CHIAMATEMI SANDOKAN! Un omaggio a Emilio Salgari, Fabian Negrin
Salani, 2011
" 'Non sai come si gioca a Sandokan?' ho asclamato.Corpo di un cannone! Ho dovuto spiegargli ogni cosa. 'Sandokan è il capo dei pirati della Malesia e abita in un'isola che si chiama Mompracem. Lotta contro gli inglesi che hanno sterminato la sua famiglia...' 'Allora è un orfano' ha interrotto mio cugino. 'Be', sì, ma non è importante, perché ha un amico , Yanez de Gomera, e si vogliono bene come fratelli. Potremmo essere Sandokan e Yanez'. 'Ma noi siamo cugini, non fratelli ' ha obiettato Aldo. Con mio cugino di deve avere molta pazienza. 'Meglio se ti leggo un brano del libro' gli ho detto."
Tutto comincia con una macchina rossa che si allontana, uscendo veloce dalla pagina del libro, lasciando lì una bambina ferma sul marciapiede che ha davanti a sé una vacanza 'in bianco e nero' a casa della nonna. Ma quello che si preannunciava un periodo di noia assoluta, si rivelerà molto movimentato, grazie al ritrovamento di tre libri di Salgari, in fondo a un armadio. E grazie anche a un cuginetto disposto a condividere l'avventura.

E' un fatto che Emilio Salgari abbia fatto e faccia ancora sognare frotte di ragazzini e che si debba considerare, come ha detto recentemente Denti a Torino, un 'ladro di bambini', perché i suoi libri hanno 'rapito' bambini e bambine per traghettarli poi verso un altrove strepitoso.
Ma è altrettanto un fatto che anche Negrin sia un grandissimo costruttore di immaginari. Sono certa che Salgari sia davvero stata una sua lettura infantile (d'altronde la dedica del libro non lascia dubbi) e che questo libro sia un suo personale omaggio all'autore, ma anche alla sua infanzia, o per meglio dire, all'infanzia tout court.
Il continuo muoversi sui due piani, quello della realtà e quello del romanzo, attraverso due diversi codici iconografici (ai quali peraltro Negrin ci ha da sempre abituato) rende 'tridimensionale' l'esperienza della lettura. Proprio come è (o dovrebbe essere) la lettura per i bambini. Per loro, il libro non è più un oggetto piano, portatore di immagini e di parole, ma 'contenitore' spazioso e profondo dentro cui è bello sparire. L'immagine descritta con le parole di Salgari prende forma e colore ed 'esce' nelle figure di Negrin, ma nel contempo i due bambini disegnati brevemente sulla pagina della realtà, li ritroviamo vestiti da Tigrotti, perché sono 'entrati' nel romanzo.
La capacità di Negrin di muoversi attraverso stili così diversi (bellissima la pagina in cui i due stili si compenetrano) e di utilizzare la pagina come diaframma percorribile tra realtà e finzione (dove il testo è la realtà e il disegno la finzione) lo avevamo già visto per esempio in In Bocca al lupo (Orecchio Acerbo, 2003), ma adesso la scelta pare molto più consapevole e matura. Libro davvero da non perdere, ma da usare come prontuario del bravo piccolo lettore.
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