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venerdì 20 settembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

NON VEDERE NON ESSERE?

Il museo del niente, Steven Guarnaccia (trad. Eugenia Durante) 
Corraini Editore 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Ottavia e Otto vanno al museo. Vogliono visitarne uno dove non sono mai stati. 
Sono stati al Museo dei quadri grandissimi e al Museo delle invenzioni importantissime. 
Arrivano in una strada che non hanno mai visto. In fondo c'è una grande porta su cui c'è scritto... MUSEO DEL NIENTE. 
Entrano." 

Il Museo è pieno di niente. Vuoto, o per meglio dire, senza nessun oggetto esposto: solo bacheche vuote, piedistalli sgombri, oblò che si aprono nei muri al di là dei quali non c'è nessun oggetto. E, come se non bastasse, nessuno in giro. 
A mancare sono anche i colori. 
Le uniche cose che sembrano contenere qualcosa sono i cartelli che - seppure un po' sgrammaticati - indicano dove trovare il niente. Il fatto è che il niente è fatto di niente, per cui i cartelli stessi alludono a qualcosa che l'occhio non vede... 
Galleria delle sculture, detta Galleria Nisba, è piena di piedistalli che alludono a opere che con il nulla hanno molto a che fare: il busto del Milite Ignoto, La bolla scoppiata, senza contare le numerose bottigliette contenti l'aria di qui e di lì. 
Nella Sala di nessuno, fanno la conoscenza con l'Uomo invisibile, leggono il verso iniziale di una poesia di Emily Dickinson, Io sono nessuno. Tu chi sei? 
Il giro prosegue nella Libreria del nulla, dove fanno bella mostra di sé i libri di Calvino, di Sartre. Ma la visita si fa davvero interessante quando, nell'Ala zero, scoprono interessanti cose sullo zero. 
Anche la sala dei buchi non è male, anche se il pericoloso buco nero si risucchia il povero Otto. La sorella attraversa correndo la pinacoteca dove il bianco imperversa - da Melevich a Munari passando per Rauschenberg - e poi i due si ritrovano per finire insieme la visita nel bookshop del museo dove fa bella mostra un cartello che contiene una grande verità: se compri zero zero paghi! 
 

Steven Guarnaccia opta, ça va sans dire, per la versione pop della parola nulla, che per l'appunto è niente. E al niente ci gira intorno come nel Dopoguerra fece la famosa caramella alla menta che è conosciuta in tutto il mondo come "un buco con la menta intorno". 
Guarnaccia fa un po' la stessa cosa che fece all'epoca quel drago di George Harris e del suo staff. Harris, con l'intento di rendere necessaria una caramella (poi diventata di culto in UK) nell'immediato dopoguerra, ha semplicemente guardato le cose secondo una prospettiva diversa: è partito dal buco e poi ci ha messo la menta intorno. 
Da quel momento, nessuno ha più dimenticato le Polo. 


Ecco Guarnaccia anche qui fa la stessa cosa. D'altronde, il cambio di visuale sembra essere una delle tante magnifiche capacità che dimostra di avere. Per capirlo basta guardare i suoi libri per bambini più famosi qui da noi: quattro fiabe che vengono rivoltate letteralmente in nome della moda (Cenerentola e I vestiti nuovi dell'imperatore, e quali altre altrimenti?), dell'architettura (ovviamente, I tre porcellini) e del design (Riccioli d'oro che dell'arredamento della casa dei Tre orsi ha avuto molto da ridire). 
Qui la questione è ancora più scabrosa: il niente o il nulla non sono roba da poco, ovviamente. Lo stesso scultore Isamu Noguchi scrive che "qualcosa dovrebbe essere più niente del niente stesso." 
Guarnaccia non è certo il primo, nell'ambito dei libri per bambini, a riflettere sul concetto e a provare a metterlo davanti ai loro occhi: la cosa che lui fa però è costruirci una trama sottilissima che comunque sia almeno funzionale a tener su tutta l'interessante casistica da indagare e su cui ragionare. 
Tallec con Il re e il niente, al contrario gioca molto di più sul lato narrativo, e addirittura filosofico e sociologico, della questione. Bravo, lui, che così si toglie d'impaccio. 
Sta di fatto che entrambi devono ampiamente passeggiare nei territori dell'assurdo per poterne uscire fuori a testa alta. E soprattutto entrambi si scontrano con una realtà incontrovertibile: il Nulla in natura non esiste, se non, appunto, nell'ambito della pura teoria. 


Però, c'è un però. Guarnaccia, più che di niente, sembra voler parlare di assenza. 
Un po' la stessa cosa che hanno fatto due artisti - il loro nome Benandsebastian li tiene assieme- che nel 2014 allestiscono a Copenhagen un museo omonimo a quello di Steve Guarnaccia: The Museum of Nothing (museo che viene allestito di volta in volta in luoghi diversi accanto a musei "normali" con l'intento di riportare in equilibrio la dominanza della presenza rispetto a quella dell'assenza). 
Mission del loro museo: focalizzarsi sui vuoti tra opera d'arte, cornice, descrizione e rappresentazione, in modo da attivare le innumerevoli relazioni tra le cose e spingere i meccanismi fisici e linguistici usati per fissarle sul posto. 


Insomma, il loro obiettivo è quello di esporre la presenza dell'assenza: "Il lavoro di benandsebastian si interroga su come le lacune nella conoscenza plasmino l'identità e su come particolari assenze, ad esempio sotto forma di oggetti perduti, artefatti incompleti o narrazioni escluse, agiscano sull'immaginazione". 
Geniali architetti di formazione, ma soprattutto esploratori di pensiero puro. 
Non so se Guarnaccia conosca la loro arte e la teoria che c'è dietro, ma a me pare un fatto incontrovertibile che nel suo buffo libro le parti meglio riuscite non siano quelle che ruotano intorno al concetto del nulla, ma quelle che ragionano sullo zero, sul nessuno, sui buchi (la mia preferita), sulle mancanze, sulle assenze, appunto. 


Compresa quella della policromia (che peraltro Otto e Ottavia si portano dietro) o ancora sugli esiti artistici dell'invisibile, come per esempio L'aria di Parigi di Duchamp, che sul non vedere/non essere hanno giocato e illuso lo sguardo. 
Però, c'è un altro però. Su questa questione ultima del non vedere/non essere. 
Mettiamo il caso che un genitore illuminato, oltre ad aver letto Il Museo del niente abbia fatto leggere al suo bambino anche un libro che si intitola Ludwig e il rinoceronte.... 
E mettiamo che quello stesso bambino colleghi le due storie e l'idea che c'è dietro... 


Ecco che allora si sentirà forte e chiaro un ruminare di pensieri in quella piccola testa. Evviva!  

Carla 

Noterella al margine. A parte qualche piccola distrazione - qui e là (con l'accento) - e qualche imprecisione - i musei direi che hanno sale più che stanze e scaffali con libri dalle pagine vuote, resta un altro mistero che farà ruminare i pensieri dei ragazzini più attenti e curiosi (i miei preferiti): ma perché Ottavia ha sempre lo stesso vestitino pieno di zeri (o di O maiuscole?) mentre il fratello Otto cambia maglietta a ogni piè sospinto? 
I grandi che hanno avuto la felice occasione di incontrare Guarnaccia se lo spiegheranno, ma un bambino puntiglioso resta là ancora lì a ruminare...

mercoledì 3 luglio 2024

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

ALIENI O PIRATI? 

Penseremo mai abbastanza all’attività esplorativa a cui deve essere disposto il cervello bambino? Quanta la fiducia necessaria per avere a che fare con il mistero? Ci siamo passati tutti, eppure è sempre bene ricordare l’ebrezza che accompagna la rilevazione della quotidiana meraviglia, specie perché crescendo, poi, è proprio quest’ultima quella che si tende a dimenticare. 
Infanzia non è solo, (come etimologia vuole), quel lasso di tempo che si contraddistingue per l’incapacità di produrre favella, ma anche, in dimensione più ampia e metaforica, la condizione di chi non conosce i termini e la nominazione del contesto: tutti quelli che arrivano sono nuovi e ignari, di sé, degli altri, del mondo, e devono procedere con una attività di misurazione che a pensarci ha dell’inverosimile. 
I bambini ce la fanno sempre. Ma come? 


In Niente è impossibile per noi, Eva Lindström decide di porre l’attenzione sul concetto di estraneità e di spaesamento, tenendosi ben stretto quello limitrofo di assenza. Del resto quando si arriva in un posto nuovo è naturale avere nostalgia di quello che si è lasciato…


Il fatto esplicito è un trasloco. Opportunamente dotati di uno stretto cappuccio, i due bambini che atterrano nel nuovo quartiere non paiono affatto turbati da tutta la novità che si dispiega davanti ai loro passi. La attraversano ben sapendo di non appartenere del tutto a questo (nuovo) mondo e anzi, ricavano proprio da questa consapevolezza la baldanza necessaria per mantenersi imperturbabili. 
Accompagnati dal fedelissimo cane King, i due fratelli attraversano stanze disadorne, cortili desolati, accumuli di pacchi semiaperti, nella convinzione di essere comunque perfetti. Tuttavia, mentre si ambientano, mantengono l’occhio vigile per individuare in mezzo agli altri la figura del papà. Questo rapporto con l’assenza, nel giro di poche tavole, assume la dimensione del sentore istintivo che i bambini possono avere del sacro: l’appartenenza a qualcosa di più grande e trascendentale.


Interessantissimo in questo senso è il registro linguistico scelto, capace di restituire quel sottile nonsense, non privo di effetti comici e stranianti, a cui si può assistere ascoltando un bambino impegnato nella propria personale attività di catalogazione del mondo. Queste pagine sono capaci di restituire il turbamento che si prova al cospetto del mistero che riverbera, talvolta, negli spazi sconosciuti e imperscrutabili del pensiero bambino. Luoghi in cui è l’adulto a essere estraneo pur non capacitandosene mai… 


 In direzione opposta ma non contraria si muove l’albo di ATAK.
 

Il fatto: una banda di pirati si intrufola nel giardino di casa e fa accidentalmente esplodere un palloncino. L’esplosione mette tutto a soqquadro. Il piccolo protagonista si mette alla ricerca della causa del botto: noi lo inseguiamo. Le immagini la fanno da padrone: chiassose, particolareggiate e pullulanti; i colori sono sgargianti, il tratto energico e tumultuoso, senza imbarazzi. 


Nonostante le grandi dimensioni dell’albo (o forse proprio per questo?), fin dalla copertina si ha la sensazione di venire risucchiati in un vortice, di dover avvicinare il naso alla illustrazione per vedere meglio, più da vicino, sempre di più. È come se l’autore volesse paragonare l’attività conoscitiva a un indiscriminato atto predatorio: tutte le informazioni, i concetti sperimentati, nominati e acquisiti sono tesori inestimabili; la molteplicità degli elementi, il dinamico alternarsi delle e la generale sovrabbondanza suggeriscono che il tesoro stia proprio dappertutto!
 

La narrazione verbale è ridotta all’osso, affidata alle abbinate cardine che si ritrovano negli albi per la primissima infanzia: dentro/fuori, sopra/sotto, tutto/niente, qui/li. Concetti basilari, spesso attinenti alle primissime esplorazioni delle forze fisiche e naturali che governano il mondo e l’universo, ma resi via via più complessi, nell’albo come nella vita, dallo stratificarsi delle umane, normali e straordinarie esperienze quotidiane. Ma la storia è tutta nell’esperienza visiva e sperimentale. 
Se il mistero c’è, esso viene colto procedendo in direzione diametralmente opposta all’albo precedente, entrando, approfondendo, guardando meglio, quasi a sentire riecheggiare il Richard Feynman: non nuoce al mistero, saperne di più. 
E siccome per qualche attività di sintesi noi grandi ci siamo dimenticati di vedere, il triplice inseguimento pirati-bambino-lettore prosegue in un crescendo di tavole: la ricerca si fa esperienziale, è necessario cercare per trovare, riordinare gli elementi, svolgere moltiplicazioni, controllare l’esattezza di quanto dichiarato in precedenza. L’autore non solo rimanda alle pagine precedenti (e quanto è sovversivo, in un dispositivo sequenziale tutto volto a procedere dall’inizio alla fine?) ma anche spinge lo sguardo oltre il confine dell’albo, con innumerevoli citazioni legate alla letteratura per l’infanzia, alle favole della tradizione, ai supereroi, cartoni animati, arte, giocattoli; una vertigine di riconoscimento che, ben lungi da voler essere consolatoria, ha il potere di coinvolgere i lettori grandi e bambini in quella indefessa, salvifica attività di esplorazione capace di condurre alla meraviglia.  


Se ricordassimo bene come era, all’inizio, capiremmo quanto è ingenerosa l’idea che il dialogo con il mistero sia appannaggio degli adulti. Esso è un cascame dell’attività conoscitiva dell’essere umano, e in ognuno può prendere essenzialmente due strade. La prima sta adiacente al sentimento della nostalgia e ha l’urgenza di mantenere il contatto con l’alterità che ci precede e la sua assenza; l’altra, diametralmente opposta, scava nel minuscolo e scende nella profondità per condurre alla conoscenza. Ma com’è, come non è può capitare, e spesso succede, che le due strade opposte conducano entrambe nel medesimo posto.


Giorgia

“Niente è impossibile per noi”, Eva Lindström, (trad. Laura Cangemi), Camelozampa 2024 
“Pirati in giardino”, ATAK – Georg Barber, Orecchio Acerbo 2022 
“Il piacere di scoprire”, R.P. Feynman, (trad. Grazia Gilberti), Adelphi 2020 


mercoledì 19 luglio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UNA QUESTIONE DA NIENTE

Il re e il niente
, Olivier Tallec (trad. Maria Pia Secciani) 
Edizioni Clichy 2023 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Non gli mancava quasi niente: o meglio, gli mancava il Niente. Dove poteva trovare il Niente. 
 Gli era sempre stato detto che nei libri c'era tutto, quindi ci avrebbe trovato per forza anche il Niente. 
Ma ben presto si rese conto che nelle migliaia di libri in suo possesso c'era sempre qualcosa: un principe innamorato, diversi modi per riparare un disco volante in avaria o semplici ricette per un ottimo soufflé di patate. 
Quindi non era nella sua libreria che il Niente si nascondeva."

Continua la sua indagine il re collezionista di quasi tutto: con il microscopio, ma i piccoli microbi che intercetta sono pur qualcosa. E anche i peluzzi del suo cane sul regale tappetto rosso, anche dopo aver passato l'aspirapolvere, non scompaiono proprio tutti. E andare a osservare il deserto che è per definizione il luogo per eccellenza dove non c'è nulla, non serve a molto: c'è sempre un cactus di troppo che rovina la visuale vuota, si fa per dire, fino all'orizzonte. E il cielo? Men che meno: è pieno di stelle e aerei. 


Esasperato il re convoca amici e parenti, il medico e il buffone di corte e con tono regale pretende che loro gli forniscano la chiave per raggiungere il Niente. 
Imbarazzo generale. Si aggrappano a una fogliolina sperando che, dandole fuoco, lei produca finalmente il nulla. Ma no, ottengono un infinitesimale residuo di cenere... 
Il re è sfinito. Vorrebbe non fare niente e soprattutto non pensare a niente. Ci prova ed è lì che capisce che anche questo non è possibile. 
Però però però forse una soluzione ci sarebbe... magari non assoluta, ma approssimativa. Come spesso accade nella vita: bisogna sapersi accontentare. 

Non è una questione da niente. Mi si perdoni il facile gioco di parole. 


Ma intorno al concetto di Nulla ci si sono rotti la testa molti filosofi. Se non erro da Parmenide in poi. Il concetto di Nulla, teorizzava, esiste di riflesso al suo contrario che è l'Essere. In qualche modo, volendo banalizzare, devono esistere entrambi perché ciascuno di loro possa essere pensato. Quindi il Nulla è qualche cosa che ha a che fare con la filosofia. E molto meno con la scienza, come dimostra peraltro anche il nostro re che al microscopio, oppure guardando il cielo infinito e rarefatto, trova pur sempre qualcosa. 


Mi sono informata: tanto i fisici quanto i chimici non hanno mai a che fare con il Nulla assoluto, ma per approssimazione ci si avvicinano moltissimo. Lavoisier mi pare abbia teorizzato che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Dunque... 
I matematici, con il fatto che i numeri di fatto sono un linguaggio, cioè a dire qualcosa di costruito ad arte per intendersi e misurare, non ci hanno impiegato poi molto a elaborare l'idea di zero. In verità lo zero, assimilabile a un Nulla filosofico e a un Niente cui il re ambisce, è roba concepita nel Medioevo, quindi un po' ci hanno messo anche i matematici... 
Tallec tutto questo lo sa bene, eppure non si ferma e men che meno si spaventa e costruisce un albo che intorno alla dibattuta questione ronza. 
Zitto zitto, ci mette dentro un po' di cose interessanti: scherzando afferma che di fronte al Niente la chimica e la fisica si devono arrendere. Se guardi dentro un microscopio vedrai sempre qualcosa che esiste. Magari infinitesimale come un neutrino. 
Se sei un astrofisico e guardi l'infinito, lo spazio che ci avvolge anche nella sua espansione che è appunto infinita la materia continua a esserci, magari polvere cosmica. Se bruci una fogliolina (ma è un chiodo fisso?), ottieni cenere, se togli i cactus dal deserto ci saranno i granelli di sabbia. E se decidi di togliere i peli del cane dal tappeto, stai pur certo che almeno uno ne rimarrà e parlo per esperienza. 
Tuttavia la cosa ancora più interessante dal punto di vista del ragionamento che Tallec fa e che pare incontrovertibile è che il Nulla non esiste davvero. Il Nulla esiste solo nella nostra testa, con corona o senza. Peraltro anche se già solo pensarlo ovvero immaginarlo è roba davvero complessa. Lo sa bene quel povero re che, sdraiato sul prato, non riesce proprio a non pensare a nulla. 


Così anche a Tallec l'unica carta che rimane da giocare è quella filosofica: se io elimino l'essere per opposto ottengo il nulla, o qualcosa di molto vicino. Se io elimino il tutto magicamente ottengo il niente. Ed ecco che Tallec fa la sua bella capriola e quello che fino a un momento prima era una questione essenzialmente speculativa adesso può diventare un suggerimento etico. 
Messo in mano a dei ragazzini, potrebbe uscirne tanto.
Delle illustrazioni non c'è nulla da dire: è Tallec con il suo re in tuta d'acetato...

Carla

lunedì 13 febbraio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ORA VUOTA 

Quando tornerà Hadda? aNNe Herbauts (trad. Maria Pia Secciani) 
Edizioni Clichy 2023 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

 "Quando tornerà Hadda? 
Ma sono qui, tesoro mio, senti, hai addosso la mia luce. 
Quando tornerà Hadda? Ma sono qui, stellina mia, guarda, hai la mia volontà. 
Quando tornerà Hadda? 
Ma sono qui, ragazzo mio, lo so, vedrai oltre l'orizzonte." 

In una grande casa, piena di luce e di tracce di vita, piena di mobili e di cose, le finestre aperte e le tende che si muovono con il vento, giocattoli un po' ovunque sulle mattonelle dei pavimenti, scarpe appena tolte, borse della spesa appoggiate, giornalini un po' sparsi, un piatto di sardine sul tavolo della cucina che aspettano di essere pulite e cucinate. 


Una sola cosa sembra mancare: la presenza di qualcuno, se non nello sguardo che attraversa stanza dopo stanza. 
E in tutti questi ambienti luminosi si sentono due sole voci fuoricampo: la prima, insistente, che sembra proprio quella di un bambino, che ripete sempre e solo la stessa domanda: quando tornerà Hadda? e la seconda, quella di Hadda che a un suo ritorno non allude mai, come se non ce ne fosse bisogno, perché lei, il suo mondo, la sua luce, la sua dolcezza è lì, e in molti luoghi ancora, e sempre ci resterà. 

Anne Herbauts è sempre stata capace di offrire nei suoi libri un punto di vista molto personale, sempre capace di farci vedere che cosa c'è al di là delle apparenze, e a voler essere più precisi, a vedere cosa il vuoto, l'assenza, possa significare e portare in sé. 
"Il vuoto è il luogo dove le cose possono avvenire", così recitava la presentazione di una mostra a lei dedicata a Bologna nel lontano 2007 e che proprio dal titolo di un suo libro meraviglioso prendeva il nome: L'ora vuota. 
Pensiamo anche al libro Lunedì che con il vuoto e l'assenza ha molto a che fare, a partire dalla copertina piena di nulla intorno a lui, Lunedì. O ancora il suo lento svanire con il procedere della storia, fino ad arrivare alla sua assenza che però non è sparizione, ma percezione diversa della sua presenza.


L'altro aspetto che caratterizza la poetica di Herbauts sta nel suo bisogno di interrogarsi e di interrogare anche i suoi lettori su grandi domande, quelle stesse che si pongono i bambini e che non prevedono una risposta veloce e superficiale, ma al contrario un pensiero lento e profondo: 
Di che colore è il vento? oppure Cosa fa la luna di notte? 
Ecco, in questo libro troviamo intrecciate magnificamente entrambe le questioni. 
Un assiduo domandare da parte di un bambino circa un vuoto, una assenza, da colmare. Alcuni indizi hanno fatto pensare che dietro quel nome che rappresenta la grande assente, Hadda, ci sia una nonna. E probabilmente è così. Ma lo è solo in modo strumentale per dare a un bambino una forma di mancanza che possa capire, per dare alle sue tavole un soggetto il più concreto possibile, ma in realtà dietro il nome Hadda e dietro gli occhiali e le chiavi sullo stipo ci si potrebbero nascondere anche molte altre partenze. Disegnare ciò che non c'è e nello stesso tempo attestarne la presenza è - per paradosso - più facile che invece raccontarlo a parole.
 

Anne Herbauts si prende dodici tavole per dirlo con pastelli e qualche collage e undici volte si dà l'occasione di trovare con le parole la risposta, le risposte. Si tratta di brevi frasi, sempre introdotte, come un ritornello, da una visione diversa rispetto alla domanda. 
Al ripetersi del Quando tornerà?, risponde sempre una voce che smentisce la partenza: Ma sono qui (ed ecco che anche qui capita quello che era capitato in Lunedì: cambia il senso da attivare per percepire, non più gli occhi, ma le dita lì, e anche qui si dimostra che se gli occhi non vedono, non significa che qualcosa manchi davvero. Il cinema ce lo ha insegnato con il fuoricampo). 
Tutte le risposte hanno fili che le tengono assieme: la tenerezza, la fiducia e la forza del ricordo. 
Le dodici tavole invece sono costruite attraverso uno sguardo fuoricampo, appunto - che coincide con quello del lettore, circostanza che letteralmente lo chiama dentro l'esperienza visiva  - che vaga per le stanze dove, da una parte non si coglie la presenza fisica e dall'altro invece, attraverso miriadi di dettagli, si allude proprio a questa presenza. 


In sostanza, la Herbauts tanto con il testo quanto con le immagini applica un criterio a lei caro: ti mostro qualcosa e nello stesso tempo ti offro un sistema per vederlo, percepirlo, interpretarlo in modo diverso. Su tutto questo si diffonde una qualità del disegno, una vera e propria sfida personale: dai quadri e le foto alle pareti, ai pattern di pavimenti, parati e tessuti, dalla botanica sul balcone al lampadario in soggiorno, che provoca un piacere in senso estetico che raramente si incontra. 

 Carla