venerdì 22 maggio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DON'T HOPE, COPE!*

L'attesa, Federica Ortolan, Cecilia Ferri 
Kite Edizioni 2026 


ILLUSTRATI 

"Da un po' di tempo si sentiva stanca. 
Delle cose, del vento, dell'autunno, delle cicale, dei ricordi. E anche delle persone. 
Decise che l'avrebbe semplicemente aspettata. 
La casa era confortevole. 
Non le mancava niente. 
Avrebbe continuato a fare le cose di sempre che però adesso erano diventate un'altra cosa. 
Nell'attesa ogni mattina, si legava il grembiule dietro la schiena." 

Lei lo sapeva da sempre, lo aveva sentito nelle storie, nei racconti e persino nelle filastrocche, che un giorno Lei avrebbe bussato alla sua porta e lei si sarebbe alzata e le avrebbe aperto e le avrebbe detto: eccomi. Era una cosa che sapevano tutti: rimane giusto il tempo che serve per organizzare la partenza all'ora che solo Lei conosce e poi si va... 
Il giorno successivo qualcuno effettivamente bussa alla porta, ma è una bambina a cui è caduto il pallone nel giardino. E il giorno dopo ancora è lo spazzacamino che le libera la canna della stufa, poi la vicina di casa in cerca di un fiore di calicantus. E così accade che giorno dopo giorno, il tempo passato ad aspettare diventa sempre meno, mentre le sue giornate si riempiono sempre di più di altre cose da fare. Fino al giorno in cui a bussare è una intera compagnia di saltimbanchi... 

In perfetto stile Kite, questo libro parla a diverse generazioni di lettori. Non mi pare adattissimo per essere letto in una scuola dell'infanzia, ma molto di più a gente già cresciutella e ancora di più a gente con un bel po' di anni dietro le spalle. 


Federica Ortolan e Cecilia Ferri costruiscono un albo illustrato secondo i canoni dell'ortodossia, ma lo offrono a un pubblico differente da quello consueto. Di nuovo, in perfetto stile Kite. 
La questione che L'attesa solleva riguarda tutti coloro che si sentono stanchi. 
E la stanchezza, si badi, non è solo un fatto di fatica fisica che si accumula e fiacca le forze, ma ha anche parecchio a che fare con la noia, con la scontentezza, l'insoddisfazione, l'abulia, la mancanza di motivi per muoversi e fare. Sono stanco, non mi va. Non fa per me. Lascio perdere... 
E allora quel che viene spontaneo fare è proprio il suo contrario: non fare. 
Facciamo finta che il lettore abbia più o meno 66 anni. 
Non sarà difficile per lui sentirsi in armonia con la protagonista, che - seduta sulla sua poltrona - non fa altro che pensare alla sua fine: Lei busserà presto alla porta e da parte sua non potrà fare altro che seguirla, perché è così che da sempre è andata. Sedersi lì ad aspettare che qualcuno bussi e ti porti via. Finire, andarsene, morire. E nel frattempo che aspetti, smetti di fare, di interessarti, di appassionarti, di emozionarti. Sei lì, come la protagonista, tutta concentrata ad aspettare il toc toc alla porta, il tuo momento. 
Però però, nonostante tutto, nonostante l'ineludibile destino, e nonostante la stanchezza quel grembiule ogni mattina ancora se lo lega dietro la schiena... E alle sorprese che dietro la porta si nascondono, reagisce.
Facciamo finta che il lettore abbia invece più o meno 16 anni. 
Non sarà difficile per lui sentirsi in armonia con la protagonista, che - pensa che stare seduta sulla sua poltrona sia la cosa da fare - non fa altro che affondare nella sua abulia: se ne sta lì a non fare niente perché non riesce proprio ad averne voglia, non è capace di interessarsi, di appassionarsi, di emozionarsi. E allora anche a 16 anni capita che si stia lì, come la protagonista, ad aspettare che qualcosa cambi: in attesa che il primo passo sia qualcun altro a farlo. E allora, se anche così fosse, perché non andargli dietro, a quel passo?


Bene. Tanto a 66 quanto a 16 forse varrebbe la pena di riflettere su questo apologo. E magari prendere in considerazione il suggerimento velato, una cosa semplice semplice vivere e non sopravvivere. Ogni mattina prendere l'abitudine di alzarsi e poi legarsi un vero - o metaforico - grembiule dietro la schiena e cominciare a fare: studiare, stendere il bucato, andare a lavorare, dare l'acqua alle piante, fare il pane, e occuparsi un po' di gatti e cani e anche del resto mondo intorno... 

Carla

*Tomi Ungerer...

1 commento:

  1. Un albo che cercherò! Grazie Carla
    Ci sono momenti in cui la tentazione di stare fermi è aspettare é molto forte ma alzarsi e muoversi è coraggioso.

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