Ci sono delle volte in cui il sottotitolo di un libro riesce a descrivere il suo senso ultimo in modo molto più pregnante del titolo stesso.
È questo il caso di Bang! (la vita per quel che ne sappiamo) con il testo di Ziggy Haraor e le illustrazioni di Cristobal Schmal, edito da Quinto Quarto.
Sappiamo che certe cose sono vere.
Questo è l’incipit di questo albo in forma di saggio.
Si potrebbe dire senza problemi che questo è l’incipit dell’incipit visto che il libro tratta del vasto tema del Big Bang e dell’evoluzione della vita sulla Terra.
L’autrice chiarisce fin da subito il focus del viaggio che ci vuole far fare: non solo un percorso che ricostruisce le tappe dell’evoluzione, quanto piuttosto un interrogarsi su ciò che l’umanità sa di questo meraviglioso e sorprendente processo.
Il tema del dubbio mette radici già nel principio, “che non era un principio perché il tempo non esisteva”.
Siamo solo a pagina tre e già il libro intesse con arguzia un filo rosso a unire scienza e filosofia. Che cos’è il tempo? Cosa c’era prima del tempo? Se non c’è un tempo, come si fa a iniziare?
Una volta stabilito che in principio (non principio) tutto era compresso in un puntino, che possa partire la danza delle illustrazioni: che cosa è un puntino piccolo?
E può un puntino piccolo creare qualcosa di così grande?
Certo che può: ecco illustrato il “famoso” Big Bang.
La parola “famoso” è appoggiata sulla pagina che quasi sembra per caso, eppure anche lei concorre a dare profondità al libro, perché Hanaor pare voglia raccontarci una versione diversa della storia.
Sembra dirci: suvvia il Big Bang lo conosciamo no? L’avete studiato! Rivolgendosi così a un doppio pubblico: quello dei bambini grandi, che già sanno (o degli adulti) e quello dei più piccoli (dai 5 anni), propensi ad ascoltare per la prima volta questa Storia delle Storie.
Le illustrazioni di Schmal sono a volte evocative, a volte molto particolareggiate, proposte con tecniche miste che vanno dall’acquarello al collage.
I tempi della Terra sono mastodontici come gli animali che la popoleranno.
Come fare a dare l’idea di tempo lungo?
“Se conti da uno a un miliardo ci metti 37 anni”
Nell’avvicendarsi di tavole a tutta pagina e tavole più piccole, assistiamo alla storia evolutiva (e incredibile) del nostro pianeta.
Vediamo la nascita delle piante, dei pesci, dei dinosauri, la loro estinzione. E di nuovo la vita che ricomincia e cambia e muta e si trasforma, si adatta. La varietà delle specie emerge ed emerge anche uno strano animale, un ‘ominide’. E gli ominidi facevano cose che gli altri animali non facevano.
Arriviamo così alle ultime pagine: il mondo naturale si ritrae nelle illustrazioni, di un poco. Vediamo elencate le abilità degli uomini e delle donne. E da questo momento in poi, tutte le cose che succedono non possiamo più metterle nella categoria “eventi naturali”, ma in quella più complicata di “cose che fanno gli umani”.
E queste cose non paiono belle ma d’altro canto non parevano belli nemmeno i cataclismi naturali dei terremoti e dei meteoriti, in effetti.
Eppure c’è qualcosa sotto, che vince sempre e che è la trasformazione, il cambiamento, l’adattamento, ossia quella cosa che chiamiamo vita.
Vita e morte sono intrecciate, eterne. Questo è ciò che sappiamo con certezza.
Su tutto il resto rimangono dei dubbi, a certe domande non ci sono risposte, mentre ad altre a volte abbiamo risposto semplicemente male.
Ma che la vita si rinnovi, quello è un punto fermo.
Un punto come quello dell’ultima tavola: la nostra Terra, al centro di un universo nero, a fare da contralto al bianco del principio. Principio? Ma era un principio?
Valentina
"Bang! (La vita per quel che ne sappiamo)", di Ziggy Hanaor e Cristobal Schmal, trad. Gioia Guerzoni, Quinto Quarto 2026




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