La visita, Núria Figueras, Anna Font (trad. Francesco Ferrucci)
Kalandraka 2023
ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
"La piccola volpe rimase sola nella tana. Fuori stava calando il buio, ma si sentivano ancora il baccano delle taccole e gli schiamazzi dei passeri.
All'improvviso bussarono alla porta. Toc, toc, toc.
- Chi è? - chiese la volpe.
- Sono il Silenzio. -rispose una voce.
- Vattene! la mamma mi ha detto di non aprire a nessuno.
- Mi io non sono nessuno. Sono semplicemente il Silenzio.
La volpe ci pensò per un po'."
E poi ha aperto. Quello che si trova davanti e alto e grosso e la guarda dritta negli occhi.
Entra nella tana e fa la cosa che fa il silenzio: si espande. La piccola volpe si è naturalmente pentita, ma ormai il Silenzio è dentro e la tana e quindi bisogna farci i conti. "Merenda?" propone, pensando che se il Silenzio ha la pancia piena, non avrà voglia di mangiare lei...
Non sembra pericoloso. "Balliamo?" è la seconda proposta della piccola volpe.
Ma - è ovvio - che se mette la musica lui sparirà. Ma come si balla senza musica? Si può fare, si può fare... Da quando lui è nella tana, tutti i rumori consueti sono spariti dalle orecchie della volpe, uno solo è rimasto: la voce dei suoi pensieri.
Dai, non è poi così male... anzi è addirittura bello acciambellarsi nel Silenzio e addormentarsi...
Illustrare una cosa che non è visibile, come lo è il Silenzio, non è una sfida da poco.
Piuttosto rara è la situazione: pensiamo al vento che è stato la sfida di Fabian Negrin, o il vuoto che è stata quella di Catarina Sobral.
E di questo libro, sono proprio le due sfide che contiene che mi hanno colpito: provare a parlare del silenzio e provare a disegnarlo.
Anche la Giuria del premio di Compostela deve averlo notato e lo ha premiato nel 2023.
Anna Font si è inventata una figurona - il testo lo dice chiaro: il silenzio era alto e grosso. Ma è riuscita a renderla contemporaneamente enorme ed evanescente. Un profilo di matita bianca, tondo, e grande quanto la pagina intera capace di espandersi anche in quelle doppie, occupandole quasi per intero. Proprio come uno potrebbe figurarsi il silenzio. Un 'qualcosa' o un 'qualcuno' che entra in un luogo e lo riempie, ma non si mostra.
La trasparenza riguardo allo spazio che occupa è lì sotto lo sguardo della volpacchiotta e di noi lettori.
Se da un lato il testo in sé non mi è parso particolarmente brillante, dall'altro l'idea di parlare ai più piccoli di una cosa che con la pervicacia tipica del mondo adulto viene tenuta a distanza, come se fosse il demonio, mi è sembrata una bella sfida.
E a questo 'demonio' mi ha fatto pensare sabato mattina Chandra Candiani.
Parlando dei messaggeri celesti - la vecchiaia, la malattia, la morte e la via che i primi tre fanno per arrivare a noi - argomento del suo ultimo libro - alla domanda di Cimatti su cosa ci tenga istintivamente lontani da loro, Candiani ha risposto con la sua adamantina chiarezza: il troppo pieno. Che porta come conseguenza a uno degli spauracchi più spaventosi del nostro mondo: il vuoto e il silenzio.
Ed ecco che il cerchio si chiude.
Percepire e accettare tanto il vuoto, potremmo anche aggiungere la noia, quanto il silenzio non è affatto una condizione scomoda, o peggio deprecabile. Al contrario dovrebbe essere considerata in qualche modo necessaria per poter permettere ai nostri pensieri di essere accoglienti nei confronti di quello che arriva.
E invece no. Riempiamo di suoni, più o meno gradevoli, più o meno ascoltati, di sicuro distraenti, riempiamo di immagini, più o meno gradevoli, più o meno guardate, di sicuro distraenti, riempiamo di cose da fare, di azioni e attività, dal nuoto alla ceramica a quattro mani, la vita dei più piccoli, ma anche la nostra ben inteso, e non gli/ci permettiamo di potersi/ci annoiare o peggio ancora non gli/ci lasciamo nessuna possibilità di imparare a stare 'in pace' con un po' di silenzio intorno.
Ragionare con loro, e anche con noi stessi, dello stare in silenzio a non fare, e magari addirittura istigarli a pretendere che questa anomalia nei confronti della consueta frenesia accada nelle loro giovani esistenze già 'troppo piene', potrebbe essere un atto rivoluzionario.
Potrebbe.
Carla
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