giovedì 7 marzo 2013

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

CANINITÀ



Questa volta tocca a me raccontare storie che parlano di cani: Eva Ibbotson, pluripremiata autrice austriaca, fuggita in Gran Bretagna durante il nazismo, nel suo ultimo romanzo ci fa incontrare Macchia, apparente protagonista de Un cane e il suo bambino. Macchia è un bastardino, cui viene attribuita l'improbabile razza di Tottenham terrier, accolto dalla Easy Pet, agenzia che noleggia cani di razza a facoltosi finti proprietari di cani, che devono sfoggiarne uno in occasioni mondane. A prendersi cura dei cani è Kayley, la giovane impiegata che coltiva il sogno di aprire un rifugio per animali abbandonati. Alla Easy Pet si rivolgono i genitori di Hal, il vero protagonista della storia, l'infelice ricchissimo ragazzino che da sempre vorrebbe avere un cane, opzione non contemplata da una madre troppo presa dallo shopping e dal tè con le amiche e da un padre perennemente in viaggio. A comprendere il desiderio di Hal ci sono solo i nonni paterni, ma vivono lontani. Per il suo compleanno il ragazzino vorrebbe proprio un cane e quando gli presentano Macchia, non sapendo che è stato solamente noleggiato per un week end, si innamora a prima vista, ricambiato, del cucciolo. Quando Albina, la gelida stupida madre, riporta il cane all'agenzia, scoppia il dramma. Hal si sente tradito, ma non demorde ed organizza una rocambolesca fuga, cui si uniranno altri amici a quattro zampe e la sorellina di Kayley. Mentre il gruppo prosegue la sua fuga, incontrando amici e nemici, in famiglia si scatena il panico, temendo un rapimento. La composita compagnia e compagni riuscirà a raggiungere l'obbiettivo, la casa dei nonni, con finale di redenzione collettiva. Guai a separare un bambino dal suo cane, o viceversa. Qui la storia ruota intorno alla speciale natura del legame che unisce cani e bambini, ma descrive soprattutto un mondo adulto in gran parte indifferente rispetto ai reali desideri dei bambini; un mondo adulto concentrato su se stesso e sui propri falsi miti.
La storia scorre piacevolmente, è sicuramente accattivante per giovani lettori, diciamo dai sette otto anni; ma vorrei soffermarmi in particolare sul diverso punto di vista con cui viene trattato il mondo canino: in Sono soltanto un cane, di Jutta Richter (vedi qui) le avventure e le disavventure della famiglia sono raccontate effettivamente cercando di mettersi nella pelle di un cane, costretto a comprendere ed accettare delle regole per lui incomprensibili. Certo, mettersi nella testa di un cane è sempre arbitrario, ma diciamo che qualche anno di osservazione del loro comportamento qualcosa dice.
La Ibbotson dà una rappresentazione del mondo canino decisamente più antropocentrica. La storia finisce così:
un cane che appartiene a qualcuno per sempre è un cane libero.
Eh no, mi dispiace, non ci siamo proprio: i cani non appartengono a nessuno. La loro felicità non è compiacere il loro umano, non sono nati per servirci. Abbiamo fatto un lungo cammino evolutivo insieme e quando uno di loro entra nella nostra famiglia, entra in un branco. I cani ci scelgono, e in particolare scelgono il capobranco, esattamente come noi scegliamo loro. Condividiamo delle regole di convivenza, che vanno nei due sensi, ci sono regole che tutti devono rispettare, e loro imparano a capire quello che può essere tollerato e quello che è inammissibile, e anche l'abbandono lo è; è una convivenza fondata sulla fiducia e sulla condivisione. Convivo con i cani da tanti anni e ogni volta si creano diverse alchimie, regole di convivenza differenti. Mi hanno insegnato moltissimo, spesso e volentieri mi hanno sorpreso, con la loro dedizione e con la loro irriducibile autonomia. Da quando, da ragazza, frequentavo Villa Borghese e poi Il Parco del Pineto, ho imparato che non c'è niente di meglio che sedersi sotto un albero su un'altura, per guardare insieme l'orizzonte. Ora saluto l'alba dal laghetto di Villa Pamphili insieme a Stella e Pece. Dal mio primo cane a loro, poche cose sono più irrinunciabili che sentire nel vento i primi segnali della primavera. In fondo l'essenza della vita è tutto qui, annusare l'aria e respirare.

Eleonora

Un cane e il suo bambino”, E. Ibbotson, Salani 2013




2 commenti:

  1. Ciao Eleonora, ho letto volentieri questo post per comprendere meglio il rapporto tra i cani e gli uomini. E' un mondo sconosciuto per me, che ho visto i cani sempre nel ruolo di cani da guardia, e non mi sono seduta con loro a guardare l'orizzonte come fai tu con Stella e Pece. E comunque condivido quanto dici a proposito del fatto che un cane non appartiene a nessuno.

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  2. Grazie per aver accolto il mio punto di vista,comprendo che per chi non ha mai avuto occasione di condividere un pezzetto di vita con un quadrupede peloso e ingombrante quello che scrivo possa sembrare retorico o eccessivo, ma posso garantire che non è così; avere vicino queste o altre creature senzienti consente di scoprire aspetti di noi imprevedibili. E comunque,hai ragione, importante è comprendere che non possediamo, non siamo padroni della natura, ma ne siamo parte.
    Eleonora

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