giovedì 21 gennaio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DOMANDA STUPIDA IN LIBRO INTELLIGENTE

Dov'è lo zoo? William Wondriska


ILLUSTRATI

"Un giorno il signor Topo fermò il suo amico Serpente e domandò: 'Dov'è lo zoo, signor Serpente?'
'Non lo so,' disse il signor Serpente 'chiediamolo al signor Coniglio'. 'Dov'è lo zoo, Signor Coniglio?'
'Non lo so', disse il signor Coniglio 'chiediamolo al signor Porcospino. 'Dov'è lo zoo signor Porcospino?'
'Non lo so' disse..."


Anche il signor Porcospino ne è all'oscuro. Altrettanto lo sono la tigre, l'orso, il leone, il coccodrillo. Tutti gli animali, in una quasi interminabile catena, pongono sempre la stessa domanda e ottengono sempre la stessa risposta dal loro interlocutore. Fino al momento in cui tutti e tredici si rivolgono al gufo che rispetto a loro è in una posizione di privilegio: è sollevato da terra. Circostanza questa che forse lo rende più lungimirante. 


Il gufo, voce fuori dal coro, avvisa gli animali su due fatti importanti. Il primo concerne la loro stupidità conclamata; il secondo, che ha a che fare in modo indissolubile con il primo, riguarda il loro essere essi stessi lo zoo.
Nell'atto di apprendere questi due fatti altri due fatti molto importanti si verificano. Il primo: gli animali furono contenti! e il secondo, che ha a che fare in modo indissolubile con il primo, sui loro musi scesero tante belle sbarre rosse.
Questa storia, come tutte le storie che meritino tale nome, ha una sua morale che recita pressappoco così: è sempre meglio non fare domande stupide, perché altrimenti vedi cosa ti può succedere...


E' di nuovo un libro che arriva da lontano, nelle sue coordinate spazio-temporali. Pubblicato nel 1961 negli Stati Uniti viene ripubblicato da Corraini, editore italiano dei libri di Wondriska.
Se uno volesse sapere qualcosa in più su questo straordinario artista designer americano, a tutt'oggi faticherebbe perché la rete lo ignora. A parte la solita pagina dal tono compilativo di Wikipedia, su di lui si riescono a ricavare le tappe della formazione che rimbalzano da un sito all'altro e poco più.
Eppure Wondriska è davvero un colosso dell'illustrazione e lo anche in ragione del fatto che appartiene a quella mitica età dell'oro che ancora oggi, a distanza di 50 anni, illumina il nostro panorama editoriale. In questo senso sono meritorie quelle case editrici che 'scommettono' sulla ripubblicazione di testi che altrimenti rischierebbero di estinguersi, come i panda. Penso a Corraini che tiene in vita Munari, Wondriska e Bob Gill, solo per citarne tre, Orecchio acerbo che coltiva nel suo catalogo nomi come Remy Charlip, James Flora e Dorothy Kunhardt, Babalibri che eredita Iela Mari dal catalogo Emme di Rosellina Archinto e ancora Topipittori che pubblica John Alcorn o Adelphi che ci delizia con i libri di Edward Gorey.
Questa baldanzosa squadra di autori, alcuni scomparsi, costituisce una galleria di imperdibili. Wondriska è tra loro. Degli undici titoli di libri che ha pubblicato per bambini, Corraini ne ha pubblicati sette. Evviva!
E sono tutti libri fatti di poco segno che lasciano il segno.
Nota correttamente Massimiliano Tappari nell'ultimo numero di Hamelin, dedicato allo stato dell'arte del picture book, che Tutto da me è un libro che salta agli occhi per quanto sia fatto di poco e nello stesso tempo sia pietra angolare per capire quale dovrebbe essere il fine ultimo che guida un autore nel momento della creazione. Quel libro lungo e stretto fatto solo di due colori, pochi segni e qualche foto, mette sotto gli occhi del lettore l'urgenza, ovvero la necessità espressiva che lo ha generato e lo fa in modo diretto e immediato. Con la consueta sintesi lessicale funambolica che lo distingue, Tappari dei libri di Wondriska dà una definizione che sottoscrivo: Più è contenuto il segno e più il segno ha contenuto.


Dov'è lo zoo? si muove nella medesima direzione. Nulla di esornativo e di superfluo, solo poco rosso e molto nero, distribuiti tra disegno e testo,una sequenza ordinata e ripetuta di quest'ultimo, quasi un ritornello, un ordine altrettanto preciso nella disposizione degli animali nella pagina di sinistra che vanno accumulandosi fino ad arrivare a riempire quasi del tutto lo specchio della pagina conclusiva con il gufo sul ramo. 


A seguire, il colpo di teatro finale, preannunciato in verità già dalla copertina e nei risguardi, in cui il rosso entra con prepotenza e il nero pieno si stempera nei toni acquarellati di grigio.


Il vero colpo di coda finale, tuttavia, arriva ancora dopo. Gli animali sono spariti, forse hanno fatto propria la lezione del gufo o forse hanno tristemente e semplicemente abbandonato la ribalta. Al loro posto è comparsa la frase che segna la svolta, ovvero lo scarto che un pensiero divergente genera sul lettore intelligente*.

Carla

*A Barbara Ferraro ancora una volta il merito di appartenere a detta categoria e di avermi fatto vedere meglio.

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