domenica 14 giugno 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DIRLO E' IMPORTANTE

No
, Paula Carbonell, Isidro Ferrer (trad. Laura Costa)
Kite edizioni 2026 


ILLUSTRATI
 
"Io e mio fratello siamo andati a scuola. 
Il mio amico non è arrivato. 
La maestra ci ha detto di tornare a casa. 
Non l’abbiamo trovata. 
Siamo andati a giocare al parco. 
La mamma ci ha trovato e ci ha riempito di baci. 
Mamma ha detto che avremmo giocato a nascondino e a cercare papà." 

I due bambini hanno davanti a loro un buco. Ci guardano dentro, ma è troppo piccolo per nascondere qualcuno, ma non per infilarci le gambe a penzoloni. Il gioco sembra non voler finire, ma nel frattempo il buco si allarga, tanto da poterci infilare una scala dentro e scendere in profondità. I grandi botti non fanno dormire la madre. Poi arriva anche la fame e la sete. E quando suonano le sirene, mamma li porta al ristorante e allora si mangia. Quando il fratello si ammala, per lui non c'è l'ospedale. Ma il papà alla fine li ha ritrovati. Ma sul treno che volevano prendere non ci sono mai saliti: non glielo hanno permesso. Niente viaggio per andare a casa dalla zia, e intanto il buco si allarga sempre di più e ricomincia il nascondino e anche la fame. Il padre impreca quando vede suo figlio sdraiato, immobile. Pare che dorma... 

"Dirlo è importante." 
Queste le uniche tre parole che si leggono in quarta di copertina. E che danno il senso al titolo, fatto di sole due lettere, ma anche alla frase finale che chiude il libro. 
Da questa prospettiva tutto va letto. 
Quello che accade tra la copertina e il retro è un gelido elenco di fatti. A metterli in fila è la voce di una bambina a cui questi fatti accadono. Lei è con suo fratello - e solo loro due compaiono nelle immagini di Ferrer. Ma anche il loro padre e la loro madre sono lì intorno. Ciascuno dei fatti che la bambina constata ha a che fare con il medesimo contesto, fino a quel momento taciuto, la guerra. Tutto parla di lei, o meglio di quello che lei si porta dietro, ma la parola per chiamarla in primo piano, arriva davvero un momento prima di chiudere il libro. 
Che Paula Carbonell abbia un talento raro nell'usare le parole, credo non vada dimostrato: è un fatto. E che Isidro Ferrer sia un genio assoluto, tanto meno. 
Qui hanno unito i loro magnifici pensieri per creare un libro straordinario. E, in qualche misura, unico. Uno scenario che ha tridimensionalità non solo nelle immagini, nei corpi che lo attraversano, ma anche nelle parole. E tanto le une quanto le altre sono lì - veri e propri corpi, volumi con molto peso, eppure entrambe asciugate di ogni concessione al superfluo. 
Riuscire a costruire comunque una narrazione esclusivamente attraverso un mero elenco di situazioni che guidano il pensiero come frecce verso il bersaglio finale, la dannata guerra, è uno dei valori di questo libro. E per di più farlo, muovendosi tra la concretezza delle situazioni e nello stesso tempo essere così simbolica ed emblematica da diventare universale. Insomma in questo libro si tocca il nocciolo più profondo che tiene insieme ogni guerra, che è uguale, ma tragicamente anche un po' diversa dalle altre. Altrettanto iconico è Isidro Ferrer che, come spesso accade nei libri che illustra, costruisce nel senso più letterale del termine, degli autentici scenari in cui fa muovere i suoi personaggi. E solo con il legno. Come altrettanto spesso accade, sceglie elementi formali che trasforma di immagine in immagine: qui una scala e un buco. Entrambi si modificano in modo plastico nel seguire il senso del testo. La scala si rompe, diventa barella, gioco di parco, tavola, binario percorso per entrare nel buco. E il buco, giorno dopo giorno, si allarga al pari del suo significato simbolico. 
Sul fondo, dopo una quinta che allude a un palazzo cittadino (la scala intanto si fa verticale e poi orizzontale), nel parco giochi diventa un intreccio di tavole di legno modellate a creare l'effetto di un boschetto ombroso. E poi diventa interno spoglio, quindi portico di una stazione e poi di nuovo angusta e geometrica scansione di uno spazio interno.
Intorno al buco si muovono i due bambini. Anche loro ridotti ai minimi termini, lei vestitino a quadretti marrone, lui pantaloni neri corti e maglietta bianca. Niente occhi o bocche, niente braccia, insomma nulla che possa alludere a una troppo facile espressività. Le loro posture sono essenziali, ma piene di pathos, a dare ancora più spessore a quel che si dice nel testo. Tra loro, testo e figura, e tra loro, il bambino e la bambina, esiste un dialogo ininterrotto. 
E poi c'è lei: la luce. Che, come sempre, percepiamo quasi inconsapevoli, ma che è il raffinato tocco, una sorta di carezza che Isidro Ferrer, particolarmente ispirato, appoggia con delicatezza sul grigio tetro della guerra, sfiorando i suoi scenari, i suoi sventurati bambini. 
Gran bel libro che arriva da una piccola, ma gagliarda casa editrice spagnola in una altrettanto piccola ma gagliarda casa editrice italiana. 

Carla 

Noterella al margine. Ha pubblicato più di 50 magnifici libri, è una icona vivente del design, è una delle migliori menti creative contemporanee e questo è il primo libro pubblicato in Italia di Isidro Ferrer... o tempora, o mores!

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