mercoledì 11 febbraio 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

TU QUANTE LUNE VEDI?


Ho accompagnato recentemente i miei figli a una visita oculistica, il più grande (16 anni e mezzo) è miope dall’età di 7 anni, la piccola (12 anni e mezzo) al momento non porta occhiali. Sì, mi è stato proprio riferito che al momento non necessita di occhiali, come se fosse abbastanza probabile che lei debba portarli o che ne avrà bisogno a breve. D’altro canto, ha continuato il dottore, dopo il periodo del covid, abbiamo registrato un’impennata di miopie anche tra bambini che non hanno familiarità e che quindi non dovrebbero svilupparla in tenera età. La causa di questa cresciuta percentuale di miopi è da ricercare nel numero maggiore di ore trascorse in ambienti chiusi (e spessissimo davanti a uno schermo) che di fatto ostacola l’esercizio di uno sguardo sulle lunghe distanze. I miopi, si sa, vedono male da lontano, l’occhio quindi si sarebbe adeguato a una condizione nella quale è richiesta una visione prevalentemente di oggetti vicini. 
E dunque accogliamo di buon grado un libro che sveli il funzionamento di un oggetto diventato così comune! 
Già un po’ di anni fa mi era capitato di leggere che, se considerassimo la quantità di miopi esistenti, dovremmo convenire che questa condizione sia oggi giorno quella naturale dell’uomo e che le persone in grado di vedere senza lenti sono un’eccezione rispetto a una normalità ritenuta patologica. Sono tantissimi i bambini che oggi indossano un paio di occhiali e i designer hanno elaborato forme e colori che consentono ai più piccoli di accettarli volentieri. 
Il lupo con gli occhiali racconta a loro, e a tutti gli altri bambini che sono circondati da miopi e presbiti, in che misura hanno realmente contribuito a migliorare la qualità della vita di chi ne fa uso. 


L’albo illustrato scritto e illustrato da Yoon Joung Mi racconta di una Cappuccetto Rosso dei nostri giorni che viene invitata dalla madre a consegnare alla nonna gli occhiali pronti. Durante la strada la bambina, che a sua volta indossa un paio di occhiali, incontra un piccolo lupo in evidente difficoltà: vede due Lune in cielo, così come i conigli che vorrebbe catturare e che invece sono uno. Cappuccetto gli consiglia di procurarsi un paio di occhiali, in modo da risolvere i suoi problemi di vista e riuscire finalmente a procurarsi del cibo. 


La storia narrata è poco più di una traccia, nessun dettaglio della fiaba originale di Perrault o dei fratelli Grimm, nessuna connotazione spaventosa viene assegnata al lupo, che invece è quasi un bambino mascherato, o comunque un cucciolo di animale che condivide con la bambina un pezzo di strada e una nuova scoperta.
I due protagonisti (più il piccolo coniglio) si muovono all’interno di un paesaggio costruito con elementi grafici e pittorici scarsamente realistici: ad alberi, tronchi e piante si intrecciano di volta in volta tutti gli elementi del discorso espositivo che fanno riferimento alle brevi spiegazioni sui difetti di vista più comuni e sui modi in cui le lenti degli occhiali possono intervenire per correggerli. Quando si entra nello specifico del singolo difetto visivo, le immagini ricostruiscono la visione di chi è affetto da quel problema, in una sorta di soggettiva cinematografica! La grafica diventa gioco ed esplorazione divertita degli effetti visivi generati dalla distorsione di un raggio di luce. 


Siamo di fronte a un testo di non fiction che si allontana dalle classificazioni tradizionali e si aggiunge ai tanti begli esempi recenti che dimostrano come i modi di spiegare ed informare i bambini di fatti e cose possano essere reinventati. Giorgia Grilli, in un recente interessante saggio, L’incanto del mondo. Bellezza e conoscenza negli albi illustrati per l’infanzia, riflette proprio sul linguaggio sempre più ricco che la non fiction per ragazzi sta velocemente elaborando. Su come, ai tradizionali format che assegnavano alla parte verbale ed espositiva una supremazia non solo quantitativa ma soprattutto di senso (la nozione non può che essere esposta utilizzando il discorso verbale e le immagini non sono altro che supporto, al fine di rendere gradevole l’esposizione o al più al fine di chiarirne alcuni aspetti più ostici), si vada sostituendo un approccio che riconosce all’aspetto iconografico una centralità inedita. Essa di fatto alimenta e stimola una maniera differente di osservare, comprendere e, di conseguenza, di riconoscere. 
Nelle immagini del libro, gli occhiali, veri e propri protagonisti, non sono solo oggetti di piccole dimensioni, sono anche una forma con la quale giocare e attraverso la quale ricostruire il mondo: così le pozzanghere che Cappuccetto incontra lungo il percorso hanno proprio l’aspetto di lenti e le Lune sdoppiate viste dal lupo sono due lenti affiancate. E poi tutto il bosco è costruito con sfere più o meno allungate, mentre gli alberi li tengono insieme come fossero stecche. 
L’invito, ancora una volta, è a guardare sempre più lontano, servendosi in caso di difficoltà, di un paio di occhiali o di buon libro come questo. 

Teodosia

"Il lupo con gli occhiali" di Yoon Joung Mi, traduzione di Chiara Carminati
Timpetill 2025 

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