mercoledì 19 dicembre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


I VESTITI DELL'INFANZIA

Ora sono felice, Antoinette Portis (trad. Giulia Genovesi)
Terre di Mezzo 2018


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Questa è la mia brezza preferita. Questa è la mia foglia preferita. Questa è la mia buca preferita (questa qui) perché è quella che sto scavando.
Questo è il mio fango preferito. Questo è il mio verme preferito."

Bambina dalla zazzera castana che attraversa il tempo, che corre nei prati, che scava buche al mare, che si arrampica sugli alberi, che cammina sotto la pioggia, che dà le briciole agli uccelli e che, quando fa notte, va a prendersi il gatto e assieme guardano la luna. Questa bambina, a cui è appena caduto un dente, è lì che vive la sua giornata che scandisce in un elenco di attimi migliori, colti nella bellezza del loro essere istanti, e quindi effimeri. Non ultimo quello finale, prima del sonno, quando si infila sotto le coperte pronta per la storia della buona notte.


Rari sono i libri che riescono a cogliere aspetti fondativi dell'infanzia.
Questo mi pare lo sia.
E non è neanche una sorpresa dopo Aspetta che aveva saputo raccontare la necessità dell'indugio, propria di quell'età della vita. Illuminante in tal senso è leggere quell'albo e poi alcune parole del Fanciullino di Giovanni Pascoli che dicono: "Egli (il fanciullino) ci fa perdere il tempo, quando noi andiamo per i fatti nostri, ché ora vuol vedere la cinciallegra che canta, ora vuol cogliere il fiore che odora, ora vuol toccare la selce che riluce...". Letto quel libro davanti a una qualsiasi madre, il riscontro che se ne ha è sempre lo stesso: è vero, accade. Al bambino di Aspetta e alla bambina di Ora gli abiti dell'infanzia calzano a pennello.



E il merito è della sarta, Antoinette Portis, che taglia e cuce con cura e precisione e che come me condivide una passione per le righe.
Antoniette Portis conduce chi legge attraverso un percorso non dichiarato che attraversa una ipotetica giornata fatta di un fuori e di un dentro e di un lento recupero verso la sera e poi la notte, quale chiusura naturale di ogni giornata eccitante nella sua normalità.
La grandezza del libro sta appunto in questa semplicità e nella sua autenticità.
Autentico mi pare il tono di stupore che viene messo in bocca a questa ragazzina di fronte alla semplicità del mondo e dell'esperienza, autentico il piacere nel cogliere la bellezza di un attimo, autentica la leggerezza nel passare oltre, autentico il senso di onnipotenza in quell'aggettivo possessivo che si ripete come un ritornello - mio mia mio mia.


La semplicità dell'esperienza delle cose preferite, luoghi e gesti della quotidianità, e la leggerezza nel passarci in mezzo e notarle, hanno un loro riscontro nella semplicità e nella chiarezza del segno e dell'uso così calibrato del colore. Il tratto nero, che mostra traccia delle pennellate contemporaneamente riassuntive ed esplicative, sa arrivare all'essenza dell'oggetto e del personaggio con assoluta disinvoltura.
Quindi un disegno massimamente leggibile e nello stesso tempo evocativo.


Questa semplicità e leggerezza si trova anche nel testo, pulito da ogni abbondanza nella sua versione originale inglese (la traduzione italiana, compreso il titolo 'maggiorato', non tiene sempre nel dovuto conto la voce bambina), e costruito sulla ripetizione e per questo adattissimo a una lettura condivisa o in solitario.


Sulla questione del titolo: al bellissimo Now originale e tonante, viene aggiunto un rassicurante sono felice. E anche la scritta sghemba si raddrizza un po'. Ancora una volta non posso non ragionare su un certo timore che gli editori italiani dimostrano nei confronti del pubblico.
Normalizzare, rassicurare, possibilmente spiegare tutto per benino, fin dalla copertina.
Intendiamoci, questo nulla toglie alla potenza del libro che rimane bellissimo.
Ora. E anche domani.

Carla

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