venerdì 8 marzo 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DISTOPIA O REALTÀ


Immaginiamo un mondo in cui si siano superati i Tempi Difficili e in cui la parità dei sessi sia diventata realtà, in cui tutte le ragazze abbiano piena libertà di scegliere il proprio futuro. Certo, parliamo di un mondo in cui, proprio per quelle ragioni, è opportuno seguire le indicazioni della Dottrina.
Ecco, è esattamente qui che si nasconde l’inganno, all’interno del quale si muovono le due protagoniste, Belle e Joni, del romanzo ‘Saresti così bella’, di Holly Bourne, pubblicato da Camelozampa: i due personaggi si alternano nel raccontare al lettore e alla lettrice la loro vita in una ipotetica cittadina di provincia.
La prima ragazza è bella di nome e di fatto e vive nel culto della propria bellezza, che viene valutata, misurata secondo i canoni indiscutibili della Dottrina: una bella ragazza deve essere magra, dai lineamenti perfetti, vestita all’ultima moda. In particolare, deve indossare la Maschera, quell’insieme di applicazioni che modificano i tratti del viso, ne cancellano i difetti. Belle è probabilmente la più bella della scuola e sarà una gara finale a stabilirlo; per conservare il suo primato deve spendere moltissimo per i vari prodotti di bellezza, deve rispettare una dieta rigidissima e controllare ogni giorno che il proprio Look sia adeguato. Sua madre è stata a suo tempo una Bellissima ed è disposta a tutto pur di mantenere la sua avvenenza; non farlo significherebbe diventare un’Invisibile, una persona senza valore.
A decidere il valore di ogni ragazza, di ogni donna, sono ovviamente gli uomini, ben consapevoli di aver creato un sistema in cui ogni aspetto della vita femminile è sotto il loro controllo: il trucco sta far credere alle donne che tutto questo sia il frutto di una loro libera scelta.
Non sfugge alla Dottrina ovviamente nemmeno il sesso, improntato all’uso della peggiore pornografia.
C’è qualcuna o qualcuno che riesce a sottrarsi alla dittatura della Dottrina? Sono le cosiddette Discutibili, donne e giovani che hanno deciso di non sottostare a queste regole sessiste. A questo gruppo appartiene Joni, coetanea di Belle e sua rivale per una borsa di studio che loro, segretamente, sognano possa essere la via per fuggire dalla loro città di provincia.
Belle e Joni sono due poli apparentemente contrapposti, una del tutto assoggettata all’ideologia maschilista, l’altra militante attiva, insieme alla madre, di una sorta di proto-femminismo.
Joni si è convinta di poter aprire gli occhi alla compagna di scuola e questa determinazione la spinge a frequentarla nonostante le reciproche diffidenze. Inizia così un processo di trasformazione che coinvolge entrambe le ragazze, con esiti che stravolgeranno le loro esistenze.
L’autrice, Holly Bourne, nella postfazione dichiara che il mondo che lei descrive non appartiene al mondo della distopia, ma a quello della realtà. Le sue sono pagine ‘militanti’, che mirano a spiazzare le lettrici, e i lettori, mettendo davanti ai loro occhi tutto il ciarpame che, soprattutto nei social, condiziona la vita di tanti e tante adolescenti: una schiavitù culturale, espressione estrema del patriarcato.
Si tratta di un’estremizzazione, che vede soprattutto la punta dell’iceberg e non la più sottile e meno eclatante complicità con i modelli dominanti che si annida nella cosiddetta ‘normalità’. La realtà ha la cattiva abitudine di essere complessa e anche la ricerca di modelli sociali alternativi segue percorsi fra loro diversi.
Ho trovato convincente ed efficace tutta la prima parte, più descrittiva, di questo romanzo: riesce a trasmettere l’orrore del conformismo e la brutale violenza nascosta dietro l’apparente consenso, mentre le molte pagine dedicate ai dialoghi delle due protagoniste sono spesso appesantite dalla necessità di esporre dei punti di vista ‘politici’.
Gli argomenti trattati e alcune tematiche, come la violenza sessuale e la pornografia, richiedono lettrici e lettori maturi a partire dai quattordici anni.
Consiglio la lettura in particolare a tutte le ragazze, e i ragazzi, che abbiano a cuore la propria libertà, che sappiano interpretare i messaggi che provengono dai social, che abbiano voglia di percorrere sentieri non ancora tracciati.

Eleonora

“Saresti così bella”, H.Bourne, Camelozampa 2024



mercoledì 6 marzo 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL CONTRATTO SOCIALE 
 

Alfred e la gogna, Jesper Wung-Sung (trad. Eva Valvo) 
Uovonero 2024 

NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Alla sera, sgombrate le bancarelle e tornati tutti alla proprie dimore, in piazza rimanevano soltanto lui, Alfred, e un gran numero di ratti e topi. Le bestiole pelose schizzavano a destra e a manca in cerca di cibo e, con tutti i frutto e ortaggi marci che venivano lanciati ad Alfred, trovavano sempre un bel mucchietto di avanzi ai suoi piedi. 
Di tanto in tanto un ratto o un topo gli mordeva il ditone, ma non ci riprovava più, perché lui gli mollava un calcio che lo faceva volare fin sopra i tetti." 

Alfred, da che tutti si ricordino, è sempre stato in quella piazza con mani e collo imprigionati in una gogna. La ragione precisa perché lui si trovi lì, alla berlina, zimbello di tutti, sembra risalire alla prima volta che dileggiò senza pietà il re in occasione dell'incoronazione. Ma anche questa circostanza si perde nella notte dei tempi. Apparentemente Alfred si accende di rabbia così, come uno zolfanello, e poi prende a male parole i sovrani, uno dopo l'altro, incoronazione dopo incoronazione. E la cosa strana è che il tempo non sembra essere passato per lui. Le generazioni di sovrani si sono succedute, tutti a turno hanno inflitto ad Alfred altri anni di gogna per le sue male parole, ma lui sembra non patirne e men che meno invecchiarci in quei ceppi. 
Le sue giornate sono un po' tutte uguali: male parole per chi gli passa accanto, lancio di ortaggi marci da parte della popolazione che se ne fa gioco, pur temendolo un po', quattro chiacchiere con il ratto di turno - se ne sono susseguiti 515 stando ai conti dello stesso Alfred che li ha battezzati uno per uno. Qualche acrobazia con il cibo che atterra ai suoi piedi e una sostanziale "atarassia" nei confronti delle intemperie. Mani e piedi luridi, pelle cotta dal sole e dal freddo, capelli lunghi e lerci, ma sotto due grandi occhi verdi e un viso da ragazzo. 
Questa routine che fa di Alfred un "monumento alla rabbia feroce e indomabile" a un certo punto si inceppa per l'arrivo di una ragazza, Rebekka, e del nuovo giovane re. 
Il loro sguardo su Alfred è del tutto nuovo. E questa è la storia di come un re possa anche essere un buon sovrano, di come una contadina possa essere anche una buona compagna, e un matto possa essere anche un brav'uomo... 

Sono varie le cose che stupiscono in questa storia che arriva dalla Danimarca. E che quindi la rendono interessante. 
La prima è la circostanza di partenza. Un contesto decisamente insolito, un'epoca passata non definita con precisione, che potrebbe oscillare tra il Medioevo, in cui la gogna era in grande voga (prima citazione nel Salterio di Utrecht nel IX secolo), fino all'Ottocento, quando venne in larga parte abolita. E uno spazio, per converso, limitatissimo. Tutto il racconto ruota intorno a un metro quadro di spazio, che è l'area di azione o non azione di Alfred. E degli altri che ronzano là attorno. 
La seconda cosa originale è Alfred stesso. Molto esplicito il suo pervicace risentimento verso il mondo tutto e in particolare i governanti, risentimento che, a ben vedere, spesso e volentieri, ha la capacità di sfuggirgli di bocca. Quasi fosse suo malgrado. E qui impariamo a prendere atto che la personalità di Alfred, apparentemente il matto del villaggio (le sue mani lo sono ancora più di lui), ossia uno sciocco che non sa tenere mai la lingua a freno, in realtà è piuttosto complessa, piena di ombre e lati oscuri, di fragilità e delicatezze inaspettate. Alfred è magnifico e grottesco. Dolcissimo e implacabile. Fragile e resistente.
Decisamente interessante. 
La terza cosa degna di attenzione è ancora Alfred, nel suo essere abitante del tempo e, per assurdo, dello spazio. Attraversa le stagioni da non si sa quanto, senza che queste abbiano effetto su di lui e anche con lo spazio ha un rapporto davvero originale. Un po' come se entrambi non fossero importanti, non lasciassero segni durevoli. 
O almeno non lo sono fino a un punto esatto della narrazione, ovvero quando il suo essere 'immobile' non gli basta più perché qualcuno gli sta 'muovendo' i pensieri verso il passato e soprattutto verso il futuro e lo sta anche portando qui e là, nella bottega del cappellaio oppure sul fiume, oppure, oppure... con l'unico mezzo a lui concesso: l'immaginazione. 
Ma l'atto di pensare al futuro non è forse uno dei segni più evidenti dell'essere diventati grandi? Finisce anche per Alfred l'età del qui e ora.
La quarta cosa interessante è la sua rabbia e il suo rapporto con essa. Qui si entra in una dimensione speculativa, se si vuole andare al di là dal divertimento del suo modo di esprimersi quando è arrabbiato, ossia quasi sempre. Quali siano le debolezze e le incrinature che essa crea nei pensieri delle persone. Quali le conseguenze, quale la difficoltà di organizzarne l'energia verso altri obiettivi. 
La quinta cosa interessante richiede di nuovo uno scatto ulteriore da parte del lettore. Ed è il racconto di come avvenga l'incontro tra persone. E di cosa possa - o debba succedere - dopo. E di che senso ed esito esso abbia. Amore? Rispetto? Comprensione? Di sicuro, cambiamento. Cosette così.
Questa è forse la parte più filosofica che emerge in tutta la sua grandezza e importanza. La cosa che più di tutte ci accompagna nella lettura, senza mai essere esplicita. Seguiamo i monologhi che poi si fanno dialoghi tra il giovane re - ex Piccolo Principe? - e Alfred, oppure tra Rebekka e Alfred, i piccoli 'teatrini' e scenari che lei imbastisce per lui, e tutto scorre tra i fili della trama e poco più. 
Solo a libro chiuso, ci ritroviamo nelle mani un ricamo magnifico che ci interroga su cosa voglia dire nel profondo essere creature sociali. 
Gran libro. 

Carla

lunedì 4 marzo 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

VERDE



"Dobbiamo sempre ricordare che il verde è il colore più importante del mondo"; così Nicola Davies chiude il nuovo libro di divulgazione firmato insieme all’illustratrice Emily Sutton. Il testo di questa nuova fatica è "Verde. Il mondo segreto delle piante", pubblicato da Editoriale Scienza.
Da quanto detto si evince come il tema affrontato dalla celebre coppia di autrici votate alla divulgazione, e non solo, tratti dell’argomento che riscuote maggiore interesse in questi ultimi anni, il mondo vegetale.
Con un linguaggio molto semplice, adatto a lettrici e lettori anche alle prime armi, vengono affrontati i temi principali della botanica, dalla funzione clorofilliana, all’evoluzione delle piante per finire con i problemi ecologici del mondo contemporaneo.
Il mondo vegetale, all’apparenza così statico, viene visto nella sua complessità e, in particolare, mi sono sembrati rilevanti alcuni aspetti.
In primo luogo la forza con cui viene evidenziata l’interconnessione fra mondo vegetale e animale, soprattutto per quanto riguarda il ciclo dell’ossigeno e dell’anidride carbonica, sottolineandone il delicato equilibrio. In secondo luogo, mi è sembrata chiara e incisiva la spiegazione di come e in quale misura l’utilizzo di fonti combustibili fossili alteri in modo pesante questo equilibrio. Infine, mi è sembrato utile e originale l’aver inserito il mondo marino nella descrizione dei vegetali.
Ne deriva un’immagine della complessità della realtà naturale e dell’impatto umano sugli ecosistemi terrestri, che rimanda alla necessità di un cambiamento radicale di indirizzo.
Se questi temi appaiono complessi, e lo sono!, la capacità di sintesi della Davies le consente di affrontarli con semplicità e precisione. Dire cose difficili con frasi brevi e chiare, senza mai cedere alla semplificazione, è una capacità rara che l’autrice britannica ha dimostrato spesso di avere.
D’altra parte le illustrazioni della Sutton, rigorosamente rispettose del testo, chiariscono intuitivamente la complessità del reale, aiutando i più piccoli a comprendere visivamente quello che magari non è di immediata comprensione nel testo.
L’equilibri fra testo e immagine è un punto di forza di questo libro, che consiglio caldamente a giovani naturaliste/i in erba, a partire dai sei anni.

Eleonora

“Verde. Il mondo segreto delle piante”, N. Davies e E. Sutton, Editoriale Scienza 2024


venerdì 1 marzo 2024

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

DARE CORPO AL CORPO 


Heena Baek è entrata, direi con una certa eco, anche nell'orizzonte della letteratura illustrata italiana. Non c'è che da esserne contenti. Per varie ragioni. 
In primo luogo perché è tanto tanto brava nel creare ciò che crea, in secondo luogo perché ha delle buone idee per le sue piccole e magnifiche storie, poi perché ha un modo di concepire l'illustrazione parecchio originale e non convenzionale e, ancora, perché racconta un mondo abbastanza inconsueto per il panorama cui siamo abituati. E lo fa senza veli. 
Tutte ragioni, queste, che le vengono riconosciute a livello internazionale, visto che vince nel 2020 l'Astrid Lindgren Memorial Award. 
Andiamo con ordine. 
Tanto tanto brava nel creare quello che crea. 


La composizione delle sue illustrazioni passa attraverso la realizzazione di scenari in miniatura entro cui agiscono i suoi personaggi che sono realizzati a mano come modellini plastici e tridimensionali. Ogni tavola è rappresentata dalla fotografia di tutto ciò. 
La tecnica, vicina alla stopmotion, è ancora poco diffusa nell'ambito della letteratura illustrata per bambini, ma non la si può dire una assoluta novità, ma certamente ha un suo appeal molto forte. 
(Io sono cresciuta sui libri di Topo Gigio, pupazzino fatto a mano e poi fotografato nei vari scenari. In televisione veniva animato con un telo nero di fondo per oscurare le mani di chi lo stava manovrando... Era l'alba.) 
Spesso Heena Baek viene ritratta davanti al suo tavolo da lavoro dove compaiono dozzine di personaggi dei suoi libri: cani, bambini, uomini, donne, giovani o vecchi, magri o ciccioni, vestiti o nudi. 
Ciascuno di loro è lo specchio dello stato d'animo che lo attraversa in quel preciso momento. 


Un cane che aspetta dietro una porta, oppure che si spulcia, una bambina che tiene il fiato e sta con gli occhi chiusi sul fondo di una piscina. Un'anziana nonna che prima di uscire si mette il rossetto allo specchio o una donna in là con gli anni che, nuda, galleggia nell'acqua oppure succhia dalla cannuccia uno yogurt con lo sguardo in estasi e le labbra a 'culo di gallina', quello che in gergo si chiama una duck face.
 

Un uomo con la barba incolta, una donna con il cestino per i lavaggi pieno di spazzole e saponi, una bambina con il bambolotto in mano, oppure con il moccio verde che le cola dal naso. 
Questo è per dire che, oltre a essere brava con le mani nel creare scenari, ma soprattutto personaggi, Heena Baek è un portento nel ritrarre il vero. Ma ci torniamo. 
Passiamo alle buone idee. La migliore, perché forse è anche la più complessa delle tre pubblicate in Italia, è quella che sta alla base di Le caramelle magiche. Tuttavia anche in Io sono un cane (sorta di prequel, visti i personaggi) dimostra di saper raccontare con onestà il pensiero di un cane, i suoi opportunismi, le ossessioni, i suoi slanci di gioia e soprattutto la sua assoluta 'fratellanza', empatia profonda, amore incondizionato nei confronti dell'altro piccolo di casa (i risguardi del libro parlano chiaro). 
L'idea in sé, ossia di un cane che scelga come amico per la pelle il bambino e i grandi li 'usi' per le sue esigenze non è di nuovo un'assoluta novità. Il colpo di genio però sta nel ritmo sincopato (che una nonna fatica a reggere), che lei ha saputo cogliere in un cane di quel genere: qualcosa di molto simile a un Jack Russell iperattivo, come tutti i Jack Russell che mi è capitato di incrociare.
 

Ma la sua bravura sta anche nella capacità di muoversi su piani diversi, passando dal racconto di una routine quotidiana a quello di una fantasmagoria, una magia improvvisa del tutto inaspettata e stupefacente. Come se nulla fosse. 
Sicura del fatto che un bambino lettore della coesistenza di questi due piani in apparenza tanto distanti non si preoccuperebbe affatto, anzi. A parte il caso più evidente di Le caramelle magiche in cui la magia è il Leitmotiv che porta quel bambino lontano dalle sue solitudini, essa compare anche in La fata dell'acqua, dove la quotidianità di una mamma e una figlia alle vecchie terme della città per la loro igiene personale si trasforma in un vero incontro magico con una vecchia fata, brizzolata. 
Quale bambino non ci crederebbe all'istante, o quanto meno lo considererebbe plausibile? E solo in cambio di uno yogurt... 
La terza sua grande qualità attiene al medium scelto che le permette di esprimere in tre dimensioni quello che di norma siamo abituati a vedere sulla pagina in una perenne illusione ottica. 
Dare corpo al corpo è la sua carta vincente. 
Ciò la rende diversa da un panorama tutto sommato piuttosto uniforme in tale prospettiva. Neanche il miglior libro fotografico può valersi di un quid tale. 


I suoi modelli le permettono di giocare con gli effetti luminosi, con le ombre, con i fuori fuoco e le inquadrature di cui è assoluta sovrana. Ma anche e soprattutto le offrono l'opportunità di dare forma alle emozioni, agli stati d'animo, in un modo così immediato e autentico che è impossibile non esserne entusiasti. 
In altre parole Heena Baek riesce a restituire, seppure con quella sua vena ironica inconfondibile, un tipo di espressività che è prossimo alla nostra percezione del reale. 
Molti autori, tra i grandissimi penso a Shaun Tan o ancora a David Wiesner o Chris Van Allsburg, si sono mossi in questa direzione; ossia, per realizzare le loro migliori tavole, hanno costruito modellini per aiutarsi con le proporzioni, con le luci per raggiungere l'armonia compositiva. Ma tutti e tre hanno poi 'tradotto' tutta questa sperimentazione tridimensionale in un linguaggio che di dimensioni ne ha pur sempre solo due, seppure di altissimo livello, si intende. 
Ultima ma non ultima sua dote è quella di non essersi mai troppo curata del mainstream occidentale. Racconta con molta disinvoltura storie che hanno come scenario il mondo, le abitudini e la cultura orientali. Solo per fare un esempio: andare settimanalmente ai bagni pubblici per darsi una bella lavata profonda, così come fanno mamma e figlia, nella Fata dell'acqua. O ancora nell'uso dei nomi propri dei suoi personaggi, da Dong-Dong in poi. Ma così come non recede di fronte a queste scelte insolite, altrettanto fa di fronte alla rappresentazione dei suoi magnifici personaggi -  in canottiera, in ciabatte - e dei loro corpi: spesso anche nudi, talvolta cadenti, spesso sformati, pieni di rughe o di altri segni del tempo. 


Sempre mette in scena situazioni molto veraci come per esempio un cane e un bambino che si sbafano un intero pacchetto di patatine e poi stramazzano addormentati e satolli, o un padre in pigiama che lava i piatti in cucina, o una madre in gonna e reggiseno nello spogliatoio delle terme. 
Insomma, sempre ma proprio sempre è la vita vera che va in scena. 
E questo sembra essere una sorta di suo imperativo categorico. 
D'altronde, non è nella vita vera che noi viviamo? 

Carla

Heena Baek, Le caramelle magiche (trad. Dalila Immacolata Bruno), Terre di Mezzo 2022
Heena Baek, Io sono un cane (trad. Dalila Immacolata Bruno), Terre di Mezzo 2023
Heena Baek, La fata dell'acqua (trad. Dalila Immacolata Bruno), Terre di Mezzo 2024

mercoledì 28 febbraio 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

ISOLE!


‘Un mondo di isole’, scritto da Serenella Quarello e illustrato da Camilla Tasin Bertoldi e pubblicato da Editoriale Scienza, è un vasto, approfondito, affascinante repertorio di quelle entità geografiche che chiamiamo, appunto, isole.
I punti di vista con cui guardare a queste realtà grandi e piccole sono diversi: squisitamente geografico, geologico, biologico, storico, letterario.
È piuttosto difficile mettere insieme isole come la Groenlandia con isole molto più piccole, poco più di un insieme di scogli, ma Serenella Quarello riesce nell’intento di proporre un filo conduttore comune che non ha la pretesa della sistematicità, ma risponde alla curiosità del lettore, affrontando di capitolo in capitolo punti di vista differenti.
Un aspetto sicuramente interessante, e importante dal punto di vista della storia della scienza, è quello biologico ed ecologico: le isole rappresentano infatti ecosistemi relativamente chiusi, in cui le specie possono evolvere e differenziarsi anche in aree geografiche ristrette; oltre alle celeberrime Galapagos, che tanto hanno ispirato le ricerche di Charles Darwin, va ricordato, ad esempio, il Madagascar con i suoi lemuri.
Un altro aspetto interessante, e a lungo misterioso, è legato al ciclo vitale delle anguille, che, nella fase riproduttiva migrano verso le isole galleggianti costituite da alghe nel Mar dei Sargassi. Per molto tempo questo viaggio incredibile che porta dei pesci di acqua dolce a traversare l’oceano Atlantico è rimasto sconosciuto, tanto che nell’antichità si credeva che le anguille si generassero spontaneamente dal fango.
Ma non è certo meno interessante l’aspetto storico, che lega alcune isole alle vicende di pirati e corsari, con tanto di mappe, per lo più sbagliate, e tesori nascosti. Ci sono poi isole misteriose, che appaiono e scompaiono nella nebbia, oppure che si spostano; isole leggendarie e isole letterarie, come Indian Island, in cui è ambientato ‘10 piccoli indiani’, oppure Lincoln Island, dove si svolge l’azione de ‘L’isola misteriosa’. All’elenco breve, ma molto divertente, redatto dall’autrice, avrei aggiunto ‘Alla fine del mondo’, scritto dalla McCaughrean e ambientato nell’ostile arcipelago di Saint Kilda, in Scozia.
Ci sono anche molti riferimenti all’attualità, dall’incombere dell’innalzamento del livello dei mari dovuto al riscaldamento globale, con l’inevitabile tragico impatto sulle popolazioni più esposte, come gli abitanti dell’arcipelago di Tuvalu; oppure il proliferare di isole di plastica, costituite dalle tonnellate di rifiuti non degradabili che stanno soffocando il mare.
C’è molto su cui riflettere, ma anche moltissime curiosità, notizie che possono allargare gli orizzonti di lettrici e lettori curiosi. L’impaginazione vivace, le illustrazioni realistiche, ma suggestive, rendono la lettura stimolante, divertente, densa di spunti che chi vuole può approfondire.
Alla fine del libro il necessario glossario e la mappa delle isole.
Consiglio caldamente la lettura, a partire dagli otto anni, a tutti quelli che si immaginano esploratori, a chi ama la natura e la geografia, a chi sogna di vivere le avventure di Robinson Crusoe. Buona lettura!

Eleonora

“Un mondo di isole”, S. Quarello, C. Tasin Bertoldi, Editoriale Scienza 2024


lunedì 26 febbraio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

I BAMBINI VOLANO

I bambini crescono
, Claudia Mencaroni, Luisa Montalto 
Verbavolant 2023 


ILLUSTRATI 

"Quando nascono 
i bambini stringono i pugni 
e puntano i piedi nudi. 
I piedi dei bambini 
non restano nudi a lungo, 
tranne alcuni 
pochi." 


Ma quali sono le cose da cui nascono questi bambini? Desideri, scricchiolii, speranze, magari anche un dolore, da una possibilità su un milione, da un segreto. 
E cosa succede quando questi bambini sono nati? Beh, è tutto un risveglio, ma anche uno sbadiglio. A questi bambini nati si regalano piume e sassi e sentieri da percorrere e quando questi bambini crescono corrono scalzi. E poi si tuffano. 

Questo è un libro che parla quattro lingue diverse, ma in armonia tra loro. 
La prima è quella scritta nelle parole. 
E saranno i grandi a capirla, nell'ascoltarla e nel volerne cogliere il senso più profondo. Saranno i grandi a cogliere il senso molteplice di molte parole, saranno i grandi a leggere in trasparenza la grande metafora. 
Da tutto ciò, i piccoli mi sembrano esclusi. Loro sono occupati a vivere, insomma sono lì a fare altro che interrogarsi sul senso di queste parole, per loro oscuro. 
Se non le capiscono, pazienza: vuol dire che non sono per loro e tirano dritto. 
La seconda lingua è ancora nelle parole, ma non nel loro senso, quanto piuttosto nel loro suono. E allora sì che i bambini si fermeranno ad ascoltare: non sarà affatto necessario capire, basterà sentire come le parole tintinnino tra loro.
 

I bambini godranno di risveglio e sbadiglio vicini, di scricchiolio, di grembo. Si divertiranno per la pausa necessaria per il giro di pagina e per la frase che riprende in una direzione diversa. Si godranno le piccole pause del verso se letto in modo corretto. Questo è il valore della poesia: quella di suonare ancora prima di dire. 
La terza lingua è silenziosa, pur dicendo un bel po' di cose. È la lingua che si ascolta con gli occhi. E anche questa ai piccoli piacerà, perché è davvero molto insolita. Diversa dalla consuetudine dei libri che avranno letto e sfogliato finora. 
Come nella consuetudine dei libri Verba volant non sembrano esistere vincoli di sorta sul loro formato. Dai libri poster in giù, questa casa editrice (cimento e delizia del loro stampatore Priulla di Palermo) ha sempre guardato un po' più in là rispetto a quelli che sono i formati standard. 
E anche questo libro non fa eccezione. 
L'unica differenza forse sta nel fatto che fino al momento in cui lo sfogli non percepisci i diversi azzardi che contiene. La prima è un angolo, precisamente quello inferiore, ripiegato e incollato con precisione verso il centro del foglio. Va da sé che il disegno ci giochi. 


La seconda è una piegatura ancora più complessa che ha la funzione 'narrativa' di nascondere il bambino che Luisa Montalto disegna nella metà del foglio, quella verso il taglio, cui il testo allude: I bambini nascono da un segreto. Ci sono pagine spiegazzate ad arte oppure pagine più piccole con una bandella che si offre a un nuovo gioco del disegno di Luisa Montalto... E poi c'è l'ultima che non si deve raccontare qui. 
Queste forme che vanno in direzioni mai prese finora, questa programmatica richiesta fatta ai lettori di essere attivi nell'atto consueto di sfogliare le pagine sono stimoli verso la sorpresa e verso la curiosità. 
La quarta e ultima lingua è anche questa tutta visiva ed è quella dei bambini disegnati. 
Un pugnetto di ragazzini, prima più piccoli, poi cresciuti, abitano - ma sarebbe meglio dire scorrazzano sul bianco delle pagine. Si mascherano, si bisbigliano cose all'orecchio, saltellano, si acquattano, si stiracchiano sotto le coperte, e poi si accucciano, poi si arrampicano, poi spiccano un salto e si tuffano, e all'ultimo... spiccano il volo, come uccelletti. 


D'altronde, Almond ce lo ha detto, è una cosa che loro sanno fare: sono bambini. 

Carla

venerdì 23 febbraio 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

BLU SURREALE


Deve essere stata un’impresa faticosa, quella di tradurre ‘Il portoghese blu’, scritto da Peter Svetina e illustrato da Damjan Stepančič : impresa riuscita a Martina Clerici, con la pubblicazione per i Tipi di Sinnos della versione italiana.
Con un evidente e voluto omaggio all’Alice di Lewis Carroll, l’opera dei due artisti sloveni è un caleidoscopio di immagini e parole che insegue il lettore e la lettrice di pagina in pagina.
Si comincia, e ogni riferimento è puramente voluto, con la caduta dell’intrepida Anna Clara nel cassone dei giornali, rovistando fra i quali lei e il coraggioso topo Giacinto (in realtà non sapremo mai se si tratta di un topo o di un ratto) si ritrovano in uno strano paese, in cui imperversa Fosca Marciarita, ex bambina delusa, divenuta perfida strega.
Costei, supportata da Massimo Re e Luigi Gnorsì, ha imprigionato dei poveri bambini sotto campane di vetro ed è ovvio che la nostra Anna Clara si faccia paladina della loro liberazione.
Detto così sembra semplice, in realtà il percorso che i nostri eroi dovranno percorrere è lungo e pieno di sorprese: dal campo di orecchie a quello delle gambe, passando per locande, boschi pieni di imprevisti e incontri straordinari.
Se sono tante le situazioni sorprendenti e fantastiche, altrettante sono le sorprese linguistiche, le parole composte che nascondono altri significati, i giochi di parole basati sulle assonanze e via discorrendo. Per questo va sottolineata la bravura della traduttrice, che in questo labirinto di significati riesce a destreggiarsi rendendo vivida la sua prosa scandita dalle parole in blu.
In tutto questo trambusto, Anna Clara e il fido Giacinto non perdono il filo del loro compito, riuscire a liberare i bambini prigionieri sotto le campane di vetro. Una volta raggiunto l’obbiettivo, possono ritornare a casa, svegliandosi nel cassone dei giornali. Si è trattato di un sogno? Potremmo pensarlo, ma alcuni oggetti misteriosi lasciano nel lettore il dubbio che fra realtà e fantasia la divisione non sia così netta.
Anche le illustrazioni di Stepančič non possono che assecondare il gusto del surreale che emerge dal testo: la foresta di orecchie, il generale della battaglia combattuta a suon di pentole sbattute, facce, mani, occhi che scrutano dalle pagine, tutto concorre a sostenere l’avventuroso e stravagante racconto.
‘Il portoghese blu’, così misterioso, così sorprendente, così pieno di invenzioni linguistiche forse può spaventare i lettori alle prime armi; ma già con un minimo bagaglio di competenze linguistiche, diventa una matrice di giochi e di rimandi.
Consiglio caldamente la lettura a lettrici e lettori, a partire dai dieci anni, che amino le letture sorprendenti, i giochi di parole, le atmosfere fantastiche.

Eleonora

“Il portoghese blu”, P. Svetina & D. Stepančič, Sinnos 2023



mercoledì 21 febbraio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RACCONTARE STORIE PER DOMANI

Kosmos, Matteo Meschiari, Roger Olmos 
#Logosedizioni 2023 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Non preoccuparti, disse una voce nella sua testa. 
Fu allora che vide una piccola ombra staccarsi dalla collina e coprire per un attimo il fuoco. Poi l'ombra avanzò lungo il viale e a un certo punto si fermò, come se volesse lasciare tra sé e Barra Tre uno spazio abbastanza ampio per battere in ritirata. 
Allora, disse la voce nella sua testa, mi presento, io sono Caliban, e no, non sono una cosa da mangiare. Sono un cane, e anche se tu non sai che cos'è un cane, e ci sono certamente dei cani terribili, e c'è anche chi i cani se li mangia, io non voglio farti niente di male e tu non ne farai a me. Adesso avvicinati al fuoco che ti presento gli altri." 

Barra Tre, questo è il diminutivo del suo nome completo che è CSU 956.072/3, ossia l'acronimo di Corpo Sostitutivo Umano, è sopravvissuto al veleno che doveva eliminare lui (o lei) e molti altri CSU buttati nella Grande Vasca. Relitti, ormai erano inservibili, che erano stati 'spenti' dalla fabbrica che li aveva progettati e poi costruiti. 
Barra Tre non soccombe come gli altri e la mattina successiva, sempre sotto una pioggia incessante, si alza in piedi e, con le poche forze che ha, si fa guidare dalla voce che sente nella testa, quella di un cane, Caliban, telepatico. Cane vecchio e un po' sciancato che lo conduce dagli altri che con lui vivono sulle colline del Cimitero delle Macchine. Ad aspettare Caliban ci sono infatti Je Rin, un vecchio clochard dalla lunga barba bianca e dall'incedere regale, nonostante sia vestito di stracci, in quel preciso momento occupato ai fornelli, e AP, un robot dalla forma di grande uovo metallico che fluttua a mezza altezza, smagliante nella conoscenza e nel pensiero, nonostante sia ormai molto scrostata la sua originaria verniciatura rossa. 
© Roger Olmos

Loro tre formano già un piccolo nucleo, una Compagnia Miracolosa, cui Barra Tre si aggiunge, felice di riempirsi un po' la pancia e soprattutto di non sentirsi più solo (o sola) per quel poco che gli resta da vivere. 
Questa è la loro storia. Questo è il loro viaggio, un paio di mesi dell'anno 2520, attraverso luoghi del pianeta, ormai quasi irriconoscibili se non per piccole tracce che affiorano qui e lì nella memoria di chi racconta e di chi legge. 

Il valore profetico - e quindi in qualche modo salvifico - di questa parabola ti aggancia e non ti molla fino alla fine. 
Un lungo racconto illustrato, o un breve romanzo, che mette insieme una sequenza di belle idee che, attraverso una altrettanto bella scrittura per parole e immagini, costruisce uno scenario complesso e articolato, che implica un bel po' di ragionamenti. 
Su tutto questo però si impone un ulteriore elemento, particolarmente interessante. 
Esiste, fin dalla prima pagina, un doppio valore della narrazioni, sia iconica sia testuale: da una parte si tratta di pura letteratura, pura finzione, ma dall'altra il lettore è messo di fronte a una riflessione antropologica alla quale non può sottrarsi. Toccando corde profonde, aggiunge in chi legge e in chi guarda inquietudine alla propria inquietudine. 

© Roger Olmos

Guai se non fosse così. Tuttavia, nello stesso tempo, tanto le immagini quanto il testo hanno la capacità di rischiarare possibili percorsi per uscirne incolumi. 
Le buone storie lo fanno!
La scrittura di Meschiari - che qui ancora una volta mette in campo le sue competenze professionali insieme a quelle più creative - fa una continua operazione di connessione tra il racconto in sé e il senso profondo di cui è intriso. 
All'unisono si muove Olmos, che non perde occasione di raccontare la finzione attraverso una realtà potenziata, ma riconoscibile in tutto e per tutto.
 
© Roger Olmos

Per poi chiudere con una tavola finale che si lascia indietro tutto il disastro fatto di macerie fin lì per offrire uno scenario di una Terra tutta nuova: luminosa, primordiale. 
Lo si può definire dunque parabola, fiaba, racconto epico, ma si lo si potrebbe chiamare anche e soprattutto mito: Kosmos ha la capacità di 'far vedere' le cose, senza per questo mai cadere nella didascalia. Il processo di passaggio da un'apocalisse a una genesi, da una fine a una nuova nascita, è palpabile. 

© Roger Olmos

E qui entrano in gioco ancora una volta l'antropologia di Meschiari e l'arte di Olmos. 
Da antropologo e narratore di storie, Meschiari riesce a mantenere quella necessaria lucidità di pensiero che fa diventare il suo racconto qualcosa che va ben oltre la pura distopia. Lo trasforma davvero in una narrazione che con il mito condivide chiarezza e luminosità. 
Da artista, Olmos dà forma a un immaginario che inquieta per quanto reale appare. E lo fa, nonostante le distorsioni. Per poi sciogliersi invece dentro uno scenario primigenio, che è aria pura. 
Mi pare di aver letto in una intervista a Meschiari che questa sua scelta di riflettere in chiave antropologica attraverso la letteratura di invenzione sia una sua modalità per indirizzare il pensiero scientifico verso una dimensione dichiaratamente immaginativa. Questo gli permette di raggiungere il suo obiettivo primario, ovvero l'esplorazione di ciò che è ancora ignoto. Ma mette in pratica anche il suo contrario, ovvero Meschiari è capace di permeare la letteratura di riflessioni antropologiche per dare ai suoi lettori una possibile chiave di lettura del mondo e del modo di starci dentro. 
Ed è forse in questa prospettiva che la lettura di Kosmos diventa strumento nelle mani di un lettore. Lettori di oggi, ma forse ancora di più di domani, visto il nome dato alla collana: La capsula del tempo.
Da una parte, le grandi questioni quali la terra come matrice comune, l'importanza dell'altro da noi, la necessità del mutuo soccorso, l'affermazione della propria identità, la lotta contro l'ingiustizia e la prevaricazione, il potere e le sue nefandezze, l'amicizia, l'affetto, la perdita e il suo superamento, la memoria... e potrei continuare. Tutte queste cose sono lì sulla pagina, intrecciate in un racconto che sa essere anche avventuroso e al tempo stesso sottilmente ironico. 

© Roger Olmos

Dall'altra parte irrompe l'immaginario di Roger Olmos che ha il potere di rendere su quella stessa pagina tutto drammaticamente visibile e indelebile. 

Carla

lunedì 19 febbraio 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

CERCANDO LA FILOSOFIA


Matteo Saudino è uno stimabile professore di storia e filosofia in un liceo torinese, ma è anche autore di un noto canale youtube ‘BarbaSophia’, dedicato alla filosofia.
Anche lui, che è un ottimo divulgatore, si cimenta nell’impresa di raccontare la filosofia ai bambini e lo fa con un romanzo filosofico intitolato ‘Sofia Express’, pubblicato lo scorso anno da Salani.
La forma narrativa è spesso usata quando, nella divulgazione, si affrontano temi complessi; in questo caso il tema del viaggio fantastico compiuto da bambini e bambine di una quinta elementare è niente meno che la ricerca della felicità, nel pensiero filosofico della Grecia antica.
Dalla complessità del tema si evince quanto fosse necessario contenere l’argomento in un ambito almeno in parte più ristretto. Ed ecco l’escamotage del pulmino ‘Sofia Express’ che porta i bambini attraverso il tempo e lo spazio, fra Atene e Alessandria d’Egitto, passando per il giardino di Epicuro nei sobborghi di Atene.
In questo viaggio i bambini sono accompagnati dal loro maestro Paolo e dalla reincarnazione della filosofa Diotima di Mantinea. I bambini, dunque, con la mente piena di domande, incontrano prima il sofista Protagora, poi la scienziata Ipazia, poi Epicuro, infine Socrate e Platone.
Il tema della felicità è tanto accattivante quanto difficile da affrontare: quello che bambini e bambine imparano in questi incontri ravvicinati con i pensatori greci è soprattutto un metodo di indagine, che parte proprio dalla definizione di quello che consideriamo ‘felicità’. Un metodo razionale, che sfronda l’idea di felicità da tutte le accezioni più facili e banali. Seguire questo metodo implica impostare un discorso che è condiviso da tutti e tutte e che risponde alle diverse esigenze e aspirazioni, cercandone il tratto comune.
In questo modo, i giovani lettori e lettrici si confrontano con il concetto di moderazione, proprio della filosofia epicurea, col precetto, di origine delfica, di ‘conosci te stesso’, col metodo dialogico che consente ai pensieri di emergere e di confrontarsi con il punto di vista di altri.
Le tematiche connesse a quelle esposte sono molte, ma giustamente l’autore si concentra su questi concetti basilari che rendono l’idea dell’originalità e radicalità del pensiero greco, che è poi la fonte e l’origine del nostro.
Se, dunque, l’intenzione è meritoria e valido il criterio di selezione dei temi affrontati, trovo tuttavia difficile immaginare un uso autonomo di questo libro da parte dei giovani lettori, comunque di un’età superiore ai dodici anni. D’altra parte, anche isolando i singoli episodi, non si semplifica la comprensione del filo conduttore che lega uno all’altro. 
Ho qualche dubbio che la forma narrativa sia davvero il veicolo migliore per introdurre concetti filosofici.
In fondo, la cosa migliore è adottare il metodo socratico e sottoporre a bambini/e e ragazzi/e quesiti sempre più radicali, guidandoli nella ricerca di risposte razionali e condivise.
Consiglio comunque la lettura a chi si voglia cimentare nell’impresa di introdurre i giovani lettori nei meandri del pensiero filosofico.

Eleonora

“Sofia Express”, M. Saudino, Salani 2023