CATTIVI RAGAZZI
So che
mi odierete, perché questa volta vi parlerò di ragazzi ‘difficili’,
adulti inadeguati, storie drammatiche, ma anche di messaggi di
speranza.
"Ero
cattivo. Lo sapevano tutti, a scuola si parlava solo di me. Anche nel
mio quartiere": con questo incipit fulminante si condensa il senso
del primo libro di cui vi parlo.
Ero
cattivo, di Antonio
Ferrara, aperto da una bellissima citazione di Danilo Dolci: ‘c’è
pure chi educa, senza nascondere l’assurdo del mondo, aperto a ogni
sviluppo, ma cercando d’esser franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se
sognato’. Questa citazione illumina lo svolgimento di questa
storia, dura ma positiva, che parte dal buio di un baratro in cui il
protagonista precipita, in parte per caso, in parte per la sua
vocazione ad essere ‘cattivo’. Angelo, questo è il suo nome, ha
dodici anni, dodici anni pieni di rabbia, contro la famiglia, contro
il collegio, contro la scuola, dove avviene il suo ‘crimine’.
Viene messo in una comunità con altri tre ragazzi, sotto la guida di
padre Costantino; qui viene a contatto con altre storie difficili, di
violenza e di smarrimento. Inizia un percorso di ricostruzione di se
stesso, spiazzato dallo sguardo sorridente (forse anche troppo) di
padre Costantino. Passi avanti, amicizie nuove e importanti, un sogno
da realizzare; ma anche cadute, fughe e la realtà inaccettabile del
rifiuto. Dunque una descrizione realistica di quello che può essere
chiamato disagio giovanile, degrado morale dell’ambiente in cui
alcuni ragazzi sono costretti a crescere; solitudine e rabbia,
terreno di coltura di comportamenti ‘devianti’. Il lato opposto,
quello dell’adulto che interviene nel tendere la mano ad un ragazzo
il cui destino sembra segnato, è forse un po’ troppo didascalico,
un po’ troppo perfetto, anche se colpito dalle sue sconfitte. Forse
troppo l’ottimismo ostentato, forse troppo idealizzato come figura
salvifica, anche se mi sembra giusto proporre al giovane lettore la
speranza di un’occasione di riscatto anche per il personaggio così
chiaramente connotato di Angelo.
Ambientazione
del tutto diversa per Non
abito più qui di Gabi
Kreslehner, scrittrice austriaca: abbiamo a che fare con una giovane
adolescente Susanne, coinvolta e travolta dalla separazione dei
genitori; prima di tutto il traumatico trasloco, che significa
abbandonare l’amata casa e cambiare quartiere e scuola; e poi
fidanzati e fidanzate dei genitori, per non parlare di fratelli
aggiuntivi.

Il
rapporto fra una madre e la figlia è al centro dell’ultimo romanzo
di Giusi Quarenghi, Niente
mi basta: questa è una
storia davvero difficile, perché raccontando, anche qui, il doloroso
percorso di crescita di una ragazzina, affronta uno dei temi più
delicati: il rapporto con il corpo, con il cibo e quel nodo così
oscuro che la domanda inespressa, il desiderio impossibile di essere
perfetta così come implicitamente richiesto da uno o entrambi i
genitori.

Lo
ripeto, questo è un libro difficile, ma tremendamente vero: vero il
dolore che racconta, vera la distanza che talvolta si crea fra madre
e figlia, o forse una vicinanza eccessiva. Ci scommetto, le mamme che
frequentano la libreria difficilmente compreranno questo libro, le
figlie non so…
Eleonora
Una
nota: Questo post lo dedico ad una maestra che per tanti anni ha
insegnato in una scuola di ‘frontiera’, a San Basilio. Aveva
deciso di chiedere il trasferimento, stanca di un lavoro da prima
linea. Poi però ci ha ripensato ed è ancora lì, perché, così mi
ha detto, non se la sentiva di abbandonare i suoi bambini
‘difficili’. E’ di persone così, di adulti così, che questi
bambini, questi ragazzi hanno bisogno.
“Ero
cattivo”, A. Ferrara, San Paolo edizioni 2012
“Non
abito più qui”, G. Kreslehner, San Paolo edizioni 2012
“Niente
mi basta.”, G. Quarenghi, Salani 2012
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