lunedì 3 giugno 2013

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


 ...E PARLIAMO ANCHE DI VIOLETTA!


Se per ipotesi aveste dato un'occhiata alla classifica settimanale di TTL di un paio di settimane fa, avreste avuto un sussulto, fra lo stupore e l'orrore. Fra i primi dieci titoli più venduti nelle librerie d'Italia figurava un titolo di Peppa Pig, tipo gioca e colora con Peppa, e Il mio diario. Violetta, testo che fa battere il cuore alle bambine e alle ragazzine dai sette anni ai quattordici anni.
Fenomeno 'culturale' fra i più tristi, che riesce a far sembrare i libri di Stilton degni di un Nobel, gareggia in pochezza con i prodotti della linea top model, che almeno non fanno nemmeno finta di essere libri.
Il meccanismo di emulazione che spinge tante ragazzine ad acquistare un libro inutile, cucito su un personaggio di un telefilm pomeridiano, fatto di canti balli e ancheggiamenti, è il frutto di un sapiente lavoro di marketing che espone le ragazzine all'influenza di un modello sub culturale. Ancora una volta è il palcoscenico ad essere protagonista ed in esso si muovono personaggi adolescenti in cerca di successo; non riesco a spiegarmi fino in fondo il meccanismo di identificazione che rende così accattivanti queste storie, per altro esilissime, in cui l'unica aspirazione è riuscire ad entrare nel mondo dello spettacolo. E quale spettacolo! Come se, davvero, non ci fossero altre aspirazioni possibili.
Dice lo psicoanalista Pietropolli Charmet: 'il tema centrale della babele dei linguaggi afferisce al narcisismo, al successo, alla notorietà, alla popolarità, in una parola alla bellezza.(...) l'obiettivo centrale della televisione commerciale e dell'universo pubblicitario è spingere ad acquisire i beni e i mezzi per divenire belli.(...) la sottocultura del narcisismo stabilisce i canoni cui è necessario adeguarsi...'.
Dunque, siamo di nuovo qui, a combattere l'eterna battaglia contro l'omologazione massiccia a modelli, estetici e non, di natura commerciale, con la conseguente riduzione dei ragazzi, e dei bambini, a consumatori inconsapevoli. Con l'aggiunta della triste contraddizione che questi prodotti, anche editoriali, consentono alle librerie di vendere forse un po' di più, ma certamente non aiutano a costruire lettori, perché il pensiero critico, figlio delle molteplici letture, è nemico mortale dei luoghi comuni e dell'acquiescenza.
Non è tanto il fatto che così tante bambine sentano il bisogno di possedere un sogno, peraltro brutto, in versione cartacea; è la palese e disarmante adesione a quel modello di giovinezza che questi prodotti commerciali trasmettono; occhi luccicanti, ansia di non trovare il libro, sguardo sognante quando si chiede loro che avrà mai di speciale questa Violetta. Ma non temete, non abbiamo ancora deposto le armi e, complice una ristampa, abbiamo provato ad instillare gocce di antidoti in dosi omeopatiche.


Fra questi, per le ragazzine più grandi può essere proposto L'estate in cui caddero le stelle, di Cristina Brambilla, in cui la protagonista, guarda un po', sogna di diventare fisica o astrofisica, a scelta, grazie al fortunoso incontro con uno scienziato dalle origini misteriose, inseguito dai servizi segreti di oscuri paesi.
Tutti, in questa storia, hanno qualcosa da nascondere e nemici da affrontare. L'impianto narrativo ruota intorno ad un'estate in cui i diversi destini s'intrecciano e si determinano scelte irreversibili. Al di là della piacevolezza della narrazione, si apprezzano dei personaggi femminili diversi dal solito: la protagonista, scienziata in erba e ciclista provetta, la sua amica del cuore, figlia di una signora dai dubbi costumi, che aspira a diventare stilista, le rispettive madri,in fuga da mariti violenti e pregiudizi.
Non poteva mancare una prefazione di Margherita Hack, prototipo di meravigliosa 'cattiva ragazza'.

Eleonora

“Il mio diario. Violetta”, Walt Disney Company Italia 2013
“L'estate in cui caddero le stelle”, C. Brambilla, Mondadori 2013


novità, narrativa, consumismo, grandi, grandi temi, modelli femminili.

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