venerdì 2 maggio 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA


Spesso cambiare punto di vista, vedere il mondo intorno a noi con un'ottica differente può aiutare ad impostare diversamente una questione. In Senza parole la questione è: fino a che punto abbiamo diritto di vita e di morte nei confronti degli altri animali?
Gli animali compaiono nei libri per bambini spesso deformati per rendere magari più accattivante una nuova copertina, e così i cuccioli glitterati si sprecano nelle collane di libri commerciali; oppure appaiono maestosi o ammiccanti, umanizzati, o spaventosi per sottolineare il drama che si nasconde nella storia. C'è poi un'imponente letteratura di carattere divulgativo che spiega, illustra e documenta, con maggiore o minore approfondimento.
Ma un libro che ci parla, davvero con poche parole, del nostro rapporto con gli animali è cosa rara. E' il racconto di una conversione di una persona come tante, forse proprio l'autore Roger Olmos, che ha mangiato carne e bevuto latte, è andato al circo e portato giacche di pelle, che usa magari shampoo e dopobarba e non ci trova niente di strano. Fino al giorno in cui non riesce a vedere le cose da un altro punto di vista, intanto pensando a se stesso e a tutta l'umanità come parte di un unicum, quello del mondo animale, scimmia fra le scimmie, ma con una capacità distruttiva ineguagliabile.


È una grande aporia quella per cui vezzeggiamo i nostri pets, ma mangiamo impunemente l'abbacchio o il vitellino tenero tenero, senza chiederci in nome di quale diritto ma anche senza chiederci in quale condizione vive un animale d'allevamento. Per non dire degli animali da pelliccia o da sperimentazione, cruenta e crudele, necessaria forse per i farmaci; ma per i cosmetici? 
Insomma ce n'è da ragionare, con la testa e con il cuore, magari senza darsi risposte immediate e superficiali, ma insegnando a bambini/e e ragazzi/e a non dare per scontato il nostro stile di vita, portatore di gigantesche contraddizioni economiche, ambientali, etiche. 
Tutte queste tematiche sono contenute in questo illustrato di cui si apprezza la misura, l'assenza di retorica, la sottolineatura emotiva che non scade mai nell'eccesso. Bastano le immagini a dare l'idea del dolore, dell'annichilimento che la le varie forme di sfruttamento comportano. 


Bella l'immagine della ragazza che si mette il rossetto con i capelli che diventano filo spinato per la scimmia su cui quel rossetto è stato sperimentato, o l'orca chiusa in un piccolo cubo pieno d'acqua e un minuscolo cerchio in cui saltare.


Comunque la si pensi, credo sia giusto porsi il problema della sensibilità, del dolore degli animali che decidiamo di sfruttare; credo sia giusto chiedersi se questo peccato di ybris, di arroganza, che ci mette al di sopra di qualsiasi vivente, vada di pari passo con le problematiche ambientali sempre più esplosive. Se la concezione tolemaica, che ci metteva al centro del mondo, destinari di un creato a nostra disposizione, è stata archiviata da secoli, se il darwinismo che ci ha messo dentro un sistema di viventi e non fuori e al di sopra, oramai è indiscusso, allora cosa ci impedisce di riconoscere dignità ai nostri parenti animali?



Eleonora

“Senza parole”, R. Olmos, Logos 2014

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