mercoledì 19 giugno 2019

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


I'll be you and you be me

Chi mi frequenta mi avrà sentito parlare più volte di una questione che con l'intesa ha a che fare: ovvero la mia personalissima teoria detta delle coppie felici. 
Chi sono? In estrema sintesi, si tratta di due persone che si incontrano e si intendono a meraviglia nel loro modo di raccontare. Le loro due voci, pur diversissime, che si esprimono rispettivamente nelle parole e nelle immagini, sono magicamente in perfetto accordo.
E a me pare di notare, e da qui deriva la teoria, che questa armonia che li tiene insieme si diffonda nel libro e ne potenzi inevitabilmente la qualità. 
In diverse occasioni ho imputato alla felicità della coppia uno dei fattori principali che determinano la bellezza di un albo illustrato, sostenendo che il valore aggiunto risiede per l'appunto in quel loro mettere in dialogo, in un dialogo mai disarmonico anche se talvolta dissonante, le diverse parti che lo compongono. Si tratta di accordo di voci, di sguardi, di segni, di parole.
Di convergenza.
Per definire meglio il concetto di unanimità di vedute (e della relazione da essa derivante) si può prendere a prestito il titolo di un libro della coppia felice per eccellenza Krauss/Sendak, I'll be you and you be me (HarperCollins, 1954).
La meraviglia, va detto, sta però anche altrove: nel constatare che non è solo il libro a guadagnarci, ma sono i singoli autori a potenziarsi a vicenda, semplicemente nell'entrare in contatto l'uno con l'altro. Come a dire che alla qualità personale contribuiscono sempre anche fattori esterni e nella fattispecie la vicinanza di una persona giusta: Guridi in tandem con Ingrid Chabbert dà il meglio di sé e Ingrid Chabbert con Guridi idem. Laddove non si verifica il magico connubio, nulla scatta.


Grande come il mare, uscito da poco per terre di Mezzo e Il giorno che sono diventato un passerotto, pubblicato alcuni anni fa da Coccole Books sono due storie che hanno un bel po' di intesa all'interno. 


E non solo perché sono entrambi libri della coppia felice in esame, ma perché raccontano due storie in cui i protagonisti, rispettivamente un bimbetto e la sua bisnonna e un bimbetto e la sua innamorata, si capiscono, si intendono nel profondo. Si accolgono e si prendono cura dell'altro. Tra loro c'è consonanza, armonia, affiatamento, comprensione.
Il primo, ambientato in un villaggio del deserto a due giorni di cammino dal mare, racconta di felicità raggiunta per un sogno realizzato e di piedi indolenziti. La bisnonna di Ali, un bambinetto dal gran testone, nella sua lunga vita a realizzato tutti i suoi desideri tranne quello di vedere il mare. Armato di un secchio vuoto e uno zaino pieno di datteri e acqua, il suo piccolo nipote parte alla ricerca. Il cammino è lungo.


Arrivato a destinazione, immagina di avere accanto la sua bisnonna, di tenerla per mano e di vedere la gioia nei suoi occhi che si perdono nel blu dell'acqua. La strada del ritorno è lunga quanto quella dell'andata e il gran caldo del deserto non aiuta chi porta il mare in un secchiello. Ma nonostante tutto, la tenerezza di un abbraccio è un buon traguardo da raggiungere.
Il secondo, ambientato in una scuola, racconta anch'esso di felicità raggiunta per un sogno realizzato e di una timidezza nascosta tra le piume. Innamorato di Candela, il bambino immagina di essere invisibile agli occhi di lei che, al contrario, sembrano guardare solo gli uccellini che tanto ama. Così lui prende la decisione di costruirsi una grande maschera da passerotto, anche se la sua vita si complica un bel po'. Fino al momento in cui due braccia tese gli tolgono il travestimento e lo abbracciano con tenerezza. Anche qui, traguardo raggiunto.
Dov'è che si percepisce maggiormente l'intesa tra Chabbert e Guridi dunque?
In primo luogo nell'idea di bambino che entrambi coltivano. Piccoli, ma sempre pieni di tanto ingegno: con gambette sottili e grandi teste. Piccoli, ma sempre abitati da emozioni grandi: pomelli rossi sulle guance e occhi attenti.


Piccoli, ma sempre con bei sogni in tasca: attraversano il deserto a piedi o volano goffi in cima a un albero.


In secondo luogo dal comune intento di avere del vuoto intorno alle loro narrazioni: da una parte un testo costruito sull'essenziale cui fa eco la grande pagina bianca in cui i personaggini fluttuano con quasi nulla intorno.
In terzo luogo il ricorrere a una immagine di forte valore simbolico: il simulacro di passerotto 'osservatore' e un secchio 'pieno' di una sola goccia. Entrambi centrali in quella bella composizione rarefatta.


Delle questioni che i due libri sottendono non si parlerà qui. Lo hanno già fatto diffusamente e al momento giusto  grandi segugi migliori di me.

Carla

I. Chabbert, Guridi (trad. E. Armaroli), Grande come il mare
Terre di Mezzo 2019
I. Chabbert, Guridi (trad. M.P. Iannuzzi, G. Casella), 
Il giorno che sono diventato un passerotto, Coccole Books 2015


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