mercoledì 25 settembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


UN PASSO IN AVANTI...
 
Che tonto, signor Lupo! Tony Ross (trad. Valentina Vignoli)
Gallucci 2019

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)



"Quando voleva una bella pecora grassottella per cena, si infilava un sacchetto in testa in modo da non farsi riconoscere e si presentava con un nome falso. 'Salve, sono il signor Rossi' disse una volta a una pecora che ai suoi occhi aveva la parola 'cena' scritta in fronte.' Ti andrebbe di fare due passi con me?'
Com'è ovvio, nessuno ebbe più notizie di quella pecora. Alle compagne non ci volle molto per capire cos'era successo, così cominciarono a temere sia il signor Lupo sia il signor Rossi."

Le mamme pecore mettono sull'avviso i loro piccoli che entrambi quei signori sono pericolosi. A loro passaggio, tutti gli agnellini si nascondono dietro le rocce e il signor Lupo resta a bocca asciutta. Il sistema del sacchetto in testa sembra non funzionare, a meno che il sacchetto non sia più grande e anche l'abito sia di altra foggia. 


In tal modo, le pecore cadono nuovamente nel tranello teso loro dal signor Bianchi. Le pecore più sagge, tuttavia, intuiscono che anche il signor Bianchi è da evitare. Ogni volta che le pecore si scaltriscono, il signor Lupo cambia abito e ingrandisce il sacchetto. Al signor Rossi e al signor Bianchi si aggiunge il signor Verde (perché non blu, visto l'abito?).
Ora sono davvero troppi per essere sconfitti: quattro lupi sono un numero invincibile agli occhi di qualsiasi gregge. Non resta che darsela a gambe e liberare il campo.
Ma la dabbenaggine rende 'ciechi' e per di più girare con un sacchetto in testa non è mai una grande idea...

La comicità spesso nasce nel constatare negli altri certa ingenuità di azione. Platone diceva che il senso del comico nasceva per l'appunto dalla consapevolezza della supremazia di chi osserva nell'altro il difetto.
I grandi comici - da Buster Keaton a Stan Laurel e Oliver Hardy passando per Be Beep - hanno messo in scena proprio questa goffaggine di azione, questo difetto nell'agire. Hanno inciampato milioni di volte, hanno frainteso le parole degli altri, hanno preso grandi cantonate e sono precipitati in numerosi burroni.
Il comico però si genera anche dal capovolgimento delle convenzioni e delle regole. Tra cui anche le regole elementari del buon senso.
Qui Tony Ross, in veste di autore unico, costruisce la sua storia percorrendo entrambe le strade: da un lato c'è comico platonico, quello del lupo che inciampa e cade, del lupo 'mascherato', ma dall'altra c'è il comico 'tragico' di Baudelaire che viene impersonificato dalle pecore che fanno sorridere per la loro reiterata dabbenaggine. 


Il loro essere comiche è, come pure per il lupo, loro malgrado, tuttavia nel guardarle sparire una dopo l'altra nelle fauci del signor Lupo si avverte inevitabilmente un senso di tragedia. E ogni qualvolta parrebbe che le loro testoline abbiano cominciato a funzionare, ci si rende conto della loro ineffabilità a essere furbe almeno per un minuto della loro vita.
Chi legge e guarda le figure, a sentire i loro ragionamenti, si fa cadere le braccia e poi esclama: 'ma nooo, dai!'
A questi due aspetti della comicità si aggiunge l'ironia di fondo che vede comunque trionfare, e in modo del tutto improvvisato e in assenza di qualsiasi strategia, il debole nei confronti del forte.


L'ironia, come spesso accade, si trova molto più nel segno che nel testo. A partire dai risguardi con il plotone di pecore che volta le spalle a eccezione di quell'una che sembra essersi accorta del pericolo in arrivo. L'ironia è nello sguardo seducente del lupo, nei suoi abiti, uno più bello dell'altro, comprese le snickers con il cappottone e le cravatte regimental con il tight con il panciotto e i pantaloni rigati grigi.
Ironico è lo sguardo sulla sedia vuota, ironica è l'erba nei piatti sulla tavola apparecchiata. Ironico è il gioco del sacchetto che cresce, ironico è l'atteggiamento affabile del lupo...


Un libro che è bello quasi solo grazie al suo essere 'semplicemente' divertente. 

 
Evviva, una boccata d'aria.

Carla




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