lunedì 26 giugno 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PARTIRE CON IL PIEDE GIUSTO

A piede libero, Mirco Zilio, Giacomo Agnello Modica
Uovonero Edizioni 2017



ILLUSTRATI PER GRANDI (dagli 11 anni)

"Un giorno, di punto in bianco, Piede Sinistro si mise in marcia e, poiché Piede Destro si rifiutava di tenere il suo stesso passo, Piede Sinistro non lo aspettò.
Improvvisamente si sentì libero. Poteva camminare veloce quanto voleva! E andare dove voleva, senza che quell'altro protestasse."


Tutto comincia con un distacco che deriva da due diversi modi di intendere la vita: uno dei due ama quella sedentaria, l'altro non vede l'ora di andare in giro. Nonostante l'oggettiva difficoltà di dividersi, ma siamo in una bolla immaginaria dove tutto è possibile, le due gambe con i relativi piedi si dividono. Si presume uno resti sul divano, mentre l'altro comincia la sua esplorazione del mondo. Caso unico, non passa inosservato, ma riesce comunque a soddisfare la sua curiosità e raggiunge i luoghi convenzionalmente più irraggiungibili: dall'Himalaya ai Caraibi, passando per Roma e per Parigi, ovviamente. Come spesso accade, però, la nostalgia di casa e del suo compagno o 'fratello' di corpo, lo riportano indietro. La sorpresa sta nel fatto che ad aspettarlo a casa c'è solo una scatola con la metà del loro antico corredo comune: le scarpe e i calzini sinistri, ricordi di una vita di coppia che - ad evidenza - non esiste più. Non resta che rimettersi in cammino e trovare in qualcun altro una compagnia. Ma in un mondo di 'piedi' accoppiati, convenzionalmente destri e sinistri sempre assieme, non è facile trovare la propria anima gemella. 


Eppure c'è. Sinistra, naturalmente. E arriva anche per questa insolita coppia di gambe il tempo del divano, il tempo della condivisione di un pezzo di strada, fermi o in cammino, non fa differenza.

Curiosa storiellina surreale (sarebbe piaciuta ai Surrealisti?) che nasconde, ma neanche tanto, un argomento interessante da mettere sul tavolo e da discutere con ragazzi ai quali cominciano a spuntare i peli sulle gambe e con ragazze che cominciano ad accorgersene, di questi peli in più...
Quei ragazzi e ragazze a cui le parola libertà e identità, cominciano a fare effetto.
Senza volerne negare la lettura ai più piccoli che di tutta la storia forse apprezzeranno il lato assurdo, e sperando che, en passant, cominicino così a coltivare in loro, magari inconsapevolmente, il seme dell'autodeterminazione della propria esistenza, A piede libero mi pare un libro adatto a chi si affaccia all'adolescenza.


Sembra confermarlo il tipo di disegno, l'immaginario a cui si allude con scarpe da tennis usurate, incontri con babbucce magrebine che lasciano intuire incroci di culture che si verificano di solito un po' più avanti rispetto agli anni delle elementari...
La libertà di poter scegliere chi si è, cosa fare e con chi fare pezzi di strada sono questioni direi nodali per tutti coloro che hanno in sé la voglia di camminare sulle proprie gambe. E se queste gambe sono due sinistre, io tra l'altro sono anche mancina, non dovrebbe fare differenza. Il condizionale nasce dalla constatazione che non mi pare che in questo paese si sia al di là del guado, del pregiudizio, verso una normalità fatta di tante sfumature differenti. E allora ben venga l'opportunità di poterne parlare attraverso un libro, zona franca per definizione, che lascia alla riflessione la giusta distanza e uno 'spazio di manovra' maggiore.
Per questa ragione mi sarebbe piaciuto un pizzico di coraggio in più da parte di Mirco Zilio nel non sentirsi obbligato a spiegare al lettore, in erba o più maturo che sia, per filo e per segno che forse non esistono piedi giusti e che di piedi ne esistono di ogni sorta...
Pazienza, si tratta comunque di peccato veniale. E d'altronde è una modalità nostrana piuttosto consueta quella di sentire il bisogno di didascalizzare ogni passaggio.


Al contrario, sottoscrivo e vorrei far sottoscrivere a tutti i ragazzotti e ragazzotte, a cui questo libro si potrebbe leggere, la frase conclusiva: cercare la propria strada, e soprattutto, non aver paura di trovarla, con accanto un piede 'adatto'.
Giovanissimo Giacomo Agnello Modica, al suo secondo libro, contribuisce fortemente a conferire una cifra a questo libro. Da un lato gli deve essere riconosciuta un'abilità nell'aver saputo trovare la soluzione al problema della gamba che gira da sola senza finire nella caricatura, dall'altro nell'aver fatto scelte in autonomia laddove il testo taceva, offrendogli così occasioni di creare.
Per rimanere in tema, direi che i piedi del giovane allievo di Emiliano Ponzi a Mimaster di Milano hanno davanti ancora un po' di strada da percorrere: dal punto di vista della composizione della pagina e sotto il profilo dell'immaginario cui attinge, ma è sulla buona strada e partito con il piede giusto.

Carla


domenica 25 giugno 2017

SCIAVUROSA, COLORITA, ABBONDANTE

Io credo ai segni. 
E questa volta tutto converge sulla caponatina.
Ieri sera alla cena delle Magnifiche 7 è stata più volte citata, ne è stato proposto uno studio comparativo con la ratatouille, dalla Sicilia alla Provenza, ne sono state tessute le qualità, ho provato a risentire il sapore inconfondibile del sedano, mi sono ricordata della lucentezza delle verdure che la compongono. 
E a mezzanotte e mezza, al ritorno a casa se l'avessi trovata in frigo, ne avrei mangiato un'intera scodella.
Ho dovuto aspettare dodici ore, ma alla fine si è materializzata con il suo sapore inconfondibile di sedano e con le sue verdure lucide.
La ricetta è frutto di una triangolazione. La fonte siciliana,  provata a Creta, arriva da un'archeologa senese che la trasmette a un archeologo ligure che la prepara a Roma. E io, da buona romana quale non sono, mi ci ficco e mi ci faccio il ciuffo!
Scusate se è poco.

Ingredienti
cipolla, una e di tropea
melanzane, tre piccole
peperoni, uno grande
capperi, un po' 
sedano, tre  coste
pomodorini ciliegino, un po'
olive nere 
aceto, un cucchiaio
zucchero, un cucchiaino
uvetta, un po'
pinoli, un po'



In una padella antiaderente fate soffriggere, in un po' di olio, le melanzane tagliate a dadini. Quindi toglietele e fate la stessa cosa con i peperoni tagliati. Toglieteli e preparate un battuto per un soffritto di sedano cipolla, fate andare per qualche minuto quindi aggiungete i capperi e le olive e quindi i pomodori a pezzetti e fate cuocere per 20 minuti, poi aggiugete peperoni e melanzane, l'uvetta e i pinoli e far cuocere per ancora 5 minuti. All'ultimo aggiungere l'aceto e lo zucchero. Dargli un minuto di fuoco ancora perché svapori un po' e poi spegnete.
La caponatina, un diminutivo che la rende ancora più familiare, pur essendo piatto blasonato, del casato di melanzana e sedano, va mangiata fredda e riposata (la cammarera Adelina nel piatto funnuto in frigorifero gliela fece trovare).




Carla

giovedì 22 giugno 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


SOPRAVVIVERE E' UN'ARTE


La leggerezza è dote rara, soprattutto se diventa la cifra stilistica nel raccontare le complicate vicende della vita: la morte di una persona vicina, la malattia, la fatica di crescere e di assumersi delle responsabilità. 
Maestra in questo è Marie-Aude Murail, ma non le è da meno Sjoerd Kuyper, scrittore olandese, in Hotel Grande A, pubblicato da La Nuova Frontiera junior.
In questo romanzo ci potrebbero essere tutti gli ingredienti del feuilletton: così come ce la racconta Kos, il giovane protagonista, la vita della sua famiglia è decisamente complicata. Non solo è morta la mamma, di cui tutti sentono la mancanza; anche il padre è doppiamente nei guai, essendosi ammalato gravemente proprio mentre l'albergo che dà da vivere a tutti è in grave difficoltà. 
Mentre lui è ricoverato in ospedale, tocca ai quattro figli provare a sbrogliare la matassa di debiti che si accumulano, clienti che se ne vanno e creditori che si presentano minacciosi alla porta.
Kos e le sorelle hanno un'età che a mala pena si affaccia, per la più grande, all'adolescenza; non hanno una grande conoscenza del mondo, e se questo non bastasse, ci si mettono i guai sentimentali. Libbie vive le sue prime maldestre esperienze di sesso con un malinconico ospite fisso dell'albergo, Briek attraversa un'inquietante fase dark, salvo innamorarsi di un atleta dell'isola di Tuvalu, e la piccola Pel ama talmente tanto gli animali da passare la notte in riva al mare insieme a una foca grigia. Ovviamente il cuore di Kos batte all'impazzata per la bella Isabel, che interviene qua e là nella narrazione, per raccontare la goffaggine del protagonista, del tutto inesperto di sentimenti e di relazioni con l'altro sesso.
Il cuore del racconto, che ha l'aspetto di una registrazione su nastro, è la descrizione dei tentativi di racimolare i soldi necessari per non far chiudere l'albergo. 
Le soluzioni sono improbabili e sono lo spunto per un susseguirsi concitato di situazioni esilaranti.
E qui sta proprio la grande capacità dell'autore di raccontare un intreccio complesso, e con aspetti anche drammatici, con grande ironia, sfruttando il punto di vista 'ingenuo' del suo protagonista. Ci si diverte moltissimo leggendo le pagine fitte di colpi di scena e di trovate, partenze, tradimenti e ritorni.
La situazione raccontata, ragazzini che all'improvviso sono costretti ad affrontare da soli le difficoltà della vita, mi ha ricordato Quindici giorni senza testa, romanzo troppo presto dimenticato di Dave Cousins. In quello però mancava completamente l'aspetto sentimentale, che invece qui è centrale.
Posso immaginare le perplessità di qualche mamma per le poche, pudiche pagine in cui si accenna agli approcci vagamente erotici fra i personaggi; ricordo a tutte, però, che fra i best sellers in voga fra le ragazzine (e intendo dai dodici anni in poi) ci sono dei romanzi che sono nei fatti una sorta di kamasutra per principianti. Al contrario, trovo sia felice, in questo romanzo, la descrizione, delicata ed ironica, dei primi approcci all'amore. Nello stesso tempo mi sembra particolarmente calzante il ritratto dei rapporti familiari, oscillanti fra affetto e incomprensioni, legami e gelosie: il groviglio di sentimenti che segna ciascuna famiglia, a modo suo.
Si legge questo romanzo scanzonato, e nello stesso tempo molto serio, con grande facilità, con quel respiro ampio che hanno le belle storie; lo consiglio, quindi a lettrici e lettori maturi, a partire dai tredici anni.

Eleonora

“Hotel grande A”, S. Kuyper (trad. Anna Becchi), La Nuova frontiera junior 2017



martedì 20 giugno 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA 'LEGGERA' ROBUSTEZZA

Gli ottimisti muoiono prima, Susin Nielsen (trad. Claudia Valentini)
Il Castoro 2017


NARRATIVA PER GRANDI (dai 13 anni)

"'Non sono fatalista. Sono pessimista. È diverso.'
'E perché sei pessimista?'
'È solo buon senso. Mai sentito parlare della teoria darwiniana dell'evoluzione? Quella della sopravvivenza degli esseri più adatti? Ecco, i pessimisti sono i più adatti. Sono quelli che si tengono alla larga dalle tribù vicine e dagli adorabili cuccioli di leone.'"

Al contrario, gli ottimisti davanti a un cucciolo di leone, ignari del fatto che la madre può essere nei dintorni pronta a sbranarli vanno a fargli ghiri ghiri sotto il collo. E muoiono per essersi fidati, per essere stati ottimisti e incapaci di prevedere il peggio.
In tal modo Jacob, ottimista nonostante tutto, verifica la grande distanza che c'è tra lui e Petula, detta Tula, pessimista di calibro.
Qualcosa però li tiene insieme: entrambi sulle spalle hanno un macigno da portare. Petula, la morte della sorellina soffocata da un bottone che lei stessa aveva cucito sul suo costume da Max (nel paese dei mostri selvaggi), Jacob, la morte di un suo caro amico in un incidente di macchina: un ubriaco alla guida...
Il loro incontro avviene al corso di arteterapia che accoglie ragazzi e ragazze 'che faticano' a trovare una loro pace interiore. Con situazioni familiari anche molto diverse, e in evoluzione, i ragazzi del gruppo lentamente cominciano ad aprirsi l'uno con l'altra, cominciano a trovare forme insolite di comunicazione, mettono in condivisione alcune passioni che hanno: Jacob, per primo, l'amore per il cinema.
In questo modo anche le tante fobie di Tula sembrano andare in ombra. Complice l'amore per Jacob. Una pessimista si sta convertendo all'ottimismo e sta allentando lo stato di allerta. Ma attenzione...mai abbassare la guardia.

Potrebbe essere manicheo il ragionamento, ma davvero il mondo si può dividere in pessimisti e ottimisti ed è altrettanto vero che la loro lettura della realtà dà risultati molto distanti tra loro.
Petula ha scelto di trovare un po' di sollievo al complesso di colpa che la tortura ogni giorno, collezionando fobie e paranoie e trafiletti di giornale con disgrazie altrui. Sempre a mille è il suo bisogno di controllo e protezione nei confronti dei suoi cari e anche di se stessa (non per autodifendersi, ma per proteggere i genitori dalla perdita di una seconda figlia...). Una sorta di pena del contrappasso dantesca.
Al contrario Jacob opta per la rimozione, la cancellazione dello Jacob colpevole. Tenta, goffamente, di ripartire da zero. Per questo si affeziona e si spende per il gruppo, per questo si innamora di Tula: sono la sua nuova occasione ed essendo un ottimista pensa di potercela fare.
In mezzo a loro c'è la vita che scorre.
Una sorta di affresco corale, che fa da sfondo ai due poli opposti - quello positivo e quello negativo - che si attraggono e respingono come la fisica ci insegna, a seconda delle condizioni in cui si trovano.
Nielsen, molto convincente, non rinuncia alla sua vena ironica e costruisce con la consueta 'leggera robustezza' un terreno di incontro per i suoi lettori, chiamandoli a confrontarsi e a ragionare in totale scioltezza su problemi e questioni molto autentiche. Primo fra tutti il non poter fare 'macchina indietro' nella vita e di conseguenza la ricerca di una soluzione adattativa che permetta di sopravvivere a chi si sente responsabile del male procurato ad altri.
Organizza un intreccio complesso che le consente di mettere a fuoco e sotto gli occhi dei suoi lettori e lettrici una serie di variabili di comportamento, di seguirne le evoluzioni fino al momento di coglierne la maturazione completa.
E tutto accade in una sospensione di giudizio davvero meritevole.
Per chi legge è interessante e coinvolgente poter vedere i punti di partenza e i traguardi di quel gruppo di ragazzi e di quel pugno di adulti che li circondano.
Proprio grazie a questa narrazione senza pietismi o condanne, quasi asettica eppure emotivamente partecipata, è prevedibile che si creino tra chi legge schieramenti e prese di posizione, così come avviene per tutto il romanzo tra gli stessi personaggi.
Con tutto questo che costituisce evidentemente il nocciolo di senso dell'intero romanzo, si intreccia, come potrebbe essere in una stoffa che si voglia impreziosire, un filo d'oro, rappresentato dalla sequenza di citazioni cinematografiche, letterarie e musicali (le tre passioni principali che danno nerbo alla storia) di cui il libro è farcito. 

Carla

domenica 18 giugno 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ORO LIQUIDO

I doni degli dei, Giusi Norcia, Marcella Brancaforte


ILLUSTRATI


" 'Padre mi fai un regalo?' disse un giorno la dea Atena al saggio Zeus.
'Un regalo?'
'Proprio così.'
'E cosa vorresti, ragazza mia?'
'Voglio una città' fece lei.
'Una città tutta per me.' "

Tutto quello che passa per il mito è spesso frutto di ghiribizzi tanto umani quanto divini nella convinzione di ottenerli.
Atena, figlia di Zeus, vuole una città che sia sua e che porti per l'eternità il suo nome. Zeus, alla sua 'ragazza', vuole offrire ogni opportunità di felicità. Quindi anche una città.
Purtroppo però Atena ha scelto il posto sbagliato dove scavarne le fondamenta: quel luogo è già oggetto del desiderio di qualcun altro, qualcuno che nella divina gerarchia conta parecchio, Poseidone, il dio delle acque e fratello di Zeus.


Negare un desiderio alla propria figlia non vuole, ma anche con il fratello Zeus deve fare i conti. Decide così di 'metterla all'asta': ognuno dei due contendenti dovrà offrire alla nascitura città un dono e spetterà ai cittadini stessi decidere quale dei due regali si rivelerà maggiormente gradito per loro.
Poseidone dà vita a una fonte di acqua salata, scagliando il suo tridente nella roccia, un gesto pieno di potenza, e Atena invece, delicatamente, si inchina verso la terra e si limita a piantare un seme di un albero che di lì a poco crescerà rigoglioso, un ulivo, dal cui frutto, se premuto, sgorga una goccia di oro liquido, l'olio.
La vittoria appare scontata...



Un testo conciso, quello di Giusi Norcia, che racconta il mito legato alla nascita del nome Atene. Conciso è anche il formato dell'ultimo libro poster - i libri da parati - che VerbaVolant, piccola casa editrice siracusana, ha appena pubblicato. Ai disegni Marcella Brancaforte, siciliana doc, importata a Tuscania da molti anni.
La caratteristica dei disegni di Marcella Brancaforte che più mi colpisce è il tono 'classico', seppure qui velato di una sottile ironia che emerge qua e là. 
Le sue tavole sembrano sempre appartenere a un'epoca che porta in sé un po' di eternità, ironia compresa. I disegni, ma soprattutto le figure umane, sempre molto caratterizzate e riconoscibili come sue, i grandi occhi espressivi, le gote colorite, travalicano mode e stili.
Se un legame lo si vuole trovare a tutti costi, forse tanto per quel che riguarda la tavolozza dei colori quanto per quel che concerne il gusto 'scenografico' molto potente, lo si potrebbe cogliere con Luzzati, in particolare nei suoi allestimenti per il teatro.
Nel libro poster Il dono degli dei, proprio per il suo formato particolare, che con la scenografia per forza di cose ha delle tangenze, lo spazio vuoto, ovvero il bianco del foglio, viene tutto impiegato per accogliere la composizione. Non ci sono pause del disegno: è un unico grande e felice intreccio di manti, tronchi, figure, monumenti e fronde, tante bellissime fronde di ulivo.


La difficoltà intrinseca in questo tipo di oggetto sta proprio in questo: nell'essere contemporaneamente un 'libro' e quindi l'illustratore deve dimostrarsi capace di intrattenere con il testo scritto un dialogo figurato, ma nello stesso tempo, è anche un 'manifesto', dove chi disegna deve essere in grado di immaginare la stessa storia in una composizione unica che la riassuma e soprattutto ne restituisca immediatamente allo sguardo, il senso più profondo.
Ecco, Marcella Brancaforte ci è riuscita appieno.

Carla


venerdì 16 giugno 2017

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


SE GUARDARE E' UN GIOCO

I libri gioco, i cerca-trova o aguzza la vista o i libri labirinto sono visti essenzialmente come passatempo, divertimento puro che non richiede particolare cura editoriale o ricercatezza estetica; ci sono però valide eccezioni, come lo strepitoso Immagina, di Messenger, o i libri di Barroux, che uniscono le caratteristiche di un albo illustrato alla struttura classica del cerca-trova.


Oggi propongo una carrellata di testi usciti quasi contemporaneamente, a dimostrazione di un rinnovato interesse per una categoria di libri troppo a lungo trascurata.
Le fasce d'età interessate sono diverse e questo appare evidente anche per il diverso livello di difficoltà.


Cominciando, quindi, dai più piccoli, ecco Nascondino, di Silvia Borando per Minibombo: abbiamo qui una successione di doppie pagine, coloratissime e vivaci, in cui si dispiega una discreta quantità di oggetti tutti uguali, pagina per pagina. In mezzo a questi, si nasconde un intruso, collegato coerentemente alla forma o al contesto della tavola. Ad esempio fra le foglie autunnali si nasconde un riccio, fra le forbici una libellula, fra i dadi una coccinella. L'individuazione del nostro oggetto clandestino non è facilissima, richiede attenzione e pazienza, doti importanti per i bimbi e le bimbe che crescono. Dunque non è solo un passatempo, per giovanissimi lettori a partire dai quattro anni; è anche una buona palestra per imparare a guardare.


Sempre per lettori al di sotto dei sei anni, Guarda, cerca... trova! Un libro titanico per contare centinaia di animali, di Agnese Baruzzi, pubblicato da White Star kids: di formato grande, procede per doppie pagine dove si affollano animali simili fra loro, mentre a fianco ci sono delle caselle in cui inserire il numero di individui dei diversi soggetti. Si susseguono pagine fitte o meno fitte, di animali diversissimi, dagli insetti agli uccelli, dagli animali della savana ai pesci. I diversi soggetti sono disposti staticamente nello spazio della tavola e spesso guardano direttamente il lettore, che si sente in qualche modo tirato dentro l'immagine. 


 Agnese Baruzzi, illustratrice poliedrica, qui fornisce una delle sue prove migliori, unendo precisione al senso dell'umorismo.


Si rivolge a lettori decisamente più grandi, dai sette anni, Un'avventura a forma di labirinto, dell'autrice polacca Aleksandra Artymowska, pubblicato da Terre di Mezzo: qui abbiamo una vera e propria traccia narrativa, c'è un bambino che vuole ricongiungersi con i suoi amici, che lo aspettano sotto un albero. Per raggiungerli, però, deve attraversare una serie di labirinti, ambientati nel sottosuolo, sulle cime degli alberi, in mezzo al mare. Le tavole sono molto belle, disegnate nel dettaglio e colorate con una tavolozza di delicate, fredde sfumature pastello. Questa quasi monocromia rende più difficile il lavoro del giovane avventuroso lettore, o lettrice, che deve individuare di volta in volta il giusto percorso. Anche qui le doti necessarie sono l'attenzione, il metodo, la pazienza, doti spesso carenti nei bambini, abituati al 'consumo' veloce dell'esperienza ludica.


I libri scelti questa volta sono tutti esteticamente rilevanti, curati nella veste grafica, pensati per essere apprezzati dalle bambine e dai bambini delle diverse fasce d'età. E' un vero peccato che spesso queste produzioni siano sottovalutate, come se fosse indifferente giocare con un bel libro o con un libro squisitamente commerciale. D'altra parte, esisteva una produzione interessante, lontana diversi decenni, incentrata per esempio sui libri game, di cui esistono ora solo pochissimi titoli.
Mi auguro di aver acceso un piccolo riflettore su un settore dell'editoria per ragazzi finora poco indagato.

Eleonora

Nascondino”, S. Borando, Minibombo 2017
Guarda, cerca...trova! Un libro titanico per contare centinaia di animali”, A. Baruzzi, White Star kids 2017
Un'avventura a forma di labirinto”, A. Artymowska, Terre di mezzo 2017




mercoledì 14 giugno 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


VIVA MAGALI!

Viva la danza!, Didier Lévy, Magali Le Huche (trad. Tommaso Guerrieri)
Edizioni Clichy, 2017



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Ci sono un sacco di bambine che lo guardano con gli occhi sgranati! E un sacco di bambine che bisbigliano alle sue spalle! Ettore vorrebbe andare via. Ma appena sente suonare il pianoforte e appena vede gli arabesque: COLPO DI FULMINE!
Da quel momento in poi, Ettore fa tutto danzando..."

Ettore è un ragazzino piuttosto movimentato e per questa ragione i suoi genitori lo hanno iscritto a un corso di danza classica, pensando che in tal modo avrebbe avuto il modo di sfogarsi e loro avrebbero potuto tirare un po' il fiato. La danza classica sembrerebbe essere appannaggio della sfera femminile, visto che a lezione da Madame Ivanova ci sono solo bambine. Ettore non si formalizza, però, e si cimenta con la danza con la stessa energia di sempre.
I genitori, allibiti, realizzano che la situazione non è migliorata minimamente, anzi è addirittura peggiorata perché adesso Ettore continua a fare le mille cose di prima, ma le fa danzando.
Retromarcia di papà che annuncia al bambino la sua ultima lezione di danza. Una carriera da ballerino stroncata sul nascere. 



Se non fosse che, forse perché più ispirato del solito, o più emotivamente turbato per la triste notizia, Ettore nella sua rincorsa per il suo ultimo enjambè resta sospeso in aria. E ci resta, come se nulla fosse, per tutto il tempo fino all'arrivo dei genitori al termine della lezione. A nulla servono le richieste di padre e madre: semplicemente non può scendere. Al contrario può salire a raggiungerlo il suo cane e subito a ruota, coadiuvata dal vento, anche sua madre.


La situazione è lievemente paradossale, ma in un imprevedibile crescendo anche il severo padre arriva in quota e da lì tutti e quattro prendono il volo per tornarsene casa. 


Felici tutti di aver recuperato la loro dimensione 'spontanea', e incuranti del giudizio altrui, da quel momento in poi sarà la danza a dare ritmo alle loro giornate.

Se una casa editrice tiene nella sua scuderia autori come Alan Mets e/o Serge Bloch e/o Bernard Friot e/o Magali Le Huche, poi capita che la sua politica editoriale si caratterizzi per coraggio e divergenza rispetto al pensiero comune. Accade quindi che nei loro libri si diano bei colpi di spugna su stereotipi e convenzioni. Tanto per inanellarne alcuni sarà bene ricordare Gli invitati dove si assiste a un gioco sottile e profondo di scelte di ruoli non indifferente oppure La valigia rosa dove si scardinano più di una convenzione oppure ancora Le mie mutande dove si abbattono un paio di tabù. Insomma la Francia che pubblica con evidente serenità libri del genere trova in Clichy una eco italiana coraggiosa e gagliarda.
In questa rete di titoli 'controcorrente', mi pare che spicchi per presenza costante la figura di Magali Le Huche che dimostra un talento nel saper alleggerire e nel contempo arricchire il punto di vista del testo. Nel suo discorso figurativo riesce sempre a potenziare il senso ultimo della storia.


Rimanendo su Viva la danza!, racconto pieno di riferimenti letterari importanti (da Calvino alla Travers per citare solo due casi emblematici di 'gente sospesa tra cielo e terra'), mi sembrano imperdibili i cambi di velocità delle pagine piene di Ettore, o le ironie che si possono cogliere sulle pareti della sua stanza, o ancora nelle stereotipate - quelle sì - piccole ballerine comprese nel loro ruolo di femminucce per benino, o ancora nella sua capacità di usare il limite del foglio come elemento narrativo, mettendo spesso le gambette di Ettore fasciate nella sua tutina nera a valicarlo e sparire nel nulla con il resto del corpo. Ottima disegnatrice dei tetti di Parigi e della spocchia di certi francesi...


A parte il divertimento e la leggerezza - in questo caso è quasi letterale - il testo di Lévy offre spunti d'interesse per intavolare un dialogo con bambini e bambine. Si potrebbero intavolare interessanti discussioni su molti stereotipi, primo fra tutte la danza appannaggio maschile che già Billy Elliot aveva a suo tempo minato. Si potrebbe anche parlare del complesso gioco di ruoli tra adulti e piccoli, tra genitori e figli, tra grandi e piccoli. O ancora del coltivare passioni, o essere capaci di seguire le proprie inclinazioni, senza sentirsi soggiogati dal perbenismo circostante.
Con libri del genere le strade percorribili sono la via larga della risata oppure il viottolino della riflessione. Nutro pochi dubbi su quale sarà la mia.

Carla






lunedì 12 giugno 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


INFOGRAFICA SPAZIALE


La spiegazione del cosmo, anche dal punto di vista grafico, è resa più difficile dalle dimensioni dell'oggetto e dalle affermazioni tutt'altro che intuitive che devono essere spiegate anche dalle immagini. Quello che i bambini e le bambine vedono è molto diverso da quello che viene loro raccontato: loro vedono muoversi il sole e noi affermiamo che sia la Terra a muoversi. Per questo motivo, credo, l'infografica si presta in modo particolare alla rappresentazione del cosmo: infatti sostituisce una visione intuitiva ad un'altra, permettendo di riprodurre in scala dimensioni e distanze ben poco rappresentabili nel mondo infantile.
C'è un libro uscito da poco per i tipi della White Star kids, Missione spazio. I misteri dell'universo spiegati in un colpo d'occhio, che corrisponde perfettamente a questo tipo di approccio. L'autrice, Giulia De Amicis, è una 'information designer' italiana, trasferita a Brighton; ed è veramente brava nello svolgere il compito fondamentale che le viene richiesto, rappresentare visivamente un'informazione complessa, rendendola immediatamente comprensibile.


Cosa racconta questo libro? E' la descrizione dell'universo, alla luce delle nostre attuali conoscenze, partendo dal sistema solare per arrivare alla Via lattea, la nostra galassia, e poi ai confini del cosmo. Ogni passaggio, la descrizione dei pianeti e delle loro lune, la struttura del sole, le esplorazioni spaziali, richiedono ovviamente degli approfondimenti che sono contenuti in testi brevi, molto chiari.
Se la descrizione dei pianeti del sistema solare sono più vicini alle conoscenze dei bambini, quanto più ci si allontana, concretamente e concettualmente, tanto più si fanno difficili i concetti, le dimensioni, la natura degli oggetti celesti. Di sicuro ci si sente piccoli, formichine sperdute su un piccolo pianeta di un piccolo sistema solare appoggiato su un ramo di una piccola galassia persa nell'immensità del cosmo. Percepire questa piccolezza non è un male, così come ragionare su una scala temporale non umana. Aiuta, se non altro, a relativizzare quello che ci sembra grande e assoluto. Ma forse non è questo che colpisce maggiormente la fantasia dei giovani lettori e lettrici; magari possono essere affascinati dal 'rumore' e dall'odore dello spazio, dalle missioni di esplorazione, dall'idea che forse un giorno vivremo anche altrove o incontreremo finalmente quegli 'alieni' che popolano la narrativa di fantascienza.
Nonostante la sinteticità del testo e l'intuitività delle immagini, questo è un libro per scienziati e scienziate in erba che abbiano almeno dieci anni, per la complessità dei concetti contenuti e per il livello di astrazione.


C'è, purtroppo, un errore, nelle prime pagine, non so se di traduzione o contenuto nel testo originale, che non impedisce di apprezzare l'elevata qualità di questa produzione. Semmai sottolinea come, recentemente, si risparmi troppo, forse, sul lavoro di revisione.

Eleonora

“Missione Spazio. I misteri dell'Universo spiegati in un colpo d'occhio!”, G. De Amicis, White Star kids 2017


domenica 11 giugno 2017


TI AVANZA UNA BANANA

Ti avanza una banana. Matura a vista d'occhio. Cosa farne, oltre a mangiarla al volo (ma no, ne ho mangiata una anche oggi a pranzo)?

Le patate dolci*
Apprendo che si tratta di una ricetta di origine russa. E' rapidissima nella confezione, un po' meno nell'approvvigionamento degli ingredienti, a meno che non siate così golosi da tenere un tubo di latte condensato sempre in frigo...
A casa mia accade anche questo.

Ingredienti
400 gr di biscotti frollini (gli Oswego Gentilini vanno benissimo, gli Oro Saiwa un po' meno)
100 gr di latte condensato
cacao amaro in polvere
1 banana matura (circa 100 gr.)
1 bicchiere di latte

Sfarinate i frollini nel frullatore con la modalità impulsi, quindi trasferiteli in una ciotola, aggiungete il latte condensato, un cucchiaino raso di cacao, la banana schiacciata e il latte. Avrete ottenuto un composto non troppo morbido né troppo farinoso. Deve essere lavorabile con le mani, magari umide. Se è necessario in questa fase potete aggiungere poche gocce di latte 
o altra farina di biscotti se appare rispettivamente troppo friabile o troppo molle.
a questo punto prendetene una quantità come quella di una polpetta e dategli la forma di una patata, insomma tondeggiante ma irregolare. A questo punto le patate dolci somigliano, per forma e soprattutto per colore a delle patate appena tolte dalla terra. Prendetele, una a una e infarinatele leggermente nel cacao amaro. Si scuriranno sembrando sempre meno patate, ma saranno più buone e soprattutto molto più manovrabili con dita umane.
Prendete un piatto e disponetele in bell'ordine perché dovranno stazionare in frigo per un'oretta, in modo da consolidarsi leggermente.
Pronte!
Ogni tanto si passa dal frigo se ne acchiapa una e la si inghiotte in due morsi. Non si fa neanche in tempo ad arrivare in corridoio che l'hai già finita...


Carla

* Piccole ricette è la fonte a cui sempre vado a dissetarmi

venerdì 9 giugno 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


Al di là della serendipità

Incontri disincontri, Jimmy Liao (trad. Silvia Torchio)
Terre di mezzo 2017



ILLUSTRATI

"Lei vive in un vecchio edificio in una zona residenziale alla periferia della città. Ogni volta che esce, non importa quale sia la destinazione, gira a sinistra.
Lui vive in un vecchio edificio, in una zona residenziale alla periferia della città. Ogni volta che esce, non importa quale sia la destinazione, gira a destra."


Due vite così drammaticamente simmetriche rischiano di non trovare punti di contatto.
 

Pur essendo vicini di casa, lui musicista, lei traduttrice, conducono le loro solitarie esistenze nel parco, in bici o in metropolitana, per strada. Non si incontrano mai. L'unica geometrica possibilità è il vialetto circolare intorno alla fontana. 
Solo lì, i due si vedono e, in modo indelebile, si legano per poi riallontanarsi. Non prima di aver fatto un giro sulla cosa più circolare che ci sia: una giostra.
L'unico gancio che hanno per ritrovarsi l'uno e l'altra è un numero di telefono scritto a penna su un pezzetto di carta. 



Quel giorno piove e la carta bagnata scolorisce l'inchiostro e rende illeggibile il numero. Il gancio si rivela inservibile. Ricomincia così questa estenuante lontananza che però - a differenza dell'altra - porta con sé uno struggimento diverso dato dal fatto che i due si sono incontrati e desiderati. In questa circostanza la solitudine sembra pesare di più. E altrettanto di più varrà il loro ritrovarsi, ancora una volta in un luogo in cui le loro strade fanno una curva e le linee di nuovo convergono. Ritrovatisi, la forza della nostalgia provata li fa decidere e salire sullo stesso autobus verso un destino condiviso. Almeno per un po'.


Ancora prima di iniziare, ad accogliere il lettore fa da sentinella il primo verso della poesia Amore a prima vista della Szymborska.
Qui, un'allusione all'incertezza che nei successivi versi della poetessa polacca, si consolida in un assunto che sottoscriverei sempre: che ne sappiamo noi del momento in cui il caso è diventato destino? Persuadiamoci che ogni inizio non è altro che un seguito.
Sarebbe sufficiente questo per scrivere un post. Intendo dire sul senso ultimo della poesia della Szymborska. E su come Jimmy Liao gli vada dietro...
Tuttavia il libro di Jimmy Liao potrebbe essere letto (ed è stato letto) superficialmente e romanticamente come una ricerca del proprio pezzo 'mancante' (e cito non a caso il Missing piece di Shel Silverstein). A me pare invece che sia un libro che ha il suo punto di partenza, il suo inizio, nell'ultima pagina e che quindi non è altro che un seguito di molti eventi impastati di serendipità, di casualità, di sfioramenti. 


Se non mi sto sbagliando, come per incanto, in Incontri disincontri prende forma il verso finale di Amore a prima vista

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

Pare che Jimmy Liao lo abbia inteso quasi alla lettera, questo verso, mettendo una luce perennemente accesa sulla metà della pagina che divide anche fisicamente le due storie parallele. La cucitura è un confine naturale, talvolta un limite: Suzy Lee, e alcuni altri anche prima di lei, lo hanno segnato come tale. Jimmy Liao lo usa per tenere separate le due esistenze, come se lui fosse un burattinaio nascosto che interpreta il caso. 


Altrettanto consapevolmente questo confine lo fa valicare ai suoi personaggi, prima con i soli sguardi, quindi con i corpi che lo oltrepassano, nel preciso istante in cui decide di essere per loro destino, deus ex machina del loro ritrovarsi.
Io direi quindi che, più di ogni altra cosa, la vera protagonista di questa storia è la casualità. E se così è nascono spontanee tutte quelle domande, che già nei versi si ritrovano, riguardo alla fragilità e alla effimeratezza (??) dell'esistenza umana. Se si conosce la storia umana di Jimmy Liao si comprende quando cara gli possa essere questa questione.
Forse complice la presenza di un testo che accompagna il flusso delle immagini, i due più assidui e fedeli sostenitori italiani della grandezza di Jimmy Liao - Luca Ganzerla e Silvia Torchio che lo ha tradotto - sono finalmente riusciti a trovare un editore che assicurasse a questo autore taiwanese tutta la visibilità che merita.
Evviva.
Si sa, i libri senza parole in suolo italiano sono guardati con sospetto da parte del pubblico dei più. Io non la penso così. E mi pare che Incontri disincontri patisca invece un poco della ridondanza delle parole rispetto alle immagini (eccezion fatta per i cenni sul tempo che cambia che scandiscono un ritmo interiore delle scrittura).
Cerco di spiegarmi: non sacrificherei neanche una illustrazione perché mi paiono frutto di un equilibrato lessico visivo, mai sovrabbondante. Al contrario, avverto il peso delle parole che, talvolta, assumono il ruolo delle didascalie e come tali spesso le considero superflue in un libro illustrato con tanta sapienza.


Il silenzio nei libri di Jimmy Liao è comunque pieno di voci.

Carla