C'era una volta un tizio strano, Hans Traxler (trad. Valentina Freschi)
Lupoguido 2026
ILLUSTRATI
"C'era una volta un tizio strano con una spugna in mano.
La spugna... era... zuppa grondante, così il tizio salì su una botte flottante.
La botte aveva un buco in una doga, ma ecco un cuoco remare con gran foga.
Il cuoco era troppo grasso e il tizio saltò su un materasso.
Sul materasso dormiva un castoro e assieme a lui trovò ristoro.
Il castoro aveva famiglia: una moglie, tre figli e una figlia.
La famiglia faceva un gran baccano e il tizio scappò su un tetto poco lontano..."
Dal tetto entrò, ma sfortunatamente trovò un grosso ratto ad attenderlo, ma fortunatamente il topo era già morto. Il tizio, però, spaventato, si mise a navigare su una barchetta di carta che sfortunatamente rischiò di affondare, ma fortunatamente arrivò un delfino a salvargli la pelle.
E così si va avanti tra azzardi, fortune e sfortune improvvise fino alla fine... o quasi.
Ci sono libri che più di altri mi fanno pensare che aver scelto il mondo dell'editoria illustrata come mio habitat - avendo abbandonato quello delle abbazie cistercensi tra i secoli dodici e tredici - è stata proprio una bella idea!
C'era una volta un tizio strano è uno di questi libri. E sta molto in alto nella mia personale classifica.
Perché sia chiaro fin dal principio, due fattori che i più tralascerebbero, ma io no, radicano la mia convinzione ancora e ancora.
Fattore uno: dietro la scelta di pubblicarlo c'è un editor di cui mi fido ciecamente e che stimo per talento, coraggio e perfidia.
Fattore due: dietro questo testo c'è la traduzione di Valentina Freschi di cui mi fido ciecamente e che stimo per talento, coraggio. Sulla perfidia, non so.
Il libro, come quasi tutti i libri di Hans Traxler - e sono molti perché per nostra fortuna è morto a 97 anni - è un piccolo capolavoro di divertimento e perfezione.
La sua vena naturale nel raccontare - con leggerezza e profondità - l'assurdo, ossia l'impossibile, non si è mai esaurita e quindi ha scritto magnifici libri su gatti che non smettono di crescere, come pure di elefanti che non amano essere enormi, oppure di ragazzi che, almeno per un inverno, testardamente provano a essere marmotte...
Da grande fumettista, Traxler ha la capacità di essere fulminante a ogni disegno che mette giù. È filosofico, poetico e sempre un po' cattivello.
C'era una volta un tizio strano in Italia fu pubblicato per la prima volta nel 1981 (la prima edizione tedesca era del 1979) in quella collanina piena di gioielli che si chiamava Un libro in tasca, curata da Edizioni EL, con il magnifico titolo Viaggio al centro della spugna, nella traduzione di Giulio Lughi.
Nello stesso anno Edizioni EL ci riprova con un altro volumetto che si intitola La strega e il Panpepato. La vera storia di Hansel e Gretel (prefazione di Antonio Faeti e contributo di tal Pierre Menard, di borgesiana memoria), in cui si racconta - come se fosse un fatto realmente accaduto - una vera e propria ricerca scientifica condotta da un inesistente professor Georg Ossegg (una figura caricaturale sulle orme del giovane Schliemann a Troia) sulla vera storia di Hansel e Gretel, un fornaio che con l'aiuto di sua sorella fece fuori un'altra fornaia per rubarle la ricetta del Panpepato...
Va detto per onor di verità che l'intera Germania, nel 1963, quando fu pubblicato in tedesco, cadde nel tranello con tutte le scarpe. Forse il ritrovamento di un pezzo di panpepato carbonizzato da parte del professor Ossegg li aveva convinti.
Da quell'anno in poi, ossia dal 1981, gli editori italiani si sono dimenticati di lui. Sfortunatamente.
In Germania, fortunatamente, considerato uno degli esponenti di spicco della Nuova Scuola di Francoforte (Waechter et alia), lui ha continuato a scrivere e disegnare, disegnare e scrivere: a fare fumetti sulle riviste di satira (Pardon, da lui fondata, e Titanic), a scrivere e illustrare centinaia di libri - dalla poesia al memoire - fino all'altro ieri...
Insomma, una mente così fertile, un ingegno enorme, di nonsense su nonsense, un degnissimo erede di Edward Lear, un umorista raffinatissimo e semplice allo stesso modo, capace di prendersi bonariamente gioco di tutti noi, mettendo sulla pagina con il suo pennino e i suoi acquerelli le fragilità umane. E di farlo con grande leggerezza. Il suo, un talento pazzesco per il disegno a linea chiara, ma anche valente pittore.
Beh, noi, uno così per più di quarant'anni, lo abbiamo tenuto in soffitta. Sfortunatamente.
Ma poi arriva Lupoguido. Fortunatamente.
Carla





Nessun commento:
Posta un commento