TIPI DA PISCINA
Iperborea 2026
NARRATIVA ILLUSTRATA PER GRANDI (dai 12 anni)
"Cosa vuoi
Da me
Cioè cosa vuoi da me?
Niente.
Mi annoio. Mi annoio a morte. Che poi è inevitabile se stai sempre chiusa in casa e non succede niente, no?
Allora esci
Lo farei subito se potessi.
Te lo assicuro. Immediatamente, se mi lasciassero.
Stare in punizione durante le vacanze
dovrebbe essere vietato dalla legge,
non credi?
Sei a casa anche tu, vero?
Cosa te lo fa pensare?
Perché non sei un tipo da piscina..."
Dialogo tra due vecchi compagni delle elementari, Ava e Juri, che si 'reincontrano' dopo anni di silenzio reciproco, chattando al telefono.
Ava è in punizione, segregata in casa; digita sul suo cellulare un numero di telefono scritto su un foglietto. Sotto il numero, un nome: Juri.
Lei solo vocali, lui solo messaggi scritti. Cominciano a chiacchierare: Ava, che al carnevale della quarta, sua madre l'aveva obbligata a mascherarsi da pappagallina, detta quindi Uccello pazzo, è tutta energia, sempre un po' sopra le righe e incapace di fare a meno degli altri, non conosce l'arte del dubbio, apparentemente. Passa il suo tempo a fare, fare fare. E' in perenne movimento. A parte adesso che è chiusa nella sua camera, punita.
Juri - che in quarta si era mascherato da astronauta - è il suo esatto opposto: un ragazzino pieno di paure (sono settimane che non mette piede a scuola), ama la solitudine, ed esclusivamente nella sua camera, dove si trova ora, si sente al sicuro. Scappa dal resto del mondo perché ambisce al silenzio intorno. Passa il suo tempo a piegare la carta facendo origami e a ragionare ragionare ragionare e nel frattempo coltiva molti dubbi.
Cosa avranno mai da dirsi questi due, per giorni e spesso anche serate intere?
Eppure.
Architettura leggera, direi quasi invisibile, ma solidissima e perfetta.
Viste le due clausure, si potrebbe usare anche in senso metaforico il termine di gabbia di impaginazione studiata alla perfezione.
Funziona così: nella pagina di sinistra i vocali di Ava. Nella pagina di destra i messaggi digitati da Juri. In tutta l'aria che c'è intorno alle due griglie di testo fluttuano, si infilano, si insinuano, si appendono, si appoggiano, si fanno largo i disegni di Sarah Maus che sono una storia nella storia: imprescindibili e magnifici.
Sono parecchie le qualità di questo libro, oltre al robusto scheletro che la tiene su.
La prima consiste proprio nel ritmo che uno scambio di messaggi presuppone.
E calza a perfezione la scelta che uno scriva e l'altra parli: sono utili specchi per descrivere quei due, Ava e Juri.
L'immediatezza di comunicazione - tutt'al più stemperata dagli sporadici silenzi dell'uno e dell'altra che altro non sono che prese di distanza, pause di riflessione - li rende immediatamente tridimensionali. Si impara a conoscerli, oserei dire a vederli e quindi a riconoscerli, attraverso quello che si dicono, ma anche molto attraverso il modo in cui se lo dicono.
E ancora. I dettagli.
Ce ne sono disseminati moltissimi, anche a livello figurativo. Davvero un lavoro così acuto e profondo da parte di Sarah Maus accanto a quello altrettanto raffinato dell'altra Sara. Penso per esempio, alla scelta dei loro costumi di carnevale... Tutto prende senso.
Impercettibili a chi lo leggesse in modo distratto, ma altrimenti veri faretti luminosi (come quelli delle piste di atterraggio per gli aerei).
E poi. Chiunque di noi usi le chat in modo efficace, ossia per fare arrivare chiaro e forte il proprio pensiero, le sa usare, dosare, calibrare: un maiuscolo qui, un a capo lì hanno la stessa efficacia di un tono sotto nella voce o di un'improvvisa accelerazione nel parlato.
A parte tutto questo - e dico un'ovvietà, ossia che la forma sia latrice di contenuto - narrativamente parlando sono bellissimi quei due e sono bellissimi nel loro reciproco venirsi incontro.
Lo fanno lentamente - hanno paure diverse, ma sono entrambi cauti nei confronti dell'altro - quasi inconsapevoli di quello che stanno mettendo in piedi insieme: una profonda amicizia, intima, sincera.
A tenerli insieme ci sono le loro reciproche fragilità e paure, le loro esigue robustezze. Quei due si fanno forza a vicenda, senza per questo essere accudenti o mielosi, o patetici.
Al contrario, sono schietti, talvolta ruvidi, reticenti il giusto, ma maledettamente veri, nel loro darsi una mano, nel farsi coraggio prima del grande tuffo nel vuoto.
E anche prima della capriola finale...
Ora, parlare di assoluta autenticità nel regno della finzione è come mettere una medaglia d'oro intorno al collo di chi ha concepito così bene questo libro. E non sono certo la prima ad averlo fatto e spero nemmeno l'ultima.
Evviva, un altro raro libro necessario.
Carla





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