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mercoledì 17 giugno 2026

UNO SGUARDO DEL PONTE (libri a confronto)

CATALOGARE IL MONDO 


Di animali è pieno il mondo e di libri sugli animali è pieno il mondo editoriale. 
Gli animali da sempre interessano bambini e bambine di tutte le età: fin da piccolissimi a noi adulti spesso viene questa spasmodica voglia di far loro imparare i versi degli animali, attività a cui i bambini si applicano con meraviglioso entusiasmo. Probabilmente la categoria animali, introduce ai piccoli la prima variabile forte sul mondo attinente a un insieme: animali ce ne sono tanti, ognuno si caratterizza dall’emissione di versi differenti, da luoghi differenti in cui vivono, da forme diverse, ecc. 
Un’altra tipologia di libri spesso usati fin dalla primissima infanzia sono i libri sui colori: i bambini intuiscono presto che anche questa categoria sta molto a cuore a noi adulti, vista la quantità di saggi a riguardo che proponiamo loro. 
La casa editrice Raum Italic decide di unire queste due graditissime categorie – animali e colori – in una collana monografica. 


Ogni piccolo libro si concentra su una selezione di animali che hanno in comune il colore a cui la monografia è dedicata. 
La collana, composta da 10 titoli,  è curata da quattro illustratrici: Halina Kirschner, Gerlinde Meyer, Nadine Prange e Katja Spitzer. 
Dei dieci, due titoli, ossia Il piccolo libro degli animali in bianco e nero e Il piccolo libro degli animali colorati, sono corali, delle quattro insieme. 
I primi cinque libri sono usciti nel marzo del 2024 (verdi, rosa, nero, blu e bianchi), gli altri cinque nel settembre dello stesso anno (bianchi e neri, grigi, rossi, gialli e colorati). 
I libri hanno delle caratteristiche comuni: sono piccoli, con estensione orizzontale, angoli arrotondati, in brossura, tutti con 32 pagine e 11 animali rappresentati. 
Anche all’interno si ritrovano delle parti comuni come per esempio l’introduzione, che si ripete per ogni volumetto e che accompagna i lettori verso la lettura del piccolo bestiario cromatico. Un’altra parte importantissima nel finale si ripete, ma non ne voglio parlare qui perché è davvero una scoperta divertente da fare confrontando i libri. 
Dopo l’introduzione, ogni volume affronta con un testo scorrevole le caratteristiche del colore a cui è dedicato il libro. Qui già affiora un aspetto interessante: il colore viene raccontato attraverso l’uso simbolico con cui le culture del mondo lo hanno trattato, fino a toccare alcuni aspetti della storia dell’arte che sono stati caratterizzati da una cromia piuttosto che da un’altra. Così facendo, i libri collocano giustamente anche l’animale umano all’interno della grande categoria degli animali, focalizzandosi sull’uso del colore da parte di questi strani bipedi. 


Una delle cose che mi diverte fare quando presento questa collana ai bambini è chiedere loro quanti animali rossi mi sanno elencare. Ora, chiaramente loro pur di vincere, cominciano a dire: la farfalla rossa, il pesce rosso. Oppure se chiedo il giallo: la farfalla gialla, il pesce giallo. Eh, ma non funziona così, perché ogni animale rappresentato nei libri ha un nome comune e un nome scientifico: all’interno della categoria animali cioè, quelli descritti sono animali molto specifici, che vivono, com’è scritto, in luoghi molto specifici. A queste informazioni i bambini reagiscono entusiasti, come quando a otto mesi riproducevano il verso della tigre. I testi sono sempre dettagliati e aprono a diverse curiosità sull’animale riferite al colore o allo stile di vita. 


Anche il fatto di aver scelto quattro diverse illustratrici è interessante. Ognuna di loro ha un tratto molto specifico, ma se le guardiamo tutte insieme, sfogliando i vari libri, è come se dialogassero l’una con l’altra; questo a dimostrazione della grande cura editoriale che l’editore Raum Italic ha posto nel progettare questa collana. 
 

Il mio animale preferito è naturalmente la pecora nera. Voi lo sapevate che in origine le pecore erano per la maggior parte di colore nero? Poi gli allevatori hanno capito che la lana bianca era più facile da tingere e così hanno selezionato solo le pecore bianche. Peccato che ogni tanto alla genetica piace scherzare e dunque eccola lì, la meravigliosa pecora nera che manda a monte tutti i piani! 
Questa cosa l’ho imparata da Il piccolo libro degli animali neri

Valentina 

Il piccolo libro degli animali colorati (collana),  di Halina Kirschner, Gerlinde Meyer, Nadine Prange e Katja Spitzer, ed. Raum Italic, 2024


lunedì 23 marzo 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL SABATO NEL VILLAGGIO

Piedras Negras
, María José Ferrada, Pep Carrió
(trad. Giuseppe Sofo) 
Raum Italic 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA 

"Pedro 
 quello del bar 

Era il proprietario del bar. 
Originario di Santes e annoiato dalla vita, aveva chiesto all'autista di lasciarlo all'ultima fermata del tragitto. E del mondo, se possibile, E così era arrivato a Piedras Negras. In valigia aveva messo due abiti (che qui non gli sarebbero serviti a nulla), una foto di Estela (di cui non voleva ricordarsi) e una borsa con le mazzette di banconote che aveva ereditato dopo la morte di suo zio Rigoberto, farmacista, vedovo e senza figli. E anche un libro di Lesta de Lemito. 
La distanza, come era prevedibile, non curò il mal d'amore...." 

La sua seconda opzione erano i superalcolici. 
Ed essendo lui uno molto generoso di indole, appena arrivato in paese invitò tutti a bere. L'ubriacatura generale durò parecchio. E quando finì, accadde quello che succede sempre in questi casi: tutti si volevano reciprocamente un gran bene: persino il prete, Efraín fu visto avvinghiarsi un po' troppo alla signora Fernández. 
Quando poi fu il momento di tornare a casa, Pedro si rese conto di due cose molto importanti. La prima: ora aveva un sacco di nuovi amici e la seconda: capì con molta chiarezza di avere una vera e propria vocazione per il bene comune. Entrambe le circostanze fecero sì che - con i pochi soldi rimasti dell'eredità - costruisse lui stesso un bar a Piedras Negras che chiamò Il tempo. 


Questa è la sua storia che si intreccia con quella del fantasma Rigoberto, del prete Efraín, di Gael il falegname, segretamente innamorato di Lina, la triste che la signora Pirita un tempo ascoltava con rassegnata pazienza. Ma adesso non più. 


Quarantadue pagine che racchiudono in sé un intero villaggio, ovvero i suoi abitanti. Si tratta di una ventina di ritratti, tra cui quello dei gemelli Marcos e Mateo e dei fratelli non gemelli, Igor e Juan che come obiettivo hanno solo quello di uccidere la loro sorella Pirita che gli ha fregato l'eredità della zia milionaria Esmeralda, con un pretesto che non sta in piedi. 
Questa ventina di ritratti sono stati scritti magistralmente da María José Ferrada, ascoltando le voci della ventina di facce di sasso che Pep Carrió ha composto nel tempo e che, un bel giorno, hanno cominciato a parlagli... 
Piedras Negras è un piccolo oggetto perfetto in ogni sua parte. 
Dalla bellezza del testo, alla bellezza delle figure, passando alla bellezza di come insieme queste due parti sono state composte per arrivare a una bella forma di libro. 
Sta in una tasca, lo si legge in un'ora e mezza senza avere mai voglia di alzare lo sguardo per pensare ad altro. Al contrario, la cosa che succede è proprio quella di pensarci e ripensarci in continuazione e di tessere legami, di cogliere nessi, di partecipare, seppure come testimoni muti, delle vite degli altri. Di quegli altri. E di godere di quello status mentale che solo la buona letteratura ti dà: farti essere lì, in mezzo a loro, in mezzo al racconto. 
Probabilmente l'alchimia che lo fa succedere sta proprio nell'idea di creare un micro mondo, una minuscola comunità che agisce in senso sociale. Una cellula dalle dimensioni talmente ridotte che la visione totale è possibile. Si conoscono i ventuno personaggi, si apprendono i loro ruoli all'interno del villaggio e quindi è quasi naturale seguirli, spiarli, nelle loro reciproche relazioni, nelle loro idiosincrasie, difetti o pregi. 
Di ognuno si conosce l'aspetto, attraverso la magnifica galleria di facce realizzate da quel genio di Carrió e anche i tratti principali del carattere, che - è ovvio - hanno una loro precisa corrispondenza fisionomica. Rigoberto, il fantasma del defunto farmacista, ha un volto scheletrico, così come i due gemelli si rassomigliano quasi come due gocce d'acqua. 


Lina ha il volto scavato dalle tristezze al contrario della rubizza panettiera Pola, donna che aveva la capacità di coniugare la saggezza popolare alla psicologia e all'attualità: insomma, una panettiera che sa i fatti di tutti e che li smercia insieme alle pagnotte di segale. 


Il prete Efraín è pallido, uno dei pochi sassi bianchi i cui occhi con grandi occhiaie grigie sovrastano un naso di sasso altrettanto slavato. 
Gran finale. Prima dei due sassi ritratto di Pep e María José, c'è quello dell'ultimo a entrare in scena: un outsider. Si tratta di Teodoro, il regista che, nel finale appunto, sta lì a tirare le fila di tutto. Lui, per professione, fa quel che sa fare, ossia mette tutti questi singoli personaggi assieme, li fa agire, ognuno nel proprio ruolo e, sotto un cielo con tutte le sue stelle quel che ne esce fuori è un film, che, tutti sono concordi, non "è niente male". 
Gran libro, davvero. 

Carla