lunedì 31 agosto 2020

OLTRE IL CONFINE (libri esteri)

BAMBINATE

Enfantillages, Gérard DuBois
Rouergue 2015

Was machen die Mädchen?, Nikolaus Heidelbach,
Beltz&Gelberg, 1993-2008


Was machen die Jungs?, Nikolaus Heidelbach,
Beltz&Gelberg, 1999-2008


Si parte da un'ovvietà: la distanza che esiste tra l'età adulta e l'infanzia costituisce una linea di demarcazione insuperabile.
Fisicamente e intellettualmente diverse, le due età parlano lingue differenti, hanno esigenze e, spesso, religioni distanti.
Eppure, nonostante questo confine invalicabile che le separa sono state progettate per essere prossime e addirittura dipendenti l'una dall'altra.
A parte la naturale (direi necessaria) cura che l'età adulta deve dimostrare nei confronti dell'infanzia almeno fino al momento in cui questa non sia in grado di far da sé, all'età adulta sono delegati moltissimi altri compiti, tra cui uno che si rivela primario e che si può riassumere in una parola: raccontare.
Gli adulti raccontano ai bambini e alle bambine storie vere e storie inventate. Se però si limitassero a parlare di sé, attraverso le loro storie vere e attraverso il mito e la fiaba (le loro storie inventate), non ci sarebbero grandi pericoli che invece nascono quando gli adulti decidono di 'sconfinare' e raccontano, il più delle volte inventando, storie di infanzia.
Va da sé che per farlo attingano, primariamente e nel migliore dei casi, a una loro idea di infanzia, maturata da adulti.
Questo non sarebbe un male in sé, tuttavia un brivido si avverte proprio nel momento in cui tra quell'idea di infanzia e l'infanzia vera e propria non ci sia alcun nesso, vuoi intellettuale, vuoi emotivo, ma solo proiezioni, più o meno oneste.
È necessario chiarire con una seconda ovvietà: c'è ottima letteratura che racconta l'infanzia. Ciò nonostante, parafrasando Nodelman, l'adulto nascosto è spesso lì in agguato.
Non è questo il luogo, né il tempo di ragionare sulla questione in termini generali, tuttavia mi si conceda, in tutta la sua parzialità, di rivolgere lo sguardo a due autori di cui apprezzo il talento e l'onestà intellettuale nel racconto che fanno di bambini e bambine.
Cinque anni fa, in modo del tutto indebito e arbitrario sedevo a una tavola rotonda per discutere di cosa sia un bambino. Un bambino, letterario.
E ora Heidelbach e DuBois, messi a confronto in due (in verità tre) libri sull'argomento, mi danno modo di tornarci su, in modo figurativamente più puntuale.
In realtà se ci si occupa di letteratura per l'infanzia, l'argomento è sempre piuttosto presente. Ma tant'è.
Cercando di riassumere al massimo, mi sembra di poter dire che i caratteri peculiari che entrambi ascrivono alla loro idea di infanzia (e che modestamente coincidono con i miei) siano : il mistero, certa ruvidezza di rapporto con gli adulti, la capacità di organizzarsi in autonomia, l'assenza di perfezione (non sono belli, non sono educati, non sono buoni, non sono gentili, non sono lisci, non sono comodi).
Lascerei alle immagini e ai brevi testi che le accompagnano il compito di accendere l'interesse e la curiosità. E possibilmente, le riflessioni.
Il mio contributo si esaurisce nella scelta e nell'abbinamento delle figure dei due libri e nell'aver ordinato il tutto per elementi caratterizzanti.

IL MISTERO

1)
Dieter verreist

 

2)
Flora schläft gut

 3)

Zeralda findet den Flugplatz

LA RUVIDEZZA

1)
Alfred wartet auf seinen Papa
2)
Gerd denkt nach
3)

Volker isst mit seinen Eltern




L'AUTONOMIA

1)
Charles macht ein Geschäft
2)
Igor hat Hunger
3)

Irmgard möchte nicht gestört werden


LE IMPERFEZIONI

1)
Walter macht Urlaub

2)
Ortrun spielt Minigolf

3)
Martin und Moritz langweilen sich

4)


Sybille friert
Carla

Noterella al margine. Dei due libri di Heidelbach esiste un'edizione italiana, pubblicata da Donzelli.



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