venerdì 2 novembre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL MERAVIGLIOSO

Le fate formiche, Shin Sun - Mi
Topipittori 2018


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Una notte d'inverno.
Per tutto il giorno il bambino aveva avuto caldo. Poi freddo. Poi di nuovo caldo.
Aprì gli occhi, svegliato da un rumore lieve sotto il cuscino.
'Mamma?'
'Shhh! Non svegliarla'.
'Saremo noi a prenderci cura di te al posto suo'.
'Ma voi... chi siete?'"

Sono le fate formiche. Piccole, numerose, silenziose, eleganti e magiche si prendono cura di questo bambino, perché la sua mamma, seduta lì accanto, si è addormentata. È stanca di aver vegliato a lungo sulla sua febbre. E mentre lei, lentamente si sdraia, le fate formiche si adoperano perché lui prenda la medicina, e perché la mamma riposi finalmente. Loro la conoscono bene e da molto tempo, spiegano al piccolo. Dal giorno in cui lei, bambina, le vide per la prima volta e divenne loro amica, donando loro un piccolo anello.
Quello stesso anello che, ora che sono tornate, hanno portato in ricordo. Infilato al dito della mamma, ha il potere di riaccendere il lei l'infanzia trascorsa e, per incanto, tornare bambina e con il suo bambino e con le fate formiche giocare.

Dove ci sono le fate c'è incanto. E allora il tempo sospende il suo corso consueto, come in ogni fiaba che si rispetti, in attesa che gli eventi gli indichino la direzione da prendere.
Lo spazio, altrettanto sospeso, vibra e brulica di piccole meraviglie che accadono sotto gli occhi di un bambino appena sfebbrato. 



Le fate, piccole e bellissime, si muovono sicure entro l'indefinitezza di uno spazio quasi vuoto in cui, unici abitanti, sono una giovane mamma con il suo bambino e il suo gatto e unici oggetti che appaiono e scompaiono, una bacinella, un flacone di medicina, un cucchiaio, cuscini, coperte, uno scrigno e un anello.


Oggetto magico per eccellenza, l'anello ha il dono di trasformare la realtà.
Se a raccontare a parole tutto questo non si fa alcuna fatica, molto più difficile è rappresentarlo visivamente senza svelare allo sguardo il lato meraviglioso del racconto. È un gioco di prestigio. E quella che fino a un momento prima era una giovane donna ora è tornata bambina, attraverso l'impercettibile cambiamento di alcuni dettagli. 


Da qui in poi è il disegno, ora occupa l'intera pagina, a guidare la narrazione, a riempire i tanti silenzi del testo che tace ovviamente su un tempo che va e che, come passato, magicamente ritorna. E sempre al disegno sono affidate le piccole storie che accadono sullo sfondo del racconto principale e di cui il gatto rosso e le piccole fate sono protagonisti.
Il virtuosismo di aver immaginato una storia del genere parte da un altro virtuosismo: quello che qualifica le tavole che da anni Shin Sun - Mi realizza, popolandole di fate formiche. Come qui, agiscono ai margini della vita quotidiana delle persone, nelle loro case sono presenze costanti che, non viste, incidono a modo loro sulla realtà.
Lì e qui due temi a lei cari: la femminilità e la tradizione, raccontati attraverso gli occhi dell'infanzia e del ricordo.


Il virtuosismo si esprime dunque a diversi livelli: quello più evidente sta proprio nella composizione delle illustrazioni. Curatissime in ogni particolare: a partire dai bellissimi hanbok, gli abiti tradizionali coreani, che fa indossare a tutte le protagoniste femminili, come a voler ribadire un tempo 'fuori dal tempo'. Elegantissime, le fate formiche si muovono in assoluta naturalezza, circostanza che ce le rende familiari, nonostante il contesto così lontano.
Accanto a questa raffinatezza estrema, la firma-sigillo, ma in particolare il nodino del filo rotto che è un piccolissimo capolavoro di sensibilità applicata al disegno, c'è una ironia sottile sottile come quel filo lì riannodato. Nel piccolo oggetto che la madre ha vicino e poi tiene in mano prima di cedere al sonno (io credo di sapere cos'è), nel disegno del cuscino del bambino, in quelle labbra serrate del piccolo, in alcune goffate che fanno le fate. E ancora, secondo la migliore tradizione letteraria e illustrata di piccoli esserini che vivono nel mondo dei grandi, anche qui le fate riutilizzano in modo 'alternativo' gli oggetti di uso comune. 


Accanto alla raffinatezza e all'ironia c'è però anche un ulteriore elemento che deve essere ricordato: la sapienza nell'utilizzare l'albo illustrato - nei suoi confini del foglio, e nelle sue poche pagine a disposizione - come forma perfetta di un racconto. Dalle immagini chiuse in cornice che raccontano il presente, alla tavola a piena pagina che racconta il meraviglioso, alla sequenza che racconta la crescita, alle tavole che condividono lo spazio con il testo, laddove il dialogo diventa chiave di lettura imprescindibile (qui ho solo un dubbio che coltivo da un po'). Insomma una grande sapienza nella scansione del ritmo e del tempo di lettura. E a proposito del tempo, quello interno al racconto, è evidente la volontà di non cedere alla tentazione di chiudere la storia come se fosse un cerchio perfetto (per intenderci, nessun ritorno nella propria camera con la cena ancora calda, secondo il paradigma di Sendak...). Al contrario, lasciarla apertissima a ogni futuro possibile. Sfuggente.



Carla



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