Visualizzazione post con etichetta luce. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta luce. Mostra tutti i post

lunedì 15 luglio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SE DI OGNI STRETTA SAPRETE FARE NODO...

Filo filo d'ombra
, Teresa Porcella Maria Giulia Berardi 
Sabìr editore 2024 


POESIA ILLUSTRATA 

"Gira gira l'ombra 
il piede e la sua orma 
il sole e la sua luce 
gira chi è felice! 

Comincia così questo piccolo grande libro di fotografia e di poesia. 
Fotografia e poesia sono due modi fratelli per leggere il mondo e restituirlo agli altri. 
Fotografa e poeta sono due voci sorelle per leggere il mondo e restituirlo agli altri.


Il primo è un girotondo di bambine, fotografato in bianco e nero, nel suo turbine: nulla è fermo, ovviamente neanche le ombre sul selciato. Di queste bambine con i capelli volanti le facce non si vedono, ma si percepisce con chiarezza la felicità che c'è in quel giro pazzo e veloce che stanno facendo e che le parole adesso hanno messo bianco su nero.
 

Segue una successiva foto in bianco e nero: fila di gambette di bambini che - e lo capiamo solo dalle ombre - si tengono per mano. In primo piano, un faccino sfuocato di chi è rimasto fuori dal gioco. Segue un piccolo capolavoro di finzione, con cui il testo gioca a vedere quel che non si vede: un gallo senza becco o un coniglio con tre orecchie... 

Queste sono le prime tre fotografie con versi legati da un filo sottile che danno vita a uno dei quattro tempi che scandiscono un racconto per poesia e immagini: le ombre in gioco; le ombre in cammino - tante bici e tanti gatti e un'età della scoperta; cuori di ombre, dove è l'amore solido a essere protagonista e infine ombre di ombre, dove i fili si tirano e diventano conclusioni. 
Quattro, combinazione, sono anche i fili di ciascuno dei protagonisti che hanno messo la propria arte nel creare questo oggetto. 
Il filo della fotografa, Maria Giulia Berardi, saggia osservatrice che ha dato il suo contributo più efficace, oltre a quello fotografico, nel lasciare che le cose scorressero e diventassero altro, qualcosa di più. 
Il filo della poeta, Teresa Porcella, che su quelle foto ha scritto perché foto così "a lei la fanno scrivere" (op.cit.) e che a testa bassa - come fa lei, sempre - è andata avanti fino a vedere che diventava libro. 

Che cosa buffa se i mondi facessero la muffa...

Il filo del grafico, Mauro Luccarini, una terza bella testa, che all'idea di poter ronzare intorno alle ombre si è dedicato molto volentieri, curandone una forma ideale. 
E in ultimo il filo dell'editore Sabìr che sulle scommesse e sui libri di ricerca ne ha fatto una sua scelta editoriale. 
E' buffo ma, chissà quanto consapevolmente, sono proprio alcuni versi di Filo filo d'ombra a trovare la sintesi - poetica - di tutto questo: 

"Se di ogni stretta 
 saprete fare nodo 
non ci sarà mai un gesto 
di cui non scatti il modo" 

Se di ogni stretta
saprete fare nodo...

Sono almeno tre le cose che direi importanti da notare. 
La prima, i due modi fratelli di raccontare. Sempre più spesso noto e penso che poesia e fotografia abbiano come matrice condivisa il tipo di sguardo sulle cose. 
Entrambe distillano, lavorano sul togliere, piuttosto che sull'aggiungere, entrambe hanno bisogno di un occhio attento ma anche un po' visionario, cioè entrambe hanno la facoltà di far concentrare l'attenzione di chi le "legge" su un punto, su un unico fuoco. Ma entrambe fanno vedere anche oltre, altro - come ogni forma d'arte fa. 
Entrambe lavorano sui dettagli, o per meglio dire, sulle cose che passano inosservate ai più. 
Entrambe lavorano sugli istanti. 
Entrambe, di foto in foto, di poesia in poesia, hanno solo un colpo in canna e quindi non possono permettersi di sparare a vanvera. 

Solo un matto 
può bersi l'ombra...

L'occhio visionario. Ecco in questo libro gli occhi visionari sono stati quattro e ognuno di loro ha fatto fare una capriola ulteriore a Filo filo d'ombra
Sono abbastanza sicura che la lettura poetica che Teresa Porcella ha fatto delle immagini di Maria Giulia Berardi, l'abbia stupita, ossia si sia meravigliata lei stessa delle cose che Porcella vedeva al di là della sua stessa foto. 
Lo stesso credo che Porcella si sia meravigliata del lavoro di Berardi e poi di quello di Luccarini, così tanto attento a ogni aspetto grafico. Così tanta roba da farla diventare una terza lingua del libro. E tutti noi continuiamo a stupirci nel vedere quanto "non si veda", ovvero non faccia ostentata mostra di sé, il buon lavoro di un grafico: c'è ed è potentissimo, ma ti avvolge impalpabile e non pesa nulla. 
E ultimo a stupirsi e a gioire sarà stato Sabìr nel vedere un libro così ben fatto ad arte... 
La seconda. Un po' ha a che fare con Luccarini, ma soprattutto con Porcella che è quella che ha visto più lontano e più in alto di tutti. Almeno al principio. La scelta delle immagini, una più  interessante dell'altra, il loro diventare sequenza e quindi narrazione, e la capacità di saper usare non solo la lingua delle parole, ma anche quella dei colori. Non dico di più, ma seguite il viola di un fondo che poi diventa il rosa di un vestitino che poi ridiventa il viola di un'anfora. E capirete cosa intendo. Finito il viola, seguite il filo rosso... 
La terza. Come tutti i libri fatti con cura e con testa, dove quindi sapienza e visione siano nelle giuste proporzioni, anche Filo filo d'ombra può essere finestra che si spalanca su ogni lettore, per mettere in comunicazione il suo dentro con il suo fuori. 


Libri così sarebbe bello vederli in azione tra le mani di ragazzini e ragazzine che hanno notato le loro "ombre" e quelle degli altri. 
Con tutto quello che questo può significare. 

Carla

venerdì 8 luglio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UN TEPORINO NEL LIBRO

Piccolina tutta mia, Ulf Stark, Linda Bondenstam (trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2022 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

 "Per addormentarsi si conta le dita dei piedi e delle mani. 
Quando finisce di contare si mette il pollice in bocca. 
È così bello da succhiare. 'Dormite' mormora alla testa e al corpo. 
Ogni tanto, mentre dorme, sogna la luna e di avere qualcuno con cui parlare, un Piccolino da accudire, da cullare e per cui cantare."  

La creatura vive al buio di una grotta, tutta sola. Lei è grigia grigia grigia, come la grotta. Sa che la luce del sole le farebbe così male da farla morire, così passa il suo tempo a dormire, ovvero a cercare di dormire, di giorno e, quando il sole è a un attimo dal tramonto, esce e guarda fuori. Ma quello che vede è solo ombra, o poco più. Tutto questo non la mette di buon umore e spesso si sveglia la notte tra i singhiozzi e si consola facendosi da sola le carezze sulle guance. Quando la rabbia invece ha il sopravvento, mastica pietre. Quella notte che ha provato ad abbracciare il riflesso della luna nell'acqua del lago, lui si è sbriciolato e la malinconia della Creatura si è trasformata in pianto. Sotto la luce tenue delle stelle, passa le sue notti a fare bolle di saliva o a cantare la sua canzone di sempre, grrrrr. Ma una mattina succede qualcosa: una scintilla di sole sta fluttuando nell'aria della grotta e poi si appoggia. La scintilla non è affatto contenta: lei vive un solo giorno e le pare un brutto scherzo del destino, doverlo passare tutto in un luogo così buio e invivibile. Come invivibile? Ma se la Creatura ci vive da sempre?
Qui comincia la storia della loro giornata, luminosa, a suo modo. 

Enorme è la difficoltà di commentare, senza cadere nelle cose già dette, questa piccola e scintillante storia. 
Tutto il bene possibile su cosa e come scrive Stark (e su come lo traduce Laura Cangemi) è già stato detto per ben otto volte, su otto diversi libri che meritoriamente Iperborea ha pubblicato nel corso degli anni. Qui, per tipologia di libro, ci si avvicina ad Animali che nessuno ha visto tranne noi e non solo perché le illustrazioni sono di nuovo di Linda Bondestam, ma perché sono abbondanti rispetto al testo e soprattutto perché è una storia che, come quella, attinge a un immaginario importante. Immaginario che si espande come una bolla - sulla doppia pagina - con una dozzina di bestioline fantastiche ('teporino selvatico' in testa) nel momento in cui Scintilla racconta ciò che la Creatura non può aver mai visto. 


Ecco, da qui forse si può partire. 
Si tratta di costruire una storia su un incontro, tra una Scintilla di sole (come è fatta una scintilla?) e una Creatura (come è fatta una Creatura?) della cui forma si dice ben poco, a parte che grigia grigia grigia, che ha una testa, con naso occhi e bocca, dei piedi e delle mani, con delle dita da ciucciare. 
E un cuore che batte. 
Se di entrambe è detto ben poco della loro apparenza, molto invece si sa del loro 'aspetto' interiore, quel Dentro a cui si allude, a un certo punto.
Ad evidenza, una ha premura e l'altra ha bisogno di affetto: due condizioni che potrebbero non essere conciliabili tra loro. A sottolineare questa potenziale distanza Stark aggiunge due altri antipodi: il buio e la luce, ossia due mondi che sono necessariamente separati dalle leggi della fisica. 
Eppure. Tanto più si percepisce la loro distanza di indoli, di obiettivi, di habitat, tanto più si partecipa all'intensità del loro pezzettino di vita trascorso assieme. 
E ci si intenerisce.


Altra cosa che si avverte è che tutto ruota intorno alla questione di un incontro, ossia c'è qualcuno che è solo e sta sostanzialmente fermo al suo posto e di lì - casualmente - transita qualcun altro che è però diretto altrove. Ma anche qui Stark non si accontenta, perché dal seme dell'incontro fa nascere anche un'altra pianta: quella del desiderio che si ha degli altri (un bisogno che sfiora il confine verso la maternità/paternità). A peggiorare la solitudine della Creatura e ad aumentare ancora una volta i divari tra le due, ritorna la questione tempo. Lei è tanto sola ed è in cerca di un affetto per sempre, mentre la Piccolina ha un'esistenza effimera. Se incontro ci sarà durerà lo spazio di un giorno. 
Altro struggimento per chi legge. 
Bene, queste sono in sostanza le questioni sollevate. Anche se ce ne sarebbero molte altre che si muovono da queste principali che, già da sole, non sono poca roba. 
Forse vale la pena di andare a vedere nel dettaglio come Stark, e la Cangemi per l'italiano, rendono 'a parole' questo percorso introspettivo, così emotivamente forte. 
La solitudine, per esempio. E qui ha senso semplicemente elencare cosa Stark metta sul foglio per dare spessore e non cadere mai nella didascalia: contarsi le dita per trovare il sonno; parlare a se stessa; la catasta di sassi, come Sisifo, per raggiungere la luna e forse un Piccolino. 
La tenerezza, per farne un altro, di esempio: il pollice in bocca; gli sciacqui dopo la rabbia; dindalon, dindalon; la gelosia nei confronti di LEI; le R che diventano tonde; un GRR lontano; coprirsi gli occhi con le mani e nelle mani il sasso tiepido come un uovo. 
La meraviglia del Fuori (della meraviglia del Dentro abbiamo detto finora); i mari ondosi; i deserti vuoti; lo Strisciacalzino e gli altri; le R che diventano gocce di rugiada...
 

A ciò si aggiunge una sequenza di colpi di genio: le bolle di saliva; il verso zanzaroso della Scintilla; la lacrima che rischia di spegnere tutto. 
E tra quelli della Bondestam, uno su tutti: il precipizio e la montagna che si fanno orizzontali!


E ancora, un encomio particolare a Laura Cangemi per il 'bestiario' che ha creato e per essere stata capace di 'frantumare il riflesso della luna in mille sprazzi'. 
Ora a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di arrivare fin qui, non resta che leggerselo questo libro tutt'altro che piccolino. 

Carla

mercoledì 11 settembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


NELL'EMISFERO DEI SENSI

La gita notturna, Marie Dorléans (trad. Camilla Diez)
Gallucci 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Questa notte mamma ha aperto la porta della nostra camera e ha sussurrato: 'Bambini, svegliatevi, abbiamo un appuntamento...Ci vestiamo senza fiatare.
Non abbiamo dormito molto; solo un'ora, forse due."


I due fratelli ora sono pronti ad andare all'appuntamento. Usciti di casa in fila indiana, mamma davanti, e papà a chiudere, attraversano il giardino, poi il villaggio che è del tutto silenzioso. Solo la luce dei lampioni e qualche randagio che l'attraversa. Le luci aumentano quando la famiglia passa davanti al grande albergo, che è una festa di finestre una diversa dall'altra, tutte ancora illuminate. Usciti dall'abitato, la famiglia attraversa la campagna e si sentono solo i rumori del prato. Il buio è sempre più buio ma gli occhi si abituano. In lontananza passa un treno. Poi c'è il bosco da attraversare, un lago intorno a cui riposare, guardando la luna che è sorta e infine, sdraiati, un cielo pieno zeppo di stelle da guardare. Il tempo passa e l'ora dell'appuntamento non si può spostare...bisogna rimettersi in cammino per arrivare in cima: è nell'ultima pagina che avviene l'incontro.



 Ed è mozzafiato. Ne valeva la pena.

Sebbene sia un libro apparentemente tutto costruito sulla visione, considerato anche il finale e i mille dettagli nell'ombra, La gita notturna ha anche un fortissimo impatto su quelli che sono gli altri sensi che si attivano durante questa insolita passeggiata. La mamma sussurra, i bambini non fiatano, i grilli cantano, i passi sono felpati, si sente l'odore del caprifoglio e dell'erba secca e il calore della giornata estiva, il treno stride, i vagoni si scuotono. E nel bosco si sente odore di pioggia e di corteccia, le felci oscillano al passaggio e i rami scricchiolano sotto le scarpe e le rane gracidano e l'erba crepita.




Un lavoro di cesello nel testo, fatto di riflessione, è la Dorléans a dirlo, su ogni parola, su ogni punto, su ogni virgola. Questo lento e attento lavorio nel togliere, limare, sistemare è quello che spesso fa la differenza tra un albo illustrato e un bell'albo illustrato.
Pubblicato esattamente un anno fa in Francia e già premiato e selezionato in premi importanti, La gita notturna è un libro insolito. Costruito su un filo narrativo molto sottile, riesce ad avere una grande resistenza e impatto, nel racconto di questa inaspettata passeggiata notturna che l'intera famiglia fa.
È immediatamente evidente che sia un'idea, forse addirittura una sorpresa, dei due genitori; i bambini, infatti, li seguono con curiosità, ma è la fiducia in loro che li fa arrivare al traguardo. Senza spendere neanche una parola in merito, se non quelle che descrivono il contesto, Marie Dorléans è davvero molto brava e precisa, misurata nel creare proprio questo tipo di atmosfera, ovvero quella che avvolge questa piccola famiglia. Traspare, giustamente mai dichiarata, la fiducia dei piccoli nei confronti dei grandi (ma anche quella opposta, quando sono i piccoli a guidare sull'ultimo tratto in salita), la loro curiosità sempre tenuta a bada, il desiderio di condivisione di una esperienza emozionante, la tensione di ciascuno verso il gran finale, la consapevolezza dei grandi di essere guida nel percorso a piedi, ma anche in quello dell'anima nei confronti dei loro piccoli.


Ma cosa succede ai sensi di chi ha il libro nelle mani? Mentre il racconto si snoda e le orecchie e il naso si beano nella sequenza di sensazioni, lo sguardo viene letteralmente sequestrato dal blu profondo (racconta la Dorléans di aver dipinto a inchiostro dozzine su dozzine di pagine blu in cerca delle giuste sfumature e nuances e di averle poi composte a monitor, sul disegno a a matita). 



Una festa per gli occhi è il susseguirsi di punti di luce diversi che illuminano porzioni di storia ogni volta differenti (l'albergo è un'apoteosi della linea retta e del suo incrocio), per poi arrivare al cielo stellato che annuncia il gran finale che, nonostante un certo smaliziato senso di distanza maturato durante la lunga militanza fra i libri illustrati, ha colpito dritto il mio personale emisfero dei sensi e delle emozioni. E a parte questo, mi ha fatto pensare e sperare che bambini e bambine, ma anche ragazzi e ragazze, oppure mamme, papà, nonni e zie dovrebbero almeno una volta nella vita provare un'esperienza del genere. 


Rigorosamente insieme.

Carla

mercoledì 18 gennaio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

QUANDO SI FA SERA...

Le luci alle finestre, Alessio Di Simone, Alessandro Di Sorbo

ILLUSTRATI

"Si è fatta sera.
E' sceso il buio tra le strade e le case.
Dalle finestre si vede una signora camminare portando un vassoio.
Nell'altra stanza un uomo è seduto su una poltrona.
Quell'uomo è mio nonno."

Quando si fa sera tutto diventa nero.
Rimangono, sulle pareti scure delle case, finestre gialle di forme diverse. Le luci all'interno delle case le trasformano in piccoli quadri incorniciati dal buio.
Luce che si alterna all'ombra.


Nella prima finestra il nonno seduto, il nonno che si appresta a raccontare.
Nelle finestre che si avvicendano, girando le pagine, o per meglio dire, aprendo il grande poster che dà vita al libro, si illumina la storia come fosse un film.
Si vedono i cannibali che stavano per mangiare il nonno, se lui non fosse fuggito mentre loro tagliavano le verdure di condimento...A seguire una finestra giapponese, un sottile diaframma che si apre sul nonno quando tentava di vendere cinture ai piedi del monte Fuji, cinture che spacciava per italiane, pur avendole comprate in Islanda.




A lui le aveva vendute Björn che però dall'Arabia le aveva importate. Ed è proprio all'Arabia che si riferiscono le finestre a ogiva dell'ultima piega del libro. Sullo sfondo un cammello vero, non come quello fasullo che suo nonno vendette agli arabi. Ultima piega prima del grande poster, che al buio si illumina in un suggestivo cielo stellato.
Davanti agli occhi di quel bambino in canottiera.


Poche righe che danno vita a un intreccio che attraversa mezzo mondo. Dalla Calabria, terra di partenza di quel nonno che, all'età di quindici anni, con il suo carretto tutto colorato e il somaro che spaccia per cammello portatile arriva in Arabia. E dall'Arabia all'Islanda con un piroscafo grande come il Rex. E dalla terra dei geyser dove compra cinte da vendere ai Mongoli, il nonno si dirige verso il Giappone: forse cerca di venderle anche agli africani che non ci cascano e decidono di cucinarlo a loro modo.


In un gioco di incastri e di rimandi la storia si dipana e diventa visibile attraverso uno sguardo quasi voyeuristico che curiosa tra le finestre che, illuminate, pagina dopo pagina, apertura dopo apertura, trovano la loro conclusione nell'ultima grande cornice con le veneziane alzate che permette di vedere la silhouette nera di un bambino che nel cielo vede, nelle costellazioni, mongolfiere, 2CV e monocicli di altre epoche.
Originale nel formato e felicissimo nella scansione dei tempi narrativi di Alessio Di Simone che segnano ogni dispiegamento del grande foglio 70x100, il nuovo libro poster di Verbavolant, ancora una volta illustrato da Alessandro Di Sorbo è una conferma della capacità di questa coppia di giovani autori molto affiatati di immaginare e progettare uno sviluppo insolito per una storia illustrata che, al consueto giro di pagina che magicamente resta, aggiunge quello dell'apertura di un unico grande foglio che è il poster (in questo caso addirittura fosforescente) da un lato e una curiosa sequenza della storia dall'altro lato con immagini in gran disordine, un po' dritte e un po' rovesciate. 


Va confessato: di Alessandro Di Sorbo mi piacciono diverse espressioni: quella timida che ha sulla faccia piena di barba, che si 'accende' quando ci si incontra (con una regolarità metronomica, ogni dicembre a PLPL); quella pungente delle sue copertine per Biancaevolta; quella pigra, talmente pigra che neanche si vede perché è girata sullo schienale del divano del suo blog; e quella illustrativa con la quale, in coppia con Alessio Di Simone, crea libri mai consueti.
E ciascuna di queste espressioni mi conferma il fatto che questo ingegnere informatico ci sappia fare.

Carla

martedì 4 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IO SO CHE C'È UNA LUCE TRA LE RIGHE

Poesie di luce, Sabrina Giarratana, Sonia Maria Luce Possentini
Motta Junior 2014


POESIA

"Le domande dei bambini

Le domande dei bambini sono fiamme
Per accendere le menti dei più grandi
Sono fuoco sempre ardente per le mamme
Se non hai una risposta ti domandi
Le domande dei bambini fanno luce
Mentre rendono la mente più tenace
Le domande dei bambini fanno chiaro
Perché vogliono sapere sempre il vero
Le domande dei bambini fanno grandi
Se non hai una risposta ti domandi."

Se mi sento fisicamente come se mi scoperchiassero la testa, so che quella è poesia. È l'unico modo che ho di conoscerla. Ce ne sono altri?
(Emily Dickinson)
Ed eccomi qui con la testa scoperchiata a farmi prendere dall'emozione che mi assale nel leggere Poesie di luce.
Goethe dice che durante il giorno le cose che vanno fatte sono quattro: guardare un bel quadro, ascoltare una bella canzone, dire -possibilmente- qualcosa di ragionevole e leggere una poesia. Due di queste cose le ho già all'attivo: ho letto le poesie di Sabrina Giarratana e ho visto le tavole di Sonia Maria Luce Possentini. Mi manca di dire qualcosa di sensato e poi dovrò cercare qualche canzone che mi accompagni verso la fine della giornata.


L'ho già detto, ma lo ridico volentieri: i libri di poesia, così rari, mi mettono una gran gioia addosso perché dicono meglio e dicono di più, perché van dritti al cuore, perché sono più leggeri e spesso più sapienti.

Trentaquattro luci diverse: declinate per intensità, per rifrazione, per fonte, per assenza, per modi di dire. La luce che si accende nella mente per la domanda di un bambino o per un'idea luminosa, la luce caliginosa della nebbia, quella piena di pulviscolo che si vede in controluce, quella dei posti dove la luce non c'è più -in un cimitero- la luce di chi viene alla luce e la luce che filtra da un uscio, la luce sull'acqua e la luce in cielo.
La luce che non c'è in due occhi chiusi, coperti, in due occhi 'ciechi'.
La luce che vai cercando tra le parole da scrivere, o tra le parole da leggere: è la luce che si mette tra le righe, che illumina e dà senso. 


E poi c'è la luce delle tavole, i quadri cui allude Goethe. Cimento di ogni artista, è quello di sapere ricreare con artificio la luce naturale. Non si sottrae la Possentini che dà grande prova di sé in due direzioni tra loro diverse: la prima più propriamente legata alla tecnica e connessa al filo conduttore del libro, l'altra che invece va esplorando le iconografie. E qui mi pare di vedere il meglio, nella scelta difficilissima del soggetto da raffigurare per dare forma al verso. Sensibile ad ogni vibrazione possibile offerta dal testo, l'illustrazione si aggancia anche a una sola parola e la trasforma in figura. Come un funambolo ad alta quota, come un rocciatore che si tiene appeso in parete grazie alla forza che si ha nella punta delle dita, la Possentini illustra la luce delle domande dei bambini con un interruttore di altri tempi, la luminosità di un frutto la concentra in un limone, il cono di luce del poeta che scrive per chi lo leggerà, lo racchiude tra due pesanti tende di un palcoscenico che si stanno per ricongiungere in fine di spettacolo.


E prima che cali il silenzio e si spenga la luce, lasciatemi dire le mie predilette, I sogni negli occhi, che auguro a tutti, Una luce bambina che aspiro ad avere e Da un cono di luce e spero vi sia arrivata la voce...

Clic.


Carla

Noterella al margine. Un errore che faccio spesso e che forse dipende dall'età che avanza e con essa da una presunta 'saggezza' raggiunta: troppo spesso do per scontato passaggi che per altri scontati non sono. Forse non ho sottolineato abbastanza il fatto che il libro sia pubblicato in una delle poche  collane per ragazzi, dedicate in esclusiva alla poesia, Il suono della conchiglia. Collana che è bella e preziosa, strenuamente voluta, curata e difesa da Teresa Porcella. 
Gli editori che accettano la scommessa di pubblicare poesia sono pochi perché, si sa, la poesia non si vende!