosia 

La leggenda del ragazzo caduto di David Almond, traduzione di Giuseppe Iacobaci, 
Salani 2026

venerdì 13 marzo 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL PARADISO PUÒ ATTENDERE... 

Il fantasma del conte, Sara Marconi, Nicolò Mingolini 
Pelledoca editore 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

" 'Nonna, scusa, di chi è questa casa?' chiese Nicolò ancora asserragliato in macchina. 
 In effetti la casa che avevano davanti era quanto meno originale. 
 Sarà stata la pioggia, il buio che stava calando, tutto quel silenzio: quella villa cadente, con una persiana mezza rotta e quei finestroni così grandi e bui, quella strana torretta a punta e l'aria disabitata da sempre, era veramente lugubre. 
Non il posto dove Nicolò avrebbe scelto di passare il weekend, ecco." 

Eppure. 
Lui e la sorella più piccola, Ada, che negli ultimi tempi è stranamente taciturna, inappetente e solitaria, sono in macchina con la nonna. 
Il progetto prevede un fine settimana nella casa disabitata di un'amica della nonna. 
Breve antefatto. Ada è strana in questi ultimi giorni: la sua proverbiale chiacchiera, la sua passione per il clarinetto e per il gioco in generale sono sparite. Cosa le sta succedendo? La madre non si dà pace quindi quando si presenta l'occasione di quella 'gitarella' proposta dalla nonna al solo Nicolò non ci pensa due volte e trasforma d'imperio il weekend con un nipote in un weekend con due nipoti. 
Così ora, all'imbrunire, i tre sono arrivati a destinazione. Ada continua nel suo mutismo e la nonna ostenta una spensieratezza che Nicolò non giustifica, visto il luogo. 
Una casa spettrale, grande e piena di ragnatele, sale e mobilio fuori misura, dove sono molte le cose che non funzionano: la prima fra tutte la corrente elettrica. Tra parentesi, come farà il povero Nicolò che si è riempito lo zaino di computer e tablet e tecnologia informatica varia? 
E, come se non bastasse, fuori diluvia e fa un gran freddo. 
Questa è la storia del loro fine settimana, indimenticabile. 

Nicolò, nonostante apra di rado la posta elettronica di famiglia, è il degno erede di una genia di informatici sempre molto indaffarati e frettolosi, ma ha invece una nonna tranquilla sempre sorridente che non è un talento nel raccontare storie di paura ma che ha una dote nascosta che anche il nipote Nicolò ignorava fino all'altro giorno. 
Lei sa come 'far andare di là' qualcuno che muore e che si ostina a non voler attraversare La Porta... 
Ed eccola qui in tutta la sua bellezza, l'idea intorno a cui tutto ruota: quando si muore, ci si trova davanti a una porta, quella che mette in contatto il di qua con il di là. 


Quando si muore va semplicemente varcata, ma talvolta può accadere che ci sia ancora qualche questione da risolvere nel di qua e quindi il di là può attendere e la porta fluttua nell'aria senza costrutto e senza essere aperta. E nascono così i fantasmi e le loro inquietudini...
Ed è questa la condizione in cui Sara Marconi fa vivere i suoi personaggi: una casa disabitata da sempre perché infestata, due ragazzini curiosi (la curiosità distoglie Ada dal suo mutismo e dalla sua inappetenza) e una nonna con bei poteri. Non certo una ghost buster, quanto piuttosto una ghost whisperer, o forse sarebbe meglio dire ghost's helper. Lei sa parlare con i morti irrequieti e ha come obiettivo quello di condurli, con la gentilezza che contraddistingue sempre i suoi modi, davanti a una porta fluttuante nell'aria. Lei li aiuta nel difficile passo verso l'apertura, li convince per il bene di tutti a varcarla e li incita a proseguire verso ciò che c'è al di là. 
Un po' di riflessioni. 
La prima riguarda il garbo dimostrato da Sara Marconi nell'inventare una storia da pelle d'oca, ma non perdendo mai di vista che la pelle in questione è piuttosto giovane. Una certa qual serietà di fondo che attraversa le sessanta pagine per cui alla fine del libro si ha davvero la sensazione di aver letto una storia da brividi in miniatura. 
La seconda riguarda il canone e un paio di questioni interessanti. Lui, il canone, è salvo eppure, arrivati in fondo, oltre ai brividi, chi legge si porta a casa anche una manciata di questioni interessanti e piuttosto universali: andarsene è una porta da varcare? Il di qua con le cose che si lasciano? E il di là, con le cose che si potrebbero o vorrebbero ritrovare? 


La terza riguarda il senso che tutto ciò può avere per i fantasmi, ma anche per una bambina, vivissima, anche lei davanti a una sua personalissima porta...
Bella idea!

solo per oggi, Carla (Ghisa degli Alberti)

Noterella al margine. Il fantasma di questa storia di Sara Marconi, ossia il conte Anselmo, appartenente alla nobile schiatta dei Ghisalberti (la mia nonna paterna che alla nobiltà ci ha sempre molto tenuto... sarebbe raggiante), mi è stato molto caro da vivo e anche da fantasma continuo a volergli un gran bene. E voglio un gran bene anche a Sara Marconi. 
Ma questa è un'altra storia...

mercoledì 15 ottobre 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

CINÉMA, MON AMOUR! 


“La finestra dava sulla baia. La pioggia aveva ripreso a cadere sul mare come un enorme sipario spumeggiante. Una palma in vaso spingeva con tutte le sue forze contro il vento, in direzione della luce fioca (…). 
Le palme... La California... Il sipario si strappò e la scena, stranamente, si capovolse... si illuminò. Tutto a un tratto. La finestra chiusa su quella grigia baia scozzese parve schiarirsi, ingrandirsi, aprirsi... E contro il paesaggio bianco di pioggia attraversato dai gabbiani, proiettò all’improvviso il ricordo dei miei 16 anni in Technicolor e su grande schermo”. 

Ed è già cinema! Possiamo accomodarci e goderci la magia. 
“Il ragazzo che sapeva troppo” è la storia di un film di fantasmi (i fantasmi sono una sua passione, evidentemente) che diventa a sua volta un film fantasma: appare, poi scompare e infine riappare. Una storia circolare, rotonda come la bobina di un film di altri tempi. E Malika Ferdjoukh intreccia diversi dati di realtà per ospitare una storia di finzione. 
I dati di realtà: Alfred Hitchcock all’età di 20 anni aveva assistito a una rappresentazione teatrale dal titolo Mary Rose, scritta da J. M. Barrie (l’autore di Peter Pan). Ne rimane profondamente colpito e negli anni successivi proverà a farne un film, che però non convincerà la produzione e dunque non sarà mai realizzato. Il testo teatrale che incantò il giovane Hitchcock, in estrema sintesi, racconta di una giovane donna, Mary Rose, che recatasi su un’isola scozzese scompare per poi riapparire di tanto in tanto in forma di un fantasma che la blocca all’età e al tempo della sua scomparsa. Quando dopo molti anni il figlio Henry ormai adulto si recherà sull’isola cercando le tracce della sua infanzia, incontrerà il fantasma di sua madre. 
La finzione: Henry -che ora è il nome del protagonista della nostra storia- è un uomo che ha superato la sessantina e si sta recando con sua moglie su un’isola della Scozia (traghettato da un pescatore che si chiama Cameron, come il pescatore che traghetta Mary Rose sull’isola nel testo teatrale... e così comincia il valzer delle citazioni). Ha ricevuto un invito da una donna di cui al momento non sappiamo nulla. Mentre attende di essere ricevuto il suo sguardo intercetta quella palma: una visione che strappa il sipario (Il sipario strappato, Hitchcock, 1966) trasportando Henry e noi lettori in un lungo flashback che ci riporta a 50 anni prima. 
Ora siamo a Parigi negli anni ‘60. Henry e suo padre condividono una profonda passione per il cinema, i due entrano ed escono in continuazione dalle sale che proiettano il grande cinema. Conoscono a memoria scene, trame, nomi dei divi, rivedono ripetutamente i film che amano. Per un caso assolutamente fortuito (e anche molto divertente) padre e figlio si trasferiscono da Parigi a Los Angeles e, per un caso ancora più fortuito, si ritrovano a lavorare a Hollywood, su un set segretissimo dove il grande Hitchcock sta girando, appunto, la storia di Mary Rose. Henry non poteva chiedere di più: di giorno si gode i fasti della California dei divi e di notte (poiché il film è top secret) sgrana gli occhi per lo stupore di vedere all’opera il grande regista. Ma la passione del giovane Henry per il cinema (ma anche un po’ il suo segreto innamoramento per Veronica, l’attrice che sul set interpreta Mary Rose) lo metterà presto in un brutto guaio e diventerà, suo malgrado, artefice della sparizione della pellicola. 
La trama si fa sempre più rocambolesca, con personaggi che vengono via via disegnati con una inesorabile sequenza di dettagli che lentamente andranno a definirli a tutto tondo. 
Un’avventura che segnerà la vita del giovane protagonista e che, nell’ultimo capitolo, lo porterà in quella casa su quell’isola scozzese dove ogni cosa ritroverà il suo posto. 
Intrighi amorosi, furti, suspense, dialoghi serrati e ironici e soprattutto un inseguimento à bout de souffle (giusto per rimanere nel grande cinema di quegli anni) costruiscono una trama davvero degna di un film di Hitchcock. 
In effetti è proprio Alfred Hitchcock il vero signore della storia e si ha l’impressione che Ferdjoukh abbia voluto costruire un racconto che è il risultato di un puzzle di pezzi hitchcockiani, una trama che, come si è detto, si insinua tra diversi dati di realtà. Ogni capitolo porta il nome (o il riferimento) a uno dei titoli del grande regista inglese e non c’è pagina in cui non si possa trovare, in maniera più o meno esplicita, un riferimento a lui, ai suoi collaboratori, alle trame e ai personaggi dei suoi film (compresi i corvi neri!). Nella storia trovano posto: Lina Lamont, il personaggio coprotagonista in Singing in the rain; la governante Madame Homolka, che porta il nome dell’attore Oscar Homolka che recitò in Sabotaggio; la costumista Edith Head, che lavorò con molti dei più grandi registi dell’epoca e per moltissime delle pellicole di Hitchcock portandosi a casa ben otto oscar; incontriamo anche Fred Astaire che scommette all’ippodromo e, sull’etichetta della bobina trafugata, troviamo il nome di Peggy Robertson che fu assistente alla produzione di Hitchcock per una trentina d’anni e che recitò per tre dei suoi film più noti. E chi avesse visto e rivisto i film del regista inglese di recente o ne serbasse una limpida memoria, potrà trovare innumerevoli richiami a singole scene e ai diversi personaggi dei suoi film. 
Sono tantissimi i riferimenti al mondo hitchcockiano tanto che questo romanzo potrebbe essere utilizzato per una caccia la tesoro. Sicuramente fa venir voglia di rivedersi tutte le pellicole di quel gran genio. 
E a parte Hitchcock? 
A parte Hitchcock è la storia di un ragazzo che cresce dentro una grande passione. Una passione che lo aiuta a crescere. In questo senso possiamo dire che è un romanzo di formazione. E non certo il suo primo... Ma soprattutto è una dichiarazione d’amore al cinema e a chi, grazie al cinema, immagina e cresce. 
Piacevolissimo da leggere, potrà essere proposto a partire dai 14 anni e ai fans di ogni età delle pellicole del grande Alfred. 

Patrizia 

“Il ragazzo che sapeva troppo”, Malika Ferdjoukh, trad. di Chiara Carminati, Pension Lepic 2025 


venerdì 14 febbraio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

AMICI DI FAMIGLIA

Storie di paura
, Edward Marshall, James Marshall (trad. Sergio Ruzzier) 
Lupoguido 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 5 anni)  

"'Andiamo giù in riva al lago” propose Lolly. 
'Lì si sta tranquilli e si può fare i compiti in santa pace.'
'Ottima idea!' approvò Spider. 'Troviamoci al lago alle sei in punto' disse Sam. 
'Se le nostre mamme ci danno il permesso.' 
Alle sei in punto al lago c’erano solo Lolly e Sam. 
'Forse la mamma di Spider non l’ha lasciato venire' disse Lolly. 
'Ecco che arriva' annunciò Sam. 
'Oh-oh' fece Lolly." 


Sono di nuovo loro. Più uno. 
Lolly, Sam e Spider, ai quali si è aggiunto il fratello minore di quest'ultimo, Willie. In quanto fratello piccolo non ha compiti da fare, al contrario degli altri tre. In quanto fratello piccolo è molesto, per contratto. Infatti è lì appeso all'albero sotto cui i tre stanno cercando di studiare la lezione. 
Sam prega Spider di tenere a bada suo fratello. Come se fosse possibile... 
Infatti è per questo che i tre decidono un secondo appuntamento per poter finire quei compiti: vedersi al tramonto in riva al lago, un posto appartato. 
Ammesso che le madri diano loro il permesso. E' storia nota che le mamme americane i permessi li danno più facilmente di quelle nostrane, così i tre si vedono al lago, ma... Willie è ancora lì. Spider non è riuscito a seminarlo e ora deve anche dare retta alle sue molteplici e petulanti richieste. 
Lolly, la ragazzina sveglia, escogita un piano: mentre scende la sera e il cielo si fa scuro, in riva al lago deserto, vicino al fuoco, circondati dal brusio del bosco che li circonda, sarà bello raccontarsi storie di paura e ancora più bello sarà vedere fuggire a gambe levate verso casa il piccolo e molesto Willie... 
Forse. 

Questa è la storia cornice che contiene i tre più uno racconti di paura. Uno di Lolly, uno di Sam, uno di Spider e uno di Willie che a casa a gambe levate non ci è mai tornato. 
Lo schema, salvo l'entrata in scena di un quarto personaggio, è identico a quello visto per Storie da spiaggia, in originale Three by the sea, che fa pure rima. 
Lì come qui sono tra loro concatenate, ovvero dove finisce una si ricollega la successiva. Più o meno. 


Qui, in Four on the shore, che rifa di nuovo rima ed è di poco successivo, le due cose che lievemente cambiano sono le relazioni interpersonali che un po' si complicano con l'arrivo del quarto, e il fatto che le surreali storie nonsense di un gatto e di un topo qui lasciano il posto a un più classico repertorio di storie del terrore: con lupi, streghe, fantasmi, punteggiato qui e lì dalle arguzie di Marshall: la prima delle quali è un piccolo siparietto tra moglie e marito in casa dei Lupi.


A parte la grazia dei disegni, in primo luogo lo scenario del lago che, con il passare delle ore, si scurisce sempre più fino a diventare notte, a parte le espressioni dei quattro ragazzini, uno dei quali sempre sorridente, mentre gli altri tre -solidali- sempre più perplessi e corrucciati o sardonici, a parte i loro gesti e le loro posture intorno al fuoco...


A parte tutto questo, la cosa che mi colpisce, in questa seconda uscita, sono proprio i personaggi che, se guardati in prospettiva, hanno inevitabilmente assunto un loro spessore maggiore rispetto a un anno addietro. 
Capita un po' la stessa cosa quando incontri una persona per la prima volta: certe cose non le noti. Ma già quando la rivedi in una seconda occasione, ti è più familiare. Per questa ragione, le serie - anche corte come questa che se non sbaglio ha solo tre titoli (aspettiamo il terzo!) - innescano nei loro lettori un gusto tutto particolare nel ritrovarsi e riconoscersi e volersi più bene. 
E se gli vuoi già bene, come a un amico, il libro e la sua lettura ti sarà più grata. 
E questa cosa quel geniaccio di Marshall e il suo compare Harry Allard la hanno sempre saputa, ragion per cui a loro si deve una galleria di personaggi che con un niente sono diventati di famiglia nelle case americane: Fox, George e Martha, o gli Stupids, oppure la già nota maestra Dolcini, alias Miss Nelson. 
In concreto, azzarderei qui alcune note in proposito. 
Cominciamo da Lolly, la bambina. Lei è quella sveglia del gruppo, quella che dà sempre la direzione. E anche qui non si smentisce. Lei è anche l'intellettuale del gruppo e anche la più sensibile al look, per cui sulla spiaggia era accessoriata il giusto e qui invece è perfettamente nel ruolo di una magnifica campeggiatrice hippie fuori tempo massimo (complice il falò sul lago?). 
Sam è il più convenzionale dei tre, un elegantone, un po' rigido e inappuntabile sempre, mentre Spider è quello più bonario nei confronti del mondo, e non a caso è lui ad avere un fratellino a carico. 
Ma le sue storie sono decisamente le più pulp. 


Ma, come si dice, buon sangue non mente... 
E questo è (di nuovo) tutto. 
Leggere per credere. 

 Carla

mercoledì 22 gennaio 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FANTASMI IN REGIA 


La scena del delitto è già in copertina eppure entriamo in questa storia da un’altra porta. 
Più o meno un’ora prima. 
Eliott è un ragazzo stravaccato sul divano. È immerso in una sfida al videogioco quando la madre lo chiama perché si occupi della sorella che vorrebbe uscire. Lui fa poche storie: ama la piccola Thaïs, quattro anni di irresistibile simpatia e ok, la porterà al parco. Una scena talmente insolita tra fratelli di quell’età che la madre stessa si compiace di cotanta intesa. Lo ringrazia e li guarda uscire sorridendo: al loro ritorno saranno pronti i cookies appena sfornati, promesso. Segue la scena del parco, l’armonia tra fratellone e sorellina risuona con la natura tutt’intorno eppure già una impercettibile tensione si fa strada in chi legge: prima lei si arrampica allegramente su un muretto…attenzione che non cada! Non cade. Poi qualche strana intermittenza nei lampioni. Comunque nessuna conseguenza e allora via verso l’altalena. Ancora una mezz’oretta spensierata e si può tornare a casa dove, contro il profumo dei biscotti ancora in forno si infrange questa incantevole serenità. Fin qui il Prologo. 
Il racconto procederà come se a ogni capitolo successivo si entri nella storia da una porta diversa, anzi da una voce diversa: per quanto narrato rigorosamente in terza persona, in ogni capitolo partecipiamo alle vicende attraverso la soggettività di uno degli attori. 
Due i principali: Eliott, che ha appena perso la madre che dicono suicida e Lilas sua coetanea che cerca di convivere con i numerosi episodi di allucinazione che la accompagnano da sempre. 
Saranno loro due i protagonisti di questo racconto che si traveste di “giallo” ma che in realtà racconta di fantasmi, fantasmi in senso stretto e in senso figurato. 
Del resto il titolo originale è proprio Les mots fantomes, Parole fantasma. 
Della trama cercherò di dire ben poco restituendo quello stato di spaesamento che effettivamente accompagna il lettore di questa “Doppia indagine per morte sospetta”. Interessante però è soffermarsi sui fantasmi e sulle loro parole, parole mute, che i vivi non possono sentire ma che pure riescono a tessere il filo dell’indagine in cui sono impegnati i due ragazzi: quella di Eliott che pieno di risentimento non crede al suicidio della madre e vuole dimostrarlo; quella di Lilas che mentre cerca di “guarire” dalle sue allucinazioni si imbatte in un terribile segreto di famiglia. Entrambi sono determinati a stanare la verità e guardarla negli occhi. 
I due si incontrano nel Centro di Psichiatria infantile, che in effetti è il posto dove a volte ci si ritrova quando si ha un conto in sospeso con i propri fantasmi, e lì succederà che le loro indagini si intrecceranno. Complice qualche fantasma di gente morta con un urgente bisogno di comunicare con i vivi. Solo grazie a loro, veri registi della trama, tutti arriveremo a conoscere la verità. 
"Lilas ha improvvisamente l'impressione di non essere sola. L'adrenalina le scorre nelle vene. Scruta ogni angolo della stanza, cercando di squarciare l'oscurità socchiudendo gli occhi. Un maglione steso sulla sedia della scrivania, un cappotto appeso al muro, una borsa mal conservata. Ogni forma indecisa fa sorgere dubbi e accentua la sensazione di essere osservata. Lilas è così fredda che quasi trema. Il suo sguardo cade nell'angolo della stanza. Si staglia un'ombra. Nella strada, si sente il rumore di un motore mentre l'auto passa davanti alla casa, l'alone dei fari che illumina l'angolo da cui Lilas non distoglie lo sguardo. 
Lei è lì. 
Nella sua stanza." 
Dunque c’è brivido come in un horror (ma non troppo), c’è investigazione come in un giallo, c’è mistero come un racconto fantastico, ci sono le difficoltà di infanzie dolenti come in un racconto di attualità. 
David Moitet ci porta su un confine interessante che prova a farci attraversare in più punti: tra i vivi e i morti, tra realtà e allucinazione, tra disagio e salute mentale, tra verità e quieto vivere mostrando come, nel bene o nel male, questo confine sia molto più poroso di quanto adulti e istituzioni siano disposti ad accettare. Allora forse è meglio trovare il modo di ascoltare le voci fantasma prima che diventino del tutto incomprensibili. 
Un romanzo ben costruito, forse verso la fine la comitiva di fantasmi è un tantino troppo affollata ma tant’è, la storia ha retto bene fin lì. In ogni caso, tutti i pezzi del racconto, tutte le voci in campo vanno a ricomporsi, ma solo a patto di credere che quel confine possa essere attraversato. 
Una bella storia per lettori e lettrici adolescenti, dai 12 anni in su. 

Patrizia 

“Doppia indagine per morte sospetta”, David Moitet trad. Elena Riva, 
Pelledoca 2024

lunedì 29 luglio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LESSICO FAMIGLIARE 

Quattro sorelle. Enid, Malika Ferdjoukh (trad. Chiara Carminati) 
Pension Lepic 2021 


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Per legge, zia Lucrezia era la loro tutrice, insieme a Charlie. Era stata una decisione del giudice, alla morte dei loro genitori: aveva ritenuto che fosse una responsabilità troppo pesante da addossare solo alla sorella maggiore. In pratica, questo si traduceva in un assegno di zia Lucrezia una volta al mese e in una sua visita una volta ogni morte di papa. Una soluzione che andava bene a tutti. 
Quando Geneviève riattaccò, dopo numerosi ringraziamenti, scoppiarono tutte in una risata che sembrava un nitrito. Era, però, una risata forzata. Troppo esagerata per essere gioiosa, troppo forte per non nascondere un dolore più forte ancora." 

Le cinque sorelle Verdelaine, orfane dei genitori persi in un incidente d'auto diciannove mesi prima, vivono tutte insieme nella loro casa di famiglia, Vill'Hervé, un grande edificio isolato, a un passo da una falesia sull'Atlantico. 
Charlie, all'anagrafe Charlotte, ha ventitré anni ed è l'unica ad avere un lavoro presso un laboratorio farmaceutico. Ed è anche l'unica ad avere un fidanzato, Basile 29 anni, medico timido. Geneviève, per quanto i suoi impegni glielo permettono, dà il suo grande contributo nella gestione della casa, mentre le altre Hortense, quindici anni, Bettina tredici e Enid, appena nove passano le loro giornate tra la scuola, le amiche e i primi innamoramenti, la lettura e scrittura, gli scoiattoli e i pipistrelli. 
Sebbene diversissime tra loro per indole, tutte loro hanno un segreto che le accomuna: tutte chiacchierano con i fantasmi dei genitori. Poche battute ogni tanto, quando loro gli compaiono davanti... 
Questa è la loro magnifica storia che ruota inevitabilmente intorno a quelle potenti quattro mura che sono il loro baluardo di appartenenza: sono casa. 
Questa è la storia di cinque caratteri principali e vari comprimari, il loro lessico famigliare, le loro relazioni interpersonali. Qui basti sapere che è un vero piacere fare la loro conoscenza. 

Nel 2003 Malika Ferdjoukh racconta una porzione della loro vita, dedicando il titolo dei 4 volumi in sequenza a ciascuna di loro: Enid, Hortense, Bettina e, ultima, Genèvieve. Per ognuna di loro una stagione (alla quinta sorella nessuna mezza stagione). 
A turno, capita che la sorella nel titolo si trovi quindi sotto una luce leggermente più intensa delle altre, ma è roba di poco. Come sarebbe anche nella vita vera, le cinque Verdelaine costituiscono un gruppo inscindibile, sotto molti punti di vista. Charlie è l'unica a non avere un volume che porti il suo nome, ma c'è sempre. Fortunatamente per loro e per noi. 
Ad arrivare in Italia i quattro romanzi impiegano quasi vent'anni, infatti Pension Lepic li pubblica tra il 2021 e il 2022, credendoci moltissimo. 
Cerca una traduzione che gli renda merito, e la trova nella penna felice di Chiara Carminati. E un bravo illustratore che fa centro con le quattro copertine. Al suo amato mare non rinuncia ma lo mette solo in quarta: davanti mette sempre lei, la Vill'Hervé, in quattro stagioni diverse, appunto. 
Luca Tagliafico molto saggiamente la considera come fulcro narrativo delle quattro storie. Tutto passa attraverso quelle porte, finestre e scale... 
A riscuotere successo, a giudicare dai timbri dei prestiti in biblioteca, parrebbe sopratutto Enid che ha la fortuna di essere la prima a comparire sulla scena editoriale. 
Le ragioni di Pension Lepic sono molto condivisibili. 
La prima: Malika Ferdjoukh, nonstante abbia scritto cose sempre molto convincenti, finora in Italia non aveva trovato un editore che l'avesse trattata come un personale fiore all'occhiello da mostrare nel catalogo dei titoli pubblicati. Pension Lepic decide di farlo. 
La seconda: la letteratura d'Oltralpe, Lepic scommette su quella francese, almeno la narrativa per i ragazzi, sta qualche passetto avanti rispetto alla nostra, che si districa tra alcuni grandi talenti ed eccellenze, ma anche tra tanto artigianato, talvolta un po' mediocre. 
La terza, invece, ha a che fare con questa storia in particolare. L'idea che una prospettiva del genere - un romanzo che racconti la storia di fratelli/sorelle orfani e soli al mondo - sia un plot vincente. Peraltro ne sono prova provata tanti altri fulgidi esempi. E forse Lepic questo lo sa.
Alcuni dei questi esempi, per certi versi, stupiscono per sovrapponibilità. 
in verità, quando uscì Quattro sorelle.Enid tutti pensarono alle sorelle March della Alcott. Facile, direi quasi banale, il confronto. 
Ma, a ben vedere, c'è ben di più che irrobustisce l'idea di partenza dei quattro romanzi della Ferdjoukh. 
Primo fra tutti, l'indimenticabile Oh, Boy! Anche lì (nel 2000) famiglia azzerata già in partenza e questi piccoli fratelli che al momento di chiaro hanno solo l'intento di non voler essere separati e cercano di fare squadra. La penna felicissima della Murail fece il resto. 
E, a onor del vero, va detto che le due scritture, quella di Murail e quella di Ferdjoukh (il discorso sulla narrativa d'Oltralpe non era dettato da una malcelata esterofilia), si assomigliano parecchio, in quel loro saper essere comiche e commoventi a distanza di poche battute. 
Entrambe sanno essere lievi nel racconto dei fatti e profondissime nelle riflessioni che nascono nelle teste dei loro personaggi. Entrambe sanno stare in silenzio, quando non c'è alcun bisogno di spiegare, entrambe sospendono i loro giudizi e non danno soluzioni. Entrambe sanno dare spessore ai loro personaggi attraverso la famosa regola: Don't tell, show. Infatti entrambe sono eccellenti creatrici di trame e costruttrici di intrecci. 
Orfanezza, fratelli o sorelle, la casa come perno: mi vengono in mente grandi romanzi: Nove braccia spalancate (ed. originale 2004), Hotel Grande A (ed. originale 2014), come pure La casa di Pine Island (ed. originale 2020), quest'ultimo con somiglianze belle forti, anche se non il migliore di Polly Horvath.
Fino a qui le affinità. Ma esistono anche due caratteri che mi paiono del tutto originali, e spettano alla sola Malika Ferdjoukh. 
Il primo: lei è una grande amante dei fantasmi. E l'argomento le è così congeniale che quando può ce ne infila qualcuno...
In Quattro sorelle. Enid  ce ne sono vari, ma i migliori sono quelli di mamma e papà. Malika Ferdjoukh ha saputo giocare, e rendere assolutamente normale, a tratti anche divertente, la relazione tra questi genitori e le loro figlie. Bella chiave per sdrammatizzare. La loro presenza 'fantasmatica', i brevi dialoghi e incontri con le figlie (nessuna delle cinque lo confessa alle altre e quindi pensa di essere l'unica a ricevere le loro visite) e genitori sono righe di pura bellezza. 
Leggere per credere. 
E secondo carattere peculiare: la sua abilità sottile nel non voler troppo definire un preciso momento storico in cui ambientare la storia. 
A tratti, davvero sembra di essere in un romanzo dell'Ottocento (complice anche il formato?) con personaggi che potrebbero essere ottocenteschi, che si muovono in un contesto che a tratti lo potrebbe essere e poi entrano in scena oggetti o situazioni che riattualizzano il tutto al contemporaneo. Ma questa sapiente nebbiolina da brughiera e da falesia che avvolge tutto ha il merito di rendere ancora più universali personaggi e storia in sé. 
Di nuovo, leggere per credere. 

Carla 

Noterella al margine. Complice forse il tipo di lavoro che faccio, complice una mia attenzione maggiore quando si parla di cibo, sono inciampata in quella che a me parrebbe essere una bella svista. Ho verificato anche nell'edizione francese ed effettivamente compare fin dall'originale... Ma a quanto pare, tutti quelli che a vario titolo hanno lavorato sul testo, e quelli che l'hanno letto, non l'hanno notata o hanno preferito soprassedere...
Per me può anche partire un contest: tra pag. 66 a pag, 70, è lì.

lunedì 8 luglio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA VIA MAESTRA

La fidanzata del fantasma
, Malika Ferdjoukh, Édith (trad. Maria Bastanzetti) 
Babalibri 2024 



NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Papà Reginald infilò una chiave enorme in una serratura altrettanto enorme. 
Proprio in quel momento esplose un tuono, e un lampo spense le stelle. 
Dall’interno della casa, una luce filtrò attraverso i vetri a losanghe e la porta chiodata si aprì rivelando una signora grassottella, imbacuccata in uno scialle di tartan. 
«Per san Giorgio e sant’Uberto!» mormorò. 'Entrate, entrate!' La famiglia March, Miss Noah e Jim si riversarono nel salone di Forest Lodge." 

La famiglia March (ma guarda il caso di questo cognome...) si compone di Horace, nove anni, sua padre Reginald, il nonno March, la cugina Olivia, una giovane fanciulla dalla voce di seta e dai modi garbati. Con loro viaggia l'istitutrice Miss Noah e temporaneamente Jim, un ragazzetto locale che li sta scortando, suo malgrado, per l'ultimo tratto di strada verso Forest Lodge, in quella notte di tempesta. 
Sbattuti dal vento, arrivano finalmente nella avita dimora scozzese, dove ad attenderli - nonostante l'ora tarda - c'è la servitù. In testa miss Cook, la cuoca che, con fare bonario, li accoglie con una tazza di tè ancora caldo. Jim, che non vede l'ora di svignarsela da quel lugubre maniero nella brughiera, riprende la sua carrozza e torna indietro con il suo kilt svolazzante, non prima però di aver incrociato lo sguardo di Olivia che, nonostante la dolcezza, a lui ghiaccia ancora di più il sangue... 
Cosa tiene a distanza il giovane Jim da Forest Lodge? Quello che tra un po' anche i nuovi inquilini apprenderanno. La dimora, come spiega a mezze parole miss Cook, è abitata dal fantasma di Lord Aloysius Mac Bligh. Oggi più irrequieto del solito. Perché? 
Questa è proprio una vera e propria storia di fantasmi! 

Le storie di fantasmi di norma prevedono alcune costanti. 
La prima: il fantasma di solito è fantasma, ossia spirito vagante e inquieto, perché qualcosa nella vita terrena gli è andato storto e quindi, da morto, non potendo trovare consolazione e pace, le cerca a ogni costo. Tra la vendetta e il risarcimento danni... 


La seconda: i fantasmi sono immateriali e di solito invisibili, o per meglio dire, sono in grado di dare segni precisi della loro presenza: rumori di vario genere, dallo scricchiolio in su, oggetti che si spostano senza apparente ragione, venticelli, sussurri.. Olivia o Oh, Livia? Talvolta voci cupe e lugubri fuori campo. Cose così. 
La terza: la notte è il loro momento preferito per presentarsi. 


La quarta: è difficile trovare fantasmi al settimo piano di un condominio affollato di una grande metropoli. Amano piuttosto i luoghi isolati e un po' lugubri (ammesso che anche il condominio non lo sia, lugubre). Di sicuro i luoghi che per loro hanno un preciso significato e legame con la vita passata. Dato che molti dei migliori autori di storie di fantasmi sono anglosassoni (esiste una significativa tradizione che arriva dall'Estremo Oriente, ma...) i castelli o le dimore avite nella brughiera sono i loro contesti preferiti. Ma non disdegnano anche i cimiteri (a km zero). 


La quinta: stando alle costanti 1, 2, 3 e 4 le storie di fantasmi sono spesso nate per far paura. Ma non sempre. Diciamo meglio, esiste fior di letteratura in cui il fantasma inquieta e perturba, visto il suo arrivo da un passato irrisolto, ma esistono anche esempi nati per far ridere, da Wilde a Jerome K Jerome. 
Tuttavia il perturbante resta la via maestra. 


Ecco. Anche in questa storia 'canonica' le prime quattro costanti ci sono tutte. 
Il suo bello però sta nell'aver rispettato anche la quinta, che in un libro per bambini che stanno imparando a leggere lo stampato minuscolo - quindi tra i sei e gli otto anni - non è poi così scontato. 
La cosa che colpisce qui è il buon lavoro che Malika Ferdjoukh  ha fatto sulle cinque costanti di appartenenza a un genere: contesto, lessico, l'iconografia, Shakespeare che è fonte di ispirazione dall'Amleto a Romeo e Giulietta. E molto altro, volendo spigolare. E poi quel bel nero anche in copertina di Édith. 
E il finale. Quel finale senza aggiustamenti inutili o peggio pacificatori.


Ormai moltissimi anni fa quando lessi per la prima volta Le streghe di Dahl fui colpita dalla storia, ma soprattutto dal finale. E da quella lealtà enorme dimostrata da Dahl nei confronti dei propri lettori nel dichiarare che le cose alle volte prendono una strada imprevista da cui non si può fare ritorno. 
Questo è solo per dire che Malika Ferdjoukh, un po' come Dahl, quando scrive storie, le scrive bene.

Carla

venerdì 9 febbraio 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DEL LUTTO E DEL LASCIARE ANDARE


Esce nella collana neroinchiostro dell’editore Pelledoca l’ultima fatica di Daniele Nicastro: ‘Spiriti dello tsunami’, dedicato a lettori oltre i tredici anni.
Come dice il titolo, l’ambientazione è profondamente giapponese e fa riferimento non solo a un evento reale, il terremoto del 2011 cui seguì uno spaventoso tsunami, ma anche e soprattutto alla cultura nipponica, con particolare attenzione all’aspetto magico, sovrannaturale.
Il tema centrale è rappresentato dal dramma di chi, in quella circostanza o in circostanze analoghe, non ha riavuto indietro un corpo su cui piangere e a cui dare degna sepoltura. I vivi non possono darsi pace, ma nemmeno i morti, che continuano ad aleggiare intorno ai propri cari; col tempo la loro irrequietezza diventa rabbia, e queste anime disperate diventano degli Yurei, spiriti ostili e bellicosi.
Il protagonista è Andrea, che insieme alla famiglia si è trasferito in Giappone per seguire il fratello più grande Marco. Quest’ultimo insegna in una scuola di Okawa ed è lì che viene sorpreso dallo tsunami, mentre cerca, forse, di mettere in salvo i bambini. Il suo corpo non è stato ritrovato e così Andrea, il fratello minore che continua a vederlo e a parlare con lui, non riesce a darsi pace.
Decide di andare proprio lì, dove il disastro è avvenuto, per trovare risposte e forse anche il corpo di Marco. Nel suo viaggio incontra una ragazza, Yoko, una sopravvissuta che non riesce a dare un senso al suo essere ancora al mondo. Arrivati sul posto, conoscono Midori, una donna ossessionata dal desiderio di ritrovare la figlia. In realtà si tratta di un racconto corale, in cui tanti personaggi esprimono modi diversi di rapportarsi alla morte, al lutto, con rabbia, con rassegnazione, con indifferenza.
Le vicissitudine affrontate da Andrea durante il viaggio sono molteplici, così come gli incontri con i vivi e con i morti, che per un attimo attraversano Yoko, raccontando la loro tragica storia.
Dunque fantasmi, spiriti inquieti che visitano il mondo dei vivi, come se fra le due dimensioni ci fosse una sorta di osmosi. Il racconto è costellato di visioni inquietanti, di odori nauseabondi che gli stessi spiriti si portano dietro, dalle profondità abissali in cui i loro corpi sono precipitati; in mezzo due ragazzini, forse più incoscienti che coraggiosi, alla ricerca di una pacificazione difficile da trovare.
Il romanzo, i cui capitoli sono titolati quasi tutti in giapponese, con debita traduzione, è permeato dalla passione che l’autore nutre nei confronti della cultura nipponica e si vede con chiarezza con quanta cura siano stati approfonditi sia gli aspetti storici sia quelli culturali. Gli siamo immensamente grati per aver pensato a un glossario, in fondo al capitolo, che colma almeno qualche lacuna del lettore.
Ma se l’atmosfera è permeata dal sovrannaturale, l’aspetto centrale credo sia quello della pacificazione dei vivi, quando il lutto non può seguire le vie consuete. Il tema è quindi la capacità di lasciar andare, di separarsi da una persona cara in condizioni talmente drammatiche da mettere in discussione qualsiasi credo.
La tematica è importante e richiede una certa maturità e la capacità di guardarsi dentro. Per questo consiglio caldamente la lettura di questo romanzo appassionante a chi ama il Giappone e la sua storia, a chi non teme le storie di fantasmi e a chi vuole affrontare temi impegnativi come quelli che qui sono trattati.

Eleonora

“Spiriti dello tsunami”, D. Nicastro, Pelledoca 2024




lunedì 3 gennaio 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IN FUGA


L’ultimo romanzo di Pam Smy, che ci aveva stupito con ‘Thornhill’, non ripercorre, qui, né la scelta stilistica delle due storie parallele, né l’inquietudine di una cupa storia di fantasmi, anche se questi ultimi, a un certo punto, compaiono anche in ‘Il nascondiglio’.
Il lato oscuro del romanzo, uscito pochi mesi fa per i tipi di Uovonero, non risiede nell’immaginario, ma in una concretissima storia di violenza familiare.
Il protagonista è Billy, ragazzino introverso, che vive con la mamma e il suo compagno; l’uomo, dai modi inizialmente affabili, costringe madre e figlio all’interno di una rete di controllo ossessivo, riversando poi sulla donna periodiche inesorabili violenze. Nulla è concesso ai due: nessuna vita sociale, nessuno svago, solo una vita maniacalmente ordinata.
Billy ha cercato di adeguarsi a questa vita. Cancellando ogni traccia della sua adolescenza. Il racconto della sua sofferenza è custodito in alcuni quaderni, opportunamente nascosti dietro i volumi di Harry Potter nella sua libreria.
Per il ragazzo è arrivato il momento di scappare: ha pianificato con cura la sua fuga, individuando in un bunker incuneato nelle mura di cinta di un vecchio cimitero un rifugio adatto ad accoglierlo, almeno per qualche giorno. Viene però sorpreso da un vecchio che si prende cura delle vecchie tombe; manterrà il segreto di Billy in cambio del suo aiuto nel lavoro. Billy acconsente, rassicurato dalla presenza del vecchio, mentre, a casa, la sua scomparsa ha dato origine ad una grande trasformazione. La madre, finalmente, trova la forza di denunciare il compagno e di accettare l’aiuto delle tante persone da cui si era isolata.


I preparativi del vecchio riguardano il due novembre, data della commemorazione dei defunti: in questa occasione, i fantasmi delle persone lì sepolte escono alla luce per incontrare nuovamente chi li ha amati e giace anch’esso in una tomba. Una sorta di festa in cui le madri possono ricongiungersi con i figli, le mogli con i mariti. Tutt’altro che presenze inquietanti, questi fantasmi costituiscono una storia nella storia, apparentemente sconnessa e che solo nel finale costruisce tutti i nessi necessari a giustificarne la presenza.
Anche in questo caso, Pam Smy è autrice dei testi e delle immagini, prestate ad una storia che non ripropone le atmosfere gotiche di ‘Thurnhill’, ma affronta in modo equilibrato il tema drammatico della violenza contro le donne. Così come, nella parte del romanzo dedicata alla storia familiare del vecchio, la malinconica descrizione dei preparativi per sistemare tutte le tombe, come fosse annunciata una grande festa, indulge ad atmosfere più fantastiche e consolatorie.
Le immagini con cui l’autrice introduce il tema della separazione fra vivi e morti, il rimpianto, la solitudine, la lontananza, non hanno la funzione narrativa, che invece era presente in Thornhill. Descrivono, suggeriscono, interpretano il testo, che alterna momenti cupi ed altri di relativa serenità.
Messo da parte il paragone con ‘Thornhill’, resta un romanzo che tratta con delicatezza il tema difficile della violenza sulle donne, anche se, come spesso accade ai ‘libri a tema’, si finisce col piegare la trama alle esigenze didascaliche di un racconto a tesi.
Si tratta comunque di una buona lettura, adatta a ragazzi e ragazze maturi, dai dodici anni in poi.

Eleonora

“Il nascondiglio’,P. Smy, Uovonero 2021




lunedì 19 luglio 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FANTASMI GIAPPONESI


Alla nuova, avvolgente ondata di amore per il mondo giapponese appartiene di diritto ‘Storie di fantasmi del Giappone’, tratto dal testo di Lafcadio Hearn con le immagini di Benjamin Lacombe. L’editore italiano, L’Ippocampo, grazie alla traduzione dal francese di Ottavio Fatica, ci regala la versione coniata da Editions Soleil.
Si tratta di un libro illustrato curato in ogni dettaglio, impreziosito dal lavoro di Lacombe che non si limita alle grandi tavole, che prendono una o due pagine, ma anche nelle piccole immagini a piè di pagina, i capolettera, come un contrappunto visivo alla narrazione evocativa e misteriosa di Hearn.
La biografia dello scrittore è singolare: irlandese, nato in Grecia nel 1850 e poi vissuto in Irlanda e negli Stati Uniti, dove iniziò la sua attività di giornalista. Viaggiò molto anche per lavoro e così approdò in Giappone, dove mise definitivamente radici, sposando la figlia di un samurai e naturalizzandosi con il nome di Yakumo Koizumi. Il rapporto con il Giappone e le sue tradizioni non fu affatto superficiale e quindi i suoi testi dedicati alle leggende nipponiche hanno un grande valore, tanto da ispirare anche film e opere teatrali.
 

I racconti raccolti in questo volume sono abbastanza eterogenei: si parla di fantasmi, di vampiri le cui teste si separano dal corpo, nottetempo, per andare a caccia di vittime, di folletti feroci, di anime perdute che richiedono l’adeguata sepoltura, di amori che attraversano i secoli, inseguendo le successive reincarnazioni.
Si tratta, in generale, di racconti tradizionali, alcuni dei quali hanno delle consonanze nelle nostre fiabe o in alcuni miti.
Ho trovato particolarmente originale ‘Il ragazzo che dipingeva gatti’, il cui protagonista sconfigge, del tutto inconsapevolmente, un folletto, in realtà ferocissimo, grazie ai suoi gatti dipinti, che nottetempo prendono vita e si trasformano in predatori ancora più feroci.
 

Assolutamente spiazzante, invece, ‘Sulla montagna di crani umani’, che racconta di una scalata raccapricciante sulle pendici di un monte fatto di teschi umani; un maestro buddhista mostra al suo allievo quell’infinità di crani, che non sono altro che l’espressione dei desideri, dei fallimenti, delle imprese delle sue vite precedenti.
Più familiari le storie d’amore impossibili fra umani e creature misteriose, rigorosamente femminili, che incarnano anime in pena in attesa del loro amato, che per raggiungerle non può che varcare la soglia del tempo.
Lacombe si trova a suo agio in questo immaginario, fra l’horror e l’amore romantico; asseconda il racconto, adattando il suo stile ad alcuni stilemi della pittura giapponese.
Dunque suggestioni molto diverse, che qua o là ricordano alcuni aspetti delle storie di fantasmi, di cui la letteratura anglosassone è così ricca: anime in pena, vendicative, ossessive, che entrano ed escono dalla vita dei comuni mortali, sono sicuramente atmosfere che riscuotono un grande interesse nei lettori più accorti di manga, nuovamente in grandissima crescita.
 

Credo che ad apprezzare questo libro saranno soprattutto i ragazzi e le ragazze che si sono maggiormente calati nella cultura giapponese, e non sono pochi. Ma ne consiglio la lettura anche a chi voglia farsene un’idea, attraverso un libro di grande pregio.
 
Eleonora


“Storie di fantasmi del Giappone”, L. Hearn, ill. di B. Lacombe, L’ippocampo 2021