venerdì 8 aprile 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SULLA POTENZIALITA'

Novantanove volte un volto, Lucia Biancalana 
Pièdimosca Edizioni 2022 


ILLUSTRATI PER GRANDI (dagli 11 anni)

"Novantanove volte un volto non è altro che la traduzione illustrata degli Exercices de style - o meglio della sua versione italiana tradotta da Umberto Eco e pubblicata per la prima volta da Einaudi nel 1983. In questa atipica interpretazione, ogni esercizio acquisisce una propria fisionomia in base alle regole linguistiche che lo caratterizzano: testa, occhi, naso, bocca e orecchie diventano le lettere di un nuovo alfabeto sperimentale e dalla scomposizione e metamorfosi di questi elementi prendono vita novantanove volti illustrati, novantanove ritratti stilizzati e caricaturali." 

Chi conosce il libro di Queneau, si trova in lieve vantaggio rispetto a chi non ha mai letto i suoi Esercizi di stile del 1947 quando in Francia con un altro manipolo di belle teste - Calvino, Perec, Cortázar - si occupava di letteratura sperimentale e nel 1960 fondava l'OuLiPo, se ce ne fosse bisogno: Ouvroir de littérature potentielle... 
Il gioco di Queneau è molto chiaro e divertente - e c'è da credere che lo sia stato altrettanto per lui che lo ha concepito prima di giocarci lui stesso: si tratta di un esercizio 'di stile' per riuscire a raccontare la stessa piccola storia in novantanove modi differenti. 


Le regole si percepiscono dopo poche pagine. Per mettere su la sua partita Queneau si avvale di linguaggi diversi, dalle figure retoriche, agli anagrammi, dalle ampollosità alla sintesi telegrafica, dalla lingua dei gastronomi a quella maccheronica, dagli anglismi ai francesismi. 
A prescindere dal divertimento dato dai giochi di parole che si creano, è molto interessante vedere in Queneau convivere pacificamente il rigore logico, la sottomissione obbediente a una regola e nello stesso tempo l'assurdità, il 'surreale' dell'esito. 


Qualcosa di molto simile a quello che in quegli stessi anni Magritte andava mettendo su tela... 
La regola del disegno mimetico con proporzioni di scala esagerata, oppure la regola della resa luminosa di un lampione che illumina un buio che non dovrebbe esserci in una giornata sullo sfondo tanto radiosa, o ancora la mimesi nella resa di oggetti quotidiani e riconoscibili, ma inseriti in contesti del tutto improbabili. 
Ma l'altro fattore che non si può non notare è il valore 'potenziale' che il linguaggio porta con sé e che dimostra nel moltiplicarsi dei suoi crescendo. Questo ragionamento lo si può verificare anche solo nella lettura di Queneau, ma forse può valere la pena vedere quanto 'potenzialmente' altra sia la traduzione fatta da Eco. 
E quindi da uno che era il testo, adesso necessariamente ne sono due. Sul tema della traduzione è meglio qui non approfondire, ma di ragionamenti se ne potrebbero fare un bel po'. 



L'idea di Lucia Biancalana parte anch'essa da un punto dato, quello di Queneau nel 1947 e poi di Eco nel 1983. Lei decide di rielaborarlo con il mezzo che le appartiene, ovvero il disegno. Anche lei come Eco fa propria la regola e la scansione di Queneau, anche lei come Eco decide di cambiare qualcosa, ma come Eco ne dichiara i motivi. Se per Queneau e per i suoi traduttori i tasselli per comporre le diverse figure erano le parole, lei ha il disegno. 
Come Queneau sceglie un modello di partenza che sia il più neutro possibile, al limite del banale: due puntini separati da una lettera U che segna la centralità del naso e una linea orizzontale a fissare una bocca, il meno espressiva possibile. 
A questo strumentario di base lei aggiunge il profilo di una testa, con due orecchie che lo movimentano. Questo forse l'elemento che le permette un certo numero di declinazioni maggiori. Ma non solo: accanto all'immagine lei stessa lavora su un piccolo testo che dia senso a tutto. 



Quindi da un lato anche lei sulla forma base aggiunge, sposta, toglie dettagli e tiene alto il ritmo delle scansioni di Eco: notazioni, partita doppia, litoti, metaforicamente, retrogrado, sorprese... ma dall'altro crea un corrispettivo testuale che riverbera in un'eco perenne con il disegno. 
Ulteriore regola che si dà è quella della cadenza: a sinistra al centro un testo (molto disegnato anch'esso), in alto la figura guida di Queneau e poi Eco e a destra, al centro della pagina, la faccia. 
Alcune eccellenze sono: parole composte, distinguo, passato prossimo, la sequenza:apocopi, aferesi, sincopi, vero? enallage, protesi, latino maccheronico, gastronomico e, ovvio, inatteso... 


Un'ultima questione che Lucia Biancalana deve sempre aver presente nelle cose che fa: nelle mani di chi? Va da sé che il desiderio di innescare, o per meglio dire di mantenere vivo e attivo il processo della potenzialità di una prova del genere, è nelle corde di Lucia Biancalana, quindi decide di rilanciare il suo personale 'esercizio di stile' con delle 'pagine gialle' a fondo corsa. 
Come di solito capita con i suoi libri, Cicero per esempio, c'è da augurarsi che arrivi nelle mani giuste di persone curiose, che abbiano uno sguardo originale, e che quindi sappiano vedere in tutto questo materiale una potenzialità. 
Perché è indubitabile che ci sia. 

 Carla

Noterella al margine. Da abitante della capitale ringrazio perché alla voce Volgare il coatto autoctono è perfettamente rappresentato.

mercoledì 6 aprile 2022

FAMMI UNA DOMANDA!




In questi due anni di pandemia ci siamo immersi nel mondo di virologi e di epidemiologi, disorientati dall’improvvisa fragilità rivelata dalla specie umana.
Diversi scienziati si sono prodigati anche nella divulgazione per bambine e bambini, con lo scopo dichiarato di rendere comprensibile quella nuova vita che veniva loro imposta, con tutta una serie di regole e divieti prima inesistenti.
‘I microbi’ di Sheddad Kaid-Ferrón e Eduard Altarriba, pubblicato dall’editore Erickson, tenta di fare molto di più, partendo proprio dalle basi della microbiologia.
Il libro è calibrato su un lettore già un po’ informato, anche se, meritoriamente, ogni parola ‘difficile’ viene adeguatamente spiegata.
L’impostazione è di una linearità assoluta, fondata sulle definizioni degli oggetti di studio, classificati secondo le diverse tipologie: quindi si distinguono i microrganismi cellulari, procarioti ed eucarioti, da quelli acellulari, ovvero i virus.
Poi si passa ad analizzare i singoli organismi cellulari, batteri, archei, alghe e funghi.
Nella parte successiva gli autori descrivono le infezioni e raccontano le imprese di chi le ha studiate: da Pasteur a Fleming, fino a Dorothy Hodgkin, che riuscì a sintetizzare la penicillina in modo da poterla produrre su vasta scala.
Si arriva, alla fine, ai virus e alle loro peculiarità, consistente nell’essere parassiti che necessitano di un ospite per nutrirsi e riprodursi, Semplicissimi ed altrettanto efficienti.
Il libro non può che chiudersi con la descrizione dei meccanismi di crescita di un’epidemia, con diretti riferimenti a quello che abbiamo vissuto e tuttora stiamo vivendo. Leggendo queste pagine si è consapevoli della nostra fragilità di fronte a microrganismi, virus o batteri che siano, che hanno la capacità di mutare velocemente e di sviluppare difese contro i farmaci, vedi ad esempio i batteri super resistenti; nello stesso tempo ci si stupisce anche della velocità con cui la scienza contemporanea abbia affrontato questa sfida: basta paragonare l’impotenza della medicina di fronte alla epidemia di ‘spagnola’, l’epidemia influenzale che fra il 1918 e il 1920 uccise nel mondo 40 milioni di persone.
Oppure come la conquista delle Americhe sia stata combattuta anche dalle epidemie provocate nelle popolazioni native che non erano mai venute a contatto con i microrganismi portati dai conquistatori. Diamond insegna.
Quello che soprattutto capiamo, leggendo questo libro, è che viviamo in un mondo che conosciamo a malapena: siamo circondati, immersi in un mondo di microrganismi che sono dentro e fuori di noi, ma ne siamo ben poco consapevoli.
Sheddad Kaid-Salah Ferrón e Eduard Altarriba fanno un ottimo lavoro di squadra, il primo per i testi, il secondo per le illustrazioni che prendono spesso tutta la pagina, virando qualche volta nell’infografica, ma in sostanza esplicitando il contenuto del testo, che certo non è immediatamente intuitivo.
La lettrice e il lettore ideali per questo tipo di libro, ricordiamo che i due autori hanno già firmato altri testi del genere, sono ragazzi e ragazzi motivati e informati, con almeno 10 anni, magari accompagnati nella lettura da adulti curiosi quanto loro. C’è molto da imparare fra queste pagine, molto da riflettere su temi di grande attualità.
Direi che è un testo indispensabile nelle biblioteche scolastiche, utile a casa anche come libro di consultazione e ricerca di argomenti specifici.

Eleonora

“I microbi”, S. Kaid-Salah Ferrón e E. Altarriba, Erickson 2020



lunedì 4 aprile 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA VERTIGINE DELLA LISTA

Unico nel suo genere. Una storia sul raggruppare e classificare, Neil Packer
(trad. Sara Saorin) 
Camelozampa 2022 


ILLUSTRATI 

"Questo è Arvo. E questa è la famiglia di Arvo. Questo è il gatto di Arvo, Malcom. E questa è la famiglia di Malcom. Arvo e il suo gatto, però, appartengono a un gruppo ancora più grande... il regno animale. Se sei umano, sei uno degli oltre sette miliardi di esseri umani, ma siamo solo una piccolissima parte del regno animale. Tutto può essere raggruppato!" 

Arvo è un ragazzino che sta correndo, con due custodie di strumento a tracolla: quella di un violino e quella di una chitarra. Probabilmente la chitarra la studia a scuola, mentre a lezione di violino è il padre che lo deve accompagnare con la macchina. Poi Arvo lo si ritrova nel suo capanno degli attrezzi dove rimette in sesto la sua bici che ha forato una gomma. Poi con la bici corre in città ma deve accelerare perché il tempo sembra instabile. Lo vediamo che sta per entrare nel centro cittadino e per più pagine riconosciamo mentre pedala, avanti e indietro, tra edifici diversi. Il suo obiettivo è arrivare dal fruttivendolo, perché ha una commissione da fare per suo padre: comprare delle mele. Le compra anche se la scelta non è facile, viste le tante diverse qualità. Resta un mistero dove abbia lasciato la bici, ma non importa perché adesso lo seguiamo mentre fa un salto in biblioteca per prendere in prestito un libro d'arte. 


La biblioteca sembra essere un posto adatto a questo ragazzino curioso, infatti Arvo decide di fermarsi per dare anche un'occhiata ad altri libri: uno in particolare attira la sua attenzione perché è sul cibo preferito, il formaggio. Ma Arvo è un ragazzino pieno di interessi e quindi il suo tempo in biblioteca si dilata... Preoccupato di fare tardi, è di nuovo in giro per le strade della sua città. E mentre è lì, un pensiero lo attraversa nel momento in cui il suo sguardo ne incrocia un altro familiare, quello del padre. Come è possibile che tra tante persone siano riusciti a riconoscersi e a trovarsi? La risposta che gli dà il padre ha molto a che fare con l'essere unici nel proprio genere... umano. 

Se questo fosse l'unico filo narrativo che attraversa il libro, saremmo di fronte a poca cosa. Mentre invece Unico nel suo genere, quanto meno per dimostrarsi coerente con il titolo che porta, è qualcosa di molto più ricco, qualcosa di molto particolare. Qualcosa di molto insolito, che difficilmente può permettersi di passare inosservato e che, una volta aperto, dimostra tutte le sue potenzialità, tutta la sua forza catalizzante. La prima cosa che salta agli occhi è il formato (38x28 cm) e subito dopo il tipo di disegno, che già dalla copertina divisa in 12 riquadri  rettangolari denuncia molteplici direzioni che il tipo di illustrazione prende. Dalla fotografia, al Costruttivismo, dal disegno scientifico a quello 'prospettico'. 
E' confermato: mai visto niente di simile. 


Ancora prima di arrivare al grande frontespizio di un bel bianco e nero, leggiamo qualche riga di N.P. in cui racconta cosa lo abbia spinto a progettare, come suo primo libro da autore completo, un oggetto così particolare. 
Sembra di capire che la passione per la catalogazione, per organizzare le cose secondo categorie sia nel suo DNA. Come ogni buon catalogatore, anche N.P. ha molto chiaro che non esiste un unico criterio e che non esiste soprattutto un unico livello di precisione. Ci si può muovere dall'assoluto rigore della scienza alla casualità di un pasticcione, accumulatore seriale. Lui si pone nel mezzo e laddove gli è stato possibile, ha applicato criteri recenti e condivisi, ma in molti altri casi ha scelto quello suo personale, quello che gli è più congeniale. 
Su una cosa non si può che dargli ragione nell'aver perseguito il suo intento di creare un libro bello e divertente. Unico nel suo genere è prima di tutto un libro bello e divertente e quando prima è stato definito catalizzante lo si è fatto a ragion veduta: una volta aperto non puoi fare a meno di guardarlo e di sfogliarlo e di attraversarlo con lentezza, dal centro alla periferia della pagina e viceversa. Questo effetto ammaliante, quasi ipnotico lo si percepisce fin dalla prima illustrazione in cui conosciamo Arvo, il suo abbigliamento, la sua premura di andare, ed è lì messo al centro del grande foglio e al centro di un sistema di raggi che lo rendono a dir poco magnetico. 


La pagina successiva è di tutt'altro genere: un ordinato reticolo di piccoli ritratti umani connessi tra loro da una serie di connessioni che poi scopriamo essere il grande albero genealogico di Arvo. Lui è seduto - si prende una pausa - in basso al centro. La sua testa è connessa con le due figurine dei genitori che a loro volta sono connessi con i loro, con fratelli, cugini, zii con quelli consanguinei e quelli acquisiti. Quarantatré da parte di madre e ben quarantasei da parte di padre, che ad evidenza viene da una famiglia più numerosa... 
Ciascuno di loro ha caratteri somatici diversi, capelli differenti e soprattutto per ognuno di loro N.P. ci tiene a far sapere la percentuale di DNA che i singoli membri della famiglia condividono. Per capirci, sotto madre e padre la percentuale riportata nel tondino giallo è di 50%. Con lo zio, ossia il fratello di mamma, del 25% con la moglie dello zio invece è 0. Ci si può trascorrere del tempo a cogliere le somiglianze, a studiare i tratti caratteristici, quelli regressivi e quelli dominanti... 
Altra pagina, altro cambio di stile: un gattone - Malcom - impera a sinistra, mentre a destra si allineano 37 felini, la famiglia dei felidae, anche questi tenuti assieme da una rete, che ovviamente non è di parentela, ma che sta insieme in base al criterio del tempo, della discendenza, ovverosia l'evoluzione della famiglia dei gatti, attraverso le diverse ere geologiche. 


Terza pagina, terza ulteriore scelta: qualcosa di simile a un grande gioco dell'oca concentrico in cui attraverso la scansione data da specie, genere, famiglia, ordine, classe, phylum e infine regno, è possibile ricostruire quanto Arvo debba condividere con i sapiens, con gli ominidi, con i primati, con i mammiferi, con i vertebrati e infine con il grande regno animale, ovvero con tutto ciò che è organico e in grado di muoversi autonomamente. In ciascuna delle spirali di caselle N.P. ripete più volte i singoli elementi che necessariamente devono ritornare: per intenderci Arvo con i primati è in compagnia dei gorilla (con i quali era in compagnia anche nella linea degli Ominidi) ma anche dei macachi e di sua bisnonna, da parte di padre. 
Ulteriore cambio, quando si arriva alla pagina in cui gli strumenti musicali vengono organizzati, voce umana compresa, in macro categorie. Il criterio sembra essere quello più diffuso e conosciuto. Poi si passa ai mezzi di trasporto... e via andare. 
A questo punto il gioco di N.P. è molto più dichiarato: a seconda di quali siano le macro categorie da ordinare: dall'edilizia, ai felini, dagli strumenti ai cultivar di mele esistenti, costruisce un esile filo di un racconto di cose che Arvo fa nel corso della sua giornata. Noi lettori ci teniamo attaccati a esso e per ciascuna doppia pagina che qui non è poca cosa, ci prendiamo il tempo necessario per dare forma e spessore al catalogo degli oggetti e del pensiero. Ogni categoria, ogni pagina ha un suo criterio di organizzazione nello spazio e ha una sua particolare e diversa scelta stilistica che la rende 'unica nel suo genere'. 


Si passano interi quarti d'ora a leggere i singoli nomi degli utensili ordinatamente disposti sulle colorate pareti del capanno degli attrezzi. Si va a cercare in rete se effettivamente quello possa essere definito seghetto a copiare o non sia piuttosto il seghetto da traforo, si riconosce il saracco, il martello da carpentiere, si nota purtroppo l'assenza del ben noto maleppeggio. Dei cacciaviti quello a stella qui ha un altisonante nome esotico Pozidriv, mentre quello a croce è il Phillips e nello stesso tempo ti interroghi di come si possa vivere bene pur non avendo in casa un set di punte Torx. Insomma ci si perde, si impara ma soprattutto si passa in assoluta piacevolezza per gli occhi e per la testa un gran bel tempo, un tempo intelligente e pieno di sollecitazioni. Però. 


Però, visto che tra catalogatori esiste una rispettosa ma latente rivalità a chi fa meglio e a chi fa di più, a me è venuto in mente che N.P. avrebbe potuto 'intrecciare' ancora di più le cose, ovvero avrebbe potuto creare ancora più connessioni tra i vari cataloghi e non solo mettere qui e lì una bisnonna o un obelisco. In tal modo non solo avrebbe solo fatto un libro bello e divertente sul concetto di catalogare, e lo ha fatto, non solo avrebbe dimostrato la tesi sull'unicità di ciascuno, e lo ha fatto, ma anche quella secondo cui in fisica -e non solo- tutto si tiene...
Insaziabili! 

Carla

venerdì 1 aprile 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

CHIUSI FUORI

Il romanzo che segna l’esordio di Marco Malvaldi, qui in coppia con Samantha Bruzzone, nella letteratura per ragazzi s’intitola ‘Chiusi fuori’ ed è pubblicato da Mondadori.
Malvaldi lo conosciamo per la serie di romanzi dedicati ai vecchietti del BarLume, insospettabili detective di provincia. Anche qui l’ambientazione risponde agli stessi criteri, siamo nel paese di Collerotondo, di cui conosciamo per sommi capi pochi edifici: le scuole, la questura, il supermercato e il ristorante stellato ‘La lupa e la luna’. Questo luogo riveste una particolare importanza in quanto è proprio il luogo del delitto.
I protagonisti sono fratello e sorella: Achille, undicenne fissato con l’alta cucina, e Zoe, quattordicenne molto contrariata dall’idea di dover frequentare il liceo in un posto del genere; infatti si sono trasferiti da poco con i genitori, per loro esigenze di lavoro.
A fianco della villetta della famiglia Mantelli ce n’è un’altra, abitata da una signora stravagante, munita di occhiali molto spessi e impegnata nelle frequentissime passeggiate con i due piccoli e rumorosi cani. In realtà si tratta della vice questora Liana Salvadori, che sarà elemento chiave per la soluzione del caso.
Nel ristorante stellato, in cui invano i Mantelli hanno provato a prenotarsi, viene trovato il cadavere del proprietario; tutti i sospetti cadono su Saverio Romeo, vicequestore, le cui impronte sono state trovate sull’arma del delitto. Naturalmente quello che appare troppo semplice, in trame come questa, non può che essere erroneo ed è la strana alleanza fra Liana e i due ragazzi a trovare il bandolo della matassa. Non solo viene trovato il colpevole, viene anche smascherato un losco traffico di documenti falsi.
Senza ombra di dubbio l’ambientazione nella provincia, che immaginiamo toscana, implica la caratterizzazione dei personaggi locali, a partire dalla onnisciente Olga, collaboratrice familiare e megafono delle dicerie del paese. Al di là delle note di colore, la trama rimanda ai classici del giallo, con un esplicito riferimento ai romanzi di Agatha Christie, con ambientazioni dettagliate, indizi sparsi con parsimonia e spiegazione finale che mette ogni tassello al proprio posto.
Malvaldi sa ben maneggiare materiale di questa natura e lo fa con una trama semplice, con pochi, e prevedibili, colpi di scena, un linguaggio e delle situazioni che sembrano voler coinvolgere lettrici e lettori della stessa fascia d’età dei protagonisti, tanto da sposarne alcuni neologismi. In altre parti è più forte il richiamo della parlata toscana, cosa che se da un lato rende più vivi i dialoghi, dall’altro può comportare qualche difficoltà per i lettori meno esperti.
Mi sarebbe piaciuto un po’ più di coraggio da parte di una coppia di scrittori di questo valore nell’affrontare l’ambito del giallo per i più giovani, che non disdegnano situazioni più complesse e personaggi meno lineari. Sicuramente apprezzato da ragazze e ragazzi che abbiano voglia di avvicinarsi alle storie di indagine e deduzione, mi sembra decisamente meno convincente per i lettori e le lettrici più esperti. Consiglio, quindi, la lettura a ragazzi e ragazze di dieci, undici anni, che vogliano avvicinarsi al multiforme mondo del giallo.

Eleonora

“Chiusi fuori”, M. Malvaldi e S. Bruzzone, Mondadori 2022




mercoledì 30 marzo 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SALE SALE SALE

Attenti ai ragazzi, Tony Blundell (trad. Laura Bernaschi) 
Il Barbagianni Editore 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

 "Il lupo si leccò i baffi e rispose: 'Che domande! Mangiarti ovviamente!' 'Crudo?' domandò il ragazzino. Il lupo ringhiò.'Voglio dire, non vuoi nemmeno cuocermi prima?' Il lupo ci pensò su. 'E va bene allora... cosa suggerisci?' 'Neanche a farlo apposta conosco una ricetta per preparare un'ottima Zuppa di Bambino'. Il lupo che era tanto affamato quanto ingordo, non stava nella pelle. Con l'acquolina in bocca rispose: 'Mmmmmmm! E dimmi... cosa mi occorre?' Così il ragazzino prese a spiegare..." 

Non l'avesse mai fatto! 
Quella che sembrava una semplice ricetta si trasforma in un incubo, perché sebbene gli ingredienti per cucinare quel ragazzino catturato nel bosco non siano poi tanto rari - patate, rape cipolle, caramelle, mattoni, carote e l'indispensabile pentolone, lo costringono comunque a correre di qua e di là, avanti e indietro, di sopra e di sotto e quando, raccattato in giro tutto l'occorrente, si presenta davanti al ragazzino per il controllo finale, il lupo apprende che a mancare è proprio il sale.
Nonostante il deluso lupo provi a muovere le proprie rimostranze, perché effettivamente il sale non era stato messo in elenco, il ragazzino non se ne cura e suggerisce una nuova ricetta, in cui il sale non serve: la Focaccia di Bambino. L'elenco degli ingredienti, nonostante manchi il sale, è ben più lungo e sempre più esotico. Ma ormai per il lupo è una sfida personale, oltre al fatto che la fame è ancora aumentata e così pure l'acquolina in bocca. 
Ricominciano le corse e l'approvvigionamento, ma una volta rientrato sfinito e carico, il lupo si sente ripetere la solita storia. 
Veramente, non c'è pietà. 
Altra ricetta, altro fallimento perché è sempre il sale a mancare. Nel frattempo gli ingredienti sempre più insoliti per un uso gastronomico, ma utilissimi in edilizia, sia accumulano davanti alla sua tana... Saranno tempi bui per il lupo, mentre quel ragazzino pestifero, degno erede di Max, come vuole la migliore tradizione letteraria, ha una cena calda a casa che lo aspetta... 

Nonostante questo libro sia all'origine degli altri due Beware che Tony Blundell ha scritto, in Italia non era ancora mai arrivato. Il suo secondo, Attenti alle ragazze, invece vanta ben due edizioni, forse forte del fatto che da noi il tema del riscatto 'sociale' delle ragazze sia un tema più caldo di quello effettivamente marginale e già un po' trattato dei bambini furbi contro i lupi senza sale... in zucca. 
Occorre gioire che Barbagianni, in questa sua attenta politica editoriale volta al recupero di grandi classici da rimettere in circolazione - va ricordata la imperdibile saga di Nate - abbia deciso di pubblicare anche Attenti ai ragazzi.


Sebbene per entrambi lo spunto di partenza sia Cappuccetto Rosso, partono da due momenti diversi della fiaba: qui per il lupo è il bosco foriero del bocconcino, mentre in Attenti alle ragazze a lui era toccato mettersi in marcia per tentare disperatamente di introdursi a casa di Cappuccetto, sotto le mentite spoglie della nonna. I due libri si allineano invece sul carattere dei ragazzini e del lupo, furbi e senza scrupoli i primi, farlocco al limite della tenerezza il secondo. Condividono il maglione rosso con la greca, la passione per le caramelle, ma soprattutto il ritmo: un continuo crescendo, che all'ultima pagina lascia senza fiato. A mancare qui, purtroppo il sospettoso cane, Rexy, molto difficile da rendere inoffensivo e muto. 
Attenti ai ragazzi ha una sua maggiore regolarità compositiva, grandi tavole incorniciate cui si alternano alcuni primi piani esilaranti del lupo o del bambino, scontornati e con il testo intorno. La pagina delle ricette, rigorosamente sempre a destra, ricorda un vero libro di cucina con il procedimento in rima baciata (di là c'erano poche rime ma soprattutto piacevoli assonanze). 


Una certa compostezza e regolarità si nota anche nelle pagine in cui il lupo parte alla ricerca. Insomma i dieci anni che li separano si sentono e dal punto di vista della resa estetica, data da un disegno più accurato e da scelte cromatiche meno urlanti il più vecchio non ha nulla da invidiare al più giovane. Anzi. 


L'altro elemento da non sottovalutare è il divertimento che genera la briglia sciolta nell'elenco degli ingredienti, che solo apparentemente sembra dettato da un mente bizzarra e che solo sul finale trova un suo preciso senso compiuto e dimostra di essere il frutto di una mente davvero malvagia, anche vedendo il destino che è stato riservato al lupo. Ma anche in questo caso, gli anni in cui è stato concepito hanno giocato un loro peso. 


Nel 1991 murare un lupo, anche se con la tana circondata da ossetti rosicchiati, non è reato (magari un piccone glielo si può lasciare), nel 2002 è più politicamente corretto farlo decollare attaccato a dei palloncini e lasciargli una chance di sopravvivenza un pochino più ariosa. 
Va da sé che anche Attenti ai ragazzi sia libro da condividere e da leggere a voce alta, molto alta a più persone possibile.

Carla 

Noterella al margine. Questo libro contiene una piccola vendetta postuma: la c.d. vendetta del narciso, probabilmente organizzata dal lupo ora murato, nei confronti di Tony Blundell e dell'editore originale. 


Poca cosa, se non confondergli per un attimo le idee nel comporre la sequenza dei disegni, per cui quei fiori entrano ed escono dal vaso azzurro una volta di troppo. Lunga vita ai lupi!

lunedì 28 marzo 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

LA RAGAZZA DELL’ECO


Ritorna Lauren Wolk, apprezzata autrice americana, nota soprattutto per il romanzo ‘L’anno in cui imparai a raccontare storie’, e ritorna con un romanzo impegnativo: ‘La ragazza dell’eco’, pubblicato anch’esso da Salani.
La ragazza dell’eco è la giovane protagonista, Ellie che con la famiglia si è trasferita a Echo Mountain, una località selvaggia del Maine che dà il titolo originale del romanzo. Siamo nel 1934, nel pieno della grande crisi economica che sta travolgendo la società americana; la famiglia di Ellie ha perso ogni solido appiglio alla vita tranquilla di città: il padre sarto, la mamma insegnante di musica. Ora con la sorella Esther, di poco più grande, e il piccolo Samuel hanno imparato a vivere in un luogo del tutto privo di comodità, in cui però si può vivere di caccia e di pesca, del proprio orto e degli scambi con i pochi vicini.
Ellie in fondo non vive male in un luogo così sperduto e selvaggio: lei si sente in sintonia con la natura, percepisce lo stato d’animo dei pesci che controvoglia deve pescare, dei conigli che cadono nelle trappole, degli stessi alberi. Ma quella vita già di per sé dura diventa ancora peggiore quando il padre cade in coma, cercando di salvare lei, o forse era Esther, e Samuel da un albero che stava abbattendo.
Tutto è più complicato da quando il padre giace in un letto: la madre e la sorella sono incupite dalle difficoltà quotidiane e dalla cura costante del malato, nella speranza flebile che un giorno si risvegli; Ellie invece è in continuo movimento, alla ricerca di rimedi, per lo più fantasiosi, che facciano risvegliare il padre. Nel corso di queste sue scorribande alla ricerca di miele e di erbe, Ellie incappa in Larkin, un ragazzo solitario che intaglia piccoli animaletti nel legno e li lascia in dono per Ellie, sparsi qua e là nel bosco, e poi in Cate, la ‘strega’, un’ex infermiera, rimasta vedova e che vive nella baita più lontana.
L’intenzione di Ellie è di chiederle aiuto, ma in realtà la trova in gravi difficoltà per una ferita che si è infettata. A questo punto è la ragazza che deve aiutare la vecchia, che in realtà è la nonna di Larkin; il figlio, cioè il padre del ragazzo, è morto da poco, era un famoso liutaio, autore anche del mandolino che la mamma di Ellie non suona più da tanto tempo.
Ma questo non è l’unico legame fra le due famiglie; col tempo si scoprono aspetti comuni della vita precedente, la vita di città.
L’intuizione di Ellie è che la guarigione del padre e quella di Cate sono collegate, non possono che avvenire insieme.
Questo è un romanzo complesso, a partire dalla trama che intreccia diversi fili narrativi, che prima si disperdono, poi si riannodano; è complesso il linguaggio utilizzato, che utilizza di volta in volta registri fiabeschi, poetici, o realistici, con un uso esteso delle metafore.
Poi c’è il personaggio di Ellie, una dodicenne che si autodefinisce duplice, un po’ razionale un po’ impulsiva, un po’ ninnananne un po’ urla selvagge. Lei è intimamente legata alla natura, sa pensare come pensa un orso, vedere come vede un corvo, ma nello stesso tempo deve stare con i piedi per terra e risolvere i problemi che di volta in volta le si presentano. Così come non si possono mettere ‘in ordine’ delle gocce di pioggia, nello stesso modo non si può mettere ordine alla vita, che è ben più caotica di quanto possiamo volere. Non resta, quindi, che affrontare i problemi man mano che si presentano, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione, infusi, pozioni, cataplasmi e trappole per conigli.
Un aspetto particolare della sua empatia riguarda i cani, che accompagnano ogni passaggio di questo racconto: la dolce Maise, il cucciolo salvo per miracolo Quiet, il potente Captan. Ellie ne interpreta i messaggi, ne condivide la vita e lega alla loro presenza l’esito delle sue ‘terapie’.
La ‘duplicità’ della protagonista sta anche in questo, nel vivere nei due mondi, umano e naturale, senza togliere niente alla sua sfera di affetti familiari, con tutta la complessità dei sentimenti e degli stati d’animo legati a quella condizione di vita così inconsueta.
Questo è, in conclusione, un romanzo impegnativo, che richiede una certa esperienza di lettura; lo consiglio a lettrici e lettori che amino sia l’avventura che la buona letteratura a partire dai tredici anni.

Eleonora

“La ragazza dell’eco”, L. Wolk, Salani 2022






venerdì 25 marzo 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

AL DI QUA E AL DI LA'

Il rammendo, Isol (trad. Mirta Cimmino) 
#Logosedizioni 2022 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni) 

"Cominciamo dal paese in cui vivo: ci sono alberi da frutta, casette rosse triangolari, un sacco di fiori e un fiume che scorre nel mezzo. Tutto è al suo posto, bello e ordinato. Sembra uno di quei ricami che fa la nonna. Tuttavia, si dice che esista un altro mondo, proprio dietro il nostro, molto più strano, con paesaggi pieni di nodi, fili penzolanti e strani animali. Si raccontano molte storie sul Lato di Dietro e i suoi misteriosi abitanti. Ma solo in sogno è possibile visitare questo luogo. Io sogno spesso il Lato di Dietro."

A raccontare è una bambina che perde molte cose: sciarpe, guanti, matite, chiavi di casa. La sua mamma è piuttosto arrabbiata e non sembra credere alla teoria dei buchi che la bambina cerca di spiegarle. La piccola sostiene che nel mondo di qua, con il passare del tempo, sulla superficie si sono creati dei buchi, un po' come succede al tasche quando la stoffa diventa un po' lisa, ed è in quei buchi che molte delle sue cose sono finite. Ma la soluzione è a un passo, basterà rammendarli in modo che nulla più possa passare dal di qua al Lato di Dietro. 
Ed è così che comincia l'avventura di quella bambina che parte per andare a rammendare tutti i buchi del mondo. Solo un piccolo dettaglio lei non ha considerato: che se nel nostro mondo chiudi tutte le fessure che lo mettono in contatto con il Lato di Dietro, da lì non passerà più niente, né suoni né aria e respirare diventerà pesante e una fitta nebbia ci avvolgerà. Quei buchi vanno assolutamente riaperti, così quella bambina riparte a scucire, là dove aveva rammendato a dovere. L'aria si purifica e tutto torna come prima, anzi meglio di prima, perché quei buchi non sono solo la trappola per gli oggetti perduti, ma sono anche fonte di altre meraviglie, come per esempio un flonKus tondo e color carota. D'altronde è in arrivo il solstizio d'estate e in mezzo al frinire dei grilli tutto può accadere... 

Isol e il suo nuovo libro che è di nuovo un magnifico gioco di prestigio, alla fine del quale non puoi che dire: oohhh, ma come ha fatto? 

© Isol

Come tutti i migliori libri che Isol fa, anche Il rammendo mette insieme diversi e stratificati pensieri. Qui, forse complice lo spunto di partenza, si intrecciano anche i suoi diversi stili e voci. Il primo che si incontra è quello che più si conosce di lei: un dialogo serrato tra una madre e una figlia. Già dalle prime battute si ritrova la sua ironia, i suoi bambini, anzi bambine, volitive e propositive, anche se sotto scacco.
Ma già dalla pagina successiva si entra in qualcosa di molto diverso: torna il grande nero di un tessuto fatto a telaio, una porzione di stoffa con un ricamo che - si apprende - è uno di quelli tradizionali palestinesi e che è la decorazione di uno scialle dalle lunghe frange nere che la stessa Isol indossa in una immagine a chiusura del libro. 

© Isol

Ma questa stoffa è, dando retta alla voce della bambina, la sua città, il suo mondo di qua e il punto di contatto visivo sono i ricami rossi e cremisi che davvero sembrano tetti di case e alberi da frutto. A rendere ancora più vero il gioco di illusione contribuiscono i piccoli personaggi che lei ritaglia nella carta, in modo frettoloso e volutamente impreciso. Ma come ogni ricamo, ha un suo lato nascosto dove quegli stessi fili non sono più in ordine ma si incrociano al servizio della bellezza che sta in mostra.
 
© Isol

Ed ecco la seconda magia di Isol: usa un oggetto di uso comune e ne interpreta la forma, secondo un criterio del tutto inaspettato. Il disordine di nodi e fili è effettivamente il lato retrostante, ma assume qui un significato molto più profondo: è il mondo contrapposto al 'di qua', quindi è il mondo ''di là'. 
Ciascuno qui troverà da solo la propria chiave di lettura. Lei ha dedicato il libro a suo padre.
Dietro la realtà c'è tutto un mondo che non si vede, un mondo che è possibile solo immaginare, ma che esiste in ogni cultura... 
La bambina, forte anche dei discorsi fatti con la sua nonna - discorsi che costituiscono il portato mitico, archetipico, di tutta questa vicenda - questo Lato di Dietro lo sogna e si permette anche di arrivare così vicino al suo confine, da poter guardare al di là. 
Ciò che questa bambina immagina a parole, Isol lo disegna con un filo e una matita e fa sì che la illusione continui quando le frange nere diventano bosco da non attraversare. Addirittura varco da non superare. Il gioco visivo si fa ancora più serio quando la bambina costruisce un suo personale immaginario che proprio di stoffa va a parlare. La superficie del mondo che si buca come una tasca lisa, lei che la rammenda, e l'equilibrio che si altera. 

© Isol

Quella permeabilità tra i due mondi - che in chiave filosofica per l'umanità intera è assolutamente necessario che esista - se si interrompe crea una nebbia irrespirabile. E' tutto da rifare: tutti quei bei rammendi turchesi che la bambina ritagliata nella carta cuce sull'immagine di tessuti diversi vanno scuciti perché l'aria e l'immaginazione possano sconfinare e circolare liberamente.

© Isol

Altrettanto liberamente circolano anche gli oggetti: palloni e mazzi di chiavi che spariscono nelle fessure della terra e flonKus che spuntano nell'al di qua. 
Questo andirivieni rivela l'ultimo colpo di teatro dell'Isol illusionista. Anche lei si ispira a un topos consueto in molti libri che del tempo e dello spazio 'sospesi' danno testimonianza concreta nella parte reale del racconto - e penso al pallone che il bambino riceve in dono da Alice e che si ritrova nella sua camera da letto nel bellissimo La notte di Wolf Erlbruch e al pupazzo dal cappello a punta che accompagna il bambino nel suo volo attraverso l'immaginario in Come? Cosa? di Fabian Negrin e finisce sul tavolo della cena. 
Ma fa anche qualcosa in più: fa scoppiare in una risata sonora i suoi lettori proprio un secondo prima di chiudere il libro.
Questa è Isol!

Carla

mercoledì 23 marzo 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

JULIA E LO SQUALO
 

Unst, Shetland, Scozia. Si tratta di un’isoletta a nord della Scozia, nell’arcipelago delle Shetland, ed è il luogo in cui è ambientata questa storia: ‘Julia e lo squalo’, firmata insieme da Kiran Millwood Hargrave, per il testo, e da Tom de Freston per le illustrazioni, pubblicato da Mondadori.
In questo luogo sperduto la famiglia di Julia, gattina compresa, dovrà vivere nei mesi estivi: il papà deve programmare la gestione automatica del faro dell’isola, la mamma, biologa marina, è lì per dare la caccia, scientificamente parlando, ad uno squalo particolarmente longevo, lo squalo della Groenlandia. Il Somniosus microcephalus, nome scientifico, è il vertebrato più longevo di tutti, arrivando a vivere più di cinquecento anni.
La ricerca di Maura, la mamma di Julia, non è dettata solo dal fuoco della conoscenza, ma anche dal desiderio di trovare, nello studio di questi animali, la ricetta per guarire gravi malattie umane, quali la demenza precoce, malattia che è stata la causa della morte della nonna di Julia.
Sembrerebbe tutto perfetto, se non fosse che l’Università per cui lavora Maura non intende finanziare questa ricerca. Julia dunque, che ci racconta la vicenda dal suo punto di vista, di quasi undicenne, assiste ai tentativi della mamma di mandare avanti la sua ricerca in ogni modo: prima assolda il capitano Bjorn, che si presta per un certo tempo ad accompagnarla gratuitamente con la sua barca nelle esplorazioni; poi rimettendo in sesto una piccola imbarcazione, battezzata ‘Julia e lo squalo’, per continuare le ricerche da sola.
 
 
La vita di Julia, nel frattempo, si è arricchita dell’amicizia di Kin, un ragazzino di origini indiane che ama osservare le stelle. Per fotografare una pioggia di stelle cadenti, Julia cancella alcune foto nella vecchia macchina fotografica della mamma. Ed è un grave errore. Quelle foto contenevano le immagini di un immenso stormo di storni, si proprio quelli che anche noi osserviamo in inverno nei cieli di Roma e che hanno ispirato alcuni studi del fisico Giorgio Parisi. Ma non è la qualità artistica di quelle foto, né il valore scientifico ad essere importanti per la mamma di Julia, quanto il significato sentimentale. Il mormorio degli storni (murmuration in inglese) si riferisce al suono prodotto dal fremito delle ali quando gli storni si posano sui rami. E lo fanno tutti insieme. E in quel momento per Maura coglierlo ha avuto un grande valore simbolico.
Questo episodio, così come l’ennesimo rifiuto di finanziamento, fanno sprofondare la mamma di Julia nella disperazione. Così, una notte, Julia viene svegliata dal papà e portata a casa di Gin, un abitante del villaggio; la mamma è in ospedale, ha tentato il suicidio.
 

Julia è disperata e per salvare la mamma, ridarle la speranza, parte per un’impresa disperata, prende la barca e si inoltra in mare aperto.
Come vedete, ‘Julia e lo squalo’ è a tutti gli effetti un romanzo d’avventura, che tiene il lettore e la lettrice col fiato sospeso fino alla fine. Ma è anche molto altro: racconta la malattia mentale, che certo non è fra gli argomenti preferiti nei libri per ragazzi, in particolare la sindrome bipolare, di cui è affetta la mamma di Julia. E racconta anche molto bene la passione per la scienza, i numeri e le parole che si mettono in fila per spiegare il mondo: il padre incarna la razionalità dei numeri, il sistema binario che traduce la realtà in sequenze di 0 e 1; la mamma che vuole comprendere il segreto della longevità dello squalo per salvare tante persone da una malattia incurabile.
Julia sta in mezzo, vorrebbe essere come la mamma e se ne sente respinta, è impulsiva come i bambini e le bambine sanno essere, generosa e maldestra con il suo nuovo amico Kin.
Le immagini dell’artista Tom de Freston accompagnano tutto il romanzo, a partire dalla copertina, dando vita soprattutto all’immaginario di Julia. Il mare, lo squalo, gli storni si prendono ampi spazi, colorati di bianco, di nero, di giallo.
‘Julia e lo squalo’ ha vinto il Waterstones children’s book prize lo scorso anno ed è un romanzo interessante, coinvolgente, denso, che credo piacerà molto a ragazze e ragazzi avventurosi, ma anche riflessivi, a partire dai dodici anni.
 
Eleonora
 
“Julia e lo squalo”, K. Millwood Hargrave e T. de Freston, Mondadori 2022