venerdì 15 dicembre 2017

ECCEZION FATTA!


 DI RAGAZZE E DI SCIENZA


In una fiera rinnovata e affollata, si è svolta una piccola tavola rotonda che riguardava il tema, negli ultimi tempi ricorrente, della divulgazione nell'editoria per ragazzi.
Presenti, insieme a me, Claudia Bianchi, Vichi de Marchi, Teresa Porcella e Nadia Terranova.
Ci sono stati alcuni punti su cui si è innescato il dibattito, che provo a sintetizzare così:
  1. L'editoria per ragazzi ha perso attenzione nei confronti della divulgazione scientifica?
  2. Si è davvero innalzato il livello della produzione editoriale e quali sono le sperimentazioni più interessanti?
  3. Esiste una specificità nel rapporto fra scienza e ragazze? Esistono realmente differenze di genere in questo ambito?
Quanto al primo punto, credo sia necessario fare chiarezza. E' un dato di fatto che, rispetto agli anni 80/90, alcune collane siano scomparse, senza essere sostituite da nulla di equivalente: sono scomparse le trattazioni enciclopediche, le grandi collane a volumi monografici, i grandi repertori fotografici, nonché collane minori di editori d'avanguardia come E.Elle. Si è perso soprattutto qualsiasi progetto che avesse una visione d'insieme, mentre alcuni grandi editori si sono accontentati di ristampare all'infinito, con poche modifiche, testi ormai superati; questo spiega perché al momento ci siano così grandi lacune nella trattazione divulgativa. E' come se tutti gli editori si concentrassero sugli argomenti di maggiore fruibilità commerciale, con le debite notevoli eccezioni, a cominciare dall'eroica, e premiata, Editoriale Scienza.
Questo non significa che non ci siano innovazione e sperimentazioni validissime, ma solo che la produzione è a macchia di leopardo, con picchi di elevata qualità e scarsa inventiva per quella produzione 'media' di cui c'è un grandissimo bisogno.

Il punto due. Bisogna fare una premessa: le curiosità dei bambini e delle bambine non hanno limiti, siamo noi adulti spesso a decidere se un argomento 'non è adatto'. Col crescere, gli interessi si definiscono meglio, ma questo non significa che il campo della ricerca potenziale sia limitato. La possibilità di sperimentazione in campo editoriale potrebbe essere enorme, mentre buona parte dell'innovazione riguarda l'uso dell'illustrazione, la funzione delle immagini disegnate; molto apprezzato, ma legato a una fascia d'età limitata, lo sconfinamento verso la narrazione e l'albo illustrato, mentre la pregevole produzione a livello biografico non può sostituire una trattazione più organica in campo storico. Va anche sottolineato che talvolta, proprio in alcuni editori d'avanguardia, siano presenti sciatterie ed errori che sarebbero facilmente evitabili con una maggior cura editoriale. Come lo spieghiamo? L'intelligenza di bambini e bambine andrebbe maggiormente rispettata.

Il punto tre. Allargherei il discorso verso una 'questione sociale' che tendiamo a ignorare. Se date un'occhiata al rapporto 2018 di Save the Children sull'infanzia in Italia, in relazione all'istituzione scolastica, non potete non constatare che si allarga l'area di povertà, soprattutto nel Meridione; nell'indagine Pisa del 2015 si riscontra che un alunno su 4, parliamo di ragazzi di 15 anni, non ha sufficienti competenze matematiche. Sempre secondo questo rapporto un quindicenne su due, appartenente agli strati di popolazione più poveri, non ha sufficienti competenze linguistiche, con un gap enorme rispetto a ragazzi cresciuti in ambiente benestante. E la scuola fatica a contrastare queste differenze.
Questa premessa è necessaria se si vuole inquadrare lo specifico delle bambine e la scienza: dopo venti anni 'regressivi' non possiamo che pagare lo scotto di un parziale arretramento, a livello generale, quindi non nelle famiglie informate, colte e con disponibilità economiche, sul tema delle differenze di genere. C'è, quindi, un sovrapporsi di difficoltà, che riguardano sia il ritardo culturale che investe alcune aree del Paese, sia una certa diffidenza rispetto alle materie scientifiche, che un retaggio 'antico' che considera, anche con il maggior affetto possibile, le ragazze inadatte a svolgere determinati ruoli. Dispiace constatarlo, ma sì, esistono ancora persone che, convinte del proprio pensiero, affermano che l'astronomia è 'troppo astratta per le ragazze'. E se la scuola non riesce a fare il proprio mestiere, chi spingerà le ragazze verso una maggiore competenza tecnica e scientifica? Non bastano, anche se aiutano, le belle biografie di scienziate, non basta l'enfasi sulle bambine ribelli o sulle donne di successo. Ci vuole un grande lavoro che abbracci tutta la società a partire dalla scuola, ma ciascuna di noi, nel proprio ruolo, deve prendere seriamente questo discorso.


Ho assistito con emozione, durante l'ultimo Festival di Internazionale di Ferrara, a un incontro con Angela Davis, leader del movimento nero degli anni Sessanta in America. Lei ci ha detto, con un grande sorriso, che questo è un bel momento per i più giovani. Per lottare. 
Svegliatevi, ragazze. Svegliamoci tutti e tutte.

Eleonora

“Atlante dell'infanzia a rischio. Lettera alla scuola”, Save the Children Italia, Treccani 2017


mercoledì 13 dicembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DELLA NOTTE E BASTA

Storie della notte, Kitty Crowther (trad. Lisa Topi)
Topipittori 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Non molto lontano da qui, in mezzo al bosco, viveva la custode della notte.
Ogni sera, prima che facesse buio, suonava il gong.
Dooooonnnng - Dooooooong
'È giunta l'ora di andare a dormire', gridava la custode, 'tutti, grandi e piccini'.
'Aspetta', supplicò il pesce, 'voglio giocare ancora un po''.
'Ti eserciterai domani a saltar fuori dall'acqua'.
Dooooonnnng - Dooooooong"

Ed è così che comincia il primo dei tre racconti che Mamma Orso ha promesso al suo piccolino che le ha detto tre volte ti prego.
La custode della notte, dopo aver messo a dormire pesci, formiche ed ermellini, torna a casa per trovare anche lei il suo sonno, ovvero la sua stella che la porterà fino a domani. Non prima di un altro colpo di gong e di un gioco con se stessa.
Il racconto di Mamma Orsa prosegue con la storia della ragazzina con la spada che si è perduta: la piccola Zhora in cerca di mora. Tra tramestii e pipistrelli anche la sua avventura si conclude con un buon sonno, per poi lasciare posto alla terza storia in programma: quella di Bo, un omino con cappello e cappotto che ogni notte va in cerca del sonno perduto. Nonostante le piume di civetta lunatica che gli rendono morbido il letto, Bo si gira e rigira insonne e parte verso il mare con l'idea di trovare il suo amico Otto, lontra poeta sui sassi. Un buon consiglio, un regalo, una poesia e un caro amico sono gli ingredienti necessari perché anche Bo abbia un sonno sereno.
E quello di Orsetto, di sonno? Con la stella giusta e le tre promesse fatte da Mamma Orso che sono ponti verso domani, può chiudere gli occhi e addormentarsi tranquillo tra bambine, custodi e omini.

Piccolo, quasi quadrato, rosa, meravigliosamente e fermamente rosa (di un rosa che non ha uguali; un rosa quasi fosforescente che fa da sfondo, che si sfuma con l'acqua e che colora di sé persino il firmamento ed è ideale contrappunto con i diversi neri che lo circondano) il nuovo libro di Kitty Crowther riconferma il valore di questa autrice.
Uno a uno si ritrovano i motivi che caratterizzano il suo stile, il suo registro, il suo tono e i temi a lei cari.
All'interno della storia cornice che ne contiene altre tre, ancora una volta la Crowther costruisce una calda, accogliente e rassicurante relazione piccolo-grande. Nonostante gli orsi protagonisti, lontana anni luce da ogni mielosa cadenza, sulla scia di Minarik e Milne.


Una Mamma Orsa affettuosa e nello stesso tempo ferma nel tenere la barra del timone di una barca che sta per intraprendere il viaggio notturno del suo piccolino. Condiscendente nel raccontare tre storie al posto di una e partecipativa nel saper creare aspettativa verso nuovi progetti per il domani: raccogliere more o scrivere sassi, Mamma Orso è solida nel suo ruolo. Disegnata nel suo grigiore peloso ha sempre un lieve sorriso e gli occhi attenti e pieni di cura, rivolti a Orsetto, unico vezzo concessole: un gonnellone a righe che le copre le zampe, evidente omaggio alla mamma di un altro Orsetto, quello di Minarik e Sendak, appunto.
Accanto ai due protagonisti della storia cornice, una sfilata di personaggi unici, belli nella loro imperfezione, aggraziati nelle loro sproporzioni: dalla custode dalle lunghissime e ordinate chiome (che richiama la capelluta mamma di Medusenkind), alla bambina con la zucchetta a pois e le trecce (che rende omaggio a Elsa Beskov e nella postura alle bambine di Astrid Lindgren), fino al goffo e tenero Bo con Otto, la lontra poeta.

L'altra confortante conferma risiede nei contesti che la Crowther crea. Da un lato gli interni: una tana calda quella degli orsi, una grotta accogliente quella della custode della notte, con materasso di foglie, scendiletto, panorama stellato dalla finestra e brocca dell'acqua per sete notturna. Altrettanto accoglienti la tana di Jacko Mollo con teiera e stufa economica, e quella di Bo, un nido dismesso pieno di morbide e calde piume. Pochi segni, apparentemente incerti, creano l'atmosfera calda di quattro piacevoli ripari dal buio e dal freddo notturni che però trovano sempre modo di comunicare con l'esterno.

Dall'altro, per l'appunto, gli esterni: con la botanica diffusa, animata e in qualche misura parallela a quella nota. Funghi, fiori, erbe, cespugli, fusti, tronchi e rami espressionisti, ottenuti con linee parallele di molti colori. E con la notte, essa stessa da considerare personaggio accanto agli orsi, a Bo, alla custode e a Zhora.
Appare declinata talvolta con ombre scure di boschi e cespugli, ma più spesso con un orizzonte rosa acceso (che ricorda più l'aurora, se non fosse che è stellato) che ne connota e conferma la quasi univoca scelta cromatica e la sua originalità rispetto alla consuetudine di colorarla di scuro.


Accanto a tutto questo ruota l'indefinitezza, data da certa incertezza e velocità del tratto a matita, che ha il compito implicito di sfumare i contorni (si potrebbe dire confondere lo sguardo verso l'inessenziale) per creare una sorta di alone foschioso (come quello che si crea talvolta intorno alla luna), di sogno impalpabile, di tempo sospeso in cui tutto accade.


Ecco, si potrebbe ancora parlare del tempo sospeso che è un ulteriore carattere comune in diversi suoi libri, oppure concentrarsi sull'aspetto un po' magico, quasi mitico, che permea personaggi e situazioni. Purtroppo però sento in lontananza, ormai da ore, un gong che suona anche per me...
Sarà per un'altra volta.

Carla

Noterella al margine: che bellezza che nel titolo non c'è traccia dell'aggettivo che da sempre perseguita la parola notte. E' finalmente una notte e basta. Come è giusto e saggio che sia.

lunedì 11 dicembre 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


WARREN E LA STREGA


Un curioso mix per un libro originale, creato da due esperti creatori di fumetti, Will Staehle per l'idea originale e per i disegni, e Tania Del Rio per i testi: Warren 13° e l'Occhio che Tutto Vede, pubblicato recentemente da Rizzoli.
Un curioso, divertente ibrido che mescola linguaggi, il fumetto, il romanzo, l'illustrato e che mescola generi, dall'avventura, al racconto magico, a un pizzico di horror, con streghe perfide e mostri buoni.
La prima cosa che si nota di questo libro è l'aspetto, copertina rigida di un rosso squillante, formato inusuale, 20x22, una grande cura nell'impaginazione e nelle illustrazioni.


La seconda è l'essere chiaramente rivolto a un pubblico di lettori e lettrici intorno ai nove, dieci anni, con una trama avvincente ma anche abbastanza 'ingenua' da essere apprezzata da lettori non troppo smaliziati.
Ma veniamo, appunto, alla storia: Warren 13° è l'erede di una dinastia di Warren, proprietari di un grande albergo, ora in decadenza; a gestirlo ci pensa lo zio Rupert, dopo la morte del padre del giovane protagonista. Ma lo zio, oltre ad essere incorreggibilmente pigro, ha anche perso la testa per l'odiosa Annaconda (occhio al nome), in realtà una strega alla ricerca dell'Occhio che tutto vede. Cosa sia esattamente questo oggetto, nessuno lo sa; c'è un diario, lasciato da un antenato, pieno di enigmi e di indizi, che in molti vorrebbero possedere, pensando di diventare così molto potenti.


In questa ridda di personaggi 'da fumetto', che sono tratteggiati in chiave chiaramente grottesca, si aggirano streghe sotto falso nome, affaristi, pirati, nonché streghe buone, mostri fischianti, un cuoco sopraffino ed un precettore che veglia sul destino della casata.
Si susseguono i colpi di scena, i tradimenti e i finti tradimenti, con scontri feroci di arti magiche e non, per arrivare alla sorpresa finale, che ovviamente non svelerò.


Una proposta originale, quindi, diversa dai consueti canoni della narrativa per questa fascia d'età, presentata con grande cura a un pubblico poco abituato a frequentare romanzi illustrati, in cui l'immagine è l'ossatura portante di tutto il libro. Una lettura divertente, che, come ho già detto, attraversa i generi in modo inconsueto, consentendo una lettura scorrevole per tutte le duecento pagine.
Aspettiamo l'annunciato seguito per vedere se si confermeranno queste scelte originali.

Eleonora

“Warren 13° e l'Occhio che tutto Vede”, T. Del Rio, W. Staehle, Rizzoli 2017


venerdì 8 dicembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ESSERE GENTILI

Ma cos'è una... mitzvà? Liz Suneby, Diane Heiman, Larel Molk
(trad. Rosanella Volponi)
La Giuntina 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Una mitzvà non la si può toccare.
Non ha un odore (a meno che
non si tratti di una minestrina
di pollo fatta in casa).
E non la si può comprare."

Queste sono un paio di cose che una mitzvà non è.
Facendo un passo indietro, anzi per la precisione una dozzina, si arriva alla domanda chiave che tre topetti pongono a una mangusta in vena di spiegazioni: che cos'è una mitzvà? 


Il suricato non perde tempo e, appendendosi a liane, appoggiandosi su piedistalli o dondolandosi su una amaca, punto per punto, spiega ai tre topi attenti cosa sia una mitzvà. A voler essere ancora più precisi, la mangusta declina in dodici differenti esempi un unico modo di vivere la vita. Lo spunto glielo offrono scimmie, leoni, struzzi, foche, castori e zebre con il loro fare. 


Ci sono orsi polari che si spartiscono un pan brioche, ci sono canguri che fanno la raccolta differenziata, ci sono struzzi che fanno progressi nel nuoto, ci sono pecore che lavorano a maglia, e ci sono zebre pacifiste e anche procioni che fanno minestrine di pollo...per la leonessa.
Per spiegare il senso della mitzvà la mangusta non fa altro che fermarsi a osservare scene di vita animale quotidiana e a commentarle per i topi in ascolto con poche ma significative parole.
E così si scopre che la mitzvà è condividere un pasto con chi non lo ha, mitzvà è avere a cuore le sorti del pianeta, è incitare chi si sforza di raggiungere un obiettivo, è dare qualcosa a chi non possiede nulla, è prendersi cura di chi è malato, è aiutare a fare pace.



Ecco, per esempio, aiutare a fare pace: in sostanza agire in modo che tra due litiganti, la pace possa essere raggiunta senza passare per la forza. Spunto di riflessione quanto mai attuale, considerato anche il contesto in cui il libro nasce. Oppure ancora: perdonare qualcuno che ha fatto un errore, o essere d'aiuto per chi è vecchio, o condividere un pasto con chi non ha altro, o ancora incoraggiare chi non ce la sta facendo, non sono forse tutte cose che hanno a che fare con la gentilezza?
Topi e manguste a parte, la dozzina di declinazioni che in questo libro la mitzvà racchiude in sé porta immediatamente a creare un nesso con un'altra dozzina di 'suggerimenti' dal piglio piuttosto imperativo, visto che 'comandamenti' li hanno chiamati.
In un piccolo blog che si occupa di libri, la delicata questione confessionale - ebraica o cristiana che sia - sarebbe decisamente troppo sacrificata, quindi forse è meglio sospenderla e sollevare il ragionamento per renderlo libero, libero il più possibile.


E in questa lettura più libera del mitzvà che mi permetto di suggerire, è possibile apprezzarne il valore universale, primigenio, e in qualche modo il suo portato controcorrente rispetto ai tempi che si vivono.
In questo senso mitzvà (che anche graficamente sembra volersi un po' smarcare dal mitzvah/ comandamento) può permettersi di perdere la sua connotazione di 'dodecalogo' e diventare terreno più morbido e accessibile su cui poter ragionare con dei bambini e delle bambine.
Pur non potendo non notare che nel suo significato ultimo lo stile di vita cui si allude nel libro ha un qualcosa di 'originario' nella sua purezza e semplicità, è il suo carattere rivoluzionario ad avermelo reso così tanto apprezzabile.
D'altronde, cosa ci può essere di più rivoluzionario che dire a un bambino che essere una brava persona, ovvero essere gentile con gli altri, lo farà sentire meglio?



Carla

Noterella al margine. Cercando di fare esercizio di mitzvà sono qui a perdonare certe ineleganze grafiche.

mercoledì 6 dicembre 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


LA VITA A COLORI DI SONIA DELAUNAY


Sonia Delaunay è un personaggio fra i più interessanti, nel movimentato inizio Novecento. Insieme al marito Robert, dà vita ad una corrente del post impressionismo detta orfismo, per il suo richiamo ai ritmi musicali.
La sua originalità sta nel concepire la pittura come un insieme di esperienze sensoriali che coinvolgono totalmente chi guarda. Ma non parliamo solo di pittura; Sonia, infatti, fino quasi agli ultimi anni della sua vita, ha prodotto tessuti, arazzi, vestiti, tutti ispirati alla sua visione del colore, basata dai contrasti simultanei, dalla vivacità irrefrenabile di una giostra sempre più astratta di forme e colori.


Complicato spiegare tutto questo ai bambini, senza dover entrare nella storia delle correnti artistiche o nei riferimenti colti. La coppia Cara Manes, per i testi, e Fatinha Ramos, per le illustrazioni, ci riesce efficacemente con un albo, prodotto dal MoMA e tradotto da Fatatrac.
Sonia Delaunay. Una vita a colori ci descrive l'universo estetico dell'artista di origine ucraina, immaginando le domande rivolte alla mamma dal figlio Charles, che trova in un cassetto una strana coperta, di tutti i colori. Da qui prende il via un viaggio nella vita e nell'arte di Sonia, fermandosi prima a Le Bal Bullier, un locale parigino dove si balla il tango, per poi volare in Portogallo, in un mercato multicolore. Infine Amsterdam, in un negozio che vende i tessuti di Sonia, per poi tornare a Parigi. Ovviamente, le tappe si riferiscono alle opere dell'artista, riviste dalla brava illustratrice, che riesce a dare un ritmo vorticoso alle immagini, così come sarebbe piaciuto alla Delaunay.


Questo illustrato appartiene a una collana, che talvolta vi ho segnalato, realizzato in collaborazione con il MoMa, uno dei più importanti musei per l'arte moderna. Ed è anche uno dei volumi più riusciti, con un testo che dà molto spazio alle immagini, le lascia parlare, rendendo chiaro intuitivamente il senso dell'originalità di queste opere d'arte. Aprire questo libro è farsi accogliere da un vortice di colori vivaci, in continuo movimento, e non è difficile immaginare un sottofondo musicale a ritmo di fox-trot.


Strumento didattico o viaggio nell'immaginario novecentesco, mi sembra un bel regalo di natale per bambine e bambini curiosi a partire dagli otto anni.

Eleonora

“Sonia Delaunay. Una vita a colori”, C. Manes e F. Ramos, Fatatrac 2017




lunedì 4 dicembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

WALTER E L'ADENOSINA

Il bell'addormentato, Pieter Gaudesaboos, Lorraine Francis
Sinnos 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Walter dorme a colazione.
Dorme mentre dipinge.
E dorme perfino al parco giochi.
'Svegliati Walter!', dice sua madre, quando lui si addormenta nel bel mezzo della visita all'Acquario'.
'Svegliati Walter!', gli dice il poliziotto..."


Walter è un bambino sempre stanco: dorme anche quando è in piscina, alla sua festa di compleanno e durante il temporale, nonostante i tuoni.
I suoi indaffarati genitori non ne possono più e decidono di porre rimedio al sonno inestinguibile del loro bambino. Vanno da un dottore vero e da un dottore che va in televisione, ma nessuno dei due riesce nell'intento. 


Attraversano la giungla per raggiungere una saggia guaritrice, tuttavia, nonostante la sua potente pozione lo scombussoli un bel po', il sonno lo riacchiappa e Walter si addormenta di nuovo. A niente portano le sirene dei pompieri, i ragni, la macchina del solletico o una orchestra di 75 elementi. Neppure essere 'palleggiato' da una squadra di basket lo fa desistere dal suo letargo.
Più di ogni fragore e di ogni sbatacchiamento possono invece le leccatine di un cane arrivato da chissà dove.
Non sarà che tutto quel grande sonno nasceva dalla grande noia che Walter doveva combattere ogni giorno?

Non è più un sospetto: è scienza. Uno studio condotto dall'Università di Tsukuba ha dimostrato con un esperimento condotto su topini da laboratorio che l'area del cervello deputata al piacere, il nucleus accumbens, 'accende' o 'spegne' i suoi neuroni, stimolati da una molecola,l'adenosina. In tal modo gli scienziati sono riusciti a indurre sonno e veglia anche in condizioni avverse (forte luce o orario abituale di sonno dei topi). Il passo successivo è stato verificare che sull'adenosina dei topini incidono fattori motivazionali, come per esempio la presenza nella stessa gabbia di cioccolato, giocattoli o esemplari dell'altro sesso. In queste circostanze i loro neuroni del sonno si sono messi a riposo e i topini, come se niente fosse, hanno dormito molto meno e si sono divertiti molto di più.
Visto che le cose, a livello molecolare, stanno così, occorre ripercorrere all'indietro la storia di Walter e vedere cosa gli ha provocato questo surplus di adenosina nella testa. Nulla delle parole di Lorraine Francis fanno sospettare qualcosa, mentre illuminanti in tal senso sono i disegni di Gaudesaboos.
In piscina, mentre lui dorme in acqua suo padre e sua madre lavorano alacremente ai loro computer, senza degnarlo nemmeno di uno sguardo. Al parco giochi Walter dorme sull'altalena e nessun altro è nei dintorni. All'acquario padre e madre sono lì a digitare assorti su cellulare e tablet e la piovra ha gioco facile su quel bambino addormentato.
Alla sua festa di compleanno, l'invitato più giovane ha almeno quarant'anni e lui precipita nel sonno e nella torta. 
E intanto l'adenosina cresce cresce e cresce.
Per inibire la molecola del sonno, occorre un giocattolo o meglio ancora, qualcuno con cui condividerlo.
Qui le parole e le immagini convergono sull'inibitore naturale: quel cane che entra in casa, raggiunge Walter sulla poltrona e gli lecca il collo, per non mollarlo più.


Si riconferma la grandezza della chimica, ma soprattutto di Gaudesaboos che, con quel suo tratto indagatore del dettaglio, già in passato aveva convinto stuoli di critici con il bel libro Una scatola gialla. Anche in quella storia testo e immagini invitavano all'acutezza dello sguardo e del pensiero e si spalancavano verso il finale silenzioso e gigante. 
A ogni rilettura uscivano nuovi dettagli utili a comporre una visione d'insieme sul senso ultimo della storia. 
Senza fare dichiarazioni, d'altronde i designer per mestiere si affidano di preferenza alla comunicazione per immagini, Gaudesaboos va deciso alla meta, costellando le tavole di ironia e ammiccamenti verso il pubblico degli adulti: dalla prima pagina con la marca del computer paterno fino all'ultima immagine con la meritata punizione di un ciarlatano, nel buio di una città addormentata.


I più piccoli, dal canto loro, sapranno apprezzare e sosterranno l'idea che un cane ti salva sempre la vita, soprattutto se sei piccolo e un po' solo; riconosceranno i cheerios sparsi quasi ovunque, la loro torcia-cane (con carica a mano) e, di tavola in tavola, andranno in cerca dei topini bianchi, forse usciti dal laboratorio del professor Yo Oishi di Tsukuba.
Ma questa è un'altra storia...

Carla

Noterella al margine. Peccato che il silenzio dell'edizione originale sugli animali che tornano ad ammiccare dalle pagine, nell'edizione italiana sia stato interrotto dal suggerimento di cercare topi, tigre e cane.
L'attenzione e il gusto della scoperta sono un valore in sé.




venerdì 1 dicembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL VECCHIO E IL BAMBINO
 
Sai fischiare Johanna? Ulf Stark, Olof Landström 
(trad. Laura Cangemi)
Iperborea 2017


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"'Vorrei avere anch'io un nonno', mormora. 'Cosa fanno i nonni, tipo?'
'Vediamo', rispondo. 'Ti offrono il caffè e poi mangiano i piedini di maiale in gelatina. E qualche volta ti portano a pescare sul lago.' 'E perché io non ce l'ho un nonno?' chiede Berra. 'Non saprei', rispondo. 'Però so dove puoi trovarne uno.'"

Altalena fatta in casa con un'asse e un bidone al centro: da un lato Berra (all'anagrafe Bertil) e dall'altro Ulf. In due fanno quattordici anni, sette a testa. Ulf sta per andare a casa a farsi bello per andare a far visita a suo nonno, che compie gli anni. Il regalo per lui è un grande sigaro, ma Ulf sa che anche il nonno avrà qualcosa in serbo per lui, le cinque corone che ogni volta che si vedono il nonno elargisce. I nonni son così. 


Il mattino seguente è il momento di andare a cercare un nonno anche per Berra. E quale luogo più ricco c'è in fatto di vecchietti e vecchiette se non la casa di riposo? Berra, in ghingheri per l'occasione, ha rubato un fiore per il suo futuro nonno che trova al di là di una porta socchiusa alla fine del corridoio dell'ospizio.
Si sa che quando l'aspettativa è alta, si tende a bruciare i preliminari e le tappe intermedie: così Berra davanti a quel vecchietto che sta facendo il suo solitario non esita neanche un secondo e, nel porgergli la calendula rubata, esordisce con un semplice 'Tieni, nonno!'. Gli anziani sono sempre un po' in dubbio su quel che gli capita, così anche Nils, il nuovo nonno di Berra, è perplesso, ma a vedere tanta sicurezza in quel bambinetto, smette di dubitare e abbraccia felice il suo nipotino, nuovo di zecca.
E così comincia questo bellissimo legame tra due che fino a ieri non si conoscevano neppure: un bambino e un vecchietto della casa di riposo. Tanto forte e autentico quanto improvviso e inaspettato. Accomunati da un cerotto sul mento, questi due sono subito nonno e nipote e, come tali, fanno insieme un mucchio di cose. La più bella di tutte: la costruzione di un aquilone con il foulard di seta della cara Johanna, l'amata moglie perduta.
Bisogna aspettare il vento per farlo volare.


I giorni passano, si festeggia un compleanno segreto, ci si rade, si rimugina, ci si riposa, ci si arrampica su un ciliegio a mangiar ciliegie, ma soprattutto Berra si esercita a fischiare come Nils gli ha insegnato.
Soffia, sbuffa, sibila, prova e riprova per intere settimane, fino al giorno in cui si sente pronto.
Della canzone Sai fischiare Johanna? il piccolo Berra non sbaglia una nota, lì in piedi, davanti alla bara di Nils.


Il vento è arrivato finalmente e ora l'aquilone può volare!


L'allegra marcetta Sai fischiare Johanna, un foxtrot degli anni Trenta, cantato a due voci, è la miglior colonna sonora per questa piccola storia piena di tenerezza che Iperborea ha (ri)pubblicato nella sua nuova collana I miniborei che si distingue per ottimi scelte e per eleganza.
Attraversata dalla consueta lieve vena di follia che caratterizza i racconti di Ulf Stark, ancora una volta costruita intorno a un vecchio e a un bambino, come a voler dimostrare che le due categorie umane hanno parecchio da dirsi, anche Sai fischiare Johanna? lascia dietro di sé una scia di aria fresca e tersa, come spesso accade con la narrativa scandinava per l'infanzia.
Scevra da ogni sentimentalismo, racconta con serenità la storia di due ragazzini e di un nonno trovato.
A passo sicuro, con i disegni 'perfetti' di Olof Landström, il racconto va verso la prevedibile fine del vecchietto, non prima però di aver consolidato le singole relazioni umane, attraverso alcuni passaggi imprescindibili: dalla parte dei piccoli, la cura e dalla parte del vecchio, l'insegnamento.
Messo al sicuro questo snodo, la storia può in tutta tranquillità andare incontro alla separazione di nonno e nipote che, però, non ha nulla di doloroso, nella sua ineluttabilità. Al contrario, si caratterizza per leggerezza, la stessa che assume quel foulard di seta, affettuoso ricordo di un amore, quando si alza nel cielo per il suo primo volo.



Carla

Noterella al margine. Curiose connessioni tra il volo di un aquilone e la morte si possono stabilire con due oggetti diversissimi tra loro: da un lato gli endecasillabi di Pascoli (L'aquilone del 1897) e dall'altro le immagini di un ulteriore libro scandinavo in cui è di nuovo un aquilone ad accompagnare una partenza definitiva (B. Oskarsson, The Flat Rabbit, Owlkids Books 2014).




mercoledì 29 novembre 2017

FAMMI UNA DOMANDA!

INSETTI E GALLINE, PER MENTI BRILLANTI

Oggi vi presento due libri di divulgazione scientifica che hanno molti punti in comune: sono un eccellente prodotto made in Italy, sono rivolti a un pubblico di ragazze e ragazzi con uno spiccato interesse per la scienza e qualche nozione di biologia e, infine, sono fatti con testi precisi e approfonditi, accompagnati da un adeguato apparato iconografico.


Il primo che vorrei sottoporvi è Il mondo segreto degli insetti. Una guida alla scoperta degli animali più incredibili e numerosi del Pianeta, pubblicato da Editoriale Scienza. L'autore, Marco Di Domenico, è un biologo, ottimo divulgatore, nonché illustratore in prima persona delle immagini 'scientifiche'. Lo affianca, con le altre illustrazioni, Laura Fanelli. Per dirla in sintesi, questo è un vero libro sistematico sugli abitanti più numerosi della Terra, che rappresentano l'ottanta per cento delle specie viventi, e parliamo ovviamente delle specie conosciute.

Bene, in questo babilonico microcosmo, il nostro autore ci conduce per mano descrivendo con precisione le caratteristiche anatomiche e funzionali degli insetti; ci mostra come volano, come mangiano, come si riproducono. Infine racconta quell'aspetto misterioso e affascinante che riguarda la vita sociale di api e formiche.

 
Molti gli aneddoti, ma soprattutto tanta informazione, con alcune schede finali che consentono ai giovani scienziati e scienziate di riconoscere gli insetti che popolano i nostri terrazzi e giardini. Mi ha colpito la capacità di sintesi e la chiarezza dei testi, pur nella precisione della esposizione. Molti appassionati/e di questo argomento trovano finalmente un testo all'altezza delle loro aspettative.


L'altro libro riguarda un argomento popolare, i dinosauri, ma anche questo è un testo che punta sull'informazione competente e attenta, sottolineando un aspetto di solito poco trattato: il legame evolutivo fra antichissimi animali estinti e quelli che oggi popolano la Terra. Il libro è il prodotto del lavoro di Cristina Banfi, Cristina Peraboni e Rita Mabel Schiavo dell'Associazione Didattica Museale di Milano, con le belle, efficaci illustrazioni di Roman Garcia Mora; il titolo, efficacissimo, è Questo pollo è un T-Rex. Il grande libro dell'evoluzione animale, pubblicato dal National Geographic kids. 

 
I capitoli non sono molti ma sono molto chiari attraverso un'esposizione lineare e immagini che contribuiscono ad esplicitare il testo. Gli argomenti principali riguardano gli uccelli, a partire dalle nostre galline fino agli struzzi, i felini, i coccodrilli, i proboscidati, i marsupiali, i bradipi. Ce n'è da stuzzicare l'attenzione di non poche ragazzine e ragazzini, dotati di qualche nozione di biologia.
Finalmente un libro sui dinosauri che non punti all'effetto paura di fronte a quelle gigantesche macchine di predazione. Finalmente un libro che spieghi in modo chiaro le parentele e i fili che legano il presente e il passato, mostrando con quale metodologia si eseguono questi raffronti. L'unica aggiunta che avrei fatto, per rendere tutto più chiaro, una linea del tempo per collocarvi gli esemplari trattati.


Come ho spesso sottolineato, è importante nutrire le esplosive intelligenze dei più giovani con testi che rispettino la loro intelligenza, che ne stimolino l'infinita curiosità per ampliare ancora il loro campo d'interesse. E' una grande soddisfazione constatare che l'editoria italiana può produrre da sé risultati eccellenti.
Mi sembrano delle belle proposte, in questa chiusura d'anno fin troppo affollata di 'strenne'. Grazie agli editori che riescono a distinguersi per lungimiranza e qualità delle proposte.

Eleonora

“Il mondo segreto degli insetti. Una guida alla scoperta degli animali più incredibili e numerosi del Pianeta”, M. Di Domenico, ill. L. Fanelli, Editoriale Scienza 2017

“Questo pollo è un T-Rex. Il grande libro dell'evoluzione animale”, ADM Milano, ill. R. Garcia Mora, National Geographic kids 2017