sabato 19 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

EI F.U.
Mondo bambino, Donatella Ziliotto, Ugo Fontana
Salani 2014
ILLUSTRATI

"La giornata di Martino.
1. Un dito di sole fa il solletico a Martino che dorme nel suo lettino: svegliati!
2. Ecco Martino sul suo vasetto più pensieroso di un re sul trono.
3. Arriva la pappa! Tamm- Tamm! Martino l'accoglie battendo il cucchiaio, come se suonasse un tamburo.
4. Finora Martino è stato buono : un vero angioletto!"

La giornata di Martino è la prima delle sei parti in cui è diviso questo illustrato della fine degli anni Cinquanta primi anni Sessanta.
Quarantotto grandi tavole che Ugo Fontana ha realizzato sul mondo dell'infanzia cui Donatella Ziliotto ha dato voce con brevi testi di descrizione e commento.
Del mondo del piccolo Martino Fontana esplora sei diversi ambiti: una giornata qualunque, i suoi giocattoli, i suoi rapporti interpersonali, alcuni episodi di vita, il gioco ai giardinetti ed infine le sue aspirazioni per il futuro.
Vedremo dunque Martino che va a nanna sotto una coperta patchwork avanzati di lana con un angioletto che veglia dalla testiera del letto, oppure che nasconde sotto il materasso in attesa del topo dei denti il suo primo dente incisivo caduto, oppure lo vediamo arrampicato sul cavalluccio di legno del barbiere con lo sguardo atterrito, o ancora a districarsi con il mestiere di bigliettaio del tram.
Sono molteplici le ragioni di bellezza di questo albo illustrato 'ante litteram'.
In primo luogo il fatto stesso di avere in sè in nuce il carattere precipuo degli albi illustrati, ovvero quella fusione 'perfetta' ed equilibrata tra testo e immagine, laddove i due canoni comunicativi dialogano e si integrano l'uno nell'altro, fattore che fa del picture book qualcosa di unico nel genere.
Per ottenere questa armonia, Fontana e Ziliotto devono essere stati concordi 'ab origine' sulla loro idea di infanzia, il loro punto di incontro sta soprattutto nella lettura di quello che posso definire, come già mi è capitato altre volte di fare, il "pensiero bambino". Circostanza questa, non scontata per nulla, visto che si tratta di adulti all'opera. Di Donatella Ziliotto tale capacità mi era nota, visto che dobbiamo a lei il catalogo degli Istrici Salani. Dobbiamo esserle eternamente grati per Pippi Calzelunghe ed Emil, per Lektro e Olle, per le Streghe di Dahl e quelle della Ibbotson e per tutti gli altri grandi personaggi che hanno accompagnato e accompagneranno molte nuove infanzie. In qualità di lettori, la dovremo ringraziare giorno dopo giorno, per essere andata a cercare nel Nord e nell'Est dell'Europa libri così belli, senza i quali le infanzie sarebbero di certo peggiori.

Ma se da un lato c'è il 'pensiero bambino', dall'altra il libro contiene anche tanto pensiero adulto nell'ironia che lo attraversa: secondo motivo di merito.
A parte la sezione finale sui mestieri che Martino vorrebbe fare, dove l'adulto che disegna e quello che scrive giocano con l'esperienza dei grandi di fronte all'inesperienza dei piccoli (il piccolo pirata con il mal di mare, il cosmonauta con le vertigini, il bigliettaio con difficoltà aritmetiche), mi pare che la notoria ironia della Ziliotto si ritrovi soprattutto nella parte dedicata ai giochi (il soldatino che può essere abbattuto con una ditata), ma soprattutto nella parte dedicata alle relazioni interpersonali (il papà che preferisce le pantofole a Pecos Bill o certo 'nonnismo' tra fratelli), laddove essa separa in modo definitivo e 'irriducibile' il mondo dei grandi da quello dei piccoli: la schiettezza del bambino nei confronti dell'amica della mamma in visita di cortesia, la ritrosia della mamma tutta elegante nel tenere in braccio il proprio piccolo ne sono esempio.

 Terzo motivo: il valore sociologico del libro.
Meriterebbe una riflessione ben più lunga e approfondita, ma metto in luce solo due fatti:
1) per un lettore che degli anni Sessanta ha avuto contezza diretta, il libro è un vero tuffo al cuore. Mille particolari dell'abbigliamento, degli arredi, dello stesso linguaggio utilizzato riaccendono memorie sopite.
2) Per quello stesso lettore questo libro è l'esatta misura della distanza che c'è tra oggi e allora, accendendendo riflessioni su passato, presente e futuro e inevitabili nostalgie (almeno in me che sono una bambina del '59 come Martino).
Quarto motivo: il valore estetico di un oggetto del genere. Nella più generale operazione di recupero di Fontana (una su tutte la mostra curata da Giorgia Grilli e Fabian Negrin), questo libro mi sembra il più efficace e utile tra tutti. Se il libro sulle Regine e La bella addormentata mi paiono in larga parte operazioni di revival estetico su testi 'classici', qui siamo di fronte ad un recupero estetico di un oggetto di maggiore complessità: un picture book che ha più di cinquant'anni. In tal senso mi intriga molto metterlo alla prova e vederlo 'in azione', ovvero verificare quanto del suo valore arrivi ai piccoli lettori, bisnipoti di quelli per cui fu pensato la prima volta.
Ma so già di avere la risposta in tasca.
E così il cerchio del mio ragionare si chiude.

Abbiate una buona pasqua

Carla




6 commenti:

  1. Ecco, vedi...io un libro così, se l'avessi trovato in libreria, l'avrei subito scartato, perchè "mi sa di vecchio". Quindi quanto scrivi mi intriga e mi fa invece venire voglia di trovarlo, in libreria, quantomeno per sfogliarlo con attenzione. L'ultima tavola che riporti è stupenda....lontanissima dalla realtà di oggi, fatta di bambini che comandano (quale bambino oggi porta le ciabatte al papà che torna dal lavoro? Già qualcosa se lo saluta, e già molto se lo saluta affettuosamente...), e fatta di donne che lavorano fuori casa, e hanno ricondotto a giusta misura il ruolo semidivino del padre che torna stanco perchè "lui lavora". E vogliamo parlare della sigaretta? Insomma....facci sapere cosa ne dicono i tuoi piccoli lettori! Silvia

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  2. Gentile Carla,
    Leggo questo post solo ora e non posso fare a meno di esprimere le mie perplessità su questa operazione di "riesumazione" di Ugo Fontana. Purtroppo non ho potuto visitare la mostra di Bologna, della quale ho solo potuto seguire le tracce sul web. Ho notato però la rilevanza che sta assumendo per il numero di pubblicazioni che porta con sé.Vengo al punto, Ugo Fontana ha attraversato il ventennio fascista: con quale posizione sul fascismo? Non è una domanda sterile o provocatoria perché quel passato è presente nei lavori riproposti.
    La tavola che raffigura gli africani come cannibali è razzista, senza mezzi termini. Appartiene alla categoria grafica della propaganda razzista; per intenderci, lo stesso genere che raffigura ironicamnte l'ebreo arcigno e con il naso adunco. Non è un'immagine carina o innocente, è un'immagine infamante, lo era in passato e lo è ancora oggi.
    A ulteriore esempio, cito il libro Grandi Regine, firmato da Roberto Piumini e illustrato da Fontana, altro testo che segue a ruota la mostra, suppongo, o che è contestuale. Tra le righe di presentazione leggo: "...e poi Isabella di Castiglia, regina generosa e appassionata della forma del mondo, che offrì fiducia e denari a Cristoforo Colombo...". Isabella di Castiglia è una delle regine raccontate nel libro, evidentemente. Ma isabella di castiglia, insieme a ferdinando d'aragona, i re cattolici, è un personaggio spietato che ha gettato il seme dell'intolleranza per i secoli a venire, che ha firmato l'editto d'espulsione di mori ed ebrei dalla spagna, istituito l'Inquisizione spagnola e armato Colombo contro i "selvaggi cannibali" di cui sopra.
    L'immagine descritta da Piumini, attraverso il filtro di Fontana, non corrisponde alla realtà storica.
    Mi domando: questa riscoperta di Fontana non rischia di apparire il risultato di uno sforzo non sufficientemente critico?
    La saluto cordialmente,
    Sara Mangani

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  3. Buonasera, mi chiamo Marco; mi permetto d'inserirmi in questo dibattito sui libri, gli oggetti più belli e più appassionanti che l'uomo abbia inventato. Ho letto con interesse la nota della Signora Mangani, che mi ha lasciato un pò perplesso: Ugo Fontana, dice bene la signora, ha "attraversato" il ventennio fascista, ma da bambino egli stesso; nato nel 1921, ed operante solo a partire dalla fine del '45, a quell'epoca non aveva ancora cominciato ad illustrare libri per ragazzi; ma anche fosse già stato un uomo, dubito che una persona come lui avesse accettato di aderire per un qualunque verso a tale ideologia... La signora afferma di non avere visto la mostra a Bologna; forse però ha acquistato il catalogo curato da Fabian Negrin e Giorgia Grilli; se non l'ha fatto glielo consiglierei: potrà trovarvi, oltre ad immagini che definire abbaglianti è riduttivo, molte informazioni sulla vita e sulla persona di questo straordinario illustratore, e sul suo pensiero umano.
    Riguardo poi alle immagini di Mondo Bambino, non dobbiamo dimenticare che si tratta di un libro appunto rivolto "ai bambini"; e che l'editoria per l'infanzia, (fatta salva ogni considerazione riguardo all'epoca in cui fu editato, certo forse meno attenta della nostra a determinati particolari), si basa su dinamiche e modi del tutto differenti da quella per gli adulti. Mi è capitato recentemente di rileggere il bellissimo libro di Bruno Bettelheim "Il Mondo Incantato", uno dei più probanti, per quanto ormai un pò datato, sul modo di recepire ed intendere i significati di fiabe e racconti per ragazzi, anche da un punto di vista dell'immaginario iconografico; e ciò che vi ho riletto ha confortato ancora una volta il mio pensiero: gli adulti devono sempre ricordare che un bambino, in una storia o in un'immagine, NON VEDRA' MAI ciò che vedono loro, giustamente perché adulti e più smaliziati: nell'immagine in dibattito, un bambino non vedrà né razzismo, né altri peggiori o migliori significati; vedrà solo i colori, le linee, guarderà forse con attenzione i personaggi, si identificherà con gli uni o con gli altri; NIENTE di ciò che vi vedrà un adulto passerà nella sua testa, e direi per fortuna ... Se, magari già più grandicello leggera "Grandi Regine", si appassionerà semplicemente alle storie raccontate, e se la sua sensibilità sarà un pò più acuta non potrà fare a meno di rimanere estasiato davanti a quelle immagini.
    Vorrei ancora citare uno scritto cui mi capitò di rispondere anni fa, di una signora scandalizzata perché, leggendo a sua nipote la fiaba di Pelle d'Asino, vi aveva scoperto un tentativo d'incesto (il Re che vuole sposare la propria figlia): MAI, IN NESSUN CASO un bambino vi scorgerà tale significato (mi fu letta decine di volte, e non mi accadeva mai!) - - Dovremmo quindi evitare di proiettare il nostro pensiero, certo più sviluppato di quello di un bambino ma per ciò stesso maggiormente inquinato, in contesti che nulla hanno a che fare con simili considerazioni (faccio inoltre presente alla signora Mangani, che non credo affatto che Piumini abbia utilizzato il "filtro Fontana" per i suoi testi; mi pare abbastanza buon scrittore per fare dà sé in completa autonomia - semmai, non ci sarebbe stato bisogno di scomodare cotanto scrittore per un testo cui, a suo tempo, Giuliana Pistoso aveva fornito più che accettabili contributi).
    Per concludere quindi (e sottolineo: è il mio pensiero, non pretendo d'imporlo a nessuno): Fontana, come illustratore, non appartiene al Fascismo, né tanto meno al Ventennio; la sua opera si sviluppò tra gli anni '50 e gli '80, quando scomparve purtroppo prematuramente; e fu personalissima; fu anzi uno dei rari illustratori non influenzati da alcuna corrente ne da alcuna moda, salvo le sue prime prove, improntate ad un manierismo di marca toscana (fu epigono di Bernardini); e c'è da sperare, che le ripubblicazioni dei suoi meravigliosi libri non si fermino qui ! Grazie, un cordiale saluto.

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    1. caro marco
      grazie di aver risposto in modo tanto circostanziato a Sara e a tutti noi. E grazie di essere d'accordo con me (e con moltissimi altri fortunatamente) sul fatto che sia bello che Ugo Fontana si riveda in libreria, rinato a una sua seconda vita editoriale. Avrei voluto dire a sara di andarsi a leggere le pagine sui 'negri' che Astrid Lindgren ha scritto in uno dei migliori libri per ragazzi mai scritti: Pippi Calzelunghe, ma ho temuto che anche Astrid potesse diventare 'razzista' ai suoi occhi, al pari di Fontana, e credo che non avrei retto al colpo. Ho preferito tacere, quindi.
      carla

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    2. Cara Carla, spero solo di non essere stato troppo prolisso e invasivo, né di aver fatto la figura del saccente – guardi, la reazione di Sara poteva essere giustificata: molti adulti guardano ai libri per l'infanzia “coi loro occhi”, e simili considerazioni rientrano in una certa normalità – non ho figli, né mi occupo di bambini in alcun modo, dunque cerco di mantenermi su posizioni di neutralità – personalmente non mi sarebbe mai venuto in mente di associare quell'immagine a razzismi di sorta, né mi è mai successo leggendo Pippi Calzelunghe; ognuno è comunque libero di esprimere le proprie opinioni, purché non limitanti a quelle altrui – vivi complimenti per il suo bel blog! Marco

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    3. molto giusto. Da parte mia rivendicavo solo il diritto al no comment. Grazie per le buone parole rivolte al blog. Continui a seguirci, ne saremo fiere.

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