Quanta magia si cela dietro il concetto di colore. Il colore è una sensazione visiva, qualcosa di intangibile, ma così fondamentale per la nostra esperienza. Il colore inoltre non è oggettivo: dipende da chi lo guarda (quello che per me è rosso, per altri è arancione) e dipende dal contesto in cui lo si guarda (la luce varia notevolmente l’intensità del colore).
Ora, se dovessi pensare a un editore che sul colore sta conducendo un approfondimento bibliografico a tutto tondo, quello sarebbe senz’altro L’Ippocampo.
In particolar modo da Colorama di Cruschiform (2017), un inventario di 133 pantoni, l’editore ha cominciato a portare l’attenzione sul colore non solo agli addetti ai lavori, ma ha ampliato il suo pubblico facendo un’operazione di vera divulgazione che tocca i bambini come gli adulti.
Torna quindi L’Ippocampo nel 2026 con un nuovo titolo in continuità con questa ricerca cromatica: Multicolore – un viaggio nel mondo dei colori di Léa Maupetit.
Della Maupetit L’Ippocampo aveva già pubblicato tre deliziose piccole monografie intitolate Alberi, Fiori, Uccelli, scritte da Emmanuelle Kecir-Lepetit, dove già era chiaro come l’illustratrice lavorasse con finezza sul colore e il suo portato.
In questo piccolo saggio illustrato sul colore Maupetit inizia chiedendosi che cos’è un colore, ossia inizia dalla cosa più difficile: la definizione. Siamo sicuri sia infatti così semplice definire cosa è un colore?
E ancora: cosa fa si che il colore ci racconti qualcosa? E quanto incide sulla nostra percezione del mondo?
L’autrice passa poi ai nomi dei colori, per cercare di mettere ordine, ma anche qui troviamo molti elementi diversi. Ci sono nomi che derivano da luoghi geografici, nomi che derivano da animali, da vegetali, da minerali. Il desiderio di classificazione è una delle peculiarità che l’umanità ha sviluppato nei secoli, proprio come riflesso del tentativo di cercare di mettere ordine a un mondo caotico. Il colore non è stato esentato.
L’aspetto davvero entusiasmante di questo saggio illustrato è la capacità di Maupetit di parlare in modo serio e approfondito a lettori di età molto differenti. L’esempio migliore di questa capacità è la spiegazione di tre concetti chiave sull’uso del colore: tonalità, saturazione e luminosità. La triade divina del grafico. La triade laica che noi autodidatti di Instagram smanettiamo nel momento in cui tentiamo di migliorare una nostra malriuscita foto.
Ecco come l’illustratrice spiega graficamente questi concetti:
Il libro prosegue su concetti a volte molto noti come il mimetismo animale, ma con un rapporto qualitativo tra immagine e testo perfetto, con delle illustrazioni originali, punti di vista particolari.
Altre volte si concentra su concetti difficili non solo da capire, ma proprio da rappresentare, come ad esempio sui “colori fantasma”, quelli che vedono alcuni animali e che noi non vediamo.
Oppure come quando chiede, ragionando sul concetto di iridescenza: gli scarabei sono neri, verdi o blu?
In questi scarti tra domande e illustrazioni, il libro si rende affascinante e molto istruttivo. Si apprende con voracità, attratti come le farfalle sono attratte dai colori dei fiori.
Ho letto questo libro, adatto dai 7 anni in su, a classi di bambini e bambine della primaria e sono rimasti affascinati come davanti alla più avventurosa narrativa.
L’ultima domanda che Maupetit lancia è anche un cambiamento linguistico.
E se invece di chiamarli “colori” cominciassimo a chiamarli “sfumature”?
Tu, ad esempio, che sfumatura preferisci?
Valentina
Multicolore – Un viaggio nel mondo dei colori, di Léa Maupetit, trad. di Rocco Fischetti, L’Ippocampo 2026








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