lunedì 14 ottobre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


TOMI IL MAGNIFICO

Allumette, Tomi Ungerer (trad. Sara Saorin)
Camelozampa 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Estate e inverno, primavera e autunno, Allumette era vestita di stracci.
Non aveva casa. Non aveva genitori.
Allumette mangiava gli avanzi che trovava nei bidoni dei rifiuti, si riparava nei portoni vuoti e dormiva nelle auto abbandonate. Si guadagnava qualcosa per vivere andando in giro per la città a vendere fiammiferi che nessuno voleva."

Era la vigilia di Natale e la città era piena di luci, colori e profumi e la gente si muoveva indaffarata a comprare qualsiasi cosa. Nessuno aveva occhi per lei. Affamata e intirizzita, guardava sognante la vetrina del pasticciere che, a vedere le sue manine sul vetro, la scacciò in malo modo.

 

Con l'ultimo fiammifero Allumette, rifugiatasi in un cantiere pieno di fusti di combustibile, si accese un fuoco per scaldarsi. Ma durò poco perché gli scoppi attirarono i pompieri e lei dovette di nuovo fuggire. Quando il mondo davvero sembrava volerla inghiottire per sempre, lei guardò il cielo e pregò che qualcuno l'ascoltasse ed esaudisse almeno uno dei suoi tanti desideri.
Ora non è dato sapere se dipese dal fatto che era una notte speciale, fatto è che dal cielo piovve ogni bendidio, ovvero tutto quello che lei nella sua giovane e stenta vita aveva desiderato. Un monte di cose alto 11 metri che Allumette con una improvvisata squadra di volontari ridistribuisce tra coloro che, come lei, nelle loro esistenze non hanno ricevuto molto. Come spesso, ma non sempre, accade, la generosità diventa contagiosa, vuoi per imbarazzo oppure per moto sincero dell'animo, sta di fatto che la montagna invece di calare aumenta e con essa la beneficenza. Ora è tutto il mondo che si muove, perché di aiuto ce n'è bisogno un po' ovunque.

Pubblicato nel 1974 e tradotto da Bompiani quello stesso anno, Allumette ha attraversato tutti gli anni Settanta e Ottanta fino ad essere ripubblicato per l'ultima volta da Mondadori nel 2005. Poi scompare per quasi quindici anni.
Poi accade un fatto ineludibile che ad alcuni ha tolto per un attimo il respiro (io tra loro): muore Ungerer.
A parte quelli con il fiato mozzo e inconsolabili, anche tutti gli altri ora si ricordano di lui. E a questo punto ci si accorge di quale cratere questo alsaziano trasgressivo abbia lasciato sulla terra andandosene, seppur quasi novantenne.
Un po' a posteriori, ma va bene lo stesso, ci si rende conto di quanto sia stato fondamentale e rivoluzionario. Una delle colonne su cui sta in piedi l'intero edificio della letteratura illustrata contemporanea. E così quello che fino al 9 febbraio 2019 era un faro costante, ma tutto sommato non osservato come avrebbe meritato, ora è oggetto di una vera e propria riscoperta.
È piuttosto vero che ci si accorge meglio di 'qualcosa', solo quando non la si ha più.
E nella fattispecie che cosa è questo 'qualcosa'?
In concreto, più di 140 libri bellissimi pubblicati e tradotti in 30 lingue differenti, uno scatafascio di premi tra cui l'Hans Christian Andersen Award, un museo dedicato a lui, da vivo!
In astratto un modo di leggere il mondo e i suoi abitanti raro, intelligente, coraggioso e provocatorio, diretto e politicamente schierato, leale e quindi crudele e generoso, ma sopra ogni cosa, visionario.


Spero sia evidente a tutti, che le storie di Ungerer assumono immediatamente un valore universale, fiabesco e mitico, e nello stesso tempo dimostrano di essere piantate nella realtà con profonde radici: sanno attraversare il tempo e lo spazio, e sanno essere anche estremamente concrete.
Leggendole e guardandole, tutti possono ritrovarsi comunità in una narrazione che ha in sé simboli e archetipi che la rendono condivisibile e riconoscibile. E nello stesso momento, simboli e archetipi sanno prendere forma in contesti e luoghi estremamente realistici.


In Allumette (a partire dalla dedica da Küsnacht a Rainer e Inge Heumann nella scatola di Minerva) la periferia, la pioggia di oggetti sulla doppia pagina, la processione, il pediluvio del sindaco, la sequenza in un'unica tavola di carestie-incendi-alluvioni-guerre, il panorama finale di una periferia urbana (su cui vola invece il magico cappello e il magico ombrello) sono uno strepitoso manifesto della corporeità del mondo.
E proprio per questa forza narrativa, che radica in molteplici direzioni, che le sue storie hanno anche la capacità di mostrare l'indicibile.
Ecco, in Allumette c'è molto di tutto questo.
In primo luogo, nella riscrittura di una fiaba, dagli Andersen ai Grimm, c'è il senso del meraviglioso che la attraversa, ma c'è anche un omaggio al fantastico e al grottesco di Bierce, che Ungerer condivide con lo scrittore americano. 


C'è anche l'onestà intellettuale di raccontare la crudeltà e il degrado del mondo. E con essa c'è la volontà di non essere accondiscendente nei confronti di chi legge e guarda, ma invece di essere provocatorio.
'I bambini vanno sfidati sul piano della paura e della gioia'.
C'è il grande messaggio politico che attraversa il racconto e che lo rende immediatamente contemporaneo e con esso e c'è il coraggio di schierarsi.


C'è la grande lealtà nel racconto dei sentimenti umani, visti nelle loro diverse sfumature (con alcune redenzioni in corso d'opera). 
C'è una disinvoltura nella costruzione dell'immagine che lascia sbigottiti e che si esplicita in un dominio assoluto del segno sulla pagina.
Come in ogni fiaba, c'è il riscatto degli ultimi e la vittoria, ovvero il trionfo del Bene sul Male. L'origine di tutto questo? Un po' mitica (un miracolo, la cornucopia o Babbo Natale, quello vero) un po' no (una trovata del sindaco).
Di certo, magnifica.

Carla

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