mercoledì 10 maggio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'AVIATORE E IL BAMBINO BIONDO

Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupéry, Chris Riddell 
(trad. Chiara Carminati) 
Il Castoro 2023 


NARRATIVA ILLUSTRATA 

"Rimasi a guardare quell'apparizione con gli occhi tondi per lo stupore. Non dovete dimenticare che mi trovavo a mille miglia da ogni terra abitata. E quell'ometto non sembrava smarrito, né morto di fatica, né morto di fame, né morto di sete, né morto di paura. Non sembrava affatto un bambino disperso in mezzo al deserto, a mille miglia da ogni terra abitata. Quando finalmente riuscii a parlare, gli dissi: 
'Ma... cosa ci fai qui?' 
E lui mi ripeté, adagio adagio, come fosse una cosa molto importante: 
'Per favore... disegnami una pecora...'" 

Il resto è cosa nota. 
Più che una pecora, sarà una cassa quella che l'aviatore in panne disegnerà per il bambino, su un pezzetto di carta con la sua stilo. E da questo sboccerà lentamente il loro reciproco affetto: si conosceranno, o per meglio dire, il bambino con la sciarpa gialla e i capelli biondo oro racconterà all'aviatore del suo piccolo pianeta, stella, di partenza e il lungo viaggio che ha fatto attraverso numerosi altri piccoli asteroidi fino al suo arrivo sulla terra. 
Ed è a quel punto che le loro storie convergeranno in mezzo a un deserto. 
Il bambino racconterà di sé, dei segni che hanno lasciato in lui gli incontri fatti nel suo passato. Farà un certo numero di domande di cui pretenderà sempre una risposta, spesso non risponderà a quelle che gli porrà l'aviatore, faranno della strada insieme e alcune grandi verità si stamperanno nella loro testa e nella nostra. 

Leggere, almeno una volta nella vita, il Piccolo Principe, è un obbligo morale se nasci in questo spicchio di mondo. Quando farlo, invece, è argomento controverso. Tenderei a escludere la pratica di metterlo in mano ai bambini come regalo per la promozione in quarta elementare, a meno che nel biglietto di accompagno non si specifichi con chiarezza, di leggerlo solo dopo un po' di anni. Prima è uno spreco. Non mi pare, così come è stato concepito nel 1943, appartenga alla categoria dei libri che parlano a tutti, perché il senso più profondo ricorda quello di una verità rivelata: dietro la parabola, dietro la storia, c'è la filosofia. Manca un po' del naturale incedere fluido di un racconto e ha invece certe legnosità nella struttura che rendono lo scorrimento talvolta accidentato. 
Legnosità anche visive, che però hanno attraversato i decenni e sono entrate nell'immaginario collettivo. A parte il colpo di genio del boa e dell'elefante, di fronte al quale ancora oggi ci si deve solo inchinare con rispetto, di tutte le altre illustrazioni è possibile apprezzare il valore, storicizzandole. Ma di più non saprei fare. 
Per tornare al testo, invece, per entrarci per bene bisogna essere già buoni lettori e bisogna aver imparato a capire al volo cosa si nasconda dietro i fatti. 


Un po' come la questione della cassa e della pecora: devi essere in grado di vederla dentro la sua cassa. Concorderei, in estrema sintesi, stando a quanto mi dice una delle più accanite e competenti giovani lettrici che conosca, che il Piccolo Principe così come Siddartha non si possono ignorare, ma rappresentano solo una tappa nel percorso evolutivo di ogni lettore. 
Dopo si cresce e si va in cerca di altra scrittura. 
Tuttavia, è altrettanto incontrovertibile che nelle occasioni in cui si crea l'opportunità di rileggerlo, anche a distanza di anni, il Piccolo Principe abbia la capacità di fissarsi nel cuore e nella testa e stazionare per il giusto tempo. 
Ora però sono successi due fatti nuovi su un libro vecchio. Con competenze molto diverse, ma con il medesimo rispetto, da un lato Chiara Carminati alla traduzione e dall'altro Chris Riddell all'illustrazione ne hanno fatto un libro, che è nello stesso tempo il medesimo, ma è anche qualcosa di molto diverso. 
Cerco di chiarire. 
Chiara Carminati, penna felice, pur avendo vincoli ben maggiori rispetto a quelli di Riddell che illustra, è stata capace di limare il più possibile le asperità date dalla lingua che invecchia, per arrivare a ottenere una scorrevolezza nuova. Brava. Adesso tutto va molto meglio. E questo è il primo fatto. 
Chris Riddell, per ovvie ragioni, fa invece una scelta ben più radicale. Lo spiega con chiarezza al principio, mettendo subito in ballo il rapporto affettivo che lo lega a questa storia e soprattutto decidendo, in nome della propria libertà (che il piccolo principe in persona avrebbe tanto apprezzato), di guardare tutto da un punto di vista terzo e soprattutto esterno, ossia quello che vede accadere - come su un palcoscenico o forse meglio dire dal buco di una serratura o dal mirino di un cannocchiale (vista la sovracoperta) - la storia di quell'aviatore e di quel bambino biondo.


Usa entrambi i suoi registri: il bianco e il nero e il colore, le tavole intere e quelle articolate per accogliere le cornici che contengono i testi. 
Si insinua laddove Saint-Exupéry ha taciuto, e quindi per esempio immagina e disegna tutti gli astereoidi, dal B612 al 330, e li mette in sequenza, ancora prima che tutto inizi. 
Il Castello dei Pirenei di Magritte e in qualche modo anche l'immaginazione calviniana delle Città invisibili tornano. 
Rende omaggio alla questione del cappello-boa-elefante in tutti i modi possibili - se ne contano almeno quattro - e al principio punteggia le pagine con alcune piccole citazioni del piccolo principe e delle pecore di Saint-Exupéry come per accompagnare il lettore nel difficile passaggio da una iconografia consolidata a una tutta da scoprire. 
Poi decolla (!). E questo è il secondo fatto, cui si alludeva in principio.
Fa quello che sa fare meglio: guarda dall'alto e costruisce mondi e personaggi indimenticabili. 


Il primo dei quali è ovviamente il bambino stesso, cui dà un'aria gracilina dentro abiti troppo abbondanti, occhi azzurri spalancati, e capelli folti e gialli. Imprescindibile, la sciarpa. Già dal principio, abitua il lettore a questa nuova figura che dell'originale, mantiene carattere e anima. 
Lo disegna un numero di volte infinito, ritraendolo da ogni angolazione, intingendolo nel colore dell'atmosfera che attraversa, o mostrandolo in bianco e nero, che si nasconde nelle belle 'architetture' grafiche che crea per tenere insieme, ma separati testo e immagine. 
L'essere osservatore esterno gli permette una serie di piccoli capolavori nei ritratti dei due protagonisti assieme, quindi esplorando l'inesplorato. 


Di schiena seduti, in braccio nel cammino verso il pozzo. Meraviglia. 
Ma il grande volo avviene altrove. La sequenza delle tappe del viaggio del piccolo principe, fin troppo rapida nell'originale, qui respira a pieni polmoni. 


A parte i magnifici ritratti di tutti loro: dall'astronomo turco al mercante di pillole perfezionate per calmare la sete, le pillole del dottor Camel (!), a ciascuno dedica ben più di una singola tavola, così come non perde occasione di mettere a colori e riempire di dettagli i loro singoli asteroidi. Ambienti e fisionomie diverse, arredi e abiti sontuosi e perfetti per i singoli contesti, tutto questo genera spessore e dà concretezza al racconto, crea spazio ulteriore: dalle 115 originali le pagine raddoppiano in una fantasmagoria continua. 
Tutto prende forma, tutto acquista un volto - compreso il serpente e soprattutto la rosa, ossia le rose.


Dulcis in fundo: la volpe. Insieme alla rosa, uno snodo fondamentale nel ragionamento di Saint-Exupéry che con Riddell diventa anche qualcos'altro: lo spirito profondo, attento, giocoso ed affettuoso e soprattutto indipendente che lo ha guidato in questa meravigliosa avventura editoriale che ha reso luminoso e brillante un libro che si stava ingobbendo sotto il peso degli anni. 
Quindi da regalare anche alla prossima promozione in quarta, con un biglietto d'accompagno in cui si specifichi con chiarezza: goditelo anche adesso! 

 Carla

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