mercoledì 24 ottobre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


NON CI PERDIAMO!

Seb e la conchiglia, Claudia Mencaroni, Luisa Montalto
Verbavolant 2018


ILLUSTRATI

"C'è un posto che conosco solo io. Ci vado da sola, quando fa buio. Non è lontano da qui, ma nessuno conosce la strada. Nessuno tranne Seb. Seb parla una lingua che nessuno conosce, nessuno tranne me. Allora di notte io aspetto il silenzio, faccio pianino, trattengo il respiro, tra un piolo e l'altro del mio letto alto."

Poi si mette la felpa con il cappuccio e, come una sottiletta scivola fuori, lasciando a dormire nel letto la propria ombra.
Corre al fossato dove c'è Seb ad aspettarla e in silenzio la bambina gli porge una conchiglia. A lei, invece, rimane la sabbia tra le dita.
Fanno un patto quei due, un patto silenzioso e anche una corsa. Talmente veloce che gli occhi lacrimano lacrime salate.
E al mattino nel letto, al risveglio, la conchiglia è ancora là e anche la sabbia fra le dita.

Ci sono libri che si attaccano addosso. 
Questo è uno di quelli. 


Non è il primo libro da parati che arriva sul tavolo, quindi non dipende dall'insolito formato. No, le cose che lo rendono speciale sono diverse. 
La prima, l'immediatezza e la leggerezza di figure e testo.
Quest'ultimo stupisce più di ogni altra cosa: entra come un lampo a illuminare questa ragazzina e di riflesso prende luce anche Seb, attraverso le sue parole. Poi diventa simmetrico e gioca con se stesso ma soprattutto 'cattura' chi legge, in quella specularità di frasi ripetute, come un ritornello 'nessuno conosce...' 'nessuno tranne...'.
Accidenti, in tre righe quella bambina ha già un suo spessore e contorni ben definiti. Se ci fosse qualcuno che ne dubita, basta proseguire e arriva subito la conferma che si è di fronte a una ragazzina che sa il fatto suo e che, 'divina', crea e modella il racconto della realtà a suo uso e consumo. E nel raccontarlo non smette mai di giocare, pescando parole inaspettate e solleticando l'immaginario con visioni surreali di ombre che rimangono a dormire e di respiri che vanno e vengono e di cose dette in silenzio. 


Alla successiva apertura del grande sedicesimo arriva Seb che parrebbe sognatore almeno quanto lei. Lui parla con gli occhi, lui guarda profondo. A chi non è in quel fossato non resta altro che constatare la felicità cosmica di cui i bambini e le bambine sono capaci. La loro corsa.
E poi, e poi non resta che cadere con lei e riatterrare in un tempo reale, in un letto, con una conchiglia sotto il cuscino e ancora sabbia tra le dita: traccia di un percorso fatto.
Una delle cose che ho imparato a riconoscere, occupandomi a tempo pieno di libri per l'infanzia, è la sospensione del tempo durante il racconto. Non sempre chi scrive sente il bisogno di trovarla. Certo è che quando la si incontra la qualità della storia raccontata è di una spanna superiore. Precedenti illustrissimi a partire dagli archetipi di Alice e di Peter Pan, poi i notturni Häwelmann e Little Nemo di McCay, quindi Polly di Newell, poi Sendak e Erlbruch fino ad arrivare a esempi recentissimi e paradigmatici, quali Come? Cosa? di Negrin o l'ineffabile coppia di Sam e Dave alle prese con una buca...


Il canone prevede un avvio da un contesto di realtà da cui parte un percorso di misura diversa che però invariabilmente attraversi l'onirico, sconfini nel surreale, nel sogno - insomma in un altrove dove il tempo si potrebbe fermare o almeno andare a una velocità tutta differente. Il viaggio a ritroso verso la realtà può essere simmetrico rispetto all'andata (Sendak) oppure prevedere un 'risveglio' brusco quanto improvviso che, inevitabilmente porta sempre in sé tracce del tragitto percorso.
La conchiglia di Seb rispetta il canone, compresa la traccia della sabbia nelle dita.
C'è però anche dell'altro. Quella leggerezza e immediatezza di tocco che ha un suo corrispettivo efficace nei pennelli di Luisa Montalto. Più organica e originale del solito, è brava nel rispettare il 'crescendo' di misura che, un libro costruito così, impone, pur non perdendo la sua passione per le faccine da manga. E la sua soluzione per l'illustrazione finale merita un applauso, per il 'gioco' (nel senso di non esatta corrispondenza) che sa creare con il testo.
In ultimo va detto che non è passata inosservata la capacità da parte di chi scrive di rendere immediatamente materico, sensibile, il racconto. Ci sono suoni, sapori, sensazioni sulla pelle che son lì per essere percepiti e, ancora una volta, ti si attaccano addosso.


Bello!

Carla

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