IL CORO PER CLARA
(trad. Irene Scarpati, Roberto Alessandrini)
Biancoenero edizioni 2026
NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni)
"Ho lasciato papà, Shlomo e le tue sorelle salire le scale quattro gradini alla volta. Io mi sono fermata, poi ho aperto la porta dell'ascensore e ho appoggiato dolcemente la cesta a terra, per non svegliarti.
Ahi! Tuo padre grida. Rumore di stivali per le scale. Tua sorella grida. Esco dall'ascensore. Simon cade tra le mie braccia. Un tedesco mi afferra una spalla. Ci scaraventa contro il muro. Da giù, da su, da ogni parte escono poliziotti francesi."
Questa è la voce della madre di quella piccolina che, nella cesta, è appena tornata da una rarissima passeggiata con picnic, fatta dalla sua intera famiglia.
Oggi a Parigi c'è il sole, il papà indossa la sua giacca migliore, quella con la stella gialla attaccata, i suoi tre bambini saltellano lungo la strada che li sta portando al parco, la loro mamma chiude la fila con la sua ultima nata, che dorme beata nella cesta di vimini.
Di ritorno a casa, trovano ad aspettarli gli ufficiali della Gestapo che li portano via.
Non sono valse a nulla le raccomandazioni del padre, di tenere sempre gli occhi bassi davanti ai soldati per cercare di farsi invisibili...
Li aspettavano sul pianerottolo del loro palazzo, al terzo piano.
E lì è finito tutto o quasi.
Nella concitazione forse qualcuno riesce a scappare. Di sicuro, nessuno dei poliziotti né degli ufficiali si è accorto della bimbetta che dorme, silenziosa, nella sua cesta sul pavimento dell'ascensore...
Comincia così il suo lungo viaggio.
La piccola Clara - una bebè che a questo punto è sola al mondo - passa attraverso le mani di molte persone e tra queste cresce: dalla vecchia del quarto piano che appunto dall'ascensore la preleva e la custodisce per una notte, dandole da bere il latte del gatto, a una giovane suora che la porta in bicicletta in campagna da un suo cugino contadino. Passa persino per le mani "coscienziose" di un soldato tedesco, fino ad arrivare - a guerra finita, all'età di due o tre anni - nelle amorevoli mani di Madame Nina Jauì, ospite come tanti altri orfani ebrei, nella sua Casa dei bambini...
La cosa che soprattutto colpisce di questa storia è l'impalcatura che la sostiene.
Senza per questo nulla togliere al racconto in sé, è lo stesso Vincent Cuvellier a dire che è proprio questo continuo passaggio, questo continuo avvicendarsi di personaggi che, con voci sempre diverse, raccontano il loro pezzetto di storia condivisa con la piccola Clara, ad averlo convinto di aver creato un bel meccanismo narrativo.
Non si può non dargli ragione.
Lui, che non è ebreo e non ha nel suo vissuto nulla che lo autorizzi a parlarne con la dovuta consapevolezza, ha chiaro in testa che a scrivere di Olocausto si rischia di cadere nell'ovvio e spesso e volentieri si finisce per non essere appropriato od opportuno.
Lui non può indossare l'abito del testimone, ma può fare quello che gli riesce meglio, ossia essere un bravo scrittore. Così concepisce questo meccanismo a orologeria quasi perfetto in cui i dieci diversi personaggi cambiano sempre tono di voce (nella traduzione italiana non mi pare così tanto avvertibile, ma è solo il mio parere) e cambiano anche prospettiva, scorrendo passo dopo passo la vita di questa bimbetta ebrea parigina.
Uno dei migliori libri di sempre - Il bambino oceano - di Claude Mourlevat, datato 1999 (dieci anni prima della pubblicazione in Francia de L'histoire de Clara), funziona esattamente nello stesso modo. Lì il punto di partenza è un novello Pollicino che convince i suoi sei fratelli a fuggire di casa per scampare alla crudeltà dei due terribili genitori. Il loro avventuroso viaggio verso l'oceano è per l'appunto raccontato dalle diverse voci dei personaggi che a vario titolo entrano in relazione con quel pugnetto di ragazzini.
Come già con Mourlevat, anche il testo di Cuvellier diventa una pièce teatrale.
Il filo che si dipana attraversa contesti tra loro diversi e di ognuno Cuvellier dà una diversa lettura: una persona anziana che non vuole guai ed è tutta concentrata su di sé e sui suoi acciacchi, piuttosto che un giovane ebreo nascosto da una donna che tutti credono una strega, o ancora un soldato che non riesce proprio a concepire che la guerra lo porti a uccidere anche bambini, seppure ebrei.
Fino ad arrivare alla stazione finale di Clara, ossia La casa dei bambini, evidentemente ispirata al film di Richard Dembo La maison de Nina, in cui la protagonista si chiama, appunto, Agnès Jaoui.
Come un cerchio la costruzione di Cuvellier va a chiudersi in tutta la sua quasi perfetta rotondità.
Carla

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