venerdì 24 giugno 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


E LA FIAMMA INTANTO BRUCIA

Mia madre, Stéphane Servant, Emmanuelle Houdart 
(trad. Francesca Del Moro)
Logos 2016



ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 10 anni)

"Mia madre ha il cuore
tra la luce del sole
e il buio della notte.
Splendente come la luna.
Cupo come l'ala di un corvo.
Un nonnulla cambia il suo riso in festa
E la sua tristezza in tempesta."

La madre di questa bambina può essere paragonata a un giardino con le sue erbe diverse: che pungono, che tagliano, che accolgono. Come un giardino va coltivata, cosa che padre e figlia hanno imparato a fare.


Nel cuore della madre d'inverno si rintana una volpe, mentre d'estate nel suo cuore si acciambella una lupa che la invita a cantare e a correre in luoghi sconosciuti. La lontananza lascia inquietudine dietro di sé e il pensiero che lei decida di non tornare, spaventa la bambina che forse la vorrebbe tenere custodita in gabbia, sempre accanto a sé. 


Non è certo la lontananza che può separare una madre dalla propria figlia. Perché una madre si 'tatua' sul cuore il primo vagito della sua bambina e il suo viso. Nulla può dunque tenerle separate. La strada che le tiene insieme nessuna delle due la dimenticherà. E l'essere l'una il ritratto dell'altra le terrà insieme. E una fiamma, nella lanterna, brucia costantemente, a testimoniare la vita di questo legame.

Una poesia sulla madre che Stéphane Servant ha scritto e che Emmanuelle Houdart ha illustrato. Ulteriore tappa nell'esplorazione di questa artista svizzera intorno al nucleo degli affetti: amiche per la pelle, innamorati, genitori. E ora, la madre. 


Il testo poetico delinea il profilo di una madre molto autentica, ma decisamente fuori dagli stereotipi più convenzionali dentro cui spesso la sua figura viene racchiusa. In particolare, nei libri per bambini. Della madre si raccontano luci, ma soprattutto ombre. Si riconoscono i momenti di fuga, le lontananze, i distacchi, ma anche le ricongiunzioni lungo percorsi condivisi e conosciuti. Ogni madre saprà riconoscere le proprie contraddizioni, o forse è più corretto definirle le proprie ambivalenze. I momenti di luce e quelli di buio, i momenti di risa da quelli di malinconia profonda. Riconosciuto il suo bisogno vitale ad essere se stessa, la madre è un giardino da coltivare, di cui prendersi cura. Ma come ogni giardino, custodisce il suo segreto e solo l'affetto e la conoscenza profonda permetterà a pochi di coltivarlo al meglio.
Come spesso accade, i libri della Houdart sanno essere quanto di meno rassicurante possa essere stampato, ma anche nello stesso momento quanto di più intimo e profondo ci sia. In questa alternanza tra apertura e chiusura del grande cuore materno si nasconde l'essenza della femminilità. Prima di tutto e sopra tutto mi pare di leggere in questo ritratto di madre, un ritratto di donna. E non mi pare un caso che l'io narrante sia anch'esso una femmina. E non mi pare ininfluente che sia ancora una volta un uomo a raccontare il mistero che avvolge l'altro sesso. Un limite alla comprensione totalizzante che però alla fine 'sboccia' in una rassicurante dichiarazione di infinito affetto che va al di là di ogni rifugio personale.
Houdart costruisce l'immaginario materno con la consueta capacità di attingere a un repertorio metaforico sempre stimolante, mai stereotipato. Scorriamo lungo le pagine e vediamo creature immaginate con corpi che alludono alla mitologia classica (dalle arpie alle chimere) e sono frutto di una metamorfosi costante: corpi che diventano giardini e gambe che mettono radici, ginocchia che divengono montagne.


Su tutto si riconosce l'eleganza nella scelta cromatica dominante e nella realizzazione del repertorio di varie texture che avvolgono corpi e oggetti, che sono vera e propria sigla inimitabile e riconoscibile. E anche la cura della relazione visiva, il gioco di sguardi, che -pagina dopo pagina- tiene legata la piccola alla propria madre. Fino all'ultimo, quando dismesse le pellicce da volpe e da lupo e le piume da uccello, le due si guardano e si sorridono. Talmente uguali da sembrare allo specchio. E la fiamma intanto brucia ed illumina la loro storia comune.

Carla

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