giovedì 2 maggio 2013

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

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TUTTA SUA MADRE


Qualche motivo ci deve essere, se Roddy Doyle ritorna sull'argomento già trattato recentemente, la morte di una persona cara vista con gli occhi di una bambina. In Tutta sua madre la piccola protagonista, Siobhan, ha perso la mamma da piccola ed è tormentata dal fatto di non riuscire a ricordarne il volto; ricorda dei gesti, delle canzoncine, ma del viso nessun ricordo. In casa ha trovato un foulard e delle scarpe verdi, ma niente foto. Col papà non riesce a parlare, è troppo triste.
Un giorno incontra una bella signora nel parco, che la consola e le suggerisce due cose: di guardarsi allo specchio e di dire all'orecchio del papà una formula magica.
Nel guardarsi allo specchio, Siobhan si rende conto di assomigliare alla mamma e di portarla dentro di sé. Della formula magica, però, si dimentica.


Siobhan cresce, diventa grande e diventa mamma a sua volta. Suo papà, diventato nonno, non riesce ad essere felice come potrebbe, la figlia a quel punto si ricorda la formula magica che fa tornare il sorriso sulle labbra delle persone tristi. Tutto torna, nella giostra delle generazioni le persone che ci hanno lasciato ritornano negli occhi di un figlio o nei capelli di un nipote.
Indiscutibilmente preso da una tematica difficile, Roddy Doyle qui riesce a mantenere un tono leggero, a consolare senza retorica, anche se non resiste all'escamotage di ricorrere ad una presenza fantasmatica. E' un racconto delicato, di quelli che si leggono sottovoce, magari pensando a qualcuno che si è perduto.
Le illustrazioni sono di Freya Blackwood, l'illustratrice australiana autrice, per esempio, di Matilde e l'orso, e de I regali di Lulù e assecondano la delicatezza del racconto.
Sento spesso obiezioni sull'opportunità di racconti che affrontino direttamente la tematica della morte, salvo poi cercare il libro salvifico che dica quello che noi non siamo capaci di dire. Sta alla sensibilità dell'adulto decidere se e in quale contesto proporre ai propri figli o alunni un tema del genere, considerando che comunque, in questo caso, non è tanto il dolore del distacco ad essere al centro della narrazione, come in La gita di mezzanotte, quanto il rapporto con la memoria, il portare in noi stessi l'essenza di un rapporto perduto.
Ovviamente la lettura non è indicata prima dei 7/8 anni.

Eleonora


Tutta sua madre”, R. Doyle, Freya Blackwood, Salani 2013


7 commenti:

  1. Quello della morte è uno dei temi delicati che i bambini spesso ci chiamano ad affrontare. La mia piccola, che ha appena compiuto sei anni, mi ha già portata su questo terreno. Credo, come per molti altri argomenti, che la difficoltà e la paura sia più la nostra che la loro. Spesso sono le nostre sovrastrutture a complicare cose che per i bambini sono normali. La paura resta, come è giusto che sia, ma ci si aiuta a guardare, a pensare in modo diverso. Grazie per lo spunto. Lo leggerò molto volentieri!

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    1. Si, è vero, spesso sono gli adulti ad avere difficoltà ad affrontare in generale il tema della morte; qui, nello specifico, si affronta un tema ancora più spinoso, perchè il libro di Doyle racconta di una bambina che ha perso precocemente la mamma. Lo racconta con delicatezza e un pizzico d'ironia, come sa fare lui. Dunque, buona lettura e facci sapere che ne pensi.
      Eleonora

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    2. ciao titti, non sono tanto d'accordo sul fatto che i piccoli abbiano meno paura della morte di noi grandi. Ce l'hanno eccome, ma temono la morte degli altri (primi fra tutti i genitori), non la loro ed è questa la grande differenza con noi adulti. Loro, giustamente, si credono invincibili e immortali...questo almeno è quanto ho sperimentato nei dialoghi con loro sul tema.

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    3. Ciao Carla, mi riferivo alla paura di affrontare l'argomento. Sono d'accordo con te: i bambini hanno paura di perdere le persone care ma hanno comunque bisogno di parlare, di capire, di essere rassicurati. Far capire senza capire,rassicurare senza essere rassicurati. Può essere difficile per chi invincibile non ci si sente più...

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  2. Ora va di moda la sick lit o la tematica "morte", ma Roddy Doyle in "Gita di mezzanotte" non mi ha convinto affatto. Leggerò anche questo, con calma, però, non mi invoglia affatto. Per capirci io sono assolutamente favorevole a parlare di ogni argomento coi ragazzi, anche perché loro hanno molte meno censure mentali di noi adulti e, autonomamente, queste tematiche le affrontano e le leggono. Certo che dopo un capolavoro come "Sette minuti dopo la mezzanotte" è difficile confrontarsi. Ben ci riesce "Colpa delle stelle", molto meno bene Doyle.

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    1. anche questo libro non è perfetto, ma ragiona su un argomento molto delicato con una leggerezza che altri non hanno; ovviamente il paragone con Sette minuti dopo la mezzanotte non è possibile, considerando che è un libro per una fascia d'età ben diversa e, personalmente non mi ha convinto; semmai il parallelo è sensato con l'Anatra la morte e il tulipano, insuperabile. Anche a me Gita di mezzanotte non è sembrato convincente, ma qui mi sembra che Doyle abbia raggiunto un migliore equilibio.
      Comunque leggilo e facci sapere che ne pensi.
      Eleonora

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    2. Ecco sonia, finalmente abbiamo trovato qualcosa su cui litigare: Sette minuti dopo mezzanotte è un libro di cui ho un ricordo bruttissimo: l'ho trovato inutilmente ansiogeno, pretestuoso, cervellotico con tutta quella congettura dell'albero parlante che mi faceva solo rabbia...no, proprio non mi è piaciuto.

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