venerdì 6 febbraio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

AMICI E NEMICI

Tre dita, Massimo Canuti 
Uovonero 2025 


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"Ci ho messo un po' prima di riuscire a trovare le parole giuste. Non sapevo se dargli del lei oppure del tu. Alla fine ho optato per il lei: era molto, molto, molto vecchio e mi sembrava la scelta più adeguata. Mi sono fatto il segno della croce (mi è venuto particolarmente bene, con tutte e dieci le dita), dopodiché ho fatto un piccolo inchino. 
'Salve. Come sta?' 
Credevo che interessarsi della sua salute fosse una buona cosa: del resto la prima impressione è sempre quella che conta, come diceva mamma. 
Dio però è rimasto zitto." 

Anno di grazia 1943.
Nado ha dodici anni e vive nel piccolo paese di Bettolle, in Valdichiana. Sua madre fa la sarta a domicilio e parla fitto fitto con Dio, tutti i giorni, più volte al giorno e sempre con un tono poco più che bisbigliato. Suo padre ha un piccolo laboratorio dove fa il sapone; lui al contrario parla pochissimo e mai con Dio. Ha una sorella minore, Vilma, che Nado cerca di evitare il più possibile, ma che gli viene affidata spesso e volentieri. Ha anche una piccola banda di amici e con loro passa gran parte del suo tempo, ci chiacchiera, ci gioca e molto di rado ci litiga: Civetta, Gambadoro, Neno e Tiritinfièri. Tutti loro si sono guadagnati sul campo il soprannome che portano, quello di Nado è Tre dita, per via di quell'ordigno che un giorno gli è esploso tra le mani... 
Questa è la sua storia tra l'alternarsi di piccole monellerie e grandi decisioni, tra le chiacchiere di paese e le chiacchiere col Padreterno, tra tedeschi nemici e tedeschi che ti salvano la vita, tra il giocare a fare i grandi e poi diventarlo davvero... 

Intrecciare pezzetti di vita vera, quella di Nado Canuti, suo padre, all'interno di un racconto inventato è quello che ha fatto Massimo Canuti, scrivendo Tre dita
Gli spunti presi dalla realtà dei fatti sono: il contesto, ossia Bettolle la cui gioventù si organizza per dare vita a una propria azione di Resistenza contro gli invasori tedeschi; ma soprattutto l'incidente in cui effettivamente il piccolo Nado perde una mano e due dita per aver maneggiato incautamente un ordigno inesploso e il relativo salvataggio da parte di un giovane soldato tedesco che lo porta di corsa in ospedale. Molto vera è anche la sua precoce passione per la scultura, che lo renderà da adulto un artista di grande talento. 
Ma in verità tutte le duecentocinquanta pagine trasudano autenticità, cosa che rende la lettura una vera gioia. 
Il tono di voce di questo ragazzino ti entra nelle orecchie e tu lo stai a sentire dall'inizio alla fine, senza mai annoiarti. 
Altrettanto si può dire per il suo sguardo sulla realtà. 
Da un lato colpisce, da parte di quel pugnetto di ragazzini, l'irrinunciabile ricerca del gioco, modalità attraverso la quale tutto viene filtrato: giocare alla Resistenza, giocare a fare gli eroi, giocare a far finta che... Al contrario, altri tra loro decidono di diventare grandi e di saltare il fosso, rinunciando, di fatto, alla loro condizione di bambini. 
E dall'altro colpisce la capacità di quegli stessi ragazzini di andare a leggere il mondo attraverso macrostrutture, proprio come capita a chi è piccolo e deve districarsi in un mondo complesso. 
Quindi per tutto il romanzo si parte sempre distinguendo tra i buoni e i cattivi, tra i grandi e i piccoli, tra i paurosi e coraggiosi, tra gli amici e i nemici, tra il sacro e il profano. 
Solo con il tempo vediamo il ragionamento affinarsi, accettare la sfumatura e quindi dal bianco assoluto o dal nero pece piano piano vengono in luce diversi toni di grigio, frutto del bianco che si mescola al nero. 
Questo bisogno naturale che porta alla semplificazione del pensiero, a una visione un po' facile e manichea, lascia il posto a un fare che, seppure scanzonato, ha il pregio di spostare il punto di osservazione, dando più spessore alle cose. 
In questo senso paiono esemplari i ragionamenti ironici e serissimi su e con Dio, ma soprattutto i pensieri che lentamente maturano nella testa di Nado riguardo all'invasore tedesco, che nel contempo è quello stesso nemico che gli ha salvato la pelle. 
A quel tedesco lui riconosce un'umanità che cozza con quello che è il pensiero comune. Con quel suo gesto istintivo di autentica umanità, il giovane soldato tedesco ha dimostrato di essere altro dal male assoluto. Su questa stessa lunghezza d'onda si mette anche sua madre, che decide di sdebitarsi con quel ragazzetto dalla divisa sbagliata, cercando di regalargli il vestito buono del padre. 
Pagine piene di risate e di profondità e di grandi domande. Bellissime, davvero. 

 Carla

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