Il no è una delle parole più enigmatiche che esistano. Nega, esclude, chiude. Eppure due albi capitati nel mio raggio di attenzione in questa calda estate mi hanno fatto riflettere. Forse il no — e più in generale la negazione — può fare anche esattamente il contrario: aprire, evocare, lasciare spazio a quello che non c'è.
Il primo albo è un coloratissimo compendio di immagini organizzato sotto il cappello del titolo Hai mai pensato. È questa la storia di una ragazzina che passa in rassegna molte delle cose a cui non ha mai prestato attenzione: i tramonti mai visti, i sogni rimasti a metà, i minuti svaniti con il cambio dell’ora. L’albo è il tentativo di elencare quelle cose mai raggiunte dall’immaginazione, e l’estensione della disamina serve a conferire peso al fatto che la ragazzina non ha mai pensato a nessuna di queste cose perché impegnata a pensare a qualcuno – un innamorato, un amico - che è tutto il suo mondo.
Che siano i pennarelli vuoti che nessuno butta o le pagine mai lette dei libri lasciati a metà, le tavole danno forma e sostanza alla possibilità di immaginare quello che non è. Anche se nulla di quello che è stato elencato è mai stato davvero pensato, la capriola della doppia negazione finale assieme alle grandi dimensioni delle illustrazioni, il tratto energico, i colori materici, la loro stessa ridondanza costringono ad accorgersi di un luogo dell’immaginario difficile da evocare.
A rigor di logica, infatti, se tutto quello che è stato elencato non è mai stato pensato dalla protagonista, allora abbiamo avuto la possibilità di toccare quello che non è stato pensato, quello che non è stato visto, quello che non è stato immaginato.
Si tratta di un albo imperfetto, e mi permetto di definirlo così perché talvolta è proprio nelle narrazioni traballanti che riesce a scoccare quella scintilla imprevista che azioni narrative più organiche ed esaurienti rischierebbero di soffocare.
Se è vero che il registro non è centratissimo, è altrettanto lampante che il meccanismo utilizzato lascia il segno, aprendo la strada alla possibilità di concepire non tanto l’immaginabile, ma anche e soprattutto quello che non si sa nemmeno di poter immaginare, che si trova appena oltre il bordo delle cose già immaginate.
Il secondo albo prende forma attorno a un no di opposta natura, e si organizza in una narrazione più compiuta, quasi classica. In No, no e poi no il ragno racconta di non riuscire a dimenticare la rana. Gli capita di pensarla nei momenti più imprevisti, mentre si lava i denti, o fa colazione, o legge un libro. Ma non è tanto la rana a tornare, quanto i suoi infiniti, inspiegabili e imperscrutabili no. Siamo di fronte ad un accumulo di negazioni che si susseguono implacabili: quando piove la rana non vuole l’ombrello, non accetta l’offerta di calzini per i piedi infreddoliti, dice no al gelato e alla pizza. I suoi no sono misteriosi e sempre diversi, alcuni piccoli e tascabili, altri talmente grossi da dover essere trasportati con un montacarichi. Sono talmente tanti da occupare ogni spazio possibile e poi granitici, al punto da non poter essere trasformati in nient'altro.
Si intravede nelle illustrazioni giocose e dal tratto solo apparentemente infantile, la trasfigurazione di un’esperienza adulta, sublimata al punto da divenire una riflessione fruibile trasversalmente, così come l’autrice è solita fare. Quella che viene raccontata, infatti, è l’influenza persistente di una doppia assenza. La rana non c’è, ma quello che lei negava è ancora presente. I no della rana sono consistenti e ingombranti, i veri protagonisti della relazione con la rana. Il ragno li ha collezionati, accumulati, studiati e interpretati. Sono i suoi no a renderla indimenticabile. Attraversando le tavole si respira in pieno l’accumularsi di una tensione che, per quanto risieda nel passato, è pienamente presente, così come una scottatura pulsa a fior di pelle anche se il fuoco che l’ha provocata è spento.
In Hai mai pensato le cose che la protagonista non ha mai pensato sono visibili, ne abbiamo fatto esperienza diretta. A dispetto del sorriso con cui lei ci avverte di non averle mai pensate, è proprio il no che lei pronuncia a trasformarle in una rampa di lancio per l’immaginazione dei lettori. In No, no e poi no i no pronunciati dalla rana non perdono la loro natura ostativa. Serve una tempesta per decretare la fine della storia, un vento impetuoso capace di fare quello che serve: spazzare via tutte le negazioni inutili di rana per lasciare il ragno libero di volare sulle ali di una farfalla che il vento ha scaraventato nella ragnatela.
È bastato chiederle se voleva una pizza, e lei ha detto sì.
E abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo.
Giorgia
“Hai mai pensato”, Marco Fabbri, Chiara Nasi, Lavieri 2026
“No, no e no”, Noemi Vola, Corraini 2024







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