ZITTI MAI!
Kite Edizioni 2026
ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
"Se è un arancio, dovresti almeno usare l'arancione.
Non hai visto come sono fatti gli alberi, Lia?
E se aggiungessi delle radici? O qualche ramo?
Il marrone non lo usi?"
Entrano in scena come uno stormo.
Sono ben di più delle nove canoniche, le "gioconde fanciulle" figlie di Zeus, che ballando e cantando, diventarono con il tempo signore delle arti.
Anche dal punto di vista dell'iconografia canonica, questi corpicini - una ventina - non dimostrano una bellezza tradizionale: sono piuttosto informi e tondeggianti - dal verme al sassolino - ognuna di colore diverso, con occhi, naso e chiome.
Stanno tutte planando intorno a Lia, che è una bambinetta. Con la matita in mano, sta disegnando su un foglio qualcosa. Si soffermano su ciò che Lia ha disegnato e le chiedono cosa rappresenti.
Domanda irresistibile: tutti la fanno sempre. Non solo le muse. Quel tondo colorato di nero a metà potrebbe sembrare un albero...
Lia non risponde alle loro sempre più insistenti domande. Piuttosto si colora di rosa a pennello le dita dei piedi. Spennella di rosa le muse stesse e cerca addirittura di cancellarle con la gomma della sua matitona.
E all'ennesima domanda su come siano fatte le nuvole, per poterle disegnare correttamente, Lia ha un'idea, risolutiva, quanto definitiva...
Anche qui come altrove, Yael Frankel scrive pochissimo e mette, tra le rare righe e i grandi disegni sempre un po' sbilenchi per le ardite prospettive e proporzioni, tutto quello che c'è da capire.
Qui c'è una bambina che sta disegnando. Avvolta nel silenzio. Fino al momento in cui fanno irruzione le muse, le care piccole muse, che zitte invece non stanno mai. L'apostrofano sul suo disegno, su cosa sia, sull'uso dei colori che potrebbe usare, sulle forme che potrebbe aggiungere. Giudizi e consigli, suggerimenti, possibili interpretazioni premono su quella bambina che invece intorno vorrebbe solo silenzio. Muta e soprattutto imperturbabile, Lia non dà loro retta. Al contrario, bonariamente se ne prende gioco fino al punto di liberarsene. Almeno per ora.
Ecco.
Tra le righe e dietro le muse pare proprio di intravedere un dato di realtà che tutti quelli che hanno assistito alla scena di un bambino che disegna e un grande che - a vario titolo - gli ronza intorno, possono riconoscere.
Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di vedere genitori o maestri, in generale altri adulti affetti da ansia da prestazione, che intervengono (e non solo a parole), che correggono (e non solo a parole), in ultima analisi che giudicano e valutano l'operato di un bambino con foglio e matita.
Questo è il caso di specie.
Sugli effetti deleteri che si manifestano anche ad anni di distanza sulla fiducia personale, sulla capacità di autodeterminazione di chi è in crescita, sorvoliamo. Ognuno elabori il proprio ragionamento in merito.
Qui parrebbe invece più interessante fare due riflessioni su come Yael Frankel trovi un tono, un lessico per raccontare.
Un tono e un lessico che siano in grado di parlare ed essere comprensibili tanto ai piccoli quanto ai grandi.
E di riuscire a farlo senza mai scimmiottare nessuno.
In Care piccole muse va dritta al punto.
In quelle poche frasi, il bambino che ascolta le parole delle molteplici protagoniste riconoscerà un'eco di qualcosa già sentito e vissuto altrove...
Lui e Lia sono la stessa persona!
E lo stesso succede a un adulto che, nel leggerle, ricorderà di averle pronunciate almeno una volta. E forse - finalmente - si pentirà di averlo fatto. Zitti, mai?
Questo è per dire che di norma Yael Frankel si dimostra capace di "parlare" a tutti.
E di saperlo fare per sottrazione.
Qui, in particolare, si diceva all'inizio, è ancora una volta il non detto, è il silenzio di Lia a dire molto.
Non credo di sbagliare se quel suo sorrisino sornione, che compare nei momenti topici, e quel suo procedere sul foglio con la sua matitona, incurante di fronte a tutti quegli utili suggerimenti delle care e piccole muse, lo interpreto come un omaggio rispettoso all'infanzia tutta.
Carla





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