venerdì 13 ottobre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FARSI MINUSCOLI

La casetta piccola piccola, Michaël Escoffier, Clotilde Perrin 
(trad. Edvige Le Noël) 
L'Ippocampo 2023 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Per terra c'è una casetta di legno, col tetto di muschio.  Chi mai ci abiterà? 
Arsenio avvicina un occhio alla finestra, mentre Bartolomeo bussa alla porta con la zampona.Tutto tace eppure esce fumo dal camino. 
'Andiamo a nasconderci dietro quell'albero e vediamo che succede', propone Bartolomeo. 
I due fratelli aspettano a lungo senza vedere anima viva. Dopo un po' Arsenio si stufa." 

I due orsetti fratelli decidono quindi di tornare il giorno seguente per capire chi abiti in quella casetta davvero piccola piccola che hanno visto, passeggiando assieme nel bosco. 


Ma il giorno dopo qualcosa è diverso: la casa sembra sempre silenziosa e disabitata, ma intorno si spande un profumino di pasticcino di mela che è un vero piacere. E il pasticcino effettivamente è lì in bella mostra sul davanzale. E sembra dire Mangiami! Arsenio non resiste e lo manda giù in un boccone e - come capitò anche ad Alice - comincia a rimpicciolire. Fino a diventare piccolo. 
Davvero piccolo. Torna a casa con il fratello e durante la notte ripensa al pasticcino e tanto è il desiderio che decide di ripartire verso la casetta e mangiarne un secondo. Lo trova lì ad aspettarlo sullo stesso davanzale e quindi anche questa volta lo mangia e rimpicciolisce ancora. 
Viste le dimensioni oramai minuscole, decide di passare lì la notte: nel lettino vuoto della casetta. Ed è qui che fa la conoscenza con il padrone di casa che all'alba rientra a casa. 


Illuminanti sono le chiacchiere che fanno assieme e ancora più utile si rivela la presenza del piccolo coniglio che si prende la briga di riportarlo al punto di partenza: a casa dal fratello. 
Riattraversare il bosco sulla sua groppa, come se fosse su un focoso destriero, è un'esperienza indimenticabile e si rivela ricca di sorprese e di scoperte interessanti. 

Diviso in cinque capitoli più un preludio, La casetta piccola piccola ha diverse qualità.
La prima delle quali è il passo. Ossia un ritmo cadenzato in brevissimi capitoli, meno di un minuto per leggerne uno, in un libro decisamente per lettori minuscoli come Arsenio. 
E a proposito di passo, degno di nota è l'incedere del testo scritto nel suo alternarsi con il fumetto. Come ad attestare una volta di più la ormai completa ibridazione dei due linguaggi. Questo naturalmente ha come conseguenza quella di dare toni differenti alla voce narrante e a quella dialogante, creando un funzionale richiamo all'attenzione da parte delle orecchie minuscole in ascolto. 
Insomma, piccole variazioni sul tema della struttura canonica che denotano sapienza. Ed è forse dire una banalità visto che parliamo di Escoffier ai testi e Perrin alle figure. 


A parte questi aspetti che si potrebbero definire formali, ma che invece sono di contenuto, La casetta piccola piccola dimostra di saper parlare una lingua per niente petulante e grazie a questo di saper dire senza mai essere saputella. 
In una struttura narrativa tutto sommato complessa e ben architettata, tanto da poter sostenere una divisione in capitoli, in cui ogni volta succede qualcosa di diverso: entrano nuove figure, avvengono sensibili cambiamenti, si nasconde un nocciolo della questione importante che però non viene mai reso manifesto se non attraverso la sequenza dei fatti e un po' di dialogo. 
La questione è appunto quella di due orsetti che - cuccioli un po' troppo esuberanti - fanno del bosco e dei suoi abitanti terreno di gioco, di scherzo, spesso superando la soglia dell'essere nocivi per gli altri: trappole ai conigli per vederli saltellare in fuga, schiacciamento dei vermetti e cose così. 
Come risolvere la questione? 
Con il vecchio e sempre efficace sistema di cambiare la propria prospettiva di osservazione e guardare le cose da un altro punto di vista... 


Su tutto questo che non sembra essere poco si srotola il tappeto fiorito della Perrin che è già di per sé una bellezza, ma si accresce di valore nell'essere il luogo dove l'infinitamente piccolo trova cittadinanza.


Quello stesso luogo, elettivo campo di esplorazione della stragrande maggioranza di bambini che, se non altro per oggettiva minor distanza dal suolo,  riescono a vedere cose che due orsi grandi, al pari degli adulti, si limitano a cacciare a manate o a pestare distratti.
Un po' come accade nei libri di Kitty Crowther, anche qui con un gusto botanico sincero e curioso il mondo degli invisibili o quasi svolazza, striscia e saltella. 

Carla

mercoledì 11 ottobre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UNO STRANO MERCOLEDÌ


In una anonima cittadina della provincia americana, Amber Springs, è consuetudine che l’ultimo mercoledì prima della fine della scuola, gli alunni di terza media ricevano una camicia nera e la foto tessera di un ragazzo o una ragazza morti in un incidente stradale: per un giorno sono invisibili a tutti, non fanno lezione, non sono puniti.
È proprio all’alba di un Mercoledì dei Morti che conosciamo Bruco, il timido protagonista dell’ultimo romanzo di Jerry Spinelli, ‘Ricordami di mercoledì’, pubblicato recentemente da Mondadori con la traduzione di Angela Ragusa.
Naturalmente, la maggior parte dei ragazzini non percepisce il lato educativo di questa tradizione, quanto un insperato giorno di festa in cui tutto è sostanzialmente permesso.
Robbie, questo è il suo vero nome, si alza pregustando una giornata di scherzi e imprese mitiche, come una rissa già organizzata per il pomeriggio, cui pensa di assistere insieme al suo amico del cuore Eddie. Tanto Eddie è popolare, quanto Bruco si considera invisibile, un osservatore del mondo, nascosto dietro i suoi brufoli.
La mattina dunque scorre come previsto fino a quando non si arriva al momento clou della giornata: l’assegnazione della foto tessera e della camicia nera. Accade l’imprevedibile, Bruco si trova di fronte l’inquieto fantasma della sua ‘spiaccicata’: Rebecca Ann Finch, morta a diciassette anni, gli si presenta davanti in pigiama e pantofole color lampone.
Comincia così un percorso stravagante in cui Becca e Bruco si confrontano, raccontandosi le rispettive vite: Becca era passata alla storia per aver rinchiuso in un barattolo tante lucciole e per averle fatte morire tutte, essendosi dimenticata di praticare dei buchi nel tappo; questa esperienza infantile l’ha segnata, ma non le ha impedito di vivere un grande amore; proprio l’amore per il suo Pupucchio, nomignolo che aveva assegnato al ragazzo che amava, è stato l’origine del suo incidente: una bravata, alla vigilia di Natale, per non stare lontano da lui e fargli avere il regalo più bello. Nello stesso tempo, Bruco non può sottrarsi al racconto della sua vita, dei rapporti con gli amici e con le ragazze, che riesce solo a guardare da lontano.
In questo confronto è difficile dire chi aiuti chi, se sia Bruco ad aiutare Becca a superare i suoi sensi di colpa, o se sia Becca che aiuti Bruco ad accettarsi così come è.
Alla fine di questa giornata entrambi hanno raggiunto una diversa consapevolezza di sé.
Jerry Spinelli mostra come sempre una straordinaria capacità di cogliere i turbamenti profondi che attraversano le vite dei ragazzi e delle ragazze, li descrive con acume e sensibilità, riesce ad avere sempre uno sguardo che si muove alla loro altezza, senza giudicare le debolezze, i difetti, le incertezze dell’inquieta età di mezzo.
Tuttavia, mi sembra che la situazione presentata in questo romanzo risenta di una certa astrattezza, appesantita dalla necessità di parlare di un tema difficile, come la morte degli adolescenti negli incidenti stradali. Avrebbe potuto trarne una trama in chiave drammatica, ha preferito i toni semi seri della commedia, sicuramente efficaci con un pubblico di lettori e lettrici intorno ai tredici, quattordici anni.
Anche la narrazione tutta al presente, in presa diretta, incentrata sulla lunga passeggiata dei due protagonisti, si traduce in immediatezza, in una sorta di corpo a corpo fra i protagonisti e il lettore.
Però, anche qui, vedo il limite di un racconto che si esprime in una sorta di flusso di coscienza, di una sequenza di confessioni intime che si intrecciano a degli squarci di realtà: lettrici e lettori giovani spesso si disorientano in una narrazione che non si incanali sulla sequenza di fatti, azioni e, preferibilmente, colpi di scena.
Nonostante le difficoltà sopra esposte, il romanzo può essere consigliato a ragazzi e ragazze, sopra i dodici anni, che abbiano una forte propensione all’introspezione.

Eleonora

“Ricordami di mercoledì”, J. Spinelli, trad. A. Ragusa, Mondadori 2023


lunedì 9 ottobre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI SCOIATTOLI E DI AMICIZIA 

Il mio miglior migliore amico, Olivier Tallec (trad. Tommaso Gurrieri) 
Edizioni Clichy 2023


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Stamattina, mentre passeggiavo, ho trovato un miglior amico. 
Di solito raccolgo soltanto pigne, ma questa volta è un miglior amico. 
Almeno credo. Comunque gli somiglia molto. 
Era un sacco di tempo che ne cercavo uno. 
Al contrario delle pigne, i migliori amici non cadono dagli alberi." 

Viste le sembianze di questo miglior amico, si può confermare che effettivamente quelli fatti così non cadono dagli alberi, tutt'al più ci crescono sotto, agli alberi. 
Altra caratteristica: son poco loquaci, ma piuttosto espressivi e parecchio disponibili. Con questo miglior amico che per scoiattolo è ben presto diventato il miglior amico si possono fare moltissime cose belle e anche qualcuna brutta che però, visto che è condivisa, diventa un po' meno brutta. 


Condividere luoghi segreti a tutti gli altri che non sono i migliori amici, godere delle stesse cose: dalle foglie d'autunno, ai fiocchi di inverno, rende le giornate di entrambi davvero piacevoli e piene di serenità. 
Ma lo scoiattolo, è cosa risaputa, non si mostra mai indifferente ai cambiamenti. E quindi, quando a primavera arriva Momo, un moschino, l'equilibrio inevitabilmente si altera. 



Poc, il miglior amico originario, alterna momenti preoccupati a momenti piacevoli. Le sue preferenze sono un po' differenti da quelle del moschino. Mentre scoiattolo sembra apprezzarle entrambe. 
Ma nel cuore di un solo scoiattolo, quello scoiattolo, c'è posto per due migliori amici? Ansia! 

Ci risiamo. Lo scoiattolo di Tallec è di nuovo lì a macerarsi. 


Questo è il rovello nuovo: quello per il 2023. Quello del 2020 era in qualche modo analogo: il possesso di un albero. Quello del 2021 deriva dal rovello 2020 e ha a che fare con la cura, o per meglio dire l'incuria. Il rovello del 2022 è sull'identità e quello 2023 ruota intorno all'ansia per una questione di amicizie. 
Di Tallec qui è stato detto ogni bene possibile. Il tentativo di provare a non ripetersi spinge il ragionamento in due direzioni. Entrambe più generali. 
Il primo percorso conduce a riflettere sull'universalità del sentire. 
Il secondo spinge a riflettere sulla felice modalità di poter raccontare e, con un meraviglioso salto mortale, a un rimuginio nella pancia e nel cuore di chi scrive. 
Brevemente: riguardo al primo percorso si può dire che alcuni libri, ma sarebbe più corretto dire alcuni autori e autrici, abbiano il merito di saper toccare quelle corde che nella profondità continuano a vibrare per una intera esistenza. 
Solo saltuariamente in queste pagine la parola 'universale' trova posto per definire questa capacità di sapersi rivolgere a tutti e tutte, piccoli e grandi, vecchi e giovani, alti e bassi attraverso argomenti e lingua comprensibili e riconoscibili da chi è nuovo e da chi è antico, argomenti e lingua che arrivano a dire e a dare un senso al sentire di chiunque. E sempre. 



La corda dell'amicizia suona dentro ciascuno e lo fa dal profondo. Quindi la questione attraversa le generazioni, ma per saperne dire così che tutti possano riconoscersi almeno un po', saperne dire senza stereotipi, luoghi comuni, saperne trasmettere sottigliezze e spessori, occorre gente capace. Tallec lo è. Anche solo per come lavora sugli sguardi e i dettagli delle posture di un fungo.
Un po' meno brevemente si possono dire due cose sul modo di raccontare chi siamo, coprendoci di peli non nostri, camminando su zampe non originarie, cambiando i nasi in becchi e proboscidi. Insomma, capita la metafora? 
La questione su Lettura candita è stata affrontata in modo approfondito. 
E rimanderei qui alla lunga lettura lì dei post del 25 marzo del 26 marzo del 27 marzo del 28 marzo e del 29 marzo 2019. E lo hanno fatto due teste, quella di Scoiattolo (!) e quella di formica. A parte la facile immedesimazione di una bolzanina in uno scoiattolo e una romana in una formica, a parte il riferimento colto a uno dei massimi autori viventi, Toon Tellegen, a parte questo lo Scoiattolo e la formica erano davvero grandi amiche. 


E qui arrivano i rimuginii di pancia che sono i seguenti: alcuni amici che pensavamo fossero i migliori ce li perdiamo per strada e non sentiamo dolore quando succede: è così e basta, con buona pace loro e dell'ansioso scoiattolo di Tallec. Forse semplicemente non erano veramente i 'miglior' migliori amici. Con altri amici che non pensavamo fossero i migliori, invece, capita di separarsi e ci mancano tanto tanto... E a me lo Scoiattolo di Bolzano manca tanto perché di libri così bene non so più con chi parlarne. 

Carla

venerdì 6 ottobre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


INQUIETANTI STORIE DI PAURA


Biancoenero editore, casa editrice specializzata per l’utilizzo del font ad alta leggibilità, ha inaugurato una nuova interessante collana dal titolo Fifa Blu, storie di paura indirizzata a lettrici e lettori sopra i dieci anni. Doppiamente meritorio, perché amplia l’offerta editoriale in quello che ingiustamente viene considerato un ‘genere’ minore, il thriller o l’horror; e poi perché risponde alla domanda di letture ‘facilitate’, che non viene solo da lettrici e lettori dislessici, ma anche semplicemente lettori ancora alle prime armi, per vari motivi, a prescindere dall’età.
Ne ho scelti due, entrambi abbastanza paurosi e per la medesima fascia d’età, sopra i dodici anni: ‘Così imparate a uscire di notte’ di François Gravel e Martine Latulippe, e ‘Uccelli del malaugurio’, di Jocelyn Boisvert; gli autori sono franco-canadesi e propongono testi non troppo lunghi, ma ad alta intensità di paura.


In breve, le trame: ‘Così imparate a uscire di notte’, tradotto da Gabriella Baldanzi, vede come protagonisti Olivier e la sua amica Matilde, che una sera, mentre gironzolano indecisi se andare ad un festa oppure no, capitano in un cantiere, nella cui recinzione è stato praticato un foro. La curiosità è grande e i due non resistono alla tentazione di dare un’occhiata; in una buca spunta uno zainetto giallo, che contiene diversi oggetti, fra cui una bussola che sembra rotta e una maglietta verde a fiori. Il tutto sembra appartenere a una bambina, ma non una bambina qualunque: potrebbero essere oggetti appartenuti ad Iris, una bimba scomparsa anni prima. Interrompe le loro ricerche un uomo, all’apparenza un guardiano, che li avvicina tenendo al guinzaglio un temibile rottweiler. I due ragazzi, intimoriti, se la danno a gambe, lasciando lì lo zainetto, ma portandosi dietro la maglietta e la bussola.
L’uomo misterioso, di cui apprendiamo da subito le terribili propensioni omicide, segue Matilde fino a casa sua e sembra avere le peggiori intenzioni, che il lettore scopre nelle pagine, a fondo nero, a lui dedicate. Per fortuna arriva il lunedì e prima Olivier, poi Matilde, parlano con la polizia, che viene messa sulle tracce del colpevole di un caso irrisolto.
Naturalmente la storia non finisce qui e tiene incollato alle pagine anche il lettore o la lettrice più distratti; le pagine hanno l’aspetto di un dossier della polizia, riportando le deposizioni dei due ragazzi. Ci sono diagrammi, foto, ricostruzioni più o meno recenti, pagine di deposizioni e del diario di Matilde.


L’altro, ‘Uccelli del malaugurio’, tradotto da Flavio Sorrentino, rimanda chiaramente al capolavoro cinematografico di Alfed Hitchcock, ‘Gli Uccelli’. Qui, abbiamo una famiglia in vacanza, che si sta dirigendo verso un selvaggio Parco Naturale, naturalmente in Canada. La strada che percorrono, lontana dall’autostrada, è pressoché deserta, mentre all’orizzonte compaiono nubi tempestose. La singolarità è rappresentata dal fatto che alcuni uccelli, grigi e neri, sembrano seguirli. Appena decidono di fare una breve sosta, Dan viene spiato da un uccello e, successivamente, si scatena un vero e proprio attacco nei confronti della macchina, che nel frattempo ha finito la benzina. Gli uccelli si sono radunati e in questo caso, lo stormo di storni non evoca riflessioni fisico-filosofiche, ma una grande paura. Dan, il più piccolo, Dafne, la sorella maggiore quattordicenne e i genitori sono chiusi in macchina, mentre si avvicina la tempesta. Non si può davvero svelare lo sviluppo della narrazione, che scorre veloce e intensa. Qui la Natura, ben lungi dall’essere idilliaca, mostra il suo lato più inquietante e misterioso, quello che alimenta leggende e storie di paura, come questa.


Entrambi i romanzi, brevi il giusto, hanno una struttura lineare e una narrazione diretta, semplice, senza complessità linguistiche e strutturali. Oltre al font, hanno un’impaginazione vivace, arricchita dalle illustrazioni. Rappresentano una bella novità, che incontrerà sicuramente il favore di un pubblico finora poco ascoltato.
Consiglio la lettura a chi, a partire dai dodici anni, non teme orchi e uccelli neri, che almeno nei libri possono essere facilmente sconfitti.

Eleonora


“Così imparate a uscire di notte”, F. Gravel e M. Latulippe, trad. G. Baldanzi, Biancoenero edizioni 2023
“Uccelli del malaugurio”, J. Boisvert, trad. F. Sorrentino, Biancoenero edizioni 2023



mercoledì 4 ottobre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI COLETTE E LE ALTRE, OVVERO LE GALLINE LETTERARIE 

Quando le galline avranno i denti, André Bouchard (trad. Fabio Regattin) 
#Logosedizioni 2023 


NARRATIVA ILLUSTRATA per PICCOLI (dai 6 anni) 

"Una volta in piedi, Colette prepara la colazione: quattro chicchi di mais e un verme che manda giù in tutta fretta, senza scordare la sua dose di ghiaia per dare consistenza al guscio delle uova. Dopo si precipita in bagno per darsi una rapida sistemata con un po' d'acqua fredda e lavarsi i denti. E poi, via, schizza fuori di casa, per... 
TONINO 'Ma le galline non hanno i denti! Che storia è mai questa?' 
PAPÀ 'Appunto, è solo una storia. Tonino. Si potranno mettere in bocca i denti a una gallina anche solo per divertimento, no?' 
TONINO 'Invece no. Una gallina con i denti non esiste, e non è nemmeno divertente...'" 

La mattina della gallina così ricomincia. Senza lavarsi i denti ha anche guadagnato qualche minuto in più. Corre all'autobus che la porta in fabbrica dove deve produrre uova: dodici ore estenuanti con un ritmo di un uovo al minuto. Torna e a casa e stramazza sul divano, con un libro in mano (no niente libro, le galline non sanno leggere, obietta Tonino, il bambino che a letto prima di dormire ascolta il racconto che il padre sta inventando per lui.) No, davanti alla tv. 
La la mattina dopo, stesso tran tran e una brutta sorpresa: nessun uovo prodotto. Il licenziamento arriva immediato e con esso l'obbligo di presentarsi alla ditta Nuggets... Non vale l'ipotesi di farla volare, perché Tonino lo sa che le galline non volano, ma correre veloce invece le è concesso. 
Questa è la storia di quella povera gallina "letteraria" che decide di opporsi al suo mesto destino, rivendicando la propria autonomia nelle scelte. Con buona pace di chi invece di fare il saputello, dovrebbe solo pensare ad addormentarsi. 

Si prosegue a ragionare di galline con i denti, che evidentemente hanno un loro appeal in ambito letterario. 
Sulle galline diventate dentute dopo Chernobyl nessuno ha osato obiettare nulla: Tonino forse dormiva e suo padre non ha potuto leggergli il libro di Ervas e neppure quello di Bénédicte Guettier.
Qui purtroppo la gallina in questione si scontra con un bambino dall'immaginazione che va e viene. Gallina sull'autobus, tutto nella norma; gallina che legge, non sta su. 

© André Bouchard

Bouchard sfodera una delle sue storie di media lunghezza, che è costruita sulla metanarrazione, ossia una storia in cui c'è la storia e anche chi racconta la storia diventa storia a sua volta. 
Tra le costanti che hanno attraversato tutti i suoi libri c'è il suo senso dell'ironia che qui si esplica in entrambe le storie: quella di Colette e quella di Tonino e suo padre. Entrambe dovrebbero essere, su precisa richiesta di Tonino, storie vere. Così come recita l'incipit che riguarda entrambe e che compare in un luogo anomalo: la quarta di copertina. 
Altra costante è la capriola finale, che in questo caso è addirittura doppia.

© André Bouchard

Come già altre volte è capitato, Bouchard concepisce i suoi libri nell'uso che se ne può fare, ossia non si limita a considerare la storia che essi contengono, ma ne progetta sempre una ricaduta pratica, 'vivente', ossia ha sempre molto chiaro il lettore nell'atto di leggere le sue storie. E nel farlo, ne dà contezza nella scrittura stessa o nel disegno. Qui addirittura il lettore è in qualche modo coprotagonista al fianco della gallina Colette. 
Altrove ha invece messo temporaneamente a tacere la voce narrante per rivolgersi direttamente a chi ascolta. Circostanza questa che non può lasciare indifferente nessuno. 
Altra cosa che succede qui, come è già successa altrove, per la precisione in La famiglia Porelli: Bouchard racconta le classi disagiate. Lì c'erano dei poveracci senza lavoro, che vivevano di espedienti e si erano attrezzati in una specie di baraccopoli mesta, qui invece una gallina vessata, sfruttata e senza garanzie sindacali che ne tutelino i diritti fondamentali di lavoratrice. 

© André Bouchard

E come se non bastasse, anche la sua privacy è piuttosto a rischio... 
Però però però. Qui succede anche qualcosa che non ha corrispondenza alcuna con il testo. 
Si tratta di una storia che attraversa la vicenda di Colette, e lo fa solo a livello visivo. 
Il tacerne da parte dell'autore lascia campo libero a molteplici letture che hanno tuttavia un denominatore comune che con le questioni di genere ha parecchio a che fare. 

© André Bouchard

A voi, libera interpretazione. 

Carla 

Noterella al margine. Parrebbe che si siano magicamente verificate le condizioni per costruirsi un proprio "cofanetto Bouchard", dal quale resta escluso per motivi di ingombro Al luuuuuuupo!

lunedì 2 ottobre 2023

FAMMI UNA DOMANDA!

I DUE ASPETTI DELL’EROISMO


Sono davvero pochi i libri che riescono a sorprendermi: uno di questi è sicuramente ‘Andrej Sacharov. L’uomo che non aveva paura’, dell’autrice russa Ksenija Novochat’ko, illustrato da Evgenija Rojzman, Ol’ga Terechova e Polja Plavinskaja. Arriva sugli scaffali delle nostre librerie, con la traduzione di Tatiana Pepe, grazie all’editore Caissa Italia.
Come dicevo, si tratta di un libro sorprendente, per vari motivi. Strutturalmente, si tratta di un ibrido, frutto della contaminazione fra libro illustrato per ragazzi e graphic novel, con un’impaginazione coraggiosa, in cui il testo, corposo, si articola in diversi riquadri, dando voce ai diversi soggetti in campo. Sorprendente è anche la complessità dei temi trattati, espunti dai diari, lettere, appunti dello scienziato e dissidente sovietico; complessità che tuttavia è esposta con grande chiarezza, un linguaggio essenziale e richiami storici precisi.
E poi, forse su tutto, la tematica trattata, che, pur essendo essenzialmente biografica, abbraccia una parte considerevole della Storia e della Scienza del Novecento.
Il cuore della narrazione, infatti, riguarda in primo luogo la corsa agli armamenti nucleari, considerata essenziale in Unione Sovietica, non appena si seppe degli esperimenti del progetto Manhattan, che negli Stati Uniti stavano portando alla creazione della prima bomba atomica, sul finire della Seconda Guerra Mondiale. In secondo luogo, il libro affronta il tema della progressiva presa di coscienza di uno scienziato, padre dell’atomica sovietica, insignito dei più importanti premi in patria, che progressivamente si allontanò dal bellicismo del governo per approdare a un accorato pacifismo, in sintonia con quanto accadeva nel resto del mondo. L’azione di Sacharov si allargò anche al tema dei diritti umani in Unione Sovietica, dove la fine dell’era staliniana non aveva portato a una maggiore libertà d’espressione. Sacharov, inattaccabile per il ruolo avuto nello sviluppo della scienza russa, non perse occasione per far arrivare in Occidente le notizie e gli appelli in favore degli intellettuali perseguitati. Fu insignito, nel 1975, del Premio Nobel per la pace, mentre in patria veniva isolato, denigrato, vessato in tutti i modi che non fossero la detenzione e l’esilio.
Solo con la perestrojka di Gorbacev la figura di Sacharov è stata riabilitata; per sua fortuna è deceduto, alla fine del 1989, prima di vedere l’inquietante evoluzione politica della Federazione Russa, guidata da Putin.
Quello che trovo più apprezzabile in questo libro illustrato è la capacità di mostrare l’intreccio, nel corso concreto della Storia, fra la scienza, le sue frontiere, i suoi limiti, la politica degli Stati, la coscienza delle persone. Storia delle idee, rivoluzioni che hanno attraversato in moltissimi ambiti la cultura e la vita reale di generazioni. La scienza, dunque, non solo come scontro e incontro di idee, rivoluzionarie o meno, ma anche come espressione di una rinnovata visione del mondo. Pensiamo al ruolo di Einstein come uno dei padri della fisica contemporanea e, nello stesso tempo, all’origine delle ricerche sulla bomba atomica. O a come lo sviluppo della genetica molecolare, negli anni Cinquanta, abbia dato corpo ai timori per gli effetti a lungo termine delle esplosioni nucleari.
Incredibilmente, dopo gli accorati dibattiti, la politica del disarmo praticata da Kennedy e Krusciov, nonostante i movimenti pacifisti non abbiano mai abbandonato la scena occidentale, siamo di nuovo qui, ad assistere all’osceno spettacolo della minaccia nucleare, usata come deterrente nel conflitto in corso in Ucraina.
Per tutti questi motivi trovo questo libro, uno dei migliori dedicati quest’anno alla divulgazione, come necessario alla formazione di ragazzi e ragazze che comincino a porsi serie domande sul mondo di oggi. Perfetto per l’uso scolastico, ne consiglio caldamente la lettura a partire dai tredici anni.

Eleonora

“Andrej Sacharov. L’uomo che non aveva paura”, K. Novochat’ko, ill. E. Rojzman, O. Terechova, P. Plavinskaja, trad. T. Pepe, Caissa Italia 2023




venerdì 29 settembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

MORALE DELLA STORIA

Le mucche di Chernobyl
, Fulvio Ervas 
Marcos y Marcos 2023 


NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni) 

"Quando la centrale nucleare si era scassata, il cervo se ne stava accucciato nel bosco dietro una quercia e forse sognava. 
S'era udito un boato e dopo tanti rumori. Tra gli alberi si era scatenata una grande confusione: gli uccelli s'erano alzati in volo e nuvole di insetti erano scappate in ogni direzione, pareva fosse scoppiato un incendio. Le formiche erano più agitate del solito. Nemmeno l'arrivo dei cacciatori con i cani suscitava un tale pandemonio. 
Il cervo aveva annusato. Un'aria strana. 
Qualcosa era successo." 

Al cervo cominciano a ballare le gambe, i muscoli urlano e la vista si annebbia. Sopra di lui è appena volato uno sciame di cervi volanti, i coleotteri, e poi è sparito nel nulla. 
Al cervo sono cresciute delle poderose ali. Alle galline che razzolavano nel loro pollaio sono cresciute nel becco due belle file di denti aguzzi. Le formiche, persa la regina, si sono concentrate a formare una sfera che ha il pregio di illuminarsi, emanando energia nei momenti di maggiore tensione emotiva. 
Alle due mucche pezzate sono cresciute scarpe e pantofole, sopra gli zoccoli. 
Il maiale Igor ora ha intesta capelli e barbetta grigia, e gli scarafaggi si sono 'evoluti' diventando filosofi, e sentenziano in rima. 
Tutto questo era accaduto al momento dell'esplosione nucleare della centrale di Chernobyl. 
Questo curioso gruppo di animali si ritrova sotto lo stesso tetto, quello della casa ormai vuota dei coniugi Struganoff. 
La loro vita è molto cambiata, tuttavia il trovarsi tutti assieme li rende felici e amici. Con il passare dei giorni, ognuno di loro si trova una propria occupazione che in qualche modo sia utile per la piccola comunità. Ognuno secondo le proprie attitudini, le proprie competenze. 
Fino al giorno in cui alla porta di casa si sente un inaspettato TOC TOC TOC. 
Davanti a loro, aperto l'uscio, c'è un bimbetto. Muto, ma bravissimo con i numeri. Come spesso accade nella vita degli animali, anche di quelli strani come questi, quando arriva l'uomo (anche se sotto forma di bambino) nulla può essere più come prima. 
E infatti è proprio così che va.  

A metà strada tra i Musicanti di Brema e gli animali di Toon Tellegen, queste strane bestioline costituiscono un felice esempio di 'comune' animalesca pacifica e pacifista. E come tale si muove e agisce, come se fosse un corpo unico: ogni parte con la sua funzione. 
Dei Musicanti di Brema riprende quello stesso incedere fiabesco e dei serrati dialoghi tra gli animali di Toon Tellegen risuona una eco nelle idiosincrasie dei singoli protagonisti, insetti in primis. 
La loro bellezza letteraria si manifesta principalmente nelle loro peculiarità. Ognuno ha la propria che trova un suo senso e una sua assurdità corrispettiva: galline con i denti, cervi che volano, scarafaggi fini pensatori, maiali amanti del cibo raffinato. 
Poi ci sono loro: le formiche radiative e gli scarafaggi filosofi. 
E qui appare la seconda qualità letteraria, ossia la lingua di Ervas. Si ride.
Sempre ironica, un po' ammiccante, nelle rime degli scarafaggi, spesso e volentieri allusiva, nel cervo che vola e che quindi è a tutti gli affetti un cervo volante. Insomma, uno scoppiettante modo di raccontare una fiaba che a sua volta, come tutte le fiabe, nasconde al suo interno un nocciolo di profonda verità. 
La prima di queste verità la si deduce guardando le relazioni interpersonali che tengono insieme la comunità e la rendono salda. Tra loro sono gentili e rispettosi. 
Nonostante le grandi diversità di pensiero, di misure e di consuetudini, nonostante le avversità che si abbattono su di loro, mai nessuno mai si pone in modo conflittuale nei confronti dell'altro. Al contrario, ognuno è sempre teso a contribuire al benessere della comunità; in alcuni casi estremi, si arriva fino al sacrificio estremo. 
La seconda verità la si vede emergere guardando la capacità di adattamento che ognuno di loro dimostra nei confronti della realtà che li circonda. A seguito della grande esplosione della centrale, ciascuno riceve 'in dote' un carattere che non gli appartiene. Dalle ali ai denti, tutti imparano a trasformare quello che potrebbe essere un handicap in una opportunità. Naturalmente per farlo occorre la necessaria tenacia e allenamento. Non è che se ti spuntano le ali sulla schiena significa che tu sappia volare automaticamente. Per farlo, come a ogni pilota si addice, occorrono molte ore di volo. 
La terza verità la si osserva nell'atto stesso di osservare. Atto che si impone. In questo senso la scelta di mettere una squadra di coleotteri e una di formiche quali protagonisti ha un po' il senso di suggerire l'infinitamente piccolo accanto alla maestosità di un cervo, di due mucche e di un pingue maiale. 
In questo senso si dilatano ulteriormente le diversità dei componenti della 'comune' bestiale, pur non percependo tra loro nessuna differenza di sostanza. 
La quarta verità ha a che fare con la morale della storia, ossia quella secondo cui quando l'uomo arriva è meglio non aprire la porta. 
A meno che non sia un bambino... 

Carla

mercoledì 27 settembre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


LA MALEDIZIONE DEL RAGNO


Torna in libreria la scrittrice inglese Frances Hardinge, con un corposo romanzo di spiccata vocazione fantasy: ‘La Maledizione del Ragno’, pubblicato come di consueto da Mondadori.
Scritto durante il lockdown, ha visto diversi rimaneggiamenti e riscritture che hanno dato corpo ad una vicenda complessa, articolata, intrisa del materiale fiabesco e di storie tradizionali di diverse località inglesi.
L’ambientazione fantasy consente anche in questo romanzo di creare un mondo immaginario, fatto di terre desolate, paludi, città fortificate, villaggi dispersi in un mondo popolato da creature il più delle volte malvagie. Le creature più particolari sono i Piccoli Fratelli, dalle sembianze di ragni e come i più comuni aracnidi capaci di tessere tele. Ma la loro proprietà più inquietante è quella di instillare negli umani il seme dell’odio, trasformandoli in maledicenti, ovvero persone in grado di scagliare maledizioni che solo un essere umano particolare può risolvere, sciogliendo uno ad uno i nodi del rancore. Si tratta del giovane Kellen, punto tempo prima proprio da un Piccolo Fratello e da quel momento diventato un Risolutore, una creatura a cavallo di due mondi. I Piccoli Fratelli, infatti, vivono nei Meandri, zone paludose o boschive, all’interno delle quali si muovono le più strane creature, alcune delle quali sono state vittime dei maledicenti.
Un’altra creatura si muove fra due mondi ed è Nettle, una ragazza che ha subito una tragica maledizione, che aveva trasformato lei e i suoi fratelli in uccelli, e qui il riferimento ad Andersen è chiarissimo; anche lei è stata salvata da Kellen, ma il suo ritorno alla forma umana è stato drammatico e non completo, mentre uno dei fratelli, Yannick, ha preferito rimanere gabbiano.
Da quando è tornata umana, Nettle si è legata indissolubilmente a Kellen, lo accompagna nelle sue peregrinazioni e lo affianca nei salvataggi operati nei confronti delle persone colpite da maledizione, fino a quando non compare nella loro vita un personaggio inquietante, Gall, con un occhio solo a causa di un patto di sangue che lo ha trasformato in un cavaliere di palude: infatti si accompagna ad un cavallo palustre, creatura potente e feroce, temuta da tutti.
Il messaggio di Gall li coinvolge in una trama di tradimenti e complotti: da una parte Leona Tharl, una magistrata che cerca di svelare gli intrighi di Salvezza, una società segreta che raccoglie e fa fuggire i maledicenti catturati e rinchiusi in una fortezza; dall’altra i congiurati che vogliono togliere potere alla Gilda, una sorta di governo dei diversi territori di Raddith, questo mondo pauroso e complicato in cui si muovono umani e non umani, mossi in gran parte dall’odio e dal desiderio di rivalsa.
Leona Tharl vuole assoldare i due giovani protagonisti per riuscire a sventare il complotto, ma è un’impresa difficile e pericolosa, in cui nessuno è esattamente quello che dichiara di essere.
L’intero svolgimento del romanzo è il racconto di questa lotta senza quartiere di una fazione contro l’altra, ogni capitolo rappresenta un incontro, o uno scontro, con creature misteriose, nemici invisibili, uomini e donne colpiti dalla maledizione e trasformati in modi crudeli.
Una vicenda tutt’altro che lineare, dunque, ricchissima di particolari, di dettagli, di deviazioni dal percorso principale, tutte caratteristiche che possono disarmare il lettore o la lettrice alle prime armi.
La Hardinge conferma una vocazione sempre più netta nella direzione del romanzo fantasy, così come conferma una rara capacità di adeguare la lingua ad un mondo fantastico; una lingua ricca di metafore, che sottolineano il senso del magico che percorre le pagine, di immagini sorprendenti che stupiscono il lettore. Anche in questo romanzo ritorna il tema potente dell’odio che divide gli uomini, del rancore, della vendetta,cui difficilmente le persone riescono a sottrarsi.
Si comprende bene, dalla ricchezza dei personaggi e degli episodi, come l’autrice abbia lavorato su un materiale corposo e ne abbia tratto una storia complessa e affascinante. Personalmente trovo che questo romanzo sia fra i migliori della scrittrice inglese, anche se non eguaglia l’equilibrio narrativo e la forza della protagonista de ‘L’albero delle bugie’.
Complessità di struttura narrativa e di linguaggio rendono questo romanzo consigliato per lettrici e lettori a partire dai quattordici anni.

Eleonora

“La Maledizione del Ragno”, F. Hardinge, trad. G. Iacobaci e A.M. Biavasco, Mondadori 2023



lunedì 25 settembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ODE ALLA SCUOLA PUBBLICA

Anche le principesse vanno a scuola
, Susie Morgenstern, Serge Bloch 
(trad. Maria Bastanzetti) 
Babalibri 2023



NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni)

"La vita della principessa Delfina non era divertente. Suo padre faceva avanti e indietro tutto il giorno da una stanza all’altra, e così macinava più o meno diecimila passi all’ora. 
Aggrottava le sopracciglia, corrugava la fronte, si schiariva la regale gola e ripeteva ogni cinque minuti alla sua unica figlia: «Non dimenticarti che sei una principessa!". 

Il dubbio le era sorto ben presto: a essere una principessa, lei non ci aveva guadagnato un bel niente. Viveva con i suoi genitori, monarchi in disarmo e totalmente fuori moda, in un palazzo decrepito in cui pioveva dai soffitti, freddo gelato. Ed era maledettamente sola: servitù andata, istitutrici scomparse: solo quel padre peripatetico e quella madre sempre a letto che non facevano che ripeterle che lei non doveva mai dimenticare di essere quello che era, ossia una principessa. Implicitamente le stavano dicendo che lei non si sarebbe dovuta mischiare con nessuno che fosse di lignaggio inferiore. 
Quindi, in altre parole, era votata alla solitudine e parole come amici, sport, risate, giochi a lei erano del tutto ignote. 


Fino al momento in cui una Rolls parcheggia davanti al palazzo... 
Questa è la storia di una bambina che, complice la decadenza della monarchia, dal balcone del palazzone in cui vive ora, nel suo nuovo appartamento trecamereecucina, assapora quella che può essere la vita "reale". 

Susie Morgenstern è simpatica a pelle. Lo posso testimoniare. 
Ironica il giusto, con una grande empatia nei confronti di chi ha davanti, decisamente una penna felice e una testa in cui le buone idee per imbastire storie non mancano. 
Diciamo che in lei fa la differenza proprio questo, ossia la capacità di costruire  storie belle e solide, credibili e complesse, che si tengano lontane da qualsiasi tentazione di diventare semplicemente e banalmente storie per dimostrare questo o quello. 
La sua lettura del mondo e della realtà ha un respiro più ampio, il suo è uno sguardo aperto e interrogativo che tiene conto di molti fattori. Il punto di vista, mai scontato. 



Complice forse anche il fatto che ha sempre dimostrato un gran fiuto nel tenersi lontano dalla trappola dei libri che danno risposte, invece che porre domande. Troppo intelligente per cadere nel tranello. 
Questo è per dire che nei suoi libri mai 'il tema' brilla sulla superficie. A splendere è molto di più la storia raccontata nella sua complessità di fatti, relazioni e intrecci tra diversi personaggi. A ben setacciare ovviamente la questione viene fuori, ma si presenta in tutto il suo spessore, in tutte le sue diverse possibilità di essere interpretata. 
Vero è che certe questioni le sono più care di altre. Magari anche solo perché sono nel suo DNA. 
Anche le principesse vanno a scuola mette nero su bianco un bel po' di cose. E lo fa con il registro che le è consueto e congeniale: l'ironia e che condivide con Serge Bloch. 
Uno sguardo bonario, il loro, che non perdona. 
Con Bloch, Morgenstern condivide anche la leggerezza: nel disegno come nel racconto nulla si appesantisce o peggio annoia il lettore. Tutto però prende senso. 
quindi, dopo aver ben disegnato a parole e a china i tre personaggi principali, la famiglia reale e la vita di stenti che fanno in tutta nonchalance, arriva la svolta che cambia lo scenario. 


Niente palazzi reali, ma palazzoni brulicanti di gente comune: un bel condominio. 
Nuovo cambio di scena quando la principessa esce e pedina quelli come lei: bambini che tutti insieme si riuniscono in uno strano luogo per fare cose ancora più misteriose: in altre parole entrano a scuola. 
Ci siamo: qui il racconto spicca il volo e comincia una esilarante catena di equivoci, misteri che si chiariscono e divertenti situazioni in cui una principessa, pur con il suo scomodo abbigliamento di sempre, tra crinoline e coroncine, tenta ogni carta possibile per diventare finalmente 'solo' una bambina. Lo scatto di qualità è qui: Morgenstern mette in rotta di collisione la fiaba principesca con la realtà di un quartiere di una città, la vita in una fiaba con la vita vera di una piccola comunità cittadina. 
Continue 'incursioni' di una nell'altra.


Come possono i bambini lettori restare seri e non divertirsi di questo?
Ridere della contrapposizione tra la vita vera e le fiabe: un re che si toglie le regie pantofole e va a iscrivere sua figlia in una scuola pubblica. E un re che capisce di dover lavorare per guadagnare. Una regina che va in abito lungo per centri commerciali a comprare delle scarpe da ginnastica alla figlia e un re che, stanco a fine giornata, ronfa davanti al nuovo televisore in cui scorre il telegiornale. 
Che oltre alla risata ci sia anche un senso in tutto questo, credo di non doverlo dire.Ognuno se lo trovi da sé e nel frattempo si goda una storia piena di scintille e fuochi d'artificio. 
Morgenstern e Boch. Ancora e ancora. 

Carla