SCIAVUROSA, COLORITA, ABBONDANTE
Io credo ai segni.
E questa volta tutto converge sulla caponatina.
Ieri sera alla cena delle Magnifiche 7 è stata più volte citata, ne è stato proposto uno studio comparativo con la ratatouille, dalla Sicilia alla Provenza, ne sono state tessute le qualità, ho provato a risentire il sapore inconfondibile del sedano, mi sono ricordata della lucentezza delle verdure che la compongono.
E a mezzanotte e mezza, al ritorno a casa se l'avessi trovata in frigo, ne avrei mangiato un'intera scodella.
Ho dovuto aspettare dodici ore, ma alla fine si è materializzata con il suo sapore inconfondibile di sedano e con le sue verdure lucide.
La ricetta è frutto di una triangolazione. La fonte siciliana, provata a Creta, arriva da un'archeologa senese che la trasmette a un archeologo ligure che la prepara a Roma. E io, da buona romana quale non sono, mi ci ficco e mi ci faccio il ciuffo!
Scusate se è poco.
Ingredienti
cipolla, una e di tropea
melanzane, tre piccole
peperoni, uno grande
capperi, un po'
sedano, tre coste
pomodorini ciliegino, un po'
olive nere
aceto, un cucchiaio
zucchero, un cucchiaino
uvetta, un po'
pinoli, un po'
In una padella antiaderente fate soffriggere, in un po' di olio, le melanzane tagliate a dadini. Quindi toglietele e fate la stessa cosa con i peperoni tagliati. Toglieteli e preparate un battuto per un soffritto di sedano cipolla, fate andare per qualche minuto quindi aggiungete i capperi e le olive e quindi i pomodori a pezzetti e fate cuocere per 20 minuti, poi aggiugete peperoni e melanzane, l'uvetta e i pinoli e far cuocere per ancora 5 minuti. All'ultimo aggiungere l'aceto e lo zucchero. Dargli un minuto di fuoco ancora perché svapori un po' e poi spegnete.
La caponatina, un diminutivo che la rende ancora più familiare, pur essendo piatto blasonato, del casato di melanzana e sedano, va mangiata fredda e riposata (la cammarera Adelina nel piatto funnuto in frigorifero gliela fece trovare).
Carla
Nella mano sinistra, un libro da leggere con bambini e ragazzi e, nella destra, un buon biscotto (o una polpetta). Ecco le nostre due grandi passioni: letteratura per i più giovani e buona cucina. Un blog per poter ragionare di entrambe.
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domenica 25 giugno 2017
mercoledì 7 settembre 2016
LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)
QUELLA SUCCULENTA PALLINA ROSSA
Sogni d'oro
pomodoro, Elisa Mazzoli, Cristina Petit
Valentina Edizioni 2016
Valentina Edizioni 2016
ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
Anita è in castigo con
il suo pomodoro: a tavola, le è stato ingiunto di mangiarlo tutto,
ma lei non ci pensa minimamente. Tutt'al più, chiusa nella sua
prigione, lo può annusare, o accarezzare e fare finta che sia il suo
bambino. E allora un pomodoro si può cullare o giocarci a cucù e
quando lui si ferisce e piange lacrime rosse provare a consolarlo
succhiandogliele via.
In fondo hanno un
sapore dolce.
Il pomodoro continua a
lacrimare così, letta la fiaba della buona notte, cantata la
filastrocca, messo il piagiamino e avvolto nella coperta, finalmente
al pomodoro viene un gran sonno, ma nello stesso momento ad Anita
viene una gran fame. Se il pomodoro dorme sodo non si accorgerà di
un morsino sul sedere. E dopo il primo arriva il secondo e in un
batter d'occhio il pomodoro è nella pancia di Anita dove finalmente
potrà dormire un sonno lungo e ristoratore su un letto d'insalata. E
anche Anita è perdonata.
Bambini, verdure e No sono un amalgama collaudato nella letteratura per l'infanzia. I pomodori, in modo particolare, sono stati a lungo odiati anche da Lola, la sorella di Charlie, che giurava che MAI E POI MAI li avrebbe mangiati...(Lauren Child, Mai e poi mai mangerò i pomodori, ApeJunior 2009)
Hanno sempre fatto
sorridere gli sforzi di genitori più o meno onesti che si inventano
di tutto pur di far entrare nella pancia dei loro bambini almeno un
cucchiaio di piselli o una forchettata di spinaci. E fa ridere ancora
di più l'onesta e coerente determinazione dei piccoli a non voler
mettere in bocca nulla che contenga minima traccia di vitamina.
Questo per dire che il tema non è esattamente una novità, però
come spesso accade in libri del genere, il sorriso è dietro la
pagina.
Qui in particolare colpisce la deriva maternalistica della giovane Anita e il sorriso diventa risata quando la poveretta deve soprassedere al suo istinto accudente e dar sfogo all'istinto di sopravvivenza, la fame.
Da un lato prende piede
la fantasticheria di una bambina che si improvvisa mamma di un
pomodoro, e un 'animismo' del pomodoro stesso in grado di reagire
'umanamente' allo spazio circostante e allo scorrere del tempo.
Dall'altro invece c'è un continuo, seppur velato, richiamo alla
realtà di una ragazzina a cui è stata negata la cena e che sta
cercando una strada onorevole per uscire dal guaio in cui si è
cacciata. Divertente il contrasto.
Rispetto a un testo
felice, molto sonoro e ideale per una lettura ad alta voce, un po'
meno convincenti mi paiono le immagini che, anche loro, si alternano
su registri differenti: da un lato la fotografia, giocata anche con
soluzioni originali nel loro essere fuori contesto (come per esempio
le pezze di stoffa svrapposte che costituiscono la poltrona di Anita
durante la lettura della fiaba al pomodoro) e dall'altro il tratto
in bianco e nero, che denuncia - a mio avviso - il proprio limite
dato da un disegno troppo ingenuo.
Il pomodoro è, come si
conviene, protagonista assoluto, fotografato nella sua lucida
perfezione, si impone fin dai risguardi dove occhieggia in una
sequenza regolare di pois e poi si ripete, pagina dopo pagina, nella
sua veste di succulenta pallina rossa.
Carla
sabato 31 ottobre 2015
EL SALMOREJO CÓRDOBES, receta casera.
Ancora sulla scia andalusa, un altro
piatto che mi sono portata indietro dal mio viaggio nel Sud della
Spagna.
Lo abbiamo provato a Siviglia, in due
delle sue varianti, lo abbiamo rimangiato a Granada e infine anche a
Carmona, un villaggetto a meno di 50 chilometri dall'aeroporto di
partenza.
Ne ho collezionato diverse varianti, ma
qui pubblico la ricetta base, quella casera.
Devo correre nel pubblicare la ricetta
perché è un piatto piuttosto estivo, ma, visto che i pomodori sono
ancora belli rossi, belli maturi, io ci provo.
Ingredienti
mezzo chilo di pomodori Piccadilly,
belli succosi e piuttosto maturi
100 gr di pane duro
100 ml di olio extra vergine d'oliva
1 spicchio d'aglio
sale (mezzo cucchiaino)
Tagliate a pezzi il pane che deve
essere duro di almeno tre giorni e mettetelo in una ciotola.
Quindi mettete sul fuoco una pentola di
acqua e quando bolle spegnete e buttateci per 30 secondi i pomodori
che nella sua estremità avrete inciso a croce con la punta di un
coltello (serve per facilitare la pelatura).
Toglieteli e buttateli nell'acqua
gelata in modo che non continuino a cuocersi. Pelateli e tagliateli a
pezzetti sopra il pane, aggiungete un mezzo cucchiaino di sale perché
buttino fuori liquido che vada a intridere il pane.
Lasciate riposare per mezz'ora,
rimestando ogni tanto. Aggiungete uno spicchio (ma anche mezzo per i
più pavidi) d'aglio tagliato a pezzetti e privato della sua anima.
Quando il pane risulta tutto
ammorbidito e perfettamente amalgamato con il pomodoro, aggiungete
l'olio e versate il composto nel frullatore e fate frullare finché
non è cremoso al punto giusto.
Versate in ciotole di coccio e lasciate
raffreddare in frigo per almeno un'ora.
Può essere mangiato puro, oppure
guarnito in vario modo: le due più consuete varianti sono con il
bianco di un uovo sodo sminuzzato, per i vegetariani, o con tocchetti
di prosciutto crudo, per i carnivori.
Indovinate quale dei due era il mio?
Carla
domenica 4 ottobre 2015
BUCATINI DI ROSALBA
Quando Margherita passa per Roma è raro che non lasci una scia culinaria dietro di sé. Per i primi giorni di soggiorno abita il divano, poi si piazza in cucina e non ne esce più...
Quando Margherita passa per Roma è raro che non lasci una scia culinaria dietro di sé. Per i primi giorni di soggiorno abita il divano, poi si piazza in cucina e non ne esce più...
E anche questa
volta ci ha regalato due ricette che sono entrate a far parte del
nostro carnet di piatti preferiti.
La prima delle quali (la seconda, fra breve) arriva diretta da Eboli, città di origine di uno dei compagni di casa bolognesi di Margherita, Valerio. Là, la signora Maria Rosa, madre del suddetto, produce questi bucatini indimenticabili.
La prima delle quali (la seconda, fra breve) arriva diretta da Eboli, città di origine di uno dei compagni di casa bolognesi di Margherita, Valerio. Là, la signora Maria Rosa, madre del suddetto, produce questi bucatini indimenticabili.
E noi le
siamo gliene siamo eternamente grati.
pomodori San Marzano (ma vanno bene
anche i Piccadilly)
pecorino sardo
aglio, olio, sale grosso
bucatini
pecorino sardo
aglio, olio, sale grosso
bucatini
Prendete i pomodori San Marzano e
tagliateli per lungo in quattro spicchi, se usate i Piccadilly come
ho fatto io basterà tagliarli a metà. Quindi disponeteli in una
teglia che avrete precedentemente strofinato con un pezzo di aglio,
quindi unta abbondantemente e spolverata da una manciata di sale
grosso e uno spicchio d'aglio tagliato a grossi pezzi. I pomodori
vanno disposti con la buccia a contatto della teglia e la polpa verso
l'alto.
Mettete la teglia nel forno già scaldato a 180° e fateli andare per una decina di minuti. Quindi togliete la teglia dal forno e mettete il pecorino grattugiato, in modalità 'come se piovesse'. Devono risultare completamente ricoperti.
Mettete la teglia nel forno già scaldato a 180° e fateli andare per una decina di minuti. Quindi togliete la teglia dal forno e mettete il pecorino grattugiato, in modalità 'come se piovesse'. Devono risultare completamente ricoperti.
Rimettete in forno per il tempo di
cottura della pasta, ovvero un'altra ventina di minuti. Vedrete che
il pecorino farà una sorta di crosticina sui pomodori che potrà
essere 'aiutata' da una breve e controllata passata di grill, negli
ultimi momenti.
Scolati i bucatini, metteteli in una capiente zuppiera, versatevi i pomodori con il pecorino e il poco sughetto che hanno prodotto nella cottura in forno e mescolate tutto con cura.
Eccoci qua.
Scolati i bucatini, metteteli in una capiente zuppiera, versatevi i pomodori con il pecorino e il poco sughetto che hanno prodotto nella cottura in forno e mescolate tutto con cura.
Eccoci qua.
Carla
sabato 23 agosto 2014
MACHETUSA
Avreste mai immaginato
che qualcuno poteva contendere a Napoli la paternità della pizza?
E invece sembra che sia
così.
Il tutto è nato in una
cena a casa di mia cognata Lorenza che aveva preparato una ricetta
trovata su una rivista. Si trattava della focaccia 'Machetusa' a base
di pasta di pane, zucchine, cipolle, formaggio grana, pomodorini e
olive. Dato che era la prima volta che la faceva aveva seguito
fedelmente le dosi e il risultato è stato ottimo, ma molto unta e un
po' pesante. Abbiamo allora iniziato a pensare come alleggerirla e
abbiamo ipotizzato di dimezzare il formaggio grana e integrando la
parte mancante con della ricotta.
Tornata a casa,
incuriosita anche dal nome, ho iniziato a cercarne notizie e trovato
una pagina di Wikipedia che spiega che si tratta di una preparazione
tipica ligure risalente a prima ancora della scoperta dell'America (e
perciò in questa prima versione senza pomodorini), e quindi molto
prima della pizza napoletana le cui origini si fanno risalire ai
primi anni del 1700.
Il
nome 'Machetusa' sembra derivare dalla versione con acciughe machetu
(pasta di acciughe) informazione che ho trovato invece sul sito del
comune di Apricale (IM).
A
proposito, visto che ormai siamo in clima di vacanze, la Liguria, in
particolare il Ponente, oltre alle ben note località sul mare, molto
frequentate e spesso molto rovinate, ha molti antichi borghi più o
meno arroccati, molti dei quali recuperati, che meritano una visita.
Apricale è uno di questi e, leggo sul sito, 'Negli ultimi decenni
è divenuto un centro
artistico di primaria importanza, che
mantiene fruttuosi contatti con la vicina Costa
Azzurra e con il mondo dell'arte e della cultura'.
Lì non ci sono stata, ma ho visitato invece nei giorni scorsi
Finalborgo e vi assicuro che vale la pena di arrivare fin lì.
Tornando
alla nostra ricetta, Lorenza ha rifatto la focaccia modificata e il
risultato a nostro gusto è migliore della ricetta trovata.
Ingredienti
500 gr pasta di pane
1 zucchina media
½
cipolla o uno scalogno (facoltativa)
15/20 pomodorini
ciliegini o datterini
15/20 olive taggiasche
100 gr di ricotta
100 gr di parmigiano
reggiano
olio, sale, pepe
Stendete
la pasta già lievitata un una teglia da forno oliata o con la carta
da forno.
Lavate
la zucchina e mondate lo scalogno (senza, la focaccia è più
delicata e digeribile, con, più saporita) e grattugiateli a
julienne. Mescolale con il formaggio e la ricotta, salate e pepate a
piacere e stendeteli sopra la pasta del pane.
Guarnite
con i pomodorini tagliati a metà e le olive e cospargete con un filo
d'olio.
Cuocete
in forno a 220° per circa 20 minuti. Ottima sia calda sia fredda.
Gabriella
sabato 25 maggio 2013
SE SON ROSE, FIORIRANNO
Ho letto con molta curiosità il post FIORELLINI DI MELO FIORELLINI DI MELE e mi sono immediatamente procurata gli ingredienti per provarli. Il primo tentativo ha avuto qualche problema di forma, ma il secondo era perfetto. Tanto perfetto che una volta messo in tavola ha stimolato la fantasia dei presenti e si è creato una sorta di brain storming mangereccio, chiacchiere varie tra ricordi ed evocazioni, da cui mi sono portata a casa l'idea di trasformali in fiori sì, ma salati.
Quindi fiori, e questa volte direi a buon diritto rose, di melanzane e/o pomodori insaporiti con acciughe, capperi e origano.
A voi la ricetta.
Ingredienti (per 8/9 rose)
2/3 pomodori rossi, ma non troppo maturi, di forma tondeggiante e dello stesso diametro
10 filetti di acciuga sottolio
1 scalogno medio
una dozzina di capperi
2 cucchiai di zucchero di canna
origano
olio, sale
un rotolo di pasta sfoglia
Lavate la melanzana, tagliatela a fette di circa 3 mm di spessore e disponete le fette in una padella antiaderente senza condimenti e cuocete a fuoco medio fino a che la superficie è dorata. Girate le fette sul secondo lato e quando sono pronte mettetele su un piatto, fino a quando non avete terminato tutte le fette. Conditele con olio di oliva e un po' di sale.
Lavate e tagliate a fette i pomodori, questa volta di circa 5 mm di spessore.
Mettete a soffriggere in una padella antiaderente lo scalogno tritato finemente. Appena imbiondisce aggiungete i 2 cucchiai di zucchero rimestando bene, e a seguire i filetti di acciuga tagliati a piccoli pezzi e i capperi interi. Quando il tutto si è amalgamato aggiungete le fette di pomodoro girandole in modo che il condimento aderisca. Lasciate cuocere per una decina di minuti (i pomodori devono ammorbidirsi senza sfarsi) girando ogni tanto facendo attenzione a non rompere le fette. Direi che quando la buccia inizia a staccarsi sono pronti.
Come per la versione dolce, stendete la sfoglia e tagliatela a strisce di circa 4 cm. Iniziate tagliando una striscia per ogni lato, ottenendo 4 strisce con un lato curvo e poi nel quasi quadrato che avrete ottenuto tagliate le altre.
Sia le fette di pomodoro che quelle di melanzana le dovete tagliare a metà.
A questo punto potete fare rose di solo pomodoro, e/o di melanzane e pomodoro.
Per i primi stendete sulla striscia le fette di pomodoro facendo sporgere un pochino il lato curvo e avendo cura che si portino insieme un po' del condimento, capperi compresi.
Risvoltare la pasta sul lato lungo, ricoprendo le fette e arrotolare il tutto.
Per la versione mista, disponete per prime le fette di melanzane e sopra ogni fetta aggiungetene una di pomodoro sempre con il condimento. Chiudere nello stesso modo.
Disporre su una teglia coperta di carta da forno lasciando un po' di spazio tra l'una e l'altra.
Cuocere in forno a 200° per circa 15/20 minuti, fino a che la sfoglia non si è gonfiata e dorata.
Servire calde o tiepide.
Per cui: strato di carne battuta+melanzana+filetto di acciuga+ foglia di salvia o capperi. Arrotolati, chiusi, cotti e rosolati nella padella 'sporca' con l'aggiunta di un goccio di olio e un po' di sale.
Davvero niente male.
Gabriella
domenica 28 ottobre 2012
TATIN DI POMODORINI
Ecco
qua un'altra tatin salata, (trovata questa volta nel prezioso libro
di ricette 'In cucina.
Appunti e ricette. Un anno con i migliori food blogger italiani'
Arsenale Editrice) che
mescola i tradizionali sapori mediterranei, pomodoro, acciughe e
origano, con un delicato dolce amaro dello zucchero appena
caramellato.
Ingredienti:
- 500 gr di pomodorini
- 40 gr di burro
- 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
- 1 cucchiaio colmo di zucchero di canna grezzo
- 6 filetti di acciuga sott'olio
- 1 spicchio d'aglio tagliato finissimo
- sale, origano a piacere
per
la pasta brisée
- 200 gr di farina
- 100 gr di burro
- un pizzico di sale.
Come
sempre iniziate preparando la pasta brisée mescolando la farina con
100 gr di burro lasciato ammorbidire a temperatura ambiente, un
pizzico di sale e mezzo bicchiere di acqua fino ad ottenere un
impasto morbido. Avvolgetelo in un canovaccio pulito o nella
pellicola e lasciatelo in frigorifero mentre preparate il resto della
torta.
In
una teglia rivestita di carta da forno disponete i pomodorini, lavati
e tagliati a metà, lasciando la parte piana verso l'alto. Salateli
generosamente e metteteli in forno già caldo a 160° per circa 40
minuti.
Sfornate
e lasciate raffreddare un po'.
In
una teglia, che dovrà essere o una pirofila o un'antiaderente da
forno, fate scaldare a fuoco basso il burro e l'olio a cui
aggiungerete lo zucchero e il sale, e successivamente le acciughe
tagliate a piccoli pezzettini, mescolando continuamente. Quando
avrete raggiunto una base cremosa e un po' collosa, sempre mantenendo
la fiamma bassa perchè il tutto non caramelli troppo, aggiungete
l'aglio e l'origano. Fate insaporire per qualche minuto e poi
spegnete.
Trasferite
i pomodorini sulla crema, sempre con la parte piatta verso l'alto,
lasciando libero un corridoio lungo il bordo della teglia di un paio
di centimetri.
Infine
coprite con la pasta brisè che dovrete rincalzare lungo i bordi e
bucherellare al centro.
Cuocere
a 180° per 25/30 minuti.
Come
tutte le tatin a fine cottura va velocemente rovesciata sul piatto di
portata, appena sfornata.
Ottima
tiepida.
Gabriella
sabato 28 luglio 2012
UN'AMICA IN CUCINA
Cucinare
in compagnia è un grande piacere, l’ho già scritto molte volte,
ma non capita spesso. Quindi, quando arriva a casa un’amica da
Messina e si ferma qualche giorno a Roma è bene approfittare della
sua esperienza di cuoca provetta per farsi preparare un piatto.
Lidia
è l’amica in questione: da Ercolano è andata a finire per lavoro
a Reggio Calabria, ma ha deciso di vivere a Messina, quindi ogni
giorno attraversa lo Stretto affrontando mare in burrasca, ritardi
cronici dei traghetti e non solo, pur di ritornare nell’amata
isola.
Non
ho faticato molto a convincerla a preparare il pesto alla trapanese
che lei ha realizzato comme il faut ovvero usando il mortaio.
Ecco
gli ingredienti per condire la pasta per 4 persone:
150 gr
di mandorle pelate
3
spicchi di aglio
60 gr
di pomodoro
8-10
foglie di basilico (oppure di rughetta nella versione palermitana)
20 gr
di capperi
olio
extra vergine di oliva
Occorre
pestare le mandorle nel mortaio poche per volta (Lidia le suddivise
in quattro parti) fino a ottenere una poltiglia non troppo sottile e
metterla in una ciotola.
Svuotare
dai semi i pomodori e tritarli insieme ai capperi con la mezzaluna.
Nel
mortaio pestare il basilico con gli spicchi di aglio, aggiungere il
trito di pomodori e capperi e continuare a pestare.
Unire
il tutto alle mandorle e aggiungere a filo l’olio così da ottenere
un composto omogeneo che avrà un bellissimo colore rosa.
Mettete
la salsa nell’insalatiera in cui condirete la pasta e aggiungete un
poco di acqua di cottura così da renderla un poco più liquida.
Versate la pasta (preferibilmente un formato corto) al dente,
mescolate bene e aggiungete, se necessario, un filo di olio.
Lulli
2 note
a margine:
Da
provare anche la versione del pesto alla palermitana nella quale al
posto del basilico va messa la rughetta.
Io
preferisco mettere uno spicchio di aglio in meno.
venerdì 9 settembre 2011
MANGIARE CON GLI OCCHI
Penso che la bellezza sia una caratteristica importante di ciò che mangiamo. La bellezza, che è poi anche bontà, nasce dalla cura con cui un piatto è stato preparato, dall’attenzione con cui sono stati scelti gli ingredienti e anche dalla maniera in cui viene presentato.
Per questo oggi ho preparato il pesto e l’ho utilizzato per riempire dei pomodori di Pachino di tipo ciliegino. Li ho messi dentro i pirottini che si usano per cioccolatini e pasticcini (tutti rigorosamente ‘ini’).
Prima di tutto affrontiamo l’annoso argomento della materia prima: abito a Roma e il basilico di Prà (basilico genovese a denominazione di origine protetta) non lo trovo. Ogni volta che vado a Genova compro al Mercato orientale questa meravigliosa erba aromatica di color verde tenue, dalle foglioline ovali il cui profumo è delicato e senza tracce di menta. Oltre ad avere queste caratteristiche fisiche, in Liguria del basilico si raccoglie la pianta intera quando è piccola e assolutamente senza fiori. Infatti viene venduto in mazzetti con le delicate radici ancora ricoperte dalla terra che ne protegge l’umidità e avvolte in carta velina.
A Genova Prà esiste anche il Parco del basilico che dal 2006 si trova all’interno di Villa Doria-Podestà (http://www.parco-basilico.it/).
Per la prima volta mi ritrovo a scrivere le dosi del pesto: l’ho sempre preparato a occhio assaggiando via via la salsa durante la preparazione.
Oggi invece ho pesato tutto!
Ho usato:
190 gr di foglie di basilico (già pulite dai rametti)
150 gr di parmigiano reggiano grattugiato
30 gr di pecorino grattugiato
70 gr di pinoli
1 spicchio d’aglio piccolo
olio extra vergine di oliva ligure (dal sapore delicato in maniera da non coprire troppo quello del basilico) sufficiente ad amalgamare il tutto
Altra questione: il mortaio di marmo e il pestello. Tempo fa ho provato a usarlo iniziando con l’aglio, aggiungendo poi il basilico e tutto il resto ma sono riuscita a preparare il pesto per condire al massimo le trenette di due persone, non di più. Mi riservo, però, di dedicare un intero post al pesto - che bel gioco di parole - con il mortaio, perché lo merita!
Quindi uso il mixer con l’accortezza di mettere il bicchiere e la lama nel congelatore qualche ora prima di usarlo in maniera che la salsa non si scaldi troppo
Nel mixer, quindi, metto in sequenza: l’aglio, le foglie, parmigiano e pecorino, i pinoli e infine l’olio.
É fondamentale assaggiare per sentire se è necessario aggiungere altro parmigiano o altri pinoli per renderlo più dolce (soprattutto in mancanza del basilico di Prà).
Ho svuotato i pomodorini dai semi, li ho lasciati riposare capovolti sullo scolapasta e poi li ho riempiti.
Eccoli, sono bellissimi.
Lulli
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