venerdì 5 dicembre 2014

FAMMI UNA DOMANDA!


E TU CHI SEI? CONOSCI TE STESSO


Bella sfida, bella per davvero, individuare un percorso, divertente ma serio nei contenuti, per avvicinare ragazzine e ragazzini alla filosofia. Tu chi sei? Manuale di filosofia, domande ed esercizi per bambini e adulti curiosi è scritto da Ilaria Rodella e Francesco Mapetti, i Ludosofici, con i commenti illustrati di Alberto Rebori e i ritratti dei filosofi tratteggiati da Harriet Russell.


Il percorso individuato non è per niente semplice: per comprendere il mondo là fuori bisogna prima passare dalla conoscenza di sé: ma per farlo qui vengono individuati degli esercizi molto semplici, che permettono, per esempio, di constatare come il punto di vista, ovvero dove siamo fisicamente collocati, può cambiare la percezione del mondo circostante.
Oppure, ritrarsi, nel senso del farsi un autoritratto, in diversi momenti, può mostrare come può essere mutevole la percezione che abbiamo di noi stessi. Quindi noi, a prescindere da questi mutamenti, permaniamo nel tempo e nello spazio o siamo la somma temporanea delle nostre percezioni?


Posti in questi termini sono quesiti davvero complicati, che spaventerebbero, e non poco, anche uno studente di liceo. L'abilità degli autori sta proprio nell'arrivare al nocciolo delle questioni attraverso domande ben poste, giochi, in fondo riflessioni non consapevoli, che permettono di affrontare le tematiche di filosofi antichi o contemporanei, da Wittgenstein a Socrate, da Merleau-ponty a Deridda, ad Eraclito.
Una passeggiata davvero impegnativa, che però dà seguito a quella sete di domande, domande anche radicali, qualche volta paradossali, di cui sono portatori i cervelli coraggiosi dei nostri ragazzini. Niente di più prezioso delle domande dei più giovani, nessun esercizio più costruttivo del trasformare le risposte in nuove domande.
Gli autori definiscono così la filosofia:
'Scoprire ed esplorare il mondo.
Osservare come cambia.
Incontrare e conoscere le persone che lo popolano.
Osservare come le persone lo modificano.
Farsi delle domande.
Non accontentarsi delle risposte.
Trasformare le risposte in nuove domande.'
Messa così, come non amare la filosofia?

Eleonora

Tu chi sei?”, Socrate e i Ludosofici, A. Rebori, Corraini 2014


3 commenti:

  1. Premesso che non sono contraria alla prerogativa dei libri per ragazzi di avere contenuti profondi e capaci di indurre riflessione ed elaborazione di pensiero, mi domando, ed è una domanda seria, a cui non so effettivamente rispondere: dove è dimostrato che un ragazzino o una ragazzina si pongano domande di natura filosofica, ossia domande congruenti con quelle del pensiero filosofico, o cui abbia senso cerrcare risposta nei contenuti del pensiero filosofico? Perché una ragazzina o un ragazzino dovrebbero essere messi a parte dei pensieri (ovvero di una riduzione o, peggio, divertentizzazione dei pensieri) di uomini e donne (queste ultime di meno) adulti che racchiudono in se stessi mondi compiuti, giunti al termine di svariati decenni di vita vissuta? Il senso di conosci te stesso io comincio a capirlo adesso, a 45 anni, e ho pure frequentato il classico; detto a un bambino di 10 anni suona come una minaccia, a meno che uno non abbia Maimonide in casa, vabbè...allora è diverso. Io penso che le domande di un bambino siano "impossibili a rispondere", sono per lo più intime, e, quando espresse, diventano un atto di generosità pura nei confronti dell'adulto, un piccolo spiraglio nella loro mente inaccessibile a noi che ci illudiamo di poterla esplorare e a volte "riempire". La canzone di Giorgio Gaber, Non insegnate ai bambini suona un po' guastafeste per chi si impegna e crede al valore del comunicare loro cose importanti, però ci fa riflettere...noi adulti, più che i bambini.
    Scusatemi per l'incursione eccessiva.
    Sara

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    1. Temo ci sia un fraintendimento di fondo; qui non si tratta di fornire risposte ai bambini e alle bambine o di forzarli a pensare gli elevati quesiti della filosofia; al contrario si tratta di assecondare le loro domande anche imbarazzanti, indicando magari qualche percorso. Facciamo tutti filosofia, a modo nostro, anche quei ragazzini che prima o poi si chiedono, magari, cosa ci stiamo a fare. Dubito, viceversa, che a questi quesiti ci sia risposta definitiva, a 10 come a 80 anni; e questo insegnamento, del non stancarsi mai di cercare risposte e nuove domande, mi sembra un buon lascito per i nostri rgazzini/e.
      Eleonora

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  2. Cara Eleonora,
    leggo solo ora e mi scuso se riprendo questa riflessione "fuori tempo".. E' proprio questo "indicare magari qualche percorso" che si presta a molteplici interpretazioni, alcune secondo me infauste. I nsotri percorsi sono perlopiù vecchi, stantii e, a volte, solo nella nostra illusa immaginazione ancora fervidi e carichi di potenzialità.La mia generazione, a me sembra, me compresa, è guidata dal desiderio, a volte una vera e propria ansia, di mettere i bambini e le bambine a parte di quelli che riteniamo con fede vibrante siano i grandi traguardi della creatività umana: gli facciamo fare la musica in fasce, facciamo ascoltare loro Mozart quando sono ancora nella pancia, li costringiamo a ritagliare e reincollare riproduzioni di Mirò e Picasso, non vediamo l'ora che chiedano appunto "cosa ci stiamo a fare" (cosa che per altro sembrano sapere molto meglio di noi) per poter sciorinar loro fasulli rimaneggiamenti della teoria del Big Bang...Siamo sempre in attesa di queste fatidiche domande e ci innervosiamo e preoccupiamo se non arrivano, allora le preveniamo speranzosi così di suscitare interesse, di stimolare là dove la riflessione sembra indugiare...La vera domanda è perché si ostinino ad amarci, dopotutto.
    Un sincero augurio e un grazie per avermi risposto.
    Sara

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