La prima evidenza che colpisce immediatamente nel nuovo romanzo di Chiara Carminati è che è un romanzo di Chiara Carminati e di Massimiliano Tappari.
Carminati-Tappari hanno già alle spalle una bella storia editoriale congiunta: da A fior di pelle del 2018 a Segui la stella del 2025, tutti editi da Lapis, i due autori hanno proposto libri per bambini molto piccoli dove le parole poetiche di Carminati accompagnano e sono accompagnate dalle fotografie di Tappari.
In Mare mosso la sfida si alza di età e di livello: un romanzo per ragazzi, corredato da fotografie. Ogni capitolo, infatti, inizia con una foto a cui più o meno implicitamente il testo tende.
La protagonista del romanzo è la giovane Salicornia, Sal per gli amici, che con la madre e le due sorelle Tamerice e Posidonia, approda a San Gaudenzio, isola piccina e spersa del Mediterraneo. Sal non è felice di questo suo sbarco, tant’è che il capitolo si apre con questa immagine
Per Sal sull’isola c’è troppo caldo, troppa sabbia, troppo mare. Lei vorrebbe solo leggere fumetti di Lucky Luke e ripassare francese, ma pare che tutto congiuri contro queste due ipotesi.
Non bastasse il caldo, l’isola è attanagliata dalla mancanza di acqua, motivo per cui saltuariamente si è costretti a fare la doccia con le bottiglie comprate nell’unico alimentari del paese. Il sindaco provvede in qualche modo ad accertarsi che tutti gli ospiti siano a loro agio, mantenendo i contatti con la nave cisterna che approda, se il mare lo permette.
Sal è una ragazzina che sta bene con sé stessa, non cerca agganci con l’isola, ma è l’isola che gliene procura continuamente. Conosce così Glauco, un ragazzino con cui si scontra, è proprio il caso di dirlo, lungo un sentiero. Glauco ha al collo una macchina fotografica e inquadra pezzi di realtà incomprensibili agli occhi di Sal: delle rocce, il cielo, il mare. Cosa cerca Glauco?
Dal mare appare anche la dottoressa Angela, che viene chiamata d’urgenza mentre prende il sole, per soccorrere la povera Tam caduta dagli scogli.
Quello che pare un romanzo di formazione su un’estate inaspettata, piano piano diventa anche un romanzo sulla cura delle persone e dei luoghi. Succedono incendi improvvisi, la dottoressa denuncia il degrado sanitario, l’orizzonte del libro si annuvola piano piano.
Come si riuscirà a comprendere la realtà dell’isola? Come si capirà cosa è successo?
Guardando. Osservando, magari attraverso un obiettivo.
Il primo aspetto interessante del libro è il lavoro sulle immagini. Le fotografie di Tappari non sono mero strumento al servizio delle parole di Carminati (tutti i loro libri precedenti si basano sulla fusione creativa di parole e foto), ma aprono all’esplorazione del mondo.
La mamma delle tre ragazze dipinge tutto il giorno: osserva, prepara i colori, disegna. Glauco fotografa. Sal legge fumetti che del rapporto simbiotico e creativo con le parole sono i capostipiti. Le domande che nascono dalle inquadrature, siano esse quelle di Tappari o quelle dei personaggi del libro, sono tante e profonde: cosa vuol dire rappresentare una porzione di realtà? Quanto cambia la percezione della realtà? La fotografia è solo una rappresentazione? Quanto posso cambiare osservando attraverso un mirino?
Le fotografie lavorano su un doppio binario (come la nuotata citata dei ragazzi!): arricchendo la trama del libro facendo immaginare luoghi, suoni, profumi, ma anche aprendo il testo a mille significati.
Le fotografie a inizio capitolo allargano le possibilità della scrittura, arrivano dove le parole finiscono, o forse cominciano dando loro possibilità di dire.
Il secondo aspetto che ho molto amato del libro è quello della lentezza. Non c’è un’esatta collocazione temporale nel libro, ma riconosco gli anni della mia giovinezza, gli anni ’80. Le foto di Glauco sono su pellicola, niente telefoni. Le giornate sono scandite da routine lente. Le fotografie non le vedi subito e per non sprecare pellicola, prima di scattare, ci pensi bene, poi le mandi a sviluppare e tornano giorni dopo. La fotografia analogica offriva uno spazio più lento nel suo rapporto con la realtà.
Alla questa lentezza si aggiunge il fascino travolgente delle isole, soprattutto quelle piccole, in cui la natura talvolta decide al posto nostro. Se c’è mare mosso, tutto si ferma: non sbarcano turisti, non c’è acqua, non puoi andartene.
Anche di questo parla il libro, del sottile confine tra noi e la natura, dell’imparare ad accogliere ciò che offre e, se non lo trovi, a cercarlo, perché da qualche parte un dono c’è.
Ultime due considerazioni.
La prima è che il personaggio della dottoressa Angela è ispirato alla storia vera della dottoressa Caterina Arena che nel 1975 aveva segnalato le scarse condizioni igieniche dei serbatoi comunali di Salina, motivo per cui era stata sollevata dall’incarico.
La seconda riguarda la parte finale del romanzo, intitolata Album di fototraduzioni. È un gioco nel gioco. Io l’ho vissuto come un regalo al lettore e poi ho pensato che Glauco esiste.
Valentina
Mare mosso di Chiara Carminati e Massimiliano Tappari, Mondadori




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