lunedì 28 dicembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA FATTORIA DEGLI ANIMALI
 
L'oca e suo fratello, Bart Moeyaert, Gerda Dendooven 
(trad. Laura Pignatti) 
Sinnos 2020


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni)
 
"'Andiamo, su. È tutta la vita che facciamo così.' 'Tutta la vita. Vorresti dirmi che non faremo nient'altro che volare avanti e indietro tra i luoghi che conosciamo, sempre avanti e indietro e così via fino a quando non moriremo?'
'Sì, sempre avanti e indietro e così via' ripeté il fratello e fece per prendere il volo, ma fu come se lui stesso dicesse 'Aspetta!' perché si girò e fece un respiro profondo, come se stesse per dire qualcosa di molto importante.
'Senti, decidi tu che cosa vuoi fare, fratello. Resti con gli amici? O parti con i parenti?' 'Sono le uniche due possibilità?' disse l'oca. 'Sì' tagliò corto suo fratello. 'E adesso io vado'. Non esitò. Fece un paio di passi decisi, accelerò, stese le ali e si alzò in volo."

Autunno inoltrato, esterno, giorno. Due fratelli oca, inseparabili fino a un momento fa, ora si trovano di fronte a una decisione importante. Fare come dice oca, ovvero per la prima volta nella vita decidere di rimanere nella propria fattoria, con tacchini, pecore, contadina e cane, per vedere di persona cosa sia un inverno pieno di neve, oppure decidere di volare a sud come ogni anno, a Vila do Bispo, come vorrebbe il fratello, ovvero optare per il più confortevole caldo dell'Alentejo portoghese?
La questione non ruota solo intorno alla scelta di fronte al bivio caldo/freddo, ma immediatamente prende una connotazione ben più filosofica e quindi universale. L'abitudine a determinate scelte le rende preferibili, perché più conosciute e consuete? Oppure cambiare la prospettiva può essere utile, ma ci rende più soli nel sostenere la nuova posizione? E ancora: quanto è il peso che diamo agli altri nelle scelte che ci riguardano? Davvero oca è di fronte a un altro bivio, ovvero scegliere tra restare con gli amici o partire con l'unico pezzo di famiglia che ha?
Si dà il caso che però da questo momento in poi le cose prenderanno una direzione ancora ulteriore...
Da un fraintendimento possono configurarsi scenari magnifici, quanto inaspettati, perché nella vita le scelte, il più delle volte, le determina una casualità.


La relazione che tiene insieme oca e suo fratello Moeyaert la conosce bene: ultimo di sette figli ne ha personale esperienza e ne ha già raccontato in un felicissimo libro pubblicato venti anni fa da Rizzoli. In quei racconti come in questi, raccolti negli anni sullo Standaard Magazine, Moeyaert e Dendooven raccontano di una fratellanza fatta di intese, ma anche di rivalità, di senso di appartenenza e di solitudine. Lo scenario prescelto per questo piccolo manuale di pensieri profondi e di illustrazioni a 3 colori - lo stesso formato del libro fa pensare a un libro di altri tempi con il segnalibro (anche l'illustrazione nei suoi  fuori registro allude a un'epoca passata), contenente perle di saggezza, un'operetta morale scritta in blu e intitolata in arancio - è una fattoria belga un po' fuori dal mondo e un po' fuori dal tempo contemporaneo. 
 

I personaggi che condividono la scena con le due oche sono un cane piuttosto solitario, un gruppo di pecore, qualche tacchino e una contadina cui si aggiungono un alce e una mucca di passaggio. A un montone stufo, a una talpa disorientata e a un postino curioso sono dedicati tre tra i più bei racconti, rispettivamente sul pregiudizio, sul senso di appartenenza e sull'irrefrenabile istinto di sapere.
Costruiti sul passo breve, anzi brevissimo (dovevano occupare il paginone centrale della rivista), spesso si tratta di vere e proprie pièces di teatro, dialoghi pieni di ironia e contemporaneamente di ingenuità tra i due fratelli o tra questi e il resto degli abitanti della fattoria. 
 

 
La loro scelta di non partire e, gioco forza, di passare il primo gelo in una baracca abbandonata e piena di spifferi li vede duettare e discettare spesso sui massimi sistemi e solo un secondo momento, tornati in mezzo agli altri alla fattoria, i punti di vista e spunti di riflessione si moltiplicano.
Non so dire se dipenda dalla geografia dei luoghi, dall'aria che entrambi respirano, o dalla casualità, ma non riesco a non paragonare il Moeyaert di L'oca e suo fratello al Tellegen delle sue Storie di animali.
Entrambi si possono considerare libri di filosofia, contenenti pensieri così profondi da non lasciare scampo nemmeno a un cervello del tutto svagato. Entrambi attraversano la complessità con una leggerezza che lascia senza fiato. In un microcosmo tutto (o quasi) animale trova spazio l'intera umanità con le fragilità, le paure, convinzioni e convenzioni che le sono proprie. È un continuo stimolo a ragionare sul nostro bisogno di essere sociali e individui allo stesso tempo, sul nostro piccolo quotidiano e sulla nostra grande spiritualità. Ognuno di noi si confronterà con la percezione del buio nel racconto che ne fa il cane, con la propria fragilità a sentirsi solo nel bofonchiare di oca, con la propria finitezza di fronte alla perfezione, leggendo il discorso sulla luna piena che pronuncia fratello. Ciascuno è chiamato a ragionare sulla propria percezione di quanto sia effimera la felicità, quando leggerà del rammarico di tutti per non aver toccato legno per farla durare...
 

E a proposito di felicità e di persistenza, il consiglio è di avere entrambi su un tavolino vicino al letto, per poterli leggere a qualcuno o a se stessi, ad alta voce, ogni sera prima che arrivi l'ora di dormire.

Carla

mercoledì 23 dicembre 2020

ECCEZION FATTA!

 

BLOG IN PAUSA

per cause naturali

(riapertura prevista il 28 dicembre)
 
 
Jon Agee, Il piccolo B, Electa Kids 2013

lunedì 21 dicembre 2020

ECCEZION FATTA!

IL TEMPO CHE VERRA’


Non è facile immaginare, o ipotizzare, come sarà diverso il mondo post pandemia; ancora non ci rendiamo conto di quali strascichi, di quale cicatrici lasceranno questi mesi anomali, che ci hanno costretto a cambiamenti radicali nelle nostre abitudini di vita.
Una cosa è certa: la scuola ne uscirà malconcia, priva di strumenti non solo di prevenzione sanitaria, come talvolta accade, ma di strumenti per comprendere l’effetto della didattica a distanza e delle nuove regole di convivenza imposte laddove è rimasta la presenza.
Per dare solo un piccolo assaggio di quello che ho sentito dalle tante insegnanti che ho sentito in questi mesi, basta pensare che spesso la biblioteca scolastica è rimasta chiusa, sono finite le collaborazioni e i progetti ‘collaterali’, come teatro, letture, corsi, incontri con autori. Meritoriamente e coraggiosamente alcune di queste attività sono continuate online, ma solo una parte di esse e comunque escludendo quelli che non sono abbastanza attrezzati sul piano tecnologico.
Ecco il punto è questo: siamo un Paese in cui le differenze e le distanze si acuiscono, in cui si approfondisce il divario fra competenze scolastiche da Nord a Sud, in cui aumenta il numero di bambini che vivono in povertà assoluta e relativa.
 

 
Questo ce lo ricorda il rapporto annuale che Save The Children propone ogni anno e che quest’anno, dedicato al 2019, appare, nello stesso tempo, drammatico e inattuale, perché riguardante il mondo pre-covid: quanto pagheranno le bambine e i bambini quest’anno severo, povero di stimoli e di opportunità, in cui chi ha gli strumenti per farlo se la cava e chi non li ha arretra; non siamo in grado di dirlo, così come appare improbabile un decisivo investimento pubblico sulla scuola.
Viviamo in un Paese che non ama i propri figli, che non crede e non trasmette un’idea di futuro. Ecco, credo che si debba ripartire da qui: che si debba investire sul futuro, educativo, ambientale, sociale; che si debbano mettere risorse e tante non solo nella scuola, per gli edifici carenti, per la formazione degli insegnanti, ma anche per dare strumenti efficaci per il recupero capilllare di chi la scuola l’ha abbandonata strada facendo. Risorse e sinergie con quella parte di società civile che con i bambini lavora e costruisce esperienze formative importanti.
La lettura in questo non può non avere un ruolo decisivo, non solo come strumento di comprensione di testi, ma come esperienza formativa fondamentale, atta a costruire soggetti critici consapevoli, nei limiti del possibile, di ciò che sta loro intorno.
Mi piacerebbe che con i più giovani si parlasse di più del loro futuro, di come lo pensano, di cosa temono; mi piacerebbe vedere il futuro al centro dei nostri discorsi, per aiutare queste generazioni di ragazze e ragazzi frastornati a farsi protagonisti di una società vecchia non solo anagraficamente.

Eleonora





domenica 20 dicembre 2020

 CONCURSO DE FLAN DE QUESO
 
Nei Carrefour di Tarragona vendono in confezioni da 4 delle piccole delizie che rispondono al nome di flan de queso, ovvero budino di formaggio.
Una prima serie di tentativi di riprodurli ha avuto luogo luglio scorso direttamente in loco, ma senza grande costrutto.
Ora, avendone ricevuti 4 in regalo, mi è sembrato necessario quanto urgente arrivare ad ottenerne delle copie dignitose.
Le ricette del flan de queso casero sono moltissime, ma una selezione forte la si fa se si decide di non tenere conto di tutte quelle che contengono uovo, per non avvicinarsi troppo pericolosamente alla crème caramel.
A quel punto è stata presa anche una seconda drastica decisione, nessuna ricetta che contenga addensante quale agar agar o colla di pesce, per non avvicinarsi troppo pericolosamente alla panna cotta.
 

Togli qui leva là, la ricetta che ha vinto il premio per velocità di realizzazione e per facilità di reperimento della materia prima è quella di un sito che si chiama yo yo misma e mis cosas.
Naturalmente a questa ricetta base è stata apportata una sostanziale variante, dovuta al fatto che le quantità di partenza sono state decurtate di 2/3. Tutti sanno che, alterando le quantità dei singoli ingredienti, varieranno anche le loro proporzioni reciproche.
In sostanza se volete fare un solo grande flan de queso seguite la sua ricetta, se volete come me produrne 5 pirottini di alluminio monodose, per competere alla pari con il flan de queso del Carrefour, seguite la mia ricetta.


Ingredienti
100 gr di panna da montare
100 gr di formaggio Philadelphia light
200 gr di latte
30 gr di zucchero
30 gr di amido di mais


per il caramello
100 gr di zucchero
50 gr di acqua


Cominciamo dal fondo, il caramello (la fonte è Lo spicchio d'aglio)
Mettete in un pentolino tutto lo zucchero a fuoco basso, senza usare il metallo per girarlo, ma agitando solo il pentolino fatelo sciogliere. Nel frattempo avrete portato a ebollizione l'acqua in un altro pentolino. Quando lo zucchero è sciolto e dorato, con cautela aggiungete l'acqua a poco a poco. Lo zucchero reagirà friggendo, quindi rimettetelo sul fuoco basso e riamalgamate lo zucchero e l'acqua. Dovrebbe rimanere di una consistenza simile al miele, una volta freddato. Versatene il necessario sul fondo e sui bordi del pirottino di alluminio. Il resto che avanza potete conservarlo in un barattolino.
Per il flan basterà mettere in una ciotola il formaggio, la panna, lo zucchero e con una frusta girare. A parte sciogliete l'amido di mais con un paio di cucchiai di latte e, una volta amalgamato, aggiungete al resto del composto quindi mettete il latte e trasferite tutto in un pentolino sul fuoco basso. Abbiate l'accortezza di girare di continuo il composto con una frusta, fino al momento in cui non sentite che si sta addensando e sta cominciando a fare le prime bolle.
A quel punto togliete dal fuoco, girate ancora qualche minuto e poi versatelo nei pirottini. Copriteli con un coperchio e lasciateli freddare e poi trasferiteli in frigo per almeno 5 ore, sempre coperti, ben inteso.
Finito.  

 
Serviteli capovolgendoli. E indovinate chi ha vinto la gara?
 
Carla

venerdì 18 dicembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

E ALLORA, NON RESTA CHE ANDARE

Avanti tutta! Guia Risari, Daniela Iride Murgia
Edizioni Corsare 2020



ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Questa storia comincia in una giornata un po' inutile, in cui non sta accadendo niente di speciale e nessuno ha ancora sorriso. In giardino, contro l'albero, trovo due pali lunghissimi, così lunghi che non se ne vede la fine.

Ci penso un po' su e mi arrampico." 
 
Non sono due pali qualsiasi: hanno dei legnetti messi di traverso. Sono due trampoli. 
 
Ecco, metti due trampoli davanti a un bambino e lui cercherà di salirci. E tanto più in alto salirà, tanto più penserà di aver fatto la cosa giusta, ovvero vedere lontano, vedere dall'alto, vedere quello che fino a un minuto prima aveva solo potuto immaginare. La seconda cosa che farà quel bambino sarà di non essere solo in questa magnifica esperienza. Così, uno dopo l'altro, secondo un rigoroso ordine di affetto, farà salire con lui il suo cane, papà e mamma, gli amici, anche i più ingombranti, e poi un po' di persone che lui reputerà bisognose di quella visuale: un marinaio che cerca il mare, una ragazzina cieca e un pittore. Tutti, ma proprio tutti, saranno felicissimi di essersi arrampicati, anche papà e mamma che erano i più riottosi. E allora non resta altro che andare! 
 
Una trama scritta tutta al futuro, non credo sia un caso. Alzarsi e prendere la giusta distanza da questa pastoia, guardare altrove, guardare lontano e andare verso un futuro, che sia nuovo necessariamente, pieno di aria diversa, mai respirata finora. E magari fare tutto questo con una squadra ben scelta di compagni di avventura.
 

Se si tasta il polso dell'editoria, pare che il battito sia accelerato perché ha intensificato il passo, sta corricchiando più pimpante di prima. Se si tasta il polso di quella dedicata ai più piccoli la situazione è anche migliore. Non sono io quella che può fare analisi di mercato o sociologiche, ma più semplicemente posso immaginare che le circostanze in cui siamo tutti impastoiati abbiano suggerito a chi finora non aveva cercato nei libri una mappa per andare avanti, di provare un nuovo modo per farlo. Le librerie hanno lavorato sodo perché questo accadesse, il governo ha fatto molto per sostenere la circolazione dei libri, nelle case con porte e finestre chiuse o socchiuse le vie di fuga sono state delegate alle storie scritte. Questo immagino e non vorrei che qualcuno mi convincesse del contrario. E se così stanno le cose, è conseguenza quasi inevitabile che un certo numero di persone abbia capito che nei libri, nei buoni libri, quelli che contengono le buone storie, ci sono i trampoli necessari, per alzarsi e andare avanti. I buoni libri, e di questo nessuno mi farà recedere, sono strumenti utili per orientarsi, e quindi per imparare a camminare, anche stando fermi. Ci hanno detto di stare fermi e così il libro, in molti casi, si è reso necessario per continuare ad andare. In questa ottica Avanti tutta! ha un doppio merito: quello di essere una buona storia con solidi trampoli già incorporati e di indicare, sotto metafora, un'aria nuova da cercare. Un trampolino per fare un salto verso domani. Un domani pieno di cose nuove. Non so dire se sia una mia deformazione di interpretazione, ma mi pare che - con consapevolezze diverse forse - gli autori e gli editori stiano cercando di mettere nelle condizioni i bambini di progettare il domani, e quindi a tendere verso qualcosa di meglio di oggi. Non un generico Andrà tutto bene, ma un più consapevole : dont'hope, cope! (Ungerer rules.)
Non so se un bambino o una bambina coglieranno questa questione fino in fondo, ma mi auguro che la colgano gli adulti che sono quelli che, fino a prova contraria, i libri li scelgono e li comprano per i più piccoli senza portafoglio.
I bambini e le bambine percepiranno invece, molto di più di quanto potrà capitare agli adulti, la bellezza della scoperta, dell'avventura, ovvero dell'ignoto da esplorare che questa storia porta con sé. Troveranno affinità con il protagonista che fa salire un equipaggio di tutto rispetto: i motivi delle scelte sono di una logica inoppugnabile, come di norma è quella dell'infanzia. 
Proveranno il piacere di essere finalmente in alto, godranno di insolite prospettive visive, a loro negate finora.
Spalancheranno gli occhi di fronte a una esperienza che tutti vorrebbero vivere e li terranno spalancati guardando l'immaginario che propone loro Daniela Iride Murgia, sempre così diversa dagli altri, così bella, così colta, così ironica (i trampoli di un illustratore sono le sue matite...). Nel colore, nella forma, nell'iconografia. In ogni più piccolo dettaglio, nelle citazioni, nella meccaniche. Così necessaria per educare lo sguardo alla bellezza. Così esatta nei riferimenti. Davvero è capace di costruire una mappa visiva che sembra uscita dalle tasche di una biblioteca di un esploratore di un tempo passato, cosa che la rende sempre interessante. Piena di dettagli e dialoghi silenziosi tra le figure, uno per tutti il vestito della bambina cieca... con il pittore. 
 

Un panorama che è contemporaneamente esotico, e quotidiano che sa attingere da molti repertori diversi: palme da dattero e soldatini di piombo in divisa danese...ah, la Murgia.
 
 
Lunga vita ai libri che progettano un futuro migliore, Avanti tutta! tra i migliori.

Carla



mercoledì 16 dicembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LO SGUARDO POETICO
 
Occhio ladro, Chiara Carminati, Massimiliano Tappari
Lapis 2020


POESIA ILLUSTRATA
 
Un poeta che vive in via Caprera
ficcò la luna in una gabbia nera
come un uccello dentro una voliera
perché voleva tenerla prigioniera
ma lei fuggì nel cielo della sera
e lui è lì che ancora si dispera


Fotografato durante quella che altri hanno chiamato l'ora vuota, un sottile spicchio di luna è visibile al centro di un lampione in ferro che ha perso tutti suoi vetri. Potrebbe essere la sua raffinata gabbia, se non fosse che la luna ferma non ci sa stare e anche da lì se ne andrà.
 
Questo libro funziona così: su ventinove fotografie scattate, una poetessa (che forse non vive a via Caprera) ha scritto dei versi.
Detto così, l'intento sembra interessante e forse anche in parte nuovo, visto che in Italia i libri per l'infanzia che hanno fotografie come illustrazioni sono pochi pochi, eccezion fatta per quelli non di finzione.
Tuttavia questo libro è ben altra cosa.
La differenza, lo scarto rispetto alla norma e la consuetudine, la fa l'occhio del fotografo, che questa volta guarda nella medesima direzione dello sguardo della poetessa: entrambi giocano con l'immaginazione perché entrambi hanno voglia e modo di andare a vedere oltre. Altrove.
 

È nelle cose aspettarsi da chi scrive poesia questa modalità di leggere il mondo, vederla nell'occhio di chi sta dietro una macchina fotografica non è così frequente.
Questa è però la prospettiva direi 'naturale' per Massimiliano Tappari che di ogni forma riesce sempre a darne una lettura inaspettata.
Questa sua postura, anche senza macchina fotografica al collo, mi fa saltare sempre sulla sedia e me lo fa riconoscere fra mille, al volo, quando per esempio mi capita di leggere in un catalogo di libri, che un interlinea doppio può essere solco di un aratro in cui seminare i pensieri che le parole fanno nascere...
Da che ha cominciato a raccontare storie attraverso i suoi scatti, ha sempre suggerito ai suoi lettori di guardare le cose da un punto di vista diverso. E non credo che sia un caso che lo abbia fatto cercando di andarsi a cercare un pubblico ideale che lo avrebbe capito e apprezzato più di altri: l'infanzia. A quel che mi consta, i bambini, tanto più piccoli sono tanto meglio è, hanno per necessità di sopravvivenza in un mondo tutto da conoscere, esplorare, descrivere una predisposizione naturale a leggere la realtà secondo criteri propri, originali, di certo diversi da quelli codificati dei grandi, di cui solo con il passare del tempo si impadroniranno (purtroppo).
Ai bambini si suggerisce, come esercizio di immaginazione, di leggere le nuvole, ma di rado si va oltre. La sorte però potrebbe mettere quei bambini sulle tracce di Massimiliano Tappari e allora le cose potrebbero andare diversamente. Potrebbero girare con lui per una cittadina a fotografare dettagli considerati da altri insignificanti e dargli invece valore e senso ulteriore: un dettaglio di un tombino, una linea stradale su un selciato di basoli, un palo della luce, una grondaia, anzi due, un lampione, un guanto, un sasso, un legno...
 

"Beato chi ha l'occhio ladro/ovunque vede un quadro/e come i pittori/vive rubando forme e colori", come dice Argilli.
Il caso vuole che accanto all'occhio ladro di Tappari ci sia per la felicità di tutti la poesia di Chiara Carminati. Già ampiamente apprezzati i loro libri in comune, qui allineano ancora di più -se fosse possibile- il loro punto di vista. Le poesie qui fanno ulteriori percorsi, che rilanciano doppie e anche triple letture delle parole. Si pensi per esempio a quel lupo solitario che ha la forma di un guanto smesso e che si innamora di un alano concludendosi a chiederle la mano.
 

Oppure il muratore di Aragno che mangiava solo mosche a colazione.
Spero che siano chiari a tutti i lanci e le capriole che la Carminati fa fare alle sue parole...
 
 
 
Da una parte le sue rime creano una sorta di mappa, totalmente vera quanto inventata: un omaggio alla geografia di Rodari e Scialoja in quell'elenco di strade e luoghi che si potrebbero segnare su una cartina come itinerario poetico da percorrere. Dall'altro una galleria di personaggi, che con due zampe, quattro fino a otto, agiscono dando senso, un senso tutto nuovo e inaspettato, a quello che l'occhio vede.
E da qui, solo meraviglia.
 
Carla

 

lunedì 14 dicembre 2020

FAMMI UNA DOMANDA!

 TRATTATO SUI LEMURI


Di libri che si muovono al di fuori delle rigide categorie, ne abbiamo visti tanti: albi che raccontano aspetti naturalistici, storie che hanno anche un intento divulgativo, libri gioco che raccontano anche la scienza. Qui abbiamo un altro esempio, grazie ad Andrea Antinori, di cui si è già parlato: un finto-vero trattato ‘Sulla vita dei lemuri’, pubblicato da Corraini.
L’originalità dell’impostazione data dall’autore sta nell’ironia con cui propone il suo gioco di mescolamento di realtà e finzione. In questo ‘breve trattato di storia naturale’, la specificità dell’evoluzione dei lemuri viene raccontata come una leggenda, in cui le simpatiche proscimmie attraversano il tratto di mare fra il continente africano e il Madagascar sul dorso di un capodoglio, , praticano lo yoga e si lanciano nel ballo dei sifaka. Ma il bello è che l’impianto esplicativo è in realtà corretto e racconta con il sorriso sulle labbra le caratteristiche ‘strane’ di queste proscimmie, che vivono esclusivamente nel Madagascar.
 

I lemuri hanno caratteristiche e dimensioni diverse, sono essenzialmente arboricoli e frugivori, hanno come principali nemici naturali i fossa, pericolosi carnivori endemici nel Madagascar, e gli esseri umani, che hanno potenzialità distruttive decisamente più grandi.
Ovviamente,Antinori lavora qui anche come illustratore, che accompagna lettrice e lettore in questo racconto un po’ surreale con altrettanta ironia che quella che caratterizza il testo. Con una gamma cromatica ristretta, dai grigi al nero con l’unica punta di colore del giallo, i nostri lemuri danzano sulla pagina mentre attraversano il mare, si mangiano la frutta, si appisolano fra i rami, ballano allegramente.
Per quelle lettrici e lettori che proprio vogliono saperne di più dei vari lemuri, è prevista un’ appendice, seria, di approfondimento.
Di questo agile divertente libretto ho apprezzato, sopra tutto, l’ironia, la capacità di raccontare le cose con il sorriso sulle labbra, scherzando anche su temi seri; è un bell’espediente, quello di entrare e uscire dalla storia, nella veste di narratore, indicando ai lettori i momenti più seri.
E’ notevole anche la cura grafica con cui si integrano testo e immagine, con i lemuri che occhieggiano dalle pagine, strizzando l’occhio al lettore.
Non posso che condividere l’apprezzamento rivolto a Gerald Durrell, cui il libro è dedicato: i suoi libri, così divertenti e appassionanti, sono stati fedeli compagni delle mie letture giovanili.
In mano a bambine e bambini a partire dai sei anni questo libro diventa uno scrigno pieno di tesori, in cui di volta in volta trovare spunti narrativi o divulgativi. Penso però che possa essere apprezzato anche dal lettore adulto che ami i libri ben confezionati e apprezzi l’umorismo sottile di Antinori.
Bel regalo da mettere sotto l’albero, per bambine e bambini curiosi.
 
Eleonora
 
“Sulla vita dei lemuri. Breve trattato di storia naturale”, A. Antinori, Corraini 2020



venerdì 11 dicembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LUPO! LUPO! LUPO!

Attenti alle ragazze, Tony Blundell (trad. Laura Bernaschi)

Il Barbagianni editore 2020
 

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)
 
"Era una notte buia e tempestosa nel profondo della foresta e un lupo affamato era seduto nella sua caverna a leggere un libro che parlava di nonne e bambine. Il lupo non sapeva leggere molto bene, ma le sole immagini gli misero una gran fame... 
E gli fecero venire un'idea geniale!"


Ispiratosi alla fiaba appena letta, il lupo si reca la mattina successiva di buon'ora alla casetta appena fuori dal bosco dove vive una bambinetta dai capelli biondi raccolti in due ciuffetti. Con lei vive il suo cane, Rexy, in allarme perenne.
Il lupo, evidentemente, non aveva prestato la giusta attenzione al proprio travestimento e si era presentato così come si trovava: braghe gialle, straccali e camicia a righe. Poco credibile come nonna. E a parte questo, quella ragazzina dalle gambe secche secche gli sciorina un elenco di cose necessarie per rassomigliare almeno un po' alla sua nonna. Il lupo, sempre sotto lo sguardo vigile del cane, torna a casa per lavorare sul suo aspetto e per esaudire le richieste della ragazzina, miele, pane caldo e uova. 
 
 
Con il vestito fiorito e tutto il resto, rimediato qui e lì, bussa di nuovo alla porta, ma anche stavolta la bambina non crede di avere davanti sua nonna e rincara la dose. Il lupo non si dà per vinto e oltre al cappello piumato prepara la zuppa inglese.
Non basta. Mancano le scarpe rosso fuoco con i tacchi alti, le caramelle gommose e dei croccantini per Rexy. Il lupo, ormai stremato, riparte. Prima o poi riuscirà a superare la porta e a entrare. E anche il cane non sarà più d'ostacolo, nonostante non smetta di dare l'allarme.
Il trucco è assecondare ogni richiesta, per guadagnarsi la fiducia di bambina e cane. Che sarà mai portarle un pietra gigante e dei palloncini legati alla coda, se l'obiettivo è avere bambina per cena?
Attento alla ragazza, sciocco di un lupo!


Libro che ha appena compiuto la sua maggiore età. Uscito nel 2002 non solo nella patria di Blundell, ma anche in Italia con Emme edizioni. Aveva una bell'aria scintillante era su carta patinata e il lupo in copertina reggeva un cartello lievemente diverso dall'attuale. A quasi vent'anni di distanza tutto quel lucido è - meno male - sparito. Anche all'interno. Il resto, per ovvie ragioni, è rimasto identico. Fatta eccezione per la rinnovata traduzione che, usando la crema della originaria edizione, produce più correttamente, una più alcolica zuppa inglese (a pretty bowl of trifle), forse in onore della radice britannica del libro.
 
 
Immutati restano il ritmo in crescendo del libro, ma soprattutto il senso ultimo, un'ode alla scaltrezza di una ragazzina, che - ben diversa dal suo modello originario - ha dismesso la mantellina con cappuccio e indossa un pullover a collo alto e una gonnella a pieghe che le tiene ampiamente scoperte le ginocchia e le lunghe gambe secche. Altrettanto invariata è la stupidità del lupo. In una perfetta simmetria rovesciata rispetto alla fiaba. Non perde il suo gusto per il travestimento e per una certa abilità ai fornelli, sognando il piatto forte per cena. 
 
 
Tracce della sua ormai proverbiale stupidità si percepiscono per esempio negli innumerevoli sacchetti di sale di cui ha riempito ogni angolo della sua caverna. La ragione del loro essere lì allude al libro, del 1991, che inaugurò la serie dei 'Beware', ovvero Beware of boys, in cui il sale è elemento fondamentale: un vero e proprio tormentone narrativo. A chiudere, nel 2004 uscì Beware of Teachers, dovesse interessare...
La qualità del disegno, valorizzata se possibile da una carta porosa che non ne 'spara' più il colore come un tempo, è quella a cui Tony Blundell ci ha abituato: cura per ogni minimo dettaglio, ironia e sense of humor che non diventa mai caricatura. Pur denunciando tutti i suoi anni, il disegno e la costruzione narrativa di Tony Blundell si riconferma molto piacevole. In particolare, credo che il libro sia stato concepito principalmente per letture condivise ad alta voce in cui la rabbia e l'esasperazione e una indubitata crescente confusione mentale del lupo siano esilaranti esercizi, anche se la parola wolf rispetto alla molto meno sonora lupo funziona meglio  nell'essere per natura più vicina al suono di un latrato di cane. 
Provare per credere.
 

Resta solo un dubbio che direi cruciale per un libro così: e se Tony Blundell non fosse stato poco più che un ragazzo negli anni Ottanta, ma fosse stato invece poco più che una ragazza a cominciare a illustrare (e talvolta a scrivere) una trentina di libri belli divertenti come questo?
 
 
Attenti alla ragazza!
 
Carla

mercoledì 9 dicembre 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

ALDOBRANDO


Eccoci nuovamente alle prese con un fumetto: ‘Aldobrando’, sceneggiatura di Gipi e disegno di Luigi Critone, pubblicato da Coconino Press. ‘Aldobrando’ non è pensato come fumetto per ragazzi, tuttavia può essere proposto ai giovani lettori e lettrici come una bella lettura, ben scritta, ben disegnata, confezionata graficamente con grande cura, arrivata in Italia dopo il successo francese.
‘Aldobrando’ riprende l’ambientazione medievale, con molte licenze poetiche, del gioco di carte ‘Bruti’, che Gipi aveva realizzato tempo fa: maghi, uomini di corte, vassalli e paggi, donzelle virtuose; tutto raccontato con realismo e poesia nello stesso tempo.
Si tratta, in effetti, di un romanzo di formazione, che vede un bimbetto affidato dal padre, prossimo alla morte, a uno strego, che lo alleva nella sua casupola. Arriva però il giorno in cui deve affrontare una prova, ma la fallisce, provocando, almeno così pare, una ferita al mago. Per porre rimedio a questo incidente, Aldobrando deve partire alla ricerca di un’erba medicinale.
 
 
Ecco che comincia il suo viaggio nel mondo adulto, un mondo fatto di prepotenze e ingiustizie. Suo malgrado, si trova coinvolto in una congiura di palazzo, viene trascinato nelle segrete, dove attende il suo destino: qui incontra l’Ucciditore, un uomo buono e fortissimo, che, per reagire alle violente ingiustizie subite, è diventato un assassino; la sua amata, una schiava della principessa Bianca, lo aiuta a liberarsi. Per Aldobrando e la felice coppia ritrovata inizia una nuova vita, che però dura poco. Per salvare la principessa Bianca, i tre tornano a palazzo e lì finalmente si chiude l’era delle ingiustizie del re.
Aldobrando porta con sé un anello, riconosciuto dalla principessa Bianca. Ma il fatto che non venga data una spiegazione definitiva del significato del monile fa sperare che ci sia un seguito.
Come dicevo all’inizio, l’ambientazione pensata da Gipi è quella del gioco di carte fantasy da lui creato e da cui aveva anche tratto un primo fumetto, in cui son già presenti molti personaggi che ritroviamo in questo lavoro in cui l’autore si è ritagliato il ruolo di sceneggiatore, lasciando il disegno a Luigi Critone, caratterizzato da un tratto decisamente più realistico e meno intimo. Il giovanottone del fumetto originario diventa un ragazzetto mingherlino, per niente avvezzo alle cose del mondo, portatore di un candore e di un’ingenuità disarmanti. Ogni passaggio, il diventare scudiero, la reclusione nelle segrete, l’azione risolutiva finale, segna una crescita, una presa d’atto delle brutture del mondo, e nello stesso tempo il desiderio di non chinare la testa.
Aldobrando è un personaggio che alterna fasi di tranquillità ad altre movimentate, pericolose, è costretto a scelte importanti che solo un viaggio come quello raccontato poteva rendere possibili.
La resa delle situazioni, degli stati d’animo è data anche dall’accorta coloritura ad acquarello, realizzata da Francesco Daniele e Claudia Palescandolo, che assecondano il meticoloso disegno di Critone.
Le lettrici e i lettori più giovani troveranno in questo fumetto non solo le avventure di un ragazzino digiuno del mondo e costretto ad attraversarlo; troveranno anche una dissacrante immagine del potere, incarnato dal re e dalla sua corte, fatta di burocrati, di servi adulatori e di traditori. I singoli ritratti sono magistrali, mostrando, di volta in volta, vigliaccheria, ottusità, doppiezza come tratti fondamentali dei comportamenti degli uomini di corte. Di contro, i personaggi positivi, dalla Principessa Bianca all’Ucciditore, sono figure, almeno apparentemente, senza ombre; d’altra parte, lo schema narrativo del fantasy prevede, in linea di massima, una netta demarcazione fra il bene e il male.
Detto tutto questo, mi sembra di poter suggerire caldamente questa lettura a ragazze e ragazzi che vogliano avvicinarsi al fumetto d’autore, con una lettura divertente e appassionante.
Un bel regalo di Natale.
 
Eleonora
 
“Aldobrando”, Gipi e L. Critone, Coconino Press 2020