lunedì 4 maggio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

MORIR DAL RIDERE 

Alla fine mangerò anche te, David Duff, Marianna Coppo 
(trad. Alessandro Zontini) 
Il Castoro 2026 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"E' proprio un bel giorno per essere vivi, vero Frank? 
Il migliore. 
SPLAT! 
Ehi, perché l'hai fatto? 
Scusa, non ho visto il tuo amico. 
Dovresti guardare dove vai. 
Mi spiace, lascia che mi faccia perdonare. 
Non importa. 
Ho delle cose da fare. 
STRISCIA STRISCIA 
Io e gli altri vermi lo mangeremo più tardi. 
Lo mangerete? 
Sì, te l'ho detto. Hai le nuvole nelle orecchie, lassù?" 

Conversazione a tre: un verme, un brachiosauro, il lettore/trice. 
Fino a poco fa cadeva una bella pioggerella, ragione per la quale i due vermi si compiacevano della situazione. Poi, la tragedia, così all'improvviso: il verme, Frank, perde il suo amico, che viene schiacciato inavvertitamente da un brachiosauro. I due, nonostante la differenza di dimensioni, dialogano: Frank è molto seccato e il dinosauro è molto contrito. Ma il verme ha una certezza: quel dinosauro sarà comunque mangiato dai vermi, e non tra molto, e non succederà il contrario, perché il brachiosauro è erbivoro... 
A parte questo battibecco tra i due, il verme chiarisce anche al lettore/trice, stupito, che saranno i vermi a mangiarsi il brachiosauro, e che anche per lui la fine sarà la stessa. E lapidario afferma: alla fine mangerò anche te. 
Non sono forse i vermi quelli che durante il ciclo della vita si occupano dell'ultimo stadio, e facendolo si rivelano degli ottimi rigeneratori? Non sono forse loro quelli che nella terra si nutrono di ciò che è in decomposizione, per poi trasformarlo in nuovi nutrienti fondamentali e necessari per la crescita e la moltiplicazione nel mondo vegetale (e quindi animale)? 
Tutto molto vero, ma resta un debito di riconoscenza che va onorato. E il brachiosauro non si sottrae, salvo un brevissimo momento di défaillance, fatale, ma non per Frank... 

Che il verme sia da sempre un animale sotto osservazione da parte dei bambini è fatto noto. Ed è forse per questo che trova un suo spazio onorevolissimo nelle letture per l'infanzia. 
Nel 2021 usciva La sfortunata vita dei vermi. Trattato abbastanza breve di storia naturale, più di duecento pagine di ironia e scienza che coabitano felicemente nel libro rosa di Noemi Vola (Corraini 2021). 
E adesso succede qualcosa di molto simile. 
Il formato non è quello enciclopedico, ma qui come lì, adesso come allora, è fatta salva la convivenza tra sense of humor e scienza. 


Il libro, pubblicato ovunque da editori di rango: dalla Cina al Portogallo, dall'Olanda agli States, è già un oggetto di culto. 
Tralasciamo l'aspetto più scientifico della faccenda e invece concentriamoci sul gusto sottilmente macabro che attraversa l'intera storia. D'altronde, visto che di morte e soprattutto di post mortem si parla, non poteva essere diversamente, se ci si vuole 'scherzare' un po' su. 
Tutto comincia con uno spiacevole incidente e con un primo morto. Il verme non piange la scomparsa dell'amico, ma al contrario, con una velata nota di cinismo, se ne serve per 'lavorare' sui sensi di colpa del dinosauro. 
Una volta spiegato al ragazzone che l'aver schiacciato un verme implica un peggior funzionamento dell'intero sistema, lo convince a sdebitarsi, montando di guardia per difenderlo da un predatore seriale di vermi: un uccello. 



Con una serie di esilaranti teatrini tra i due, si arriva al nocciolo della questione che finora è stato solo latente: il brutto presentimento che il verme nutre nei confronti del dinosauro... 


Questo modo di raccontare, che mi pare la cifra di David Duff, trova una sua perfetta eco nei disegni di Marianna Coppo e nel design  di Orith Kolodny che si allineano fin da subito a quel tono così ironico e sempre un po' nero. I dialoghi sono costruiti in modo essenziale: neretti, corsivi e poco altro. Accelera con pagine suddivise in sequenze di piccole tavole, che ricordano il ritmo del fumetto classico, per poi riprendere fiato in tavole doppie, zooma sulle espressioni, cambia prospettive, ma soprattutto riempie i suoi disegni minimali di una miriade di dettagli che, individuati, fanno "morir" dal ridere. 

Carla

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