martedì 8 maggio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ROSSO CILIEGIA: QUANDO UN LIBRO TIRA L'ALTRO

GUARDA, UN LIBRO!, Libby Gleeson, Freya Blackwood
LO editions, 2012


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

Una vecchietta che spinge un carrello ai margini di una baraccopoli, seguita dal suo cagnone marrone perde dalla tasca del suo grembiule sdrucito un libro dalla copertina rossa. A trovarlo sono due bambini che se ne prendono cura. Devono evitare che si copra di polvere, che si bagni, che il cane lo morda. Se saranno in grado di fare tutto questo, quel libro si portà leggere e rileggere e ancora rileggere.


Come dire, niente di nuovo sotto il sole. Non è il primo libro, né sarà l'ultimo che parla di sè ai bambini, che ricorda loro, attraverso un testo breve breve che leggere è una cosa bellissima. Un po' di retorica sulla lettura, non la si nega a nessuno e quindi non spareremo su questo titolo. Ma non lo faremo soprattutto per un'altra ragione: le sue immagini. Nei grandi spazi immaginativi che il sottile testo di questo libro lascia, si insinua l'acquerello di Freya Blackwood (che già avevamo avuto modo di apprezzare qui) che ci dà una sua personalissima lettura della pratica del leggere.
Il contesto in cui l'intera vicenda si snoda è inaspettato e a mio avviso pieno di citazioni di altri riferimenti letterari molto qualificati.
Per primo penso al famoso Red Book che uscì anni fa e che poi fu pubblicato in Italia da Il Castoro nel 2007. Un silent book davvero strepitoso pieno di buone idee che catturavano il lettore in un continuo girare e rigirare delle pagine.
La seconda citazione mi pare possa essere Lisbeth Zwerger, i cui disegni hanno incantato intere generazioni di lettori, che sembra essere stata il trampolino di lancio da cui è partita Freya Blackwood. La terza citazione pare un altro caposaldo dell'immagine nei libri per bambini, e penso all'immaginario surreale in cui si ambientano le storie di Shaun Tan e penso in particolare ad alcuni disegni di Piccole storie di periferia (Rizzoli 2008, o a Oggetti smarriti, Elliot 2009). 


La Blackwood mi pare ami quello stesso gusto visionario se guardate soprattutto le ultime tavole in cui la città si trasforma in una metropoli fatta di rifiuti, scatole diventate giganti e assimilabili per volumi a grattacieli o palazzi tra cui i nostri protagonisti, novelli Alice, volano a cavallo di un bottiglione vuoto di coca cola. Ed ecco la quarta citazione: Alice e il suo onirico trasformarsi da grande a piccola, esattamente come capita ai due bambini con la vecchia nonna e il cane.
Chissà se tutto ciò avviene consapevolmente nella testa dell' illustratrice o se è solo frutto della mia immaginazione? A ben vedere, che sia consapevole o meno il richiamo ad altro, rende questo libro caro a miei occhi.

Carla

Nessun commento:

Posta un commento