venerdì 9 settembre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DEL FARE SQUADRA : GLI STEADS E AMOS [I PARTE] 

Amos Perbacco perde l'autobus, Erin E. Stead, Philip C. Stead 
(trad. Cristina Brambilla) 
Babalibri 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Amos mise il bollitore sul fornello, dimenticando però di accenderlo. Poi si sedette ad aspettare il suo tè mentre, quasi per caso, si addormentava sulla sedia della cucina. Bip-bip! Amos si svegliò di soprassalto. 'Oh, no!' disse, controllando l’ora, 'arriverò in ritardo al lavoro!' Indossò i suoi stivaletti e il suo cappello preferito e si precipitò fuori." 

Amos si era addormentato al tavolo di cucina perché la notte, dall'emozione, non aveva quasi chiuso occhio: con i suoi amici aveva in progetto di andare a fare una gita. L'essersi addormentato al tavolo di cucina fu la ragione che gli fece perdere l'autobus. Il numero cinque, quello che lo avrebbe portato diretto allo zoo dove lavora e dove i suoi amici lo stanno aspettando. Tutta la strada la fa arrancando, quanto gli permettono i suoi piedi e il bagaglio che porta con sé: un fascio di ombrelli. Nel correre dietro - invano - all'autobus perde anche il suo berretto e il suo portapranzo. Arrivato allo zoo, non gli resta che raccontare ai suoi amici animali quello che è successo e, mentre lo fa, uno di loro, la tartaruga, si allontana e prende l'uscita. Amos nel frattempo si appisola sulla panchina, esausto. I suoi amici fanno al suo posto tutti i lavori che avrebbe dovuto svolgere lui e in tal modo, oltre ad aver scoperto che le giornate riservano belle sorprese, forse c'è ancora tempo per salvare la gita... 

Mai come nel caso degli Steads, il nome di un autore (ovvero due) appare sempre, ma proprio sempre, legato al titolo di un altro suo/loro libro. Nel 99% dei casi in cui vengono citati i loro nomi, Philip ed Erin Stead, segue: "gli autori del Raffreddore di Amos Perbacco", in originale the authors of A Sick Day for Amos McGee. 


La storia che segna il loro esordio - in coppia - ha del meraviglioso e il tipo di rapporto che li vede insieme da più di dieci anni su molti libri si riassume nella dedica 'circolare' che compare ne Il Raffreddore di Amos Perbacco, nel 2010, e che si ripete identica a distanza di dieci anni in Amos Perbacco perde l'autobus. 
Brevemente: entrambi del Michigan, si conoscono al college. Studiano insieme, lui salta le lezioni per parlare con lei, ma lei è troppo timida per rispondere. Lui rimane estremamente colpito dai suoi disegni: 'avevo questo senso di urgenza di conoscerla, perché se una persona disegna così bene, deve valere la pena conoscerla'. Lei introversa all'inverosimile, lui determinato a diventare un illustratore di libri per bambini. Si sposano. E si spostano entrambi a NY in cerca di fortuna: lui ha il suo primo contratto con Neal Porter per un albo illustrato (Creamed Tuna Fish and Peas and Toast), lei lavora in una libreria per bambini, la Books of Wonder. Siamo nel 2007. 
Da un loro comune amico, George O'Connor, Neal scopre che la moglie di Philip disegna molto bene e chiede a Philip di mostrargli 'le sue cose'. Philip è titubante, perché Erin, in una crisi che dura da tre anni, non prende in mano una matita se non per fare piccoli disegni. Uno di questi, un vecchio che gioca a scacchi con un elefante, è sul tavolo di cucina da giorni, in attesa di essere regalato a un amico che glielo ha commissionato. Philip lo prende a sua insaputa, lo scansiona e lo manda a Neal. A Neal piace e li convoca entrambi. Ora Philip ha il compito più arduo, convincere Erin che ce la può fare, e per aiutarla nella decisione in soli 4 giorni scrive il testo di Amos Perbacco. A lei piace, è scritto per lei, e accetta di vedere Neal. A cena, quei tre decidono che c'è abbastanza materia per fare un libro. 
E nel 2010 esce Il Raffreddore di Amos Perbacco. Ha un successo tale che va esaurito già in prevendita. Lo premia il NYT e l'anno successivo arriva la Caldecott. 
BUM! Erin Stead vince la Caldecott al suo primo libro pubblicato. 


Al suo discorso di ringraziamento dichiara: "Philip ha sempre saputo che avrei dovuto fare libri. Io no. Pensavo di essere troppo seria, i miei disegni troppo piccoli e silenziosi per stare su uno scaffale. Questa era una carriera che ammiravo e rispettavo profondamente, ma che sentivo di non meritare. E forse non ce la facevo. È difficile fare libri. Dovrebbe essere difficile farne di buoni. Tutto deve stare insieme così strettamente: le parole e le immagini ..." 
"Penso che il motivo per cui non ero preparata è perché disegnare per me è davvero difficile. Non che non mi piaccia farlo, ma ci vuole tanto coraggio che non sempre ho... Prima di decidere ostinatamente di smettere di disegnare, ho lavorato in una libreria per bambini, frequentavo la sezione dei libri illustrati della mia biblioteca, insomma ho studiato sempre, anche quando mi formavo per diventare una pittrice, libri ed editoria per ragazzi. Però... Il fine settimana in cui mi sono trasferita a New York, io e Phil abbiamo camminato lungo la 18th Street e siamo entrati in Books of Wonder. Con una mossa insolitamente propositiva, ho chiesto un lavoro a uno staff che sarebbe poi diventato un riferimento per la mia carriera. Tutti questi amici lavorano ancora nell'ambito dell'editoria per bambini e molti di loro sono pubblicati da Roaring Brook Press (Neal Porter), incluso George, che per primo disse a Neal che ero un artista, indipendentemente dal fatto che lo pensassi o meno. Nick Bruel, Jason Chin, Julie Fogliano, George O'Connor e altri sono tutti amici diversi, stimolanti, divertenti e premurosi. Mi hanno fatto sedere con una pila di libri illustrati e mi hanno insegnato a venderli. Discutere e leggere con questi colleghi è stata la migliore educazione che abbia mai avuto. Tutti loro hanno incoraggiato me e Philip e ci hanno aiutato lungo la strada." 


Ed ecco che la squadra si è formata. 
Le storie che Phil ha scritto per Erin, in particolare la prima, sono congegnate in modo che a lei venga naturale illustrarle, ossia sebbene in Amos sia nata prima la storia e poi le illustrazioni, è pur vero che la storia è stata scritta con in testa il tipo di disegno di Erin. Questo fa sempre emergere una grande armonia di fondo tra illustrazione e testo, che poi è una delle chiavi di volta della buona qualità di un albo illustrato. 
L'unico suggerimento che arriva da Neal Porter e dalla sua sconfinata esperienza a Philip ancora un po' alle prime armi nella scrittura, consiste in un consiglio: aggiungere una frase per far capire che tipo sia Amos. E Philip scrive queste parole: "Poi si rivolgeva alla zuccheriera dicendo: 'Un cucchiaino per i miei fiocchi d'avena, per favore, e due per il mio tè". 
D'altronde anche un editor se conosce il suo mestiere, fa lavoro di squadra con i suoi autori... 
Tornando alla piccola squadra di base, i due Steads, e in particolare al loro lavoro per Amos Perbacco è ancora Erin che racconta: "Philip ha scritto la storia di Amos McGee appositamente per me. Quando mi è stata mostrata la prima bozza su un bloc notes, non ci sono stati dubbi. Mi ha fatto molto piacere incontrare quei personaggi. Li ho sentiti subito come amici che conoscevo da molto tempo. Ma ogni personaggio sembrava anche un'estensione di me". 
Si guardi il pinguino, per esempio. 


Continua Erin: "Nessuno mi conosce meglio di Phil. Quindi, quando scrive una storia appositamente per me, sono in grado di disegnare in modo naturale. Sono molto fortunata. Ci conosciamo da quando avevamo 16 anni e ancora oggi lavoriamo su due diverse scrivanie in uno studio comune. Phil è il mio miglior critico e niente lascia lo studio senza la sua approvazione. Una volta impostata una storia per me, mi permette di entrare nel processo di scrittura e cambierà un testo in base a ciò che sto disegnando. Amo lavorare ai libri in squadra". 
E a ben vedere, il discorso si potrebbe allargare anche per i due libri illustrati sui testi di Judie Fogliano. Ma questa è un'altra storia. 
Se Erin riconosce parte di sé nei personaggi di Amos Perbacco, Philip, che è stato naturalmente assimilato ad Amos stesso, è certo di non corrispondergli poi tanto. Non ha quella calma e quella inconfondibile flemma di Amos.
 

Pur tuttavia, ragionando, a posteriori, su questo vecchietto lento e pacifico, Philip ha capito che esso incarna il suo ideale di personaggio, ossia qualcuno che abbia ha la forza interiore di andare controcorrente, di procedere con ostinazione in direzione diversa da quella che ha preso il mondo. In qualche modo di essere sovversivo. 
Amos - apparentemente - era differente dalle sue passioni letterarie. Philip è sempre stato attirato da libri insoliti (per intenderci considera il capolavoro di Sendak, In the night kitchen)  lievemente urticanti: il suo autore di culto è Edward Gorey. 
Pensa che ogni buona storia debba contenere al suo interno un qualche piccolo conflitto, qualcosa che crei attrito. E all'inizio della sua carriera pensava di scrivere storie così e poi è arrivato Amos: la pace fatta personaggio. 
Eppure...

[continua]

Carla

Noterella al margine. A settembre di Erin e Philip Stead si parlerà a Cagliari durante una giornata di formazione propedeutica all'incontro/intervista con i magnifici Steads durante il Festival Tuttestorie, a Cagliari dal 5 all'8 di ottobre.

mercoledì 7 settembre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

LA TEMPESTA PERFETTA


L’epidemia del coronavirus è stata una tempesta perfetta, una tempesta sanitaria, in primo luogo, ma anche sociale. Nei libri per ragazzi se ne parla poco, anche se sappiamo per certo che questi anni incerti lasceranno il segno. Un romanzo che parla proprio della prima fase, la primavera del 2020, e lo fa dal punto di vista dei più giovani è ‘Ti aspetterò alla fine del mondo’, scritto da Francesco Fadigati per le Edizioni San Paolo.
La storia riguarda un ragazzo, Nic, un giovane liceale, chiuso in casa e costretto ad una finta presenza scolastica garantita dalla Dad, il cui unico sfogo sono un sacco da box e la musica rock.
Non ha un bel rapporto con la scuola e nemmeno con il fratello minore. I genitori sono separati e il lockdown complica tutte le cose, chiudendo le persone in casa e impedendo ai ragazzi e alle ragazze qualsiasi tipo di socialità.
Ci si mette anche l’insegnante d’italiano, che impone un lavoro di gruppo, del tutto virtuale, sui primi due libri dell’Eneide. Nic non l’avrebbe preso in considerazione se del gruppo non facesse parte Chiara, la ragazza di cui è segretamente innamorato. Purtroppo, non ha studiato affatto, ma un incontro casuale risolve la situazione: nei suoi vagabondaggi clandestini (non si potrebbe andare in giro), incontra un ex insegnante, Filippo Grandi, che di buon grado l’aiuta a comprendere il senso dei versi di Virgilio.
La vita in quei giorni non molto lontani, ma che vorremmo dimenticare, è complicata e dolorosa: uno zio di Nic contrae il virus e viene ricoverato in ospedale; anche la mamma si ammala, meno gravemente; così Nic e il fratello si trasferiscono dalla zia Nives. I giorni di quarantena servono ai due fratelli per scoprire la zia e il misterioso cugino Carlo, che in realtà, grazie al suo impianto stereo e alla collezione di ‘lp’ conquista, da lontano, il cuore di Nic.
Ovviamente anche il rapporto con Chiara si complica, ma grazie ad un romanzo, scritto tempo prima da Filippo Grandi e proposto in lettura alla classe, molti nodi si sciolgono e il dolore, qualunque sia la sua forma, può essere affrontato.
Molte, forse troppe, le tematiche messe in campo in questa storia; due di queste spiccano in modo particolare: una, più diretta, riguarda meritoriamente la pandemia vista con gli occhi dei ragazzi: lo straniamento, la lontananza, la difficoltà, che è stata di tutti, ad affrontare le paure e le incertezze di questi anni del tutto lontane dall’esperienza comune. La seconda riguarda il lutto e la sua indicibilità, ma anche la possibilità di affrontarlo e superarlo grazie alla vicinanza delle persone più care.
Mi sembra importante che si cominci a ragionare sugli effetti perversi che la situazione straordinaria che abbiamo vissuto ha provocato nelle vite di bambine e bambini , ragazze e ragazzi, cui sono stati sottratti due anni di vita ‘normale’.
La lettura è quindi consigliata a ragazzi e ragazze che vogliano specchiarsi in questo ritratto generazionale così inconsueto, a partire dai tredici anni.

Eleonora

“Ti aspetterò alla fine del mondo”, F. Fadigati, Edizioni San Paolo 2021



lunedì 5 settembre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SI PUÒ SOLO MIGLIORARE... 

La più bella nuotata della mia vita, Anne Becker (trad. Claudia Valentini) 
Uovonero 2022 


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"La gallina ha lanciato un acutissimo coccodè e si è messa a correre per tutto il giardino agitando le ali. E in quel momento ho visto Flo per la prima volta. A voler essere precisi non l'ho vista proprio tutta, anzi, ho scorto a malapena un piede e le unghie smaltate, una gamba ricoperta da almeno un migliaio di lentiggini e... be'... il sedere. Il resto era impigliato nella siepe." 

Jan ha appena traslocato con la sua famiglia: padre, madre, fratellino piccolo e sorella maggiore. 
Non è affatto contento. Diciamo che a tredici anni i cambiamenti - tutti - scombussolano sempre un po'. A Jan, un vero talento nel nuoto, ragazzino dislessico 'non dichiarato', lo aspettano una nuova scuola, dei nuovi compagni, una nuova piscina in cui allenarsi, un nuovo allenatore, nuovi amici (e nuovi rivali), una nuova casa e dei nuovi vicini. E Flo (che secondo il fratellino potrebbe essere il diminutivo di Flotta, Floscia, Flora) è proprio la sua nuova vicina di casa: coetanea, senza peli sulla lingua, ma con una grande testa di capelli rossi, una madre molto assente, un padre che fa quel che può, e - come animali da compagnia - due galline, di cui una spesso fuggiasca. 
Inseguire la suddetta gallina, placcarla e quindi tenerla in braccio non sono cose che a Jan riescono bene - almeno all'inizio, e l'effetto che ne sortisce è un volo sull'erba a pelle di leone. Per uno che vorrebbe non essere notato o, ancora di più, non essere bollato come imbranato, è proprio un bell'esordio, non c'è che dire. 
Ma da qui, si può solo migliorare... 
Se leggere e acchiappare galline non sono cose che a Jan riescano naturali, al contrario tuffarsi nel lago dal pontile gli viene molto bene. Talmente bene che nel diario di Flo (un quaderno pieno solo di grafici, ma lei è un drago in matematica), oltre ad annotare le cose che non vanno proprio come lei vorrebbe, Jan, i suoi ricci e i suoi tuffi sembrano essere il lato positivo delle sue giornate. 
Questo è tenero il racconto di un pezzetto della loro vita in comune, della loro fine dell'estate, dei loro primi giorni di scuola, dei loro primi no, dei loro primi sì, delle loro prime prove di innamoramento. 
Tra galline, amici leali, lavagnette illeggibili, bulletti, corse in bici e bagni notturni. 

Così come l'esordio di Jan nel suo nuovo mondo è segnato da una prevedibile insicurezza, altrettanto dimostra l'esordio di Anne Becker nella scrittura di un romanzo, che, almeno nelle prime pagine stenta a decollare. Ma come accade anche a Jan, che piano piano riesce a trovare in sé una propria sicurezza, una propria coerenza, altrettanto accade alla Becker che, con lo scorrere della narrazione, smette di appoggiarsi a una scrittura in cui tutto viene detto e apre invece una serie di varchi in cui il lettore possa entrare e ambientarsi nella storia. 
I suoi personaggi smettono di essere troppo 'canonici' e prevedibili e cominciano a muoversi con disinvoltura, assumendo così sempre maggiore spessore.
I suoi studi, la sua formazione e la sua professione sono la solida base su cui felicemente l'intero romanzo appoggia: in sostanza quando lei costruisce gli aspetti della dislessia di Jan sa molto bene di cosa racconta, visto che si occupa di didattica per allievi con bisogni speciali e visto che è li l'autrice di un libro che si intitola: Schreiben und Lesen kann jedes Kind: wenn man seinem Lerntyp berücksichtigt! E non credo di andare lontano se penso che dietro la simpatica e 'accogliente' nuova psicoterapeuta di Jan, la dottoressa Papendick con i suoi trucchetti, si nasconda il suo ideale di psicoterapeuta con un approccio alla dislessia che nella sua carriera ha probabilmente lei stessa elaborato, sperimentato e condiviso. Tutti dovrebbero poter contare su una Papendick accanto. 
Detto questo, sono due i principali meriti di questo romanzo di esordio. 
Il primo: essere riuscito a raccontare quanto sia facile poter nascondere, o sottovalutare o mal gestire un disturbo come la dislessia che, peraltro è molto più diffuso di quanto si possa pensare. 
E con questo non mi riferisco solo a chi la dislessia la vive in prima persona, ma anche a tutti quegli adulti con i quali i dislessici hanno a che fare quotidianamente che, per motivi anche tra loro molto diversi, stentano a coglierla e a volerne prendere atto. 
Quindi non si tratta solo del disagio di chi questa condizione la vive sulla propria pelle, come è il caso di Jan, che è abilissimo nel mantenere il segreto - peraltro è poi altrettanto bravo e pieno di coraggio e forza nel dichiararlo expressis verbis davanti alla sua classe, che ammutolisce; ma si tratta anche di quelle persone adulte che la condividono, come per esempio la sua insegnante di tedesco o la madre stessa, che in più di un caso sembra non saper essere all'altezza della situazione. 
Il secondo: l'autenticità, qui davvero poco didascalica, di alcune situazioni e relazioni interpersonali che sono spesso il motore, la forza propulsiva, che fa andare avanti la storia: quei famosi varchi cui si alludeva all'inizio. Sto pensando al rapporto che lega Jan alla sorella oppure al padre, che sa essere sempre affettuoso e comprensivo nei suoi confronti o alla madre, con le sue insicurezze. 
O ancora alla bella amicizia tra Jan e Fabi, vicino e discreto, sempre. 
E, naturalmente, penso anche alla burrascosa e spesso altalenante complicità e intesa che matura tra una maga della matematica e uno che a dorso non lo batte nessuno. 

Carla

venerdì 2 settembre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FRA MUSICA E VIDEO GIOCHI


Il romanzo di Daniele Nicastro ‘Vengo io da te’, pubblicato da Einaudi Ragazzi, in primo luogo è un viaggio nei linguaggi degli adolescenti, direi un viaggio necessario. Leggendolo, ho avuto la misura precisa della distanza rispetto ai riferimenti culturali dei più giovani, conosciuti solo in parte. Parliamo innanzi tutto di musica e del mondo dei gamer, l’universo dei video giochi che costituiscono spesso una realtà parallela alla vita reale.
In breve, la trama: Giada e Nico, i due protagonisti, sono due adolescenti che si incontrano in un laboratorio multimediale, a scuola: devono lavorare al tema di Enea e Didone, rielaborandolo secondo i linguaggi a loro più congeniali; Giada è una brava ragazza, molto determinata e dalla lingua troppo lunga; Nico è un ragazzo timido e introverso. A unirli è la musica ‘indie’, che costituisce il filo conduttore della loro versione dell’amore di Enea e Didone. Comunicano fra loro intensamente attraverso i versi delle canzoni che ogni giorno si scambiano, riuscendo così a parlare di sé, dei propri stati d’animo, senza che, in realtà, sappiano granché della vita l’uno dell’altro.
Giada in realtà ha una storia sentimentale con un altro ragazzo, del tutto diverso da Nico; è una storia che si sta spegnendo, ma questa ambiguità determina l’allontanamento di Nico, che scompare da scuola e dalla vita di Giada. Lei, che è una ragazza determinata, tenta in tutti i modi di riprendere i contatti, ma la scuola finisce e tutto sembra restare congelato in questo limbo. Giada non si arrende e alla ripresa della scuola, con la sua amica del cuore Kikka, cerca di riallacciare il rapporto con Nico sull’unico terreno in cui lui ancora si manifesta: un gioco online, Death or Defence, in cui i giocatori si affrontano in battaglie estenuanti. Per rintracciare Nico, Giada mette insieme una squadra di amici, mentre, nello stesso tempo, riesce a trovare la sua casa e a mettersi in contatto con la madre.
Dunque, una storia d’amore, o meglio una storia che gira intorno a quel groviglio di sentimenti che spesso si affaccia confusamente nella mente e nel corpo degli adolescenti, con tutta la grande difficoltà di riconoscere i sentimenti e di dargli un nome. Ma, oltre questo, ‘Vengo io da te’ è un ritratto generazionale, che cerca di usare i riferimenti propri dei ragazzi di oggi, usando il loro linguaggio, le loro playlist, la loro socialità, i loro drammi, la difficoltà degli adulti di comprenderli.
Il personaggio di Nico incarna la fragilità più estrema, quel fenomeno indicato col termine giapponese hikikomori, ovvero il ritiro da qualsiasi forma di socialità esclusa quella virtuale.
Si tratta di quei ragazzi e ragazze che vivono quasi esclusivamente nella loro camera, riducendo al minimo i contatti con la famiglia, rinunciando alla scuola. Non è un fenomeno frequentissimo, ma nemmeno inconsistente, così come sono tanti, troppi, i ragazzi e le ragazze che hanno rinunciato a far sentire la propria voce.
Se negli anni ‘70 e a seguire ‘i giovani’ costituivano un elemento di traino del cambiamento sociale e culturale, oggi prevale lo scetticismo, la solitudine e la percezione di reciproca incomprensione.
Importante, quindi, costruire storie che provino a parlare la lingua dei più giovani, che si calino nel loro mondo dove, a fianco delle eterne questioni di cuore, di amicizie che vanno e che vengono, si inseriscono gusti e costumi a prima vista ‘alieni’. Agli occhi di schiere di genitori e insegnanti attoniti.
Consiglio la lettura a ragazze ragazzi, a partire dai tredici anni, che si sentano incompresi e, perché no?, anche ai rispettivi genitori, per cercare un linguaggio comune.

Eleonora

“Vengo io da te”, D. Nicastro, Einaudi Ragazzi 2022



mercoledì 31 agosto 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI TIMIDEZZA E DI DETERMINAZIONE: GLI STEADS 

Sonata per la signora Luna, Philip C. Stead, Erin E. Stead 
(trad. Cristina Brambilla) 
Babalibri 2019 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Quella sera quando Harriet Henry scese per cena, i suoi genitori dissero: 'Un giorno suonerai il violoncello in una grande orchestra. Non sarebbe bellissimo?' Harriet immaginò una folla di persone, tutte vestite come pinguini. 
Le sue mani iniziarono a sudare e il viso a scottare. 
'No' rispose dopo un sospiro. 
E sistemò i fagiolini in una lunga fila ordinata." 


Come è facile intuire ad Harriet non sarebbe per niente piaciuto suonare davanti a tante persone, in una grande orchestra (tra tante persone che sembrano pinguini). 


Lei voleva - a lei piaceva - suonare il violoncello da sola. E' timida, è introversa.
Allontanatasi dalla cucina e dai genitori, rifugiatasi nella sua camera, la trasforma nella propria minuscola casa con fuoco nel caminetto, tavolino e tazza di tè. 
Mentre suona, un gufo sull'albero di fronte alla sua finestra comincia a bubolare. 
Harriet con gentilezza lo prega di andarsene, ma lui bubola di nuovo così Harriet, arrabbiata, gli scaglia addosso la sua tazza di tè. 
Non colpisce il gufo, ma la Luna in persona che cade dal cielo e si incastra sul suo comignolo, riempiendo di fumo la sua casetta. 


Harriet si arrampica e la libera e comincia così una chiacchierata, e una passeggiata in città, un giro in barca e quando è l'ora di tornare a casa per entrambe, quella bambina introversa accetta l'invito della Luna solitaria e suona per lei. 
A un patto, però: occhi chiusi e niente applausi. 

In una intervista, Philip Stead ha definito questo libro un libro per bambini timidi su una bambina timida. Ed è assoluta verità. 
La bambina Harriet Henry (ci si potrebbero spendere tante righe su questo colpo da maestro di Philip Stead per non dare al personaggio una connotazione precisa di genere, come a voler dire i timidi sono tanto le Harriet quanto gli Henry e gli Hank... e altrettanto geniale il ritratto che ne disegna Erin) è timida e introversa quindi non ha voglia di condividere la sua musica con altre persone: il viso le si scalda e le sue mani cominciano a sudare. 
E anche quando fa una eccezione alla sua regola e suona per la signora Luna, lo fa, in un cielo vuoto, tranquillo, chiedendo in cambio silenzio e occhi chiusi. 
Ma Philip Stead non ha detto tutto. 
Questo libro non è solo un libro sulla timidezza, ma è anche un libro sulla determinazione (dote accessoria cui ogni timido dovrebbe poter accedere liberamente). 


Ecco, se da un lato la timidezza fa avvampare le guance e spesso anche sudare le mani, dall'altro la determinazione di quella bambina le permette di poter sussurrare i suoi no. No, fermi. 
Ma questo libro è anche un libro sull'incoraggiamento. 
Se da una parte i due genitori entrano nella timidezza e ritrosia di Harriet a gamba tesa, al contrario la signora Luna, dopo essersi dimostrata vicina e comprensiva nei confronti della bambina che mette in fila i fagiolini, prova a valicare il confine della timidezza e, con garbo, trova una via per incoraggiare la piccolina a superare la sua paura. 
Sempre nella stessa intervista, Philip dichiara: "Gli introversi sono spesso messi in una posizione in cui devono difendere la loro introversione. Penso che spesso ci sentiamo come se la cosa che stiamo facendo abbia valore anche se la stiamo facendo da soli. E penso che sia una cosa particolarmente importante a cui pensare perché è quasi impossibile essere soli di questi tempi. 
Ultimamente abbiamo riflettuto molto su come sarebbe crescere in questo momento in un mondo che è tutto basato sulla condivisione. Il tempo tranquillo e da soli era essenziale sia per me sia per Erin, da bambini. E lo è ancora. 
Non credo che ai bambini sia spesso permesso di fare le cose da soli, davvero da soli. Tutto è sempre documentato e condiviso. Music for Mister Moon è un libro su un personaggio introverso, fatto da due introversi. 
Di solito non amiamo dire cosa significhi un libro, ma in fondo il libro ha lo scopo di porre una domanda che è: una cosa può avere valore se non è condivisa?"
Chi conosce il percorso formativo dei coniugi Stead (percorso che li ha portati a essere quello che sono oggi) non può non leggere in questo libro una meravigliosa metafora della loro relazione 'artistica' e, più in generale, umana. 
Per essere subito chiari, dietro Harriet ci sono tutti i timidi e gli introversi del pianeta, la cui schiera è guidata da Erin - la cui riottosità all'essere sotto i riflettori è ormai proverbiale - e dietro la Luna (nelle lingue di ceppo anglosassone Luna è maschile e nel titolo infatti parla di Music for Mister Moon...) ci sono tutti gli incoraggiatori, con Philip capofila. A lui si deve la spinta iniziale per dare la necessaria fiducia a Erin nell'intraprendere la carriera di illustratrice. 
Ma ci sarà modo e tempo di approfondire.



Come è accaduto al principio del loro sodalizio artistico, anche in questo caso Philip scrive una storia per Erin, ossia pensando a lei e al suo modo di illustrare. Si dimostra capace di lasciare a lei un sacco di spazio, mettendo a tacere le parole ed Erin, per converso, riesce a costruire intrecci e richiami, a trovare soluzioni molto originali laddove il testo le offra l'opportunità. 
Mi riferisco, per esempio, all'idea che Harriet come pubblico abbia solo i suoi peluche, un orso e un tricheco, orso e tricheco che incarnano poi il capellaio e il pescatore. 


Erin, illustratrice -timida/introversa/solitaria- con questo libro ha dimostrato a se stessa e al mondo la sua determinazione a dare il meglio di sé: a un passo dalla nascita della sua prima bambina le tavole del libro sono praticamente pronte ed è lì che lei decide che è tutto da rifare. Le illustrazioni fatte non la convincono fino in fondo, quindi ricomincia tutto da zero. 
Nel frattempo la sua bambina nasce, ma lei -timida/introversa/solitaria- va avanti verso il suo obiettivo e si dimostra anche coraggiosa e determinata e il libro diventa quello che è ora. 
Le illustrazioni, scarne e armoniose come il testo, si caratterizzano per un delicato segno a matita applicato su monostampe a inchiostro (si tratta di olio per incisione, non colore a olio per pittura). 
Il colore, questa volta, viene steso con il rullo, la racla, su una base rigida di acrilico. 


Con questo sistema e con una palette di colori ancora più tenui del solito, la Stead ottiene un effetto nebbioso in cui agiscono una grande luna leggermente luminosa con sembianze umane, un carro comicamente minuscolo e una bambina dall'aspetto serio, con i codini, a malapena più alta del suo strumento. 
Si muove sulla scia del libro precedente, Il postino dei messaggi in bottiglia, con le monostampe, tuttavia acquisisce una sicurezza e una distanza dalla precisione ossessiva vista in Se vuoi vedere una balena. Sembrerebbe quasi che Erin Stead stia cominciando a lasciare uno spazio maggiore all'impulsività e alla imprevedibilità del medium. Sembra. 
Per ogni immagine, Erin Stead ottiene una scansione che viene stampata invertita. 
Su quella appoggia la lastra di cianacrilato, insomma di acrilico liscio e rigido, che inchiostra a seconda del fondo colorato che vuole dare all'immagine. Poi libera dal colore le parti dove deve andare il disegno, grazie all'immagine sottostante, usando un tovagliolino da neonato (!) e quando le serve una diversa texture - per esempio lungo la cornice - allora usa una cosa più rigida, uno scottex. 
A questo punto prende il foglio su cui disegnerà e lo fa combaciare, lo mette a registro, alla perfezione con la lastra di cianacrilato inchiostrata e preme con il suo consueto strumento di bambù. Poi aspetta almeno due giorni per dare il tempo al colore di asciugarsi perfettamente, prima di procedere con il disegno nelle zone colorate. E allora è festa grande!

 
La qualità del risultato è sotto gli occhi di tutti. 


 Carla 

Noterella al margine. A settembre di Erin e Philip Stead si parlerà a Cagliari durante una giornata di formazione propedeutica all'incontro/intervista con i magnifici Steads durante il Festival Tuttestorie, a Cagliari dal 5 all'8 di ottobre.

lunedì 29 agosto 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

UNA DATA INDIMENTICABILE


Nella mia personale bibliografia di Pierdomenico Baccalario questo romanzo, ‘La rivincita dei matti’ pubblicato da Mondadori, contende la vetta ad ‘Hoopdriver’; vi spiego brevemente perché.
Innanzitutto per i personaggi, un gruppo di ex degenti dell’ospedale psichiatrico di Trieste: persone ghettizzate, ignorate, insultate, talvolta torturate; ultimi fra gli ultimi che, grazie a una coraggiosa riforma, provano a ricostruirsi una vita dignitosa fra ‘normali’.
In secondo luogo, il contesto, siamo nell’estate nel 1982, quella dei mondiali di calcio vinti gloriosamente dall’Italia di Bearzot; l’autore ricostruisce il clima di quell’anno magico e lo utilizza come pretesto per inventare la partita del riscatto fra un meraviglioso gruppo di ex degenti contro la squadra degli infermieri. La squadra de ‘I Veci’ è stravagante, sbrindellata, costituita da giocatori segnati dalle proprie fragilità. Eppure.
Infine la scrittura: Baccalario racconta questa storia che pesca a piene mani nella storia reale di una città, Trieste, e del suo manicomio, rivoluzionato da quel grande psichiatra che è stato Franco Basaglia; la arricchisce a ogni capitolo con un ritratto, fra il vero e l’immaginario, dei degenti giocatori, delle loro parabole di vita, con uno stile che mescola, in giusta dose, commedia e dramma, con quel necessario pizzico d’indignazione, dettata dalle ingiustizie e dai pregiudizi che circondavano queste persone.
La storia è raccontata in prima persona da Agnese, detta Steno, nipote dell’intrepido organizzatore di questa storica impresa, Arturo Praz. 
Passo passo seguiamo le vicende di zio e nipote che in vespa si mettono sulle tracce degli ex compagni, figure una più bella dell’altra, fra lo stravagante e il patetico, ma tutte ammantate di una grande dignità. La partita di rivincita sulla squadra degli infermieri, capitanati dal perfido Cerletti, deve tenersi l’undici luglio, giorno in cui si giocherà la finale dei mondiali. Arturo è sicuro che la squadra dell’Italia arriverà fin lì perché è legato a Bearzot da un sorta di patto segreto, nato nei tragici giorni della guerra lungo il confine con la Jugoslavia.
Non voglio aggiungere di più né sulla trama né sui personaggi: godeteveli leggendo d’un fiato questa storia, facendo il tifo, è il caso di dirlo, per questa straordinaria squinternata squadra di matti.
Oltre tutto quello che ho detto, mi è piaciuto ritrovare l’atmosfera degli anni delle grandi riforme, fra cui quella della legge Basaglia, che faceva pensare a un’Italia più giusta, più libera, più aperta; quell’atmosfera l’ho respirata a pieni polmoni nella mia giovinezza e in piccolissima parte ho contribuito a sostenerla.
Non posso fare altro che consigliare caldamente la lettura di questo romanzo a ragazzi e ragazze con gli occhi ben aperti sul mondo, a partire dai tredici anni; ma lo consiglio a tutti, per non dimenticare quello che siamo stati e, soprattutto, perché un buon romanzo è un buon romanzo e basta.

Eleonora

Noterella a margine. Forse è un puro caso che il perfido Cerletti porti lo stesso cognome dello psichiatra Ugo Cerletti, inventore della terapia ‘elettroconvulsivante’, detta altrimenti elettroshock, con cui sono stati torturati molti malati?

“La rivincita dei matti”, P. Baccalario, Mondadori 2022



venerdì 26 agosto 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

PONTE DEL DIAVOLO


Daniele Nicastro, nel suo inquietante ‘Il ponte dei cani suicidi’, pubblicato da Pelledoca editore, compie un’eccellente operazione di sincretismo, mettendo insieme due leggende, entrambe basate su tradizioni antiche, per dare vita ad un’autentica storia di paura.
La prima è legata ad uno dei tanti ponti ‘del Diavolo’, in questo caso quello sul fiume Lys, in Val d’Aosta. Qui c’è una bella leggenda riguardante la contesa fra San Martino e il Diavolo, che pretendeva vittime per concedere il passaggio sul ponte; Diavolo che naturalmente viene gabbato dal Santo, grazie al sacrificio di un cane. L’altra è invece di origine scozzese e riguarda un ponte da cui si sarebbero lanciati numerosi animali, fra cui parecchi cani.
Nel paese in cui è ambientata la nostra storia, in effetti i cani spariscono. Ad indagare su questo mistero sono una ragazza, Serena, ambientalista in erba, e Martino, nomen omen, un undicenne ipo udente con un meraviglioso meticcio al guinzaglio, Rumo.
Martino è un personaggio particolarmente interessante, una sorta di anti-eroe, che spesso si sottrae alle prove che il destino gli riserva, ma nello stesso tempo è determinato a risolvere l’enigma dei cani scomparsi. Martino non sente bene, ha gli apparecchi acustici e si aiuta leggendo le labbra delle persone, ma sente la voce della Bestia che emerge dalle oscurità del ponte quando gli si avvicina con il suo cane. La Bestia vuole proprio lui e fino a che non potrà averlo si prenderà i cani del paese.
I due ragazzi brancolano nel buio, non sanno spiegarsi le sparizioni di cani, i salti nel vuoto di alcuni di loro e quindi cercano consiglio prima nel folklore, con la leggenda del ponte del Diavolo, poi nella scienza, ma non riescono a trovare una soluzione. Non resta per Martino, se vuole salvare almeno Rumo, che affrontare le sue stesse paure, combattendo quella Bestia oscura che simboleggia tutto ciò che non conosciamo o non comprendiamo.
Può far conto sulla sua amica Serena, che quanto a coraggio e determinazione lo sovrasta decisamente, e su un amuleto per affrontare lo scontro finale.
Gli adulti in questa storia sono personaggi di contorno, che assistono, il più delle volte, senza capire. Ma, d’altra parte, questa dell’undicenne Martino, è una storia di formazione, di crescita, in cui il perno narrativo è rappresentato dalla necessità di affrontare le proprie paure per poter affrontare poi le prove che la vita sottopone.
L’ambientazione invernale, il buio, la pioggia rendono ancor più cupa la storia che sembra avvolgere i personaggi in un gelido abbraccio.
Questa è una storia di paura e l’autore lo dichiara, a partire dall’incipit; è una storia in cui non tutto si risolve, non tutto viene chiarito, proprio perché si muove in una zona d’ombra al confine fra il razionale e l’irrazionale. E questo è sicuramente un suo pregio, lasciando a lettrici e lettori il compito di interpretare il testo; un altro punto di forza sta proprio nel protagonista, nella sua fragilità e nei suoi dubbi.
La lettura è consigliata a ragazze e ragazzi capaci di specchiarsi nelle proprie paure, a partire dai dodici anni.

Eleonora

“Il ponte dei cani suicidi”, D. Nicastro, Pelledoca editore 2022



mercoledì 24 agosto 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


TUTTO D’UN FIATO


Raccontare la vita di un dodicenne giamaicano non è semplice, considerando la distanza non tanto geografica quanto di stili di vita. A-Dziko Simba Gegele, autrice nata in Inghilterra e residente nei Caraibi, lo fa con grande immediatezza, raccontandone la vita ‘in presa diretta’. La storia del protagonista si svolge a cavallo fra i suoi dodici e tredici anni, un momento molto delicato, in cui è inevitabile contare gli esuberanti peli che crescono sul mento dell’odioso Kenny, separarsi dal cugino Delroy, che è anche il suo migliore amico, competere per il cuore e il sorriso di Christina Parker; mentre, nel frattempo, suo padre decide come deve impiegare i soldi che ha vinto per un premio scolastico, la pestifera sorellina Mary Janga non lo lascia in pace e la matematica continua ad essere incomprensibile.
La scelta stilistica dell’autrice consiste nell’uso della seconda persona singolare, quel tu che fa entrare il lettore o la lettrice dritti dritti nella vita del nostro protagonista, come se lui parlasse direttamente al lettore, lo mettesse al suo posto. Questa scelta dà alla narrazione una grande freschezza, un’immediatezza che favorisce il coinvolgimento di chi legge; tuttavia presenta anche elementi di difficoltà, con lunghi periodi con pochissima punteggiatura, intervallati dai dialoghi.
Un lettore o una lettrice non esperti possono trovare delle difficoltà nel seguire l’andamento della narrazione.
Detto questo, non si può far altro che divertirsi leggendo le avventure e le disavventure di un preadolescente che, come tutti, non vede l’ora di crescere: il rapporto ambivalente con il padre, che spesso gli impone scelte e responsabilità che non vorrebbe; la descrizione della faccia della mamma che legge una brutta pagella e, di converso, la felicità per il premio ottenuto dal figlio, che finalmente grazie a Delroy, ha capito cosa significa la parola ‘applicarsi’; la scoperta della vera amicizia, quando insieme a Splo, Poonz e Fletcher va a trovare Bigga, annichilito e isolato da tutti perché ha commesso un grave errore durante un’importante partita di calcio. E per la prima volta prova la sensazione, davvero bella, di fare la cosa giusta, condividendo la tristezza di un ragazzo in quel momento detestato da tutti, almeno da tutti i tifosi.
Insomma, molte situazioni in cui i nostri ragazzi e le nostre ragazze possono rispecchiarsi, dalle situazioni familiari ai rapporti con i compagni di scuola, dalle prime amicizie importanti ai primi amori, in quell’età di grandi trasformazioni fra i dodici e i tredici anni. Nello stesso tempo non si possono tralasciare le differenze, la dignitosa povertà, le piogge torrenziali, l’orgoglio di avere un’automobile e il desiderio di guidarla il prima possibile.
Lettura divertente, leggera, ma tutt’altro che superficiale, consigliata a lettrici e lettori che abbiano almeno dodici anni.

Eleonora


“Tutto daccapo”, A-Dzivco Simba Gegele, trad. R. Belletti, Atmosphere libri 2021




lunedì 22 agosto 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

PARKER E SVEN E FRA LORO ALASKA


Non è esattamente una novità, ma è un libro che vale la pena di segnalare: si tratta del romanzo della olandese Anna Woltz, già autrice di ‘Tess e la settimana più folle della mia vita’; entrambi i romanzi sono tradotti mirabilmente da Anna Patrucco Becchi e pubblicati da Beisler.
‘Alaska’, questo è il titolo del nuovo romanzo, racconta la storia di due tredicenni, entrambi segnati da una vita difficile: Parker è una ragazza la cui vita è stata sconvolta da una rapina effettuata nel negozio dei genitori, rapina durante la quale il padre è stato ferito e soprattutto traumatizzato, Sven è un ragazzo epilettico, costretto a una vita di costante allarme, con il rischio concreto che una crisi un po’ più grave lo porti in ospedale. Frequentano la stessa classe ed entrambi sono segnati dallo stigma dell’anormalità. Sven per le sue probabili e spaventose crisi, Parker perché il primo giorno di scuola si è messa ad abbaiare come un cane. Parker the barker, la ragazza che abbaia è ancora segnata dalla precoce separazione dal suo labrador, di nome Alaska, che la famiglia ha dovuto dare via per l’allergia di uno dei fratelli di Parker. Destino vuole, però, che Alaska diventi il cane guida di Sven, addestrato a gestire le sue crisi.
Quando Parker scopre questo passaggio, decide di far visita a Sven, nottetempo e in incognito, per poter incontrare nuovamente il suo amato cane. Si presenta camuffata da un passamontagna e in questa forma anonima riesce a comunicare con un compagno di scuola finora detestato: infatti è lui ad averle attribuito il soprannome, poi adottato da tutta la classe.
Sven presto scopre l’identità della sua visitatrice notturna e la smaschera, costringendo il povero Alaska a scegliere fra le persone che più ama.
Sembra così finire malamente il tentativo maldestro di Parker di ritrovare il suo cane; ma la storia subisce una svolta casuale e improvvisa che rimescola tutte le carte.
Il romanzo alterna il punto di vista, raccontato in prima persona, dei due protagonisti e questo consente al lettore e alla lettrice di comprendere non solo la loro soggettività, ma anche come vivono il rapporto con l’altro, con tutto il portato di incomprensioni, delusioni e belle sorprese.
Rispetto al precedente romanzo, ‘Alaska’ si misura maggiormente con il dramma, abbandonando l’inimitabile leggerezza di ‘Tess’: qui abbiamo due preadolescenti costretti loro malgrado ad affrontare, con le loro forze, qualcosa che è più grande di loro, la malattia e un trauma difficile da superare.
Ovviamente lo fanno con tutti i limiti dell’età, con una certa dose d’incoscienza, alternando sentimenti contrastanti.
Nell’evoluzione del racconto ha un ruolo decisivo Alaska, per la sua dedizione, intelligenza ed empatia. Legato affettivamente a Parker, mette al primo posto il suo ruolo di ancora di salvataggio, conquistando anche il cuore dello scettico Sven. In diverse occasioni il suo ruolo diventa decisivo nello sciogliere i nodi emotivi che avvicinano e allontanano i due protagonisti.
Con un tono più serio, Anna Woltz conquisterà in questo caso lettrici e lettori più grandi, dai dodici anni in poi con una lettura sensibile e intelligente.

Eleonora

“Alaska”, A. Woltz, trad. A. Patrucco Becchi, Beisler 2021