lunedì 31 agosto 2026

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

PEDALARE, PEDALARE, PEDALARE!

Ultimo!, Daniel Fehr, Mariagiulia Colace 
orecchio acerbo 2026 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni) 

"In ogni gara c’è un primo. Ma c’è anche il gruppo. Una lunga scia di corridori bravi, ma non bravi quanto il primo. Ma dietro il gruppo, proprio alla fine... c’è l’ultimo. 
In ogni gara deve esserci l’ultimo. Si chiama Maurizio. 
Quando sei l’ultimo, non puoi voltarti indietro e vedere lo sforzo nelle facce degli altri corridori. Non puoi vedere che tutti i corridori stanno lottando. Perfino il primo. 
Puoi vedere solo sederi. 
Natiche. Chiappe. Deretani. Didietro. Fondoschiena. Glutei. Dovenonbatteilsole. Chiamali come vuoi. 
È tutto ciò che puoi vedere." 

Maurizio non molla. Sempre a testa bassa continua a pedalare. Ma quando lo sforzo è così tanto e la testa così bassa, succede che Maurizio smette di vedere anche i sederi di quelli che ha davanti e addirittura smette di vedere qual è il percorso che hanno segnato per la gara. 
E allora invece di girare, capita che prosegua diritto e finisca giù lungo la discesa ripida e che si trovi a pedalare tra gli animali delle fattorie che incrocia, scombussola la parata del circo e porta scompiglio nell'orchestra, ma capita che ormai tutti stiano facendo il tifo per lui. E anche se ha ritrovato il gruppo di ciclisti in arrivo sul traguardo, ne continua a vedere solo i sederi, perché Maurizio anche questa volta non vince la gara. Nelle gare è vero che sempre ci deve essere un primo, ma è altrettanto sicuro che ci deve essere anche un ultimo. 
Però però però. È anche vero che, per raggiungere il proprio traguardo, l'importante è non mollare mai e prendere una strada, non per tutti sarà la stessa, e pedalare, pedalare, pedalare. Come ha fatto Maurizio.

Se non ricordo male, tutto questo è nato da Mariagiulia Colace che, un po' per caso, si trova a vedersi passare sotto il naso il Giro d'Italia. Da questo partono i suoi ragionamenti su quei due minuti di sforzo vero che lei legge sulle facce dei ciclisti, sul loro andare a testa bassa al massimo della potenza, su chi è in testa e chi invece è dietro e magari arranca... 
Poi arrivano i suoi pensieri e le sue chiacchiere con Daniel Fehr ed ecco che nasce Ultimo!: un libro che sta facendo la sua strada a testa bassa, che sta pedalando al meglio di sé per arrivare a un traguardo che, per un libro, è quello di essere ben fatto! 
Se si vuole continuare sulla metafora, si potrebbe aggiungere che tanto Fehr quanto Colace hanno dimostrato entrambi di avere "nelle gambe" una buona preparazione atletica che li sta portando, ovvero sta portando il libro Ultimo! fatto assieme, senza eccessivo sforzo dritto verso il proprio traguardo. 
"Nelle gambe" di Daniel Fehr c'è senz'altro la sua capacità di saper dosare le parole e anche di saperci giocare un bel po'. E in questo preciso caso ha saputo anche trovare la giusta leggerezza e l'equilibrio (che se vai in bici è tanta roba) per mettere sul bianco del foglio una grande verità. E soprattutto di averlo fatto, pedalando controcorrente. 


Insomma: nell'era della primazia a ogni costo affermare la bellezza e l'utilità che ci sono nell'arrivare dopo, non è cosa da poco. 
E ancora, suggerire la riflessione sul fatto che l'obiettivo da raggiungere non sia la vittoria su tutti gli altri a essere appagante, quanto piuttosto lo sia l'impegno massimo verso sé stessi nel soddisfare la propria coscienza, le proprie aspirazioni. 
"Nelle gambe" di Mariagiulia Colace c'è la condivisione di questo punto di vista, ma c'è anche tanta potenza del disegno che, spesso e volentieri, fa gesti atletici, addirittura acrobatici. 


Tra le poche, e giustamente vaghe, parole di Daniel Fehr lei si infila e si schiera al fianco dell'instancabile Maurizio e ne costruisce un ritratto affilato (un vero naso da ciclista che fende l'aria come una lama), come tutti i ciclisti hanno, e caparbio nel suo rossore, come tutti i ciclisti sono nel massimo dello sforzo, "riprende" dall'alto la gara come fosse un drone durante una telecronaca rai del Giro e, nel organizzargli un contesto in cui pedalare gagliardo e solo, si fa per dire, gli mette davanti popolose e animate fattorie perché lui le possa mettere a soqquadro, caricandosi in sella anche il fattore, gli affianca un pollo che peraltro già dal frontespizio e dalla pagina dei crediti sembra essere il suo alter ego... 


Gli organizza un attraversamento di orchestra con pick-up della giovane cornettista tra gli spartiti in volo, lo spedisce tra gli acrobati di un circo in parata che sulla sua bici improvvisano un numero da paura. Ma soprattutto lo rende felice, raggiante, accaldato e incredulo di tanto successo di pubblico, circondato dalla folla che lo acclama, mentre sul podio, ormai senza pubblico plaudente, ci sono i vincitori della gara! 


Lunga vita ai Daniel, alle Mariegiulie, ai Maurizi e ai polli! 

Carla

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